Geopolitica
Yemen: l’avanzata dei separatisti alimenta la tensione fra Riyadh e Abu Dhabi
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il leader del Consiglio presidenziale (sostenuto dai sauditi) dichiara lo stato di emergenza e annulla il patto di difesa con gli Emirati. Caccia colpiscono carico di armi per i separatisti. Nella nazione teatro di un conflitto contro i ribelli filo-iraniani il rischio di ulteriore deriva violenta e caos. Sullo sfondo la decisione di Israele di riconoscere Somaliland nella guerra contro Houthi (e Teheran).
In una fase di crescente tensione che, da scontro locale rischia di innescare una escalation su scala regionale, il leader del consiglio presidenziale in Yemen sostenuto dall’Arabia Saudita ha dichiarato lo stato di emergenza e annullato un patto di sicurezza con gli Emirati Arabi Uniti (EAU).
Dietro la rottura, e la contrapposizione frontale fra Riyadh e Abu Dhabi, vi sarebbe l’avanzata delle forze separatiste vicine agli Emirati che, in questi ultimi giorni, hanno conquistato alcune porzioni di territorio. «L’accordo di difesa congiunta con gli Emirati Arabi Uniti è annullato» afferma la nota, mentre un decreto separato annuncia uno stato di emergenza di 90 giorni che include un blocco aereo, marittimo e terrestre di 72 ore.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gli annunci di Rashad al-Alimi, capo del Presidential Leadership Council, giungono mentre la coalizione a guida saudita che combatte in Yemen contro i ribelli Houthi (sostenuti dall’Iran e che controllano la capitale Sana’a) avrebbe colpito un carico di armi destinato ai separatisti. Le forze del Consiglio di transizione meridionale (SCT), sostenute dagli EAU, hanno conquistato il sud dello Yemen questo mese, prendendo il controllo della maggior parte della provincia di Hadramawt, ricca di risorse, e di ampie zone della vicina Mahrah.
In un discorso televisivo Alimi avrebbe ordinato alle forze del Sct di restituire il territorio alle forze sostenute dall’Arabia Saudita, definendo l’avanzata dei separatisti una «ribellione inaccettabile» in una nazione già lacerata dai conflitti e cancellato il «patto di difesa» con gli Eau. Lo scontro, infatti, rischia di frammentare ancor più il territorio e frantumare il già traballante governo dello Yemen, il quale conta diverse fazioni sostenute dalle potenze del Golfo ricche di petrolio, in primi Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Le crescenti tensioni minacciano inoltre i già lenti negoziati di pace con gli Houthi, che nel 2014 hanno cacciato il governo riconosciuto dalla comunità internazionale innescando l’intervento militare delle forze di Riyadh.
Già in passato Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si erano scontrati in territorio yemenita, facendo temere una sanguinosa escalation in tutta la regione. Nel 2018, dietro impulso di Washington che puntava a stabilizzare l’area e rinsaldare l’asse comune anti-iraniano al tempo della prima presidenza del Tycoon Usa Donald Trump, Riyadh e Abu Dhabi hanno mediato una «pace di facciata» che non è però servita a risolvere problemi annosi e irrisolti da tempo.
Sulla controversia è intervenuto anche il ministero saudita degli Esteri, con un appello che richiama le parti in causa: «Il regno – si legge in una nota – sottolinea l’importanza per gli Emirati Arabi Uniti di rispondere alla richiesta della Repubblica dello Yemen di ritirare le proprie forze militari dal territorio entro 24 ore e di cessare qualsiasi sostegno militare o finanziario a qualsiasi parte nello Yemen». Del resto per Riyadh è in gioco una «linea rossa» che riguarda direttamente «la sicurezza nazionale», per la contiguità territoriale col Paese teatro del conflitto e per i lanci di missili già registrati in passato dal territorio yemenita verso il regno wahhabita.
Nel fine settimana le forze saudite avrebbero effettuato raid aerei mirati contro il tentativo di attracco di due imbarcazioni provenienti dal porto emiratino di Fujairah, prive di autorizzazioni e con un carico sospetto. Dopo essere arrivate a Mukalla, le navi hanno disabilitato i loro sistemi di tracciamento e hanno scaricato grandi quantità di armi e veicoli da combattimento per sostenere le milizie separatiste. In precedenza lo stesso STC (Southern Transitional Council) aveva respinto le richieste di ritirare le sue forze dai governatorati orientali di Hadramawt e Al-Mahra, dicendo di essere prossima alla «dichiarazione di uno Stato» autonomo nel Sud.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
In questo quadro si inserisce anche la dichiarazione di Israele di riconoscere la nascita della (Repubblica di) Somaliland, Stato indipendente dell’Africa orientale a riconoscimento limitato sul piano internazionale e composto dalle province settentrionali della Somalia. Una mossa che avrebbe come scopo strategico quello di creare un ponte per meglio contrastare gli attacchi dei ribelli Houthi dallo Yemen, ma che ha già sollevato scontri e controversie sul piano regionale e globale.
Fra le voci critiche la Turchia, che negli ultimi 13 anni ha compiuto investimenti significativi in Somalia e non è certo disposta a cedere parte del territorio, oltre a divisioni già profonde con lo Stato ebraico per la guerra a Gaza contro Hamas e le decine di migliaia di vittime civili.
Significativo, da ultimo, il fatto che l’annuncio del premier israeliano Benjamin Netanyahu sia stato oggetto di condanna da parte di molti Paesi arabi e mediorientali, con la rimarchevole eccezione degli Emirati Arabi Uniti.
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.
Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Saudi Press Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.
La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.
«Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.
Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».
Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.
Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.
Sostieni Renovatio 21
Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.
L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.
Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
«L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.
Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.
Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
Il Canada minaccia di interrompere l’elettricità agli USA. Il premier dell’Ontario a Trump: «baciami il sedere!»
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto1 settimana faMedjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»
-



Occulto1 settimana faFunzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
-



Occulto7 giorni faMons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
-



Salute2 settimane faIl malori della 33ª settimana 2026
-



Economia1 settimana faHormuz e la situazione energetica in Italia. Intervista al prof. Pagliaro.
-



Bioetica2 settimane faAborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?
-



Pensiero1 settimana faStoria di rune e cani che abbaiano
-



Occulto2 settimane faIl ranch di Epstein esorcizzato per tre giorni da un prete cattolico tradizionalista














