Spirito
Mons. Strickland contro l’assedio sinodale all’interno della Chiesa. «Quando i lupi indossano paramenti…»
Renovatio 21 pubblica questo messaggio di monsignor Giuseppe Edoardo Strickland, vescovo emerito della diocesi di Tyler, Texas, apparso su LifeSiteNews.
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Ci sono momenti nella storia della Chiesa in cui le pecore devono guardare in alto, non a causa delle tempeste del mondo, ma perché i pastori stessi sono rimasti in silenzio… o peggio, si sono uniti ai lupi.
San Paolo una volta ammonì la Chiesa di Efeso con acuta chiarezza:
«So infatti che, dopo la mia partenza, entreranno tra voi de’ lupi rapaci; i quali non risparmieranno il gregge» (At 20,29).
E quei lupi sono arrivati. Indossano paramenti sacri. Parlano di misericordia, ma deridono la verità. Predicano l’inclusione, ma escludono la fedeltà al Deposito della Fede. Benedicono ciò che Dio ha chiamato peccato.
Stiamo vivendo un assedio, non dall’esterno, ma dall’interno. Questa è l’ora del tradimento, non dissimile dal giardino del Getsemani. Ma questa volta i traditori indossano mitre e portano pastorali.
La Croce è ancora qui. L’Eucaristia è ancora qui. Ma siamo circondati da mercenari che abbandonano le pecore – o peggio ancora, le conducono tra le spine.
Voglio essere chiaro. Questa crisi non è semplicemente confusione: è una rivoluzione calcolata. Una rivoluzione contro la dottrina. Contro l’ordine. Contro la natura stessa della Chiesa, istituita divinamente da Cristo.
E quindi oggi voglio accompagnarvi in un viaggio in tre parti attraverso questa realtà.
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Parte I: I lupi dentro le mura
M. Scott Peck iniziò il suo famoso libro, «La strada meno battuta», con tre parole: «la vita è difficile». Ma anche questa semplice verità è ora rifiutata, non solo dal mondo, ma anche all’interno della Chiesa. Ci viene detto che la Croce è facoltativa. Che la santità è opprimente. Che la dottrina divide, mentre il dialogo unisce.
Ma Cristo non ha offerto il dialogo. Ha offerto le Sue ferite. Non ha costruito un centro comunitario: ha fondato una Chiesa come un «edifizio eretto sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendone pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2, 20).
E disse chiaramente: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24).
Dove sono ora quelle parole?
Invece, ascoltiamo sermoni sugli ecosistemi e sulla fratellanza umana. Ci vengono dati slogan sinodali, ma nessun invito al pentimento. Ci vengono consegnati documenti, non dottrine – consultazioni, non comandamenti.
Il beato Papa Pio XII ammonì:
«Il peccato del secolo è la perdita del senso del peccato» (Radiomessaggio al Congresso Catechistico Nazionale degli Stati Uniti a Boston, 26 ottobre 1946).
E ora, il peccato non viene più nemmeno menzionato. È rinominato. È «accompagnato». È «pastoralmente benedetto». Ma mai denunciato.
Padre James Martin continua a benedire le unioni omosessuali. Il cardinale McElroy minimizza il peccato sessuale in nome dell’«inclusione radicale».
La Messa latina tradizionale – la Messa dei santi – viene soppressa. E lo stesso Deposito della Fede viene trattato come un pezzo da museo da rimodellare.
Ma come ha affermato Papa Benedetto XVI: «Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande» (Lettera ai Vescovi, 7 luglio 2007).
E papa san Pio V proclamò solennemente: «La presente Costituzione non potrà mai essere revocata o modificata, ma rimarrà per sempre valida e avrà forza di legge» (Quo Primum, 14 luglio 1570).
Ci crediamo? O seguiamo la «nuova via» promossa dal cosiddetto Sinodo sulla Sinodalità?
Il profeta Isaia vide questo giorno e gridò: «Guai a voi che dite male il bene e bene il male, che fate tenebre la luce e luce le tenebre» (Is 5,20).
E Papa San Pio X ammoniva: «i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma (…) si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista» (Papa San Pio X, Pascendi Dominici Gregis, 8 settembre 1907).
Stiamo vivendo quella profezia.
Il Sinodo sulla sinodalità è diventato una cortina fumogena per la trasformazione ecclesiale. Non rinnovamento, ma reinvenzione. Non Pentecoste, ma Babele.
Ci viene detto di «ascoltare il Popolo di Dio». Ma non quando queste persone si inginocchiano per la Messa in latino. Non quando invocano riverenza, penitenza o purezza. No, allora quelle voci vengono liquidate come troppo rigide, troppo tradizionali.
Ma la voce di Cristo continua a parlare: attraverso la Scrittura, la Sacra Tradizione e il Magistero della Chiesa correttamente tramandato.
«Non illudetevi: Dio non si lascia deridere» (Gal 6, 7).
Cari amici, si conclude così la prima tappa del nostro viaggio. Abbiamo dato un nome alle ferite.
Nella seconda parte, esamineremo il meccanismo della rivoluzione; la struttura sinodale stessa: il suo linguaggio, i suoi obiettivi e i suoi gravi pericoli. Dobbiamo sapere come si muove il nemico se vogliamo proteggere il gregge.
Eppure non dobbiamo disperare. Perché quando i lupi incombono, il Pastore rimane. Mentre i mercenari fuggono, i santi sorgono. Mentre gli altari vengono derisi, la Lampada del Santuario arde ancora perché il Tabernacolo non è vuoto.
Tenetevi forte.
«Nel mondo avrete tribolazioni; ma confidate; io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33).
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Parte II: L’assedio sinodale
Entriamo ora nella seconda fase di questo avviso:
I lupi hanno un nome. Anche le loro tattiche hanno un nome: sinodalità.
Non la sinodalità come la Chiesa l’ha sempre intesa – consultazione collegiale sotto l’autorità del Papa – ma una ridefinizione. Un «nuovo modo di essere Chiesa», come lo chiamano ora.
Ma sia chiaro: ciò che viene proposto sotto la bandiera della sinodalità non è altro che la decostruzione della Chiesa gerarchica, sacramentale e apostolica e l’ascesa di qualcosa di nuovo, indefinito e pericoloso.
Secondo la presentazione ufficiale del Vaticano, il Sinodo sulla sinodalità è descritto come un «processo di ascolto e discernimento». Ma ciò che ascolta sono i sentimenti, e ciò che discerne è il compromesso.
Invece di proclamare il Vangelo, questo Sinodo cerca di rifare il Vangelo a immagine dell’uomo decaduto.
I documenti preparatori del Sinodo parlano di «inclusione» e di «camminare insieme». Ma verso cosa?
- Verso l’accettazione delle relazioni omosessuali
- Verso le benedizioni per i divorziati risposati
- Verso l’inversione del sacerdozio maschile attraverso una spinta verso il diaconato femminile
- Verso la soppressione della Messa latina tradizionale, nell’illusione che sia una minaccia all’unità
Questa non è sensibilità pastorale. Questa è sovversione spirituale. Come ha ammonito il cardinale Raymond Burke: «L’idea che la dottrina della Chiesa debba conformarsi alle voci dei fedeli è un grave errore» (Intervista al cardinale Raymond Burke, The Wanderer, luglio 2023).
La Chiesa non è una democrazia. È una monarchia, con Cristo come Re.
«Un nuovo modo di essere Chiesa»: questa frase ricorre ripetutamente nei documenti del Sinodo. Ma un nuovo modo implica che il vecchio sia rotto. Questo è falso. La Chiesa fondata da Cristo non è rotta. I suoi traditori sono rotti. I suoi lupi sono ciechi.
Papa Leone XIII ci ha ricordato: «Niente vi può essere di più pericoloso di questi eretici, i quali, mentre percorrono il tutto (della dottrina) senza errori, con una sola parola, come con una stilla di veleno, infettano la pura e schietta fede della divina e dell’apostolica tradizione» (Papa Leone XIII, Satis Cognitum, 29 giugno 1896).
E i rivoluzionari sinodali di oggi incarnano perfettamente questo monito. Nel documento di lavoro del Sinodo, al paragrafo 60, si legge: «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto… pronta a lasciarsi interrogare dai discorsi del nostro tempo» (Instrumentum Laboris per il Sinodo sulla sinodalità, 2023).
Ma il Vangelo non è messo in discussione dal mondo. È lui che interroga il mondo.
I santi non ascoltavano i tempi, ma li incitavano a gran voce. Santa Caterina da Siena, la grande riformatrice del papato, scrisse una volta: «Proclamate la verità e non tacete per paura» (Lettera a Papa Gregorio XI, 1376).
E ora restiamo in silenzio, in nome del dialogo.
Il cammino sinodale è lastricato del linguaggio dell’inclusione, ma conduce all’esclusione: esclusione della Tradizione, del sacrificio, della verità oggettiva.
I suoi artefici invocano il «discernimento spirituale», ma rifiutano ogni assoluto morale insegnato da Cristo. I suoi apologeti invocano «unità», ma dividono il gregge alienando i fedeli cattolici.
- Le autorità della Chiesa ci dicono:
- Che la Chiesa deve ascoltare il popolo più che annunciare
- Questa dottrina deve svilupparsi assorbendo la voce della cultura
- Che la liturgia debba evolversi per adattarsi alle espressioni ecologiche e indigene
- Questo non è cattolicesimo. È relativismo clericalizzato.
E gli Apostoli stessi ci danno l’antidoto: «Bisogna ubbidire a Dio più che agli uomini» (At 5,29).
«Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli. Non lasciatevi trascinare da dottrine diverse e forestiere» (Eb 13, 8-9).
Strane dottrine provengono ora da strane labbra – in collari romani.
Mentre il Sinodo procede, calpesta ciò che ha nutrito i santi:
- La Messa dei Secoli è etichettata come divisiva
- L’insegnamento chiaro sul peccato sessuale è definito spietato
- Il sacerdozio di Cristo si riduce a burocrazia
- E il Rosario e l’Adorazione Eucaristica sono appena menzionati
- Questo non è un rinnovamento. È una demolizione controllata.
Ma il Signore non si lascia beffare. Egli vede. Egli attende. E purificherà il Suo Tempio.
Sant’Atanasio una volta dichiarò durante l’eresia ariana: «loro hanno gli edifici, ma noi abbiamo la fede» (Sant’Atanasio, Lettera al suo gregge durante la crisi ariana).
E oggi, nonostante i lupi sinodali occupino le aule di Roma, la Fede rimane ovunque Cristo sia adorato, ovunque la Beata Vergine Maria sia onorata, ovunque il Catechismo sia insegnato con chiarezza e coraggio.
E la nostra missione rimane la stessa:
Stare in piedi.
Per parlare.
Per restare fedeli.
Perché, come scrisse San Paolo a Timoteo: «atti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d’insegnare. Poiché vi sarà un tempo che non sopporteranno la sana dottrina» (2 Tm 4,2-3).
Quel momento è adesso.
Nella terza parte, passeremo dagli avvertimenti alle armi. Armi spirituali. Illustreremo come i fedeli possano resistere a questa rivoluzione – non con l’amarezza, ma con il Santo Rosario, la riparazione eucaristica, gli atti di fedeltà e il coraggio dei santi.
Non siamo orfani.
Siamo soldati di Cristo.
E le porte dell’inferno non prevarranno.
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Parte III: Le armi dei fedeli
Abbiamo chiamato i lupi. Abbiamo smascherato l’assedio sinodale. Ora dobbiamo combattere – non con rabbia, non con ribellione, ma con verità, sacrificio e amore radicato in Cristo.
Questa è l’ora della battaglia. Non contro gli uomini, ma contro l’oscurità – dentro di noi, dentro la nostra Chiesa, dentro questa mascherata sinodale che ammanta l’eresia con le vesti della misericordia.
È tempo di impugnare le armi dei fedeli. Armi spirituali che i santi hanno brandito, i martiri hanno abbracciato e che la Madonna ha posto nelle nostre mani.
1. Il Santo Rosario
Quando la Madonna apparve a Fatima nel 1917, diede un comando chiaro: «Pregate il Rosario ogni giorno, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».
Suor Lucia di Fatima disse in seguito: «Non c’è problema, vi dico, per quanto difficile sia… che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario».
Questa non è una devozione da poco. Questa è una fionda nelle mani dei nuovi Davide.
Mentre i lupi si radunano alle porte e i documenti sinodali si riversano come inchiostro avvelenato in tutto il mondo, noi rispondiamo con il rosario in mano, con le Ave Maria sussurrate da vecchi e giovani, in latino e in inglese, nelle case e sui campi di battaglia.
2. La Santa Eucaristia
Questa è l’ora della riparazione eucaristica. Dobbiamo piangere presso il tabernacolo. Dobbiamo inginocchiarci dove tanti ora camminano con noncuranza. Dobbiamo offrirgli amore dove è più ferito.
San Padre Pio disse: «sarebbe più facile per il mondo sopravvivere senza il sole che senza il Santo Sacrificio della Messa».
E tuttavia cosa ha fatto il Sinodo?
- Soppressione della messa latina
- Adorazione eucaristica emarginata
- Sostituzione dello stupore con l’applauso
Dobbiamo quindi rivolgerci a Lui – frequentemente, con riverenza e con la riparazione nel cuore. Ogni Ora Santa è un colpo alla rivoluzione sinodale. Ogni sussurrato “Mio Signore e mio Dio” è uno scudo per la Chiesa.
«Gustate e vedete com’è soave il Signore: beato l’uomo che spera [e si rifugia] in lui» (Sal 33, 9).
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3. Digiuno e penitenza
I demoni che affrontiamo non sono solo ideologici. Sono infernali. E Nostro Signore ci ha detto chiaramente: «Cotesta specie di demoni non può essere altrimenti scacciata se non per mezzo della preghiera e del digiuno» (Mc 9,28).
I lupi si nutrono di lusso, di conferenze, di applausi. Digiuniamo – per la gloria di Cristo e la purificazione della Sua Chiesa.
Imita Ninive. Imita San Francesco. Imita la Madonna Addolorata.
Facciamo dei Venerdì di riparazione una norma nella nostra vita. Usiamo i Primi Sabati, frequentiamo le visite al Santissimo Sacramento e offriamo sacrifici che nessuno vede.
Nostro Signore vede.
E il Cuore Immacolato di Maria attende la nostra risposta.
4. Discorso chiaro
Non dobbiamo restare in silenzio. Non ora.
San Tommaso d’Aquino insegna: «È meglio essere gettati nel mare con una macina da mulino al collo, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli» (cfr Summa Theologiae; basato su Lc 17,2).
Stiamo assistendo a missioni scandalizzate da pastori in vesti sinodali: confusi, manipolati, ingannati.
Quindi dobbiamo parlare chiaramente:
- Le benedizioni tra persone dello stesso sesso sono una bestemmia.
- Maschio e femmina li creò.
- La messa in latino non è una minaccia: è un tesoro.
- La misericordia senza pentimento è una menzogna.
Papa San Pio X tuonava: «i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti» (Notre Charge Apostolique, 25 agosto 1970).
Se ci chiamano rigidi, così sia. La verità è rigida. E la spina dorsale dei santi era tenuta rigida dalla grazia di Dio.
Ci chiamino pure farisei, fondamentalisti, reliquie di un’epoca passata. Siamo reliquie, perché siamo eredi. Non siamo pezzi da museo: siamo i custodi del tesoro.
5. Comunità fedeli
Questa battaglia non si vincerà da soli. Dobbiamo formare comunità forti: famiglie, parrocchie, apostolati, scuole cattoliche e fattorie.
Si facciano processioni eucaristiche per le strade.
Che in ogni casa ci siano altari mariani.
I genitori cattolici devono essere prima di tutto cattolici e non mondani.
Lasciamo che i nostri figli siano catechizzati dai santi, non dagli schermi.
San Giovanni Bosco diceva: «solo due cose possono salvarci in questa crisi presente: la devozione a Maria e la Comunione frequente» (San Giovanni Bosco, Lettere ai giovani).
Mio amato gregge, non siamo nati per la comodità. Siamo nati per combattere. I lupi indossano paramenti sacri. Il sinodo parla con eresia mielata. Ma Cristo regna ancora.
Il suo Sacro Cuore batte ancora.
Il Cuore Immacolato trionfa ancora.
E la verità è sempre vera: immutata e immutabile.
«Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli» (Eb 13,8).
In sintesi, con la voce di un pastore, vi dico questo:
NON LASCIARE LA CHIESA.
Non scappare dalla battaglia.
Mettiti sulla breccia.
Inginocchiarsi in adorazione.
Prega con le lacrime.
Parla senza paura.
E combatti con amore.
I lupi esistono davvero.
Ma l’Agnello è sul trono.
E le porte dell’inferno non prevarranno.
Rimani fedele.
Restate vigili.
E rimanete nel Cuore di Cristo.
Che Dio Onnipotente vi benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
+ Joseph E. Strickland
Vescovo emerito di Tyler, Texas
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Spirito
I cuori preparano il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale: omelia di mons. Viganò
Beata gens
Omelia nella Domenica di Pentecoste
Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus.
Ps 32, 12
La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo. Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio. Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco. Spiritus ubi vult spirat (Gv 3, 8), lo Spirito soffia dove vuole: sono parole del Vangelo, che Nostro Signore ha rivolto a Nicodemo, che acquisiscono il giusto significato solo se lette dopo la frase che le precede: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito (ibid., 5-6). Eppure vi è chi — in una “chiesa” che si vuole ispirata da una “nuova Pentecoste” — vorrebbe costringere lo Spirito Santo a soffiare non dove Egli vuole, ma dove vogliono ribelli ed eretici, per ratificare ciò che è nato dalla carne. Costoro spacciano per opera del Paraclito le loro frodi, i loro errori dottrinali, la primavera conciliare, il cammino sinodale, le diaconesse e le vescovesse, le nozze sodomitiche, il pantheon ecumenico, il culto della Madre Terra. Ma come potrebbe lo Spirito Santo promuovere ciò che contraddice quanto Egli ha detto per mezzo dei Profeti e attraverso la voce infallibile del perenne Magistero cattolico? Come potrebbe lo Spirito di Verità insegnare la menzogna? Come potrebbe il Consolatore seminare confusione e divisione tra i Suoi fedeli?Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Spirito
Mons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa
Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha parlato in un’intervista pubblicata venerdì dei mali della massoneria e della sua profonda infiltrazione nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II.
Durante un’intervista sul canale YouTube Adrian Milag TV, trasmessa pubblicamente il 22 maggio, il vescovo Schneider, parlando del suo libro Credo: Compendio della fede cattolica, ha affermato di aver incluso un capitolo sulla Massoneria perché è uno dei principali mali moderni che non viene affrontato nel Catechismo ufficiale della Chiesa. Il vescovo ha poi sottolineato che la Massoneria è una forma di gnosticismo e relativismo che si è profondamente infiltrata nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la riorientazione «antropocentrica» della liturgia.
«Questa è una delle sette più pericolose e delle sette pseudo-religiose segrete, che è una forma di (gnosticismo)», ha detto il vescovo. «Nei livelli più alti (della Massoneria), si avvicina sempre di più al culto di Satana… e il dogma fondamentale della Massoneria è il relativismo, (credono) che “non c’è verità nella religione, tutte le religioni sono uguali e ognuno può scegliere il proprio dio”».
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«Il secondo dogma è l’antropocentrismo, secondo il quale l’uomo deve essere al centro di tutto, non Dio», ha aggiunto.
Monsignor Schneider ha poi approfondito le ragioni per cui i massoni si sono infiltrati nella Chiesa.
«Il più grande ostacolo all’ideologia della Massoneria è Gesù Cristo, il Dio incarnato», ha affermato Sua Eccellenza. «Questo è in totale contrasto con l’intero edificio spirituale della Massoneria. Pertanto, la vera e piena fede cattolica… è considerata dai massoni il più grande antagonismo».
«Pertanto, fin dall’inizio la Massoneria ha avuto come obiettivo quello di emarginare la fede cattolica e di combatterla», ha aggiunto. «E ora sono passati a un’altra tattica, davvero demoniaca, per combattere direttamente la fede cattolica: hanno iniziato a infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le loro idee di relativismo, naturalismo, antropocentrismo… questa è la radice dell’attuale crisi della Chiesa sin dal Concilio Vaticano II».
Il prelato kazako-tedesco ha sottolineato che, pur non affermando che la massoneria sia direttamente responsabile della crisi nella Chiesa, le somiglianze con l’ideologia massonica sin dal Concilio sono «davvero sorprendenti», soprattutto per quanto riguarda l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la centralità dell’uomo nella liturgia.
«La crisi che dura da 60 anni, a partire dal Concilio, è il primato del relativismo, attraverso il cosiddetto ecumenismo e il dialogo interreligioso. Gesù Cristo è privato della sua unicità rispetto alle altre religioni», ha affermato.
«Il secondo fenomeno all’interno della Chiesa cattolica dal Concilio è quello di mettere l’uomo al centro della liturgia… e Cristo viene messo in un angolo, di lato, persino nelle chiese. La Santa Eucaristia… il Cristo vivente, il Dio vivente incarnato, viene messo in un angolo e il sacerdote si mette sulla sua sedia, al centro», ha aggiunto. «Questo è così antropocentrico, e il modo di celebrare la Santa Messa rivolti verso il popolo come in un cerchio chiuso… l’altare non è (più) un altare. No, è un tavolo, e al centro c’è il sacerdote (non più) Cristo. Dicono in teoria, sì, ma non in pratica».
«Questa è dunque un’altra caratteristica fondamentale della crisi della Chiesa cattolica, che è anche, lo ripeto, una caratteristica dell’ideologia massonica. Vale a dire che “il primato deve essere dato alla natura della vita terrena, alle realtà terrene”, a scapito della verità eterna, a scapito della grazia della vita spirituale in grazia con Dio, e questa è la nostra crisi. Dobbiamo tornare a Cristo… Lui deve essere il centro» ha continuato il vescovo.
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Satana crede in Roma?
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Perché Roma parla di scisma solo in relazione a Econe?
L’autore pone immediatamente la domanda: «ci si potrebbe chiedere perché Roma pronunci la parola “scisma” con tanta solennità quando guarda a Ecône, e la tenga accuratamente per sé quando è testimone di tutta questa variegata e colorata serie di rotture dottrinali, liturgiche, morali e sacramentali che, per decenni, sono entrate nella Chiesa ufficiale dalla porta principale». Un passaggio del testo riguarda la recente accoglienza in Vaticano di Sarah Mullally, una donna che ricopre la carica di «arcivescovo di Canterbury». Pedro Gomez Carrizo scrive: «l’Arcivescovo di Canterbury è stata accolta in Vaticano con il rispetto dovuto a una dignità ecclesiastica e portata in preghiera comune sotto un tetto apostolico. Nessuna breve nota ha ritenuto opportuno ricordare che Leone XIII dichiarò in Apostolicae curae la nullità delle ordinazioni anglicane, e che a questa nullità si aggiunge ora, in una sorta di sfida teatrale, il fatto che lei sia una donna. Con la massima naturalezza, una figura che la dottrina cattolica non può considerare vescovo in alcun modo viene trattata pubblicamente da Roma come se lo fosse; e la piacevole coreografia della scena comunica al mondo tanto l’approvazione quanto la asciutta nota di Fernandez esprime la disapprovazione». Pedro Gomez Carrizo la spiega così: «È uno scisma “selettivo”: per Pachamama c’era l’inculturazione; per Lutero, una memoria riconciliata; per le benedizioni ambigue, il discernimento pastorale; per le nomine episcopali all’ombra del Partito Comunista Cinese, il realismo diplomatico; per il raffreddamento della mariologia, una sensibilità ecumenica; per le liturgie delle fiere di paese, la creatività comunitaria. Per la Tradizione, invece, il Codice riappare miracolosamente». L’autore prosegue descrivendo quella che considera una profonda contraddizione nella Chiesa odierna: «improvvisamente, dal volto sorridente della Chiesa sinodale – fluida, dialogica, ecumenica, ospitale verso ogni estraneità e comprensione fino all’esaurimento verso ogni deviazione – emerge la severa smorfia di condanna: il Dicastero per la Dottrina della Fede, guidato dall’ineffabile cardinale, riscopre la solennità dell’antico Sant’Uffizio per mettere in guardia dallo scisma coloro che conservano la liturgia romana, la morale cattolica e la dottrina appresa da intere generazioni di fedeli». Pedro Gomez Carrizo non vuole soffermarsi sulla figura del cardinale Fernandez, che rappresenta solo una parte del problema: «lasciamo da parte Víctor Manuel Fernandez, perché il cardinale romanziere, il censore fuorviato delle deviazioni, è solo il germe di una malattia interiore. La sua continua guida del Dicastero per la Dottrina della Fede esprime uno dei più dolorosi capovolgimenti dell’era post-conciliare: un Sant’Uffizio rinnovato, ora dedito alla persecuzione della Tradizione. Chi vigila sui custodi quando perdono il discernimento elementare che permette di distinguere l’amico dal nemico della fede?»Aiuta Renovatio 21
Quando Roma cominciò a temere la Tradizione più dell’eresia?
Pedro Gomez Carrizo introduce quindi una riflessione più ampia sul Concilio Vaticano II e sull’aggiornamento: «Vargas Llosa mise in bocca a Zavalita questa famosa domanda: “A che punto il Perù si è disgregato?”. Una domanda simile comincia a porsi anche per il cattolico del nostro tempo: a che punto Roma ha iniziato a sentirsi più a disagio con la Tradizione che con l’eresia? La risposta non ha una data precisa, ma ha una parola fondamentale, una parola d’ordine e un segno di riconoscimento di un’epoca: aggiornamento». Egli paragona il Concilio Vaticano II ai grandi concili dogmatici della storia: «il Vaticano II presenta un’anomalia storica raramente affrontata: mentre i grandi concili nacquero per definire la fede contro gli errori che ne minacciavano l’integrità – Nicea contro Ario; Trento contro la rivoluzione protestante; Vaticano I contro l’assalto del razionalismo, del liberalismo e delle nuove forme di protesta moderna – il Vaticano II finì per adattarsi a un mondo già colonizzato dall’eresia. Il modernismo regnava nelle università, nei seminari, nell’esegesi, nella teologia morale e nell’immaginazione pastorale di tanti ecclesiastici che sognavano una Chiesa “riconciliata con il mondo” da allora, ha regnato anche in Vaticano». Pedro Gomez Carrizo ricorda la condanna del Modernismo da parte di San Pio X: «Ora, il Modernismo, nonostante la natura amichevole del termine e le sue connotazioni positive, è proprio ciò che San Pio X identificò come la sintesi di tutte le eresie. In altre parole: qualcosa di molto grave. Così grave che Papa Paolo VI, dopo aver aperto le porte e le finestre del Vaticano al Modernismo, si rese conto che “il fumo di Satana” era entrato nella Santa Chiesa».Sostieni Renovatio 21
Satana non è una metafora
Il punto cruciale arriva quando Pedro Gomez Carrizo rifiuta qualsiasi interpretazione simbolica del diavolo: «E qui non parliamo di Satana come metafora. Parliamo di Satana come realtà personale, intelligente e attiva, nemico di Dio e delle anime. La fede cattolica perde la sua forza quando riduce il diavolo a un simbolo psicologico o a una reliquia letteraria di tempi creduloni». Egli ricorda diversi episodi scritturali: «Cristo fu tentato da Satana nel deserto; Giuda, seduto alla mensa del Signore, cedette alla sua influenza fino al punto di commettere tradimento; Pietro udì dalle labbra stesse di Cristo quel terribile ‘Vattene via da me, Satana!’ quando cercò di dissuadere il Signore dalla via della croce; e questo stesso Pietro fu avvertito che Satana gli aveva chiesto di vagliarlo come il grano. La Scrittura non colloca l’azione diabolica ai margini pittoreschi della religione, ma al cuore stesso del dramma della salvezza, dove si decide tra fedeltà e tradimento». Pedro Gomez Carrizo anticipa la solita obiezione: «come potrebbe il Nemico infiltrarsi nella Chiesa, la Sposa di Cristo?» Egli replica immediatamente: «Una risposta ponderata inizia distinguendo ciò che Dio ha promesso da ciò che non ha mai promesso. Cristo ha promesso che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la Sua Chiesa; questa promessa assicura l’indefettibilità della Sposa, la permanenza della fede, l’efficacia dei sacramenti e la vittoria finale di Cristo sulle potenze avverse. Ma Cristo non ha mai promesso pastori impeccabili, dicasteri immuni, seminari incorruttibili, liturgisti ispirati, teologi docili o cardinali edificanti. L’indefettibile santità della Chiesa è coesistita, fin dai tempi di Giuda, con la terribile possibilità di tradimento all’interno delle sue stesse mura visibili». La conclusione dell’articolo è senza dubbio il passaggio più incisivo: «In realtà, la promessa di Cristo presuppone un assalto: se le porte dell’inferno non prevarranno, sarà perché certamente ci proveranno. L’immagine sarebbe priva di significato se la Chiesa fosse posta sotto una cupola di vetro, preservata da ogni infiltrazione e corruzione interna. San Paolo parlò del mysterium iniquitatis, mise in guardia contro i falsi apostoli e avvertì i sacerdoti di Efeso che dopo la sua partenza sarebbero entrati lupi rapaci e che uomini si sarebbero levati tra di loro per trascinare discepoli dietro di sé. “Tra di voi”, dice l’Apostolo». L’autore prosegue: «la storia della Chiesa conferma questo insegnamento. Ario era un sacerdote; Nestorio era il Patriarca di Costantinopoli; Onorio era il papa; i prelati rinascimentali trasformarono la Curia in una corte mondana; e i moderni capi ecclesiastici hanno distrutto dai loro pulpiti ciò che martiri e confessori avevano difeso con il loro sangue. Nulla di tutto ciò distrugge la Chiesa, ma tutto ciò rivela il vero campo di battaglia. La Sposa rimane santa attraverso il suo Capo, che è Cristo – non il suo vicario – attraverso l’assistenza dello Spirito Santo e attraverso la fedeltà di coloro che, spesso da umili origini, continuano a credere in ciò che la Chiesa ha ricevuto. Le sue membra visibili possono contaminarla agli occhi degli uomini, renderla irriconoscibile per un certo tempo, trasformare le sue strutture in strumenti di confusione e le sue parole più venerabili in alibi per l’apostasia pratica». Segue quindi quest’ultima riflessione, che dà pieno significato al titolo dell’articolo: «sì, l’infiltrazione diabolica nella Chiesa non è solo possibile: è prevedibile per chiunque creda veramente nella Chiesa. Satana non perde tempo dove non c’è nulla di decisivo in gioco. Il suo interesse naturale è rivolto all’altare, al confessionale, al seminario, all’episcopato, alla liturgia, alla dottrina, alla formazione dei bambini, alla nomina dei pastori e persino al linguaggio con cui si nominano peccato e grazia». Pedro Gomez Carrizo conclude con un’immagine particolarmente suggestiva: «se una merceria commette un errore, venderà bottoni scadenti. Se Roma commette un errore, può disorientare le anime. Il Nemico conosce la differenza». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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