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Walvax 2: cattolici, a che gioco vogliamo giocare?

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Ci eravamo lasciati parlando del comunicato emesso dalla Pontificia Accademia per la Vita insieme alla CEI e ai Medici Cattolici a proposito dei vaccini aventi al loro interno linee cellulari di feti abortiti negli anni ’70, e che secondo Paglia e compagnia bella sarebbero ormai troppo lontani per raggiungere, anche solo attraverso la riproduzione cellulare, i vaccini odierni debellando ogni impedimento morale.
Nel precedente articolo ci si era ripromessi di trattare in questa sede una linea cellulare molto più recente di cui né la PAV, né i vescovi e né i medici presunti cattolici hanno fatto menzione.
Si tratta della linea cellulare WALVAX 2, una nuova linea di cellule derivate da feti abortiti, utilizzata maggiormente per la produzione di vaccini a componenti virali.
Considerata l’esistente diminuzione di queste linee colturali nella filiera produttiva dei vaccini, nonostante la capacità di autoreplicarsi delle linee di cellule derivate da feti abortiti, alcuni scienziati cinesi hanno sviluppato questa linea.
 WALVAX 2 è derivato  dal tessuto polmonare di un feto di sesso femminile, di età gestazionale di circa tre mesi scelto tra 9 campioni di feti abortiti. Secondo uno dei primi studi pubblicati nel 2008 circa, gli scienziati hanno notato che le cellule WALVAX 2 si replicano più rapidamente rispetto alle linee cellulari già esistenti e a cui il documento della PAV fa riferimento.
Per diversi anni, sopratutto dopo che i fattacci sono venuti a galla e gli armadi sono stati rovesciati dei propri scheletri, le aziende farmaceutiche implicate in questo abominio di cannibalismo cellulare hanno voluto insistere sul fatto che gli aborti non sono effettuati per produrre intenzionalmente delle linee cellulari destinate alla produzione dei vaccini. A questo si sono aggiunti fior fior di bioeticisti “cattolici” per ribadire questo concetto assurdo.
Tutti comunque, in primis le case farmaceutiche impegolate nello smercio di cellule ottenute da sacrifici umani avevano promesso che si sarebbero fermati, eppure nulla da allora è cambiato, nonostante tutti lo vogliano far credere – Chiesa compresa.
I metodi poi sono ancora peggiori nel caso di questa linea: gli autori dello studio hanno effettivamente interrotto la gravidanza in nove donne cinesi, facendo peraltro una ricerca accurata dei genitori fino a quando non hanno trovato quello giusto. Le donne sono state costrette effettuare un parto abbondantemente prematuro, con la tecnica chiamata“water bagging” (versione rapida del parto in acqua) che rende certa la nascita di feti vivi, i cui organi intatti sono stati immediatamente inviati ai laboratori per prelevarne le cellule. È chiaro? Feti vivi, abortiti fra il 2º e il 4º mese circa per ottenere WALVAX 2.
Lo studio tiene a precisare che “tutte le nove madri hanno accettato di abortire i loro bambini“. Chiunque però abbia un minimo di conoscenza rispetto all’oscura pratica degli aborti forzati in Cina, fra corruzione farmaceutica e vaccini mortali, sa che la fonte può tranquillamente considerarsi inaffidabile e falsa nella descrizione. Inutile dire poi che anche se così fosse non è la volontà o la non volontà a creare lo scempio immorale. A tutto questo va aggiunto che più le linee di cellule fetali sono autorizzate a riprodursi, come accede nel WALVAX 2 che sostituirebbe le precedenti linee, più è probabile che esse diventino fortemente oncogene. In parole povere il “bugiardino” di questa nuova linea cellulare potrebbe prevedere come effetto collaterale il cancro. Niente di che!
Si fece carico di parlarne a più riprese la Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice in Fisiologia Cellulare e Molecolare presso la Stanford University, incolpando i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza dell’autismo correlata alla pratica vaccinale. Allo stesso modo, la Dr.ssa Theresa Deisher incolpa i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza di cancro infantile.
Le aziende farmaceutiche e persino qualche pupazzo servilista di etica poco benevola e molto malevola, insistitono a rassicurare i consumatori di vaccini di massa che gli aborti non sono effettuati per produrre intenzionalmente delle linee cellulari destinate alla produzione dei vaccini. Eppure gli studi resi noti da CDC, (Centers for Disease Control) e l’NCBI il National Center for Biotechnology Information (Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche degli Stati Uniti), parlano apertamente di WALVAX 2 e delle altre linee cellulari che lo hanno preceduto. In uno degli articoli troviamo detto quanto segue: “Abbiamo sviluppato un nuovo ceppo di cellule diploidi umane, Walvax-2, che abbiamo derivato dal tessuto polmonare di un feto di 3 mesi”. E ancora: “Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato su criteri di inclusione accuratamente specificati (vedi sezione Metodi). Il ceppo di Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri e si è rivelata la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Quindi è stato usato per creare un ceppo di cellule diploidi umane. Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile a WI-38 e MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femminile di 3 mesi”.
Anche riguardo alla “qualità” del feto a cui si accennava prima, l’NCBI non si fa problemi a descrivere nel dettaglio le modalità di ricerca e di sperimentazione ottenute anche grazie al Dipartimento Ginceologico di Yunnan: “Il materiale fetale è stato fornito dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Yunnan, con accordi legali ed etici del donatore. Prima dello studio, abbiamo utilizzato criteri di inclusione rigorosa e completa per garantire un ceppo di cellule di alta qualità: 1) età gestazionale da 2 a 4 mesi; 2) l’induzione del lavoro con il metodo del bagaglio d’acqua”.
Cosa dire di questo abominio sacrificale? Se prima ci trovavamo davanti a 16 vaccini contenenti linee cellulari di feto abortito (volontariamente o non volontariamente che sia non fa alcuna differenza se non sul piano della coercizione in salsa cinese), oggi non sappiamo quanti altri vaccini possano esser stati prodotti con WALVAX 2, e di certo non avremo chi verrà a riferircelo. Possiamo solo sapere che le cellule di WALVAX 2 si riproducono molto più velocemente rispetto a quelle precedenti di cui si è trattato nel precedente articolo (MRC-5 e WI-38).
Solitamente le linee cellulari sono soggette al limite di Hayflick, limite scientifico che prende il nome dal ricercatore Leonard Hayflick, coniatore della regola che impone un numero massimo di divisioni cellulari (si presume siano più o meno 50) a cui possono andare incontro le cellule. Il Dott. Hayflick ha determinato che una popolazione di cellule normali si riproduce solo un numero finito di volte prima di terminare a riprodursi. In contrasto con questa regola, però, alcune cellule possono essere immortalate. Tutto ciò può avvenire sol quando le cellule sono sottoposte ad una qualche mutazione che gli permette di riprodursi all’infinito.
Questo è il motivo per cui WALVAX 2 ha sostituito le “scadenti” linee colturali che lo hanno preceduto.
Ci troviamo di fronte al ripristino totale del sacrifico umano, quello ben illustrato nell’undecimaQuaestio del Malleus Maleficarum («Il martello delle streghe»), e cioè il manuale che Heinrich Kraemer redasse nel lontano1486; così vi è scritto: «quod obstetrices malefice conceptus in utero diversis modis interimunt aborsum procurant et ubi hoc non faciunt demonibus natos infantes offerunt». Che tradotto così suona,: «Le streghe ostetriche in diversi modi uccidono nell’utero i concepiti, provocano l’aborto, e se non fanno questo, offrono ai diavoli i bambini appena nati». I dettagli anche qui vengono illustrati con grande minuziosità, un po’ come nel caso degli scienziati cinesi che parlano delle 9 donne scelte per l’aborto: «La verità esposta sopra viene provata al tempo stesso da quattro orribili atti compiuti sia sui bambini ancora nell’utero materno sia sui neonati. Siccome i diavoli devono eseguirli per mezzo delle donne e non degli uomini, quell’omicida si dà da fare per trovare alleati fra le donne più che fra gli uomini». 
Il Malleus è di un’attualità  terribile, esso anticipando di gran passo non solo il problema dell’aborto e del  femminismo propedeutico, ma anche quello del cannibalismo biotecnologico da staminali embrionali. «il bambino – ci ricorda la lettura – veniva ucciso e divorato, dopo che ne era stato bevuto il sangue». 
Così funziona oggi con i vaccini fatti con linee cellulari provenienti da embrioni abortiti, persino quelli testati e voluti da vari personaggi di spicco quali Presidenti americani ed altri illustri scienziati portantini del marcio sottosuolo necrocultore – si pensi ad esempio al virus contro l’Ebola, fortemente voluto da Barack Obama e ottenuto dalla linea cellulare HEK-293 generata da un rene di un bambino abortito.
Forse queste cose andrebbero ricordate ai PAViani di Roma, ai Paglia e ai Galantino ( anche loro collusi con l’industria farmaceutica?).
Forse, oltre a ricordare che l’aborto è una piaga demoniaca sarebbe ora di rammentare ai cattolici che, essendo l’aborto e gli altri abomini bioetici meccanismi necessari al commercio con i demoni, le legislazioni nazionali che promuovono l’aborto aumentano verticalmente l’attività demoniaca nella Nazione interessata. Forse, forse, sarebbe bene che i cattolici iniziassero a capire che inoculare cellule di bimbi abortiti nei nostri figli neonati è la cooperazione più ovvia all’opera di sterminio del corpo e dell’anima attuata da Satana.
È, in fondo, picchiare forte il “martello delle streghe” su una civiltà votata alla morte.

 

 

Cristiano Lugli

 

Articolo apparso in precedenza qui.

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Gemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La polizia di Payette, Idaho, ha dichiarato di stare ancora indagando sulla morte dei gemelli di 18 mesi Dallas e Tyson Shaw, deceduti nella loro casa in Idaho una settimana dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre vaccinazioni di routine. Le autorità continuano a trattenere i dati e non hanno rivelato la causa o le modalità del decesso, citando un’indagine in corso.

 

Otto mesi dopo la morte di due gemelli di 18 mesi nella loro casa in Idaho, pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre iniezioni di routine, la polizia di Payette ha dichiarato a KTVB, affiliata della NBC Idaho, che il caso rimane aperto. Tuttavia, le autorità non hanno rilasciato nuove informazioni.

 

A maggio i genitori hanno dichiarato a CHD.TV che la polizia li ha immediatamente trattati come sospettati.

 

La scorsa settimana, il capo della polizia di Payette, Gary Marshall, ha dichiarato a KTVB che le morti di Dallas e Tyson Shaw restano «sotto inchiesta» e che «non ci sono nuove informazioni che possono essere diffuse».

 

I funzionari hanno respinto le richieste di accesso ai documenti pubblici presentate al dipartimento di polizia di Payette e all’ufficio del medico legale della contea di Ada, citando l’indagine in corso.

 

Le autorità non hanno reso note la causa o le modalità del decesso, e non sono stati resi pubblici i risultati degli esami tossicologici o dell’autopsia. Non è ancora chiaro se gli inquirenti continuino a considerare l’asfissia come la teoria principale o se si stiano prendendo in considerazione spiegazioni alternative.

 

Gli esperti legali affermano che indagini così prolungate sono insolite. Kim Mack Rosenberg, consulente legale di Children’s Health Defense, ha affermato che la maggior parte dei casi viene risolta relativamente in fretta. Tuttavia, «non è raro… che un’indagine prosegua per oltre otto mesi senza aggiornamenti concreti», ha affermato. Ma è particolarmente difficile in casi come questo, «dove la famiglia è ancora in lutto per la morte di due bambini piccoli».

 

gemelli furono trovati morti in un letto condiviso nella roulotte della loro famiglia il 1° maggio 2025. Inizialmente la polizia aveva trattato il caso come un omicidio, che secondo le autorità è la norma quando un decesso avviene per cause sconosciute.

 

Il 7 maggio Marshall ha dichiarato che i decessi non erano stati classificati «definitivamente» come omicidi e che gli investigatori erano in attesa di ulteriori risultati, compresi i risultati degli esami tossicologici.

 

I decessi sono avvenuti una settimana dopo che i gemelli avevano ricevuto diversi vaccini durante una visita di controllo di routine per i 18 mesi. A maggio, la madre, Andrea Shaw, ha dichiarato a CHD.TV che lei e la suocera avevano espresso preoccupazione per il vaccino antinfluenzale a causa di una storia familiare di reazioni avverse. Ha affermato che il pediatra aveva assicurato loro che i bambini sarebbero stati bene.

 

Il 23 aprile 2025, gli infermieri hanno somministrato il vaccino antinfluenzale insieme alle iniezioni contro l’epatite A e il DTaP. In precedenza, i gemelli avevano ricevuto la maggior parte delle vaccinazioni infantili di routine , comprese quelle del primo anno di vita.

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I gemelli hanno avuto difficoltà a muoversi subito dopo essere stati vaccinati, ha detto la madre

Nel giro di poche ore, Andrea ha raccontato che i bambini sono diventati letargici e malati. La mattina dopo, le loro labbra erano blu e facevano fatica a muoversi. Andrea ha portato i gemelli al pronto soccorso e ha detto al medico che avevano ricevuto tre vaccini il giorno prima.

 

Secondo Andrea, il medico ha affermato che i bambini potrebbero «avere una brutta reazione alle vaccinazioni», ha detto alla direttrice del programma CHD.TV Polly Tommey.

 

Il personale ospedaliero ha dimesso i gemelli dopo che hanno mangiato ghiaccioli senza vomitare. I sintomi, tra cui diarrea, vomito e affaticamento, sono continuati per giorni.

 

Il padre, Nathaniel Shaw, ha poi dichiarato di essere rimasto sbalordito dalla rapidità con cui le condizioni dei bambini erano cambiate. Nel giro di 24 ore, i bambini erano passati dall’essere «bambini perfettamente spensierati e attivi» a «sembrare morenti», ha raccontato a Tommey.

 

La mattina del 1° maggio, Andrea trovò entrambi i bambini privi di sensi. Furono chiamati la polizia e i paramedici e gli investigatori si concentrarono immediatamente sui genitori. Andrea e Nathaniel hanno dichiarato a CHD.TV di essere stati trattati come sospetti.

 

«Hanno detto che non era una questione medica, che avevano pensato a un’asfissia, e che presumibilmente avevo avuto un blackout post-partum devastante e che l’avevo fatto ai miei figli», ha detto Andrea. La coppia non aveva altri figli.

 

La famiglia ha presentato una segnalazione al Vaccine Adverse Event Reporting System, o VAERS.

 

A fine maggio 2025, un portavoce della famiglia ha dichiarato che gli investigatori erano ancora in attesa dei referti tossicologici e non avevano escluso i genitori. La polizia non ha reso pubblici i nomi di alcun sospettato.

 

«Questi ragazzi erano la luce del mondo per tutti coloro che entravano in contatto con loro», ha detto Nathaniel.

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I ricercatori trovano DNA residuo, non rilevato dai test standard, nei vaccini mRNA contro il COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Un nuovo studio parzialmente finanziato da Children’s Health Defense ha rilevato DNA residuo nei vaccini mRNA anti-COVID-19 di Pfizer e Moderna. I metodi attualmente raccomandati dalle autorità di regolamentazione e utilizzati dai produttori di vaccini sottostimano sostanzialmente la contaminazione da DNA, secondo i ricercatori, che hanno affermato che esistono metodi di test migliori e più accurati e che dovrebbero essere obbligatori.   Una nuova analisi di laboratorio sui vaccini mRNA contro il COVID-19 disponibili in commercio ha rilevato che frammenti di DNA residui, tra cui sequenze legate al gene della proteina spike, rimangono nei prodotti vaccinali finali.   Secondo i ricercatori, i frammenti di DNA si presentano in forme che i metodi standard di test normativi non riescono in genere a rilevare.   I ricercatori hanno concluso che i test di controllo qualità comunemente utilizzati possono sottostimare il DNA residuo totale di oltre 100 volte, perché non riescono a rilevare il DNA legato alle strutture ibride RNA:DNA.   Lo studio, pubblicato in una pre-stampa a cura di Kevin McKernanCharles Rixey e Jessica Rose, Ph.D., ha esaminato le fiale dei vaccini Pfizer e Moderna non aperte e «conformi alla catena del freddo» utilizzando molteplici tecniche analitiche.   Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico di Children’s Health Defense, che ha finanziato in parte la ricerca, ha dichiarato a The Defender che avere questo tipo di codice genetico nelle nanoparticelle lipidiche dei vaccini, che possono facilmente attraversare le membrane cellulari, è «davvero pericoloso».   Quando i vaccini furono progettati, il codice della proteina spike avrebbe dovuto esprimersi nel corpo in una posizione mirata solo per circa due settimane, ha affermato Hooker.   «Tuttavia, questo DNA esogeno può disperdersi più facilmente nell’organismo e continuare a replicarsi ed esprimersi in modo episomico, trasformando gli esseri umani in fabbriche di produzione di proteine ​​spike geneticamente modificate», ha affermato Hooker.   Hooker ha affermato che lo studio potrebbe contribuire a spiegare alcuni risultati clinici diffusi, «dato che è stato segnalato che alcuni pazienti vaccinati continuano a produrre la proteina spike per periodi fino a due anni dopo l’ultima dose di COVID. Questo senza nemmeno considerare gli effetti inserzionali che questo DNA esogeno aggiuntivo può avere, portando a molte patologie diverse, incluso il cancro».

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I produttori «devono aver saputo» che il DNA residuo era ancora presente

McKernan, direttore scientifico e fondatore di Medicinal Genomicsha sollevato per la prima volta preoccupazioni sulla contaminazione del DNA nei vaccini contro il COVID-19 nel 2023. È stato allora che il suo laboratorio ha sequenziato i vaccini contro il COVID-19 di Moderna e Pfizer e ha scoperto la presenza di DNA residuo che ha accusato Pfizer di aver eliminato dai dati forniti dall’azienda alle autorità di regolamentazione.   Il laboratorio di McKernan ha testato i vaccini e ha scoperto che, invece di contenere solo mRNA, i vaccini Pfizer contenevano anche plasmidi di DNA, piccole molecole di DNA circolari a doppio filamento, distinte dal DNA cromosomico di una cellula.   McKernan ha spiegato che per produrre i vaccini a mRNA, i laboratori utilizzano un processo chiamato «trascrizione in vitro» per produrre le molecole di RNA necessarie.   Per produrre le molecole di RNA, gli scienziati progettano uno stampo di DNA che innesca la produzione della sequenza di RNA desiderata. Un enzima che riconosce questo segnale copia quindi il DNA in RNA.   Tuttavia, per funzionare correttamente, il DNA nel modello deve essere amplificato. Per gli studi clinici, Pfizer ha amplificato il DNA utilizzando la PCR (reazione a catena della polimerasi), un metodo chiamato «Processo 1», che ha creato una versione pulita del DNA per produrre l’RNA.   Tuttavia, il Processo 1 era costoso. Quindi, per produrre in serie i vaccini per il pubblico, Pfizer ha utilizzato il «Processo 2», che utilizzava un metodo diverso per amplificare il DNA. Il Processo 2 è più economico e semplice, ma comporta il rischio di introdurre sequenze non presenti nel DNA originale.   McKernan ha definito questo passaggio dal Processo 1 al Processo 2 un «esca e cambio». In un recente video di Substack, ha affermato che il cambiamento è stato «una mossa premeditata».   «Si possono capire quali siano le loro intenzioni dai test che hanno sviluppato», ha detto. «E da quello che hanno fatto si capisce che il loro piano fin dall’inizio era quello di utilizzare sempre il Processo 2».   I produttori sono tenuti a digerire e rimuovere tali sequenze, cosa che hanno fatto in questo caso utilizzando un enzima chiamato desossiribonucleasi o DNasi.   Tuttavia, nello studio pre-stampa, i ricercatori hanno riferito che in tutti i casi esaminati, l’enzima non ha distrutto completamente le sequenze.   «In questo nuovo articolo abbiamo dimostrato una teoria sul perché e sul come il DNA sia finito nelle fiale di Moderna e Pfizer«, ha dichiarato Rose, coautore del documento, a The Defender. «C’è DNA in ogni singola fiala testata fino ad oggi. Questo è stato riprodotto in diversi laboratori in tutto il mondo utilizzando diverse tecniche. E il DNA proveniva dall’ibridazione RNA:DNA come parte del processo di upscaling del Processo 2».   Rose ha aggiunto:   «Questi ibridi non erano degradabili dall’enzima che i produttori hanno scelto di utilizzare per eliminare il DNA residuo come fase finale del processo, e devono averlo saputo perché è risaputo nel settore che l’enzima da loro selezionato non degrada gli ibridi. È scandaloso quello che hanno fatto».

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I regolatori utilizzano limiti di sicurezza sbagliati e strumenti sbagliati per cercare frammenti di DNA

Le linee guida normative generalmente limitano il DNA residuo a 10 nanogrammi per dose. Tuttavia, gli autori hanno affermato che la DNasi non digerisce tutto il DNA allo stesso modo.   Su Substack, McKernan ha spiegato che il limite di 10 nanogrammi è obsoleto perché è stato creato partendo dal presupposto che il DNA residuo sia «DNA nudo», che si degrada rapidamente. Ma il DNA nei vaccini contro il COVID-19 è incapsulato nelle nanoparticelle lipidiche, quindi non si degrada altrettanto rapidamente.   Il problema di sicurezza dei vaccini contro il COVID-19 non è legato al peso, ma al numero di frammenti di DNA: più frammenti presentano un rischio maggiore che il DNA venga integrato nelle cellule esistenti.   Alcune sequenze di DNA si ibridano con i corrispondenti trascritti di RNA, che trasportano le informazioni genetiche del DNA utilizzato per la costruzione delle proteine. Secondo gli autori, questi ibridi RNA:DNA sono significativamente più resistenti alla «digestione con DNasi I» rispetto al tipico DNA a doppio filamento.   Poiché la regione del gene spike viene trascritta in grandi quantità nell’mRNA, è particolarmente incline a formare tali ibridi.   Sebbene i produttori siano consapevoli di questo problema, i test normativi si basano in genere su una singola tecnica di laboratorio che amplifica e misura una specifica sequenza di DNA, chiamata «test qPCR». Tale metodo viene utilizzato solo per colpire il gene di resistenza alla kanamicina (KAN), una regione plasmidica che non viene trascritta ed è altamente sensibile alla digestione con DNasi.   Secondo lo studio, questo approccio crea un pregiudizio sistematico: il DNA più facile da distruggere è anche quello che viene misurato, mentre le regioni più resistenti non vengono in gran parte conteggiate.   Su Substack, McKernan ha affermato che questo è stato voluto. «I test che hanno progettato non sono stati concepiti per trovare cose».   Karl Jablonowski, ricercatore senior del CHD, ha affermato: «Le autorità di regolamentazione hanno sfruttato ‘un solo target di test per il controllo di qualità da parte dello sponsor del vaccino. Non hanno verificato la qualità, né lo ha fatto una terza parte.   Grazie a questo approccio, «coloro che avrebbero tratto profitto dai vaccini hanno progettato il test e ne hanno testato la qualità», ha affermato Jablonowski. «Hanno scelto un test che aveva meno probabilità di produrre un esito negativo. Un’alternativa perfettamente utilizzabile e validata era già a loro disposizione, ma i risultati potrebbero aver bloccato l’intera impresa».

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I livelli di DNA variano di oltre 100 volte a seconda del test utilizzato

I ricercatori hanno confrontato i test qPCR mirati a diverse regioni plasmidiche, anziché solo alla regione KAN. Hanno riscontrato discrepanze superiori a 100 volte nella concentrazione di DNA misurata nelle diverse regioni plasmidiche.   I test che hanno preso di mira la proteina spike hanno costantemente rilevato una quantità di DNA residuo molto maggiore rispetto ai test che hanno preso di mira il gene KAN o altre posizioni.   Le misurazioni fluorometriche, un diverso tipo di test che rileva le sostanze prendendole di mira con luce fluorescente, hanno mostrato livelli di DNA da 15 a 48 volte superiori al limite raccomandato dalla Food and Drug Administration statunitense in tutti i lotti di vaccini testati.   Gli autori hanno verificato se gli ibridi RNA:DNA fossero responsabili della discrepanza e hanno trovato prove del contrario.   Hanno anche chiesto a un’azienda indipendente, Oxford Nanopore Technologies, di confermare la presenza di lunghe molecole di DNA. Le molecole più lunghe hanno maggiori probabilità di essere espresse dalle cellule ospiti rispetto a quelle più piccole, hanno osservato.   I ricercatori hanno concluso che gran parte del DNA residuo rilevato nei vaccini esiste in forme ibridate che resistono proprio all’enzima specificato per l’eliminazione del DNA residuo nelle attuali linee guida di produzione e che il tipo di test utilizzato probabilmente non rileverà il DNA residuo.

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Gli autori mettono in discussione il processo normativo e chiedono cambiamenti

Gli autori concludono che l’attuale affidamento normativo su un singolo bersaglio qPCR sensibile alla DNasi non è adeguato per identificare le impurità del DNA nelle terapie a mRNA. Il suo utilizzo ha portato le autorità di regolamentazione a «sottostimare sistematicamente il carico totale di DNA plasmidico residuo».   Raccomandano invece che gli enti regolatori impongano un approccio multi-metodo che includa la fluorometria controllata da RNasi, il test di più target qPCR in regioni diverse e il sequenziamento per la caratterizzazione dei frammenti.   Hanno anche affermato che un diverso enzima ingegnerizzato per la scomposizione del DNA o dell’RNA, chiamato DNasi I-XT, funziona meglio per rimuovere il DNA residuo in tutte le posizioni.   Gli autori hanno concluso sollevando una serie di questioni che, a loro avviso, devono essere approfondite.   Hanno chiesto perché le autorità di regolamentazione non impongano altri e migliori test per la contaminazione del DNA, dato che esistono metodi più completi. Hanno chiesto una «rivalutazione completa degli attuali standard di quantificazione del DNA e dei controlli di produzione per le terapie a base di modRNA-LNP».   Hanno affermato che è preoccupante che le autorità di regolamentazione richiedano test PCR multi-target per i test COVID-19 per evitare falsi negativi. Ma accettano test a bersaglio singolo per il controllo di qualità del vaccino, un contrasto che, a loro dire, merita un esame più approfondito.   Hanno chiesto un’indagine sulla decisione di passare dal Processo 1 al Processo 2, «dato che questi prodotti biologici erano obbligatori in molte giurisdizioni – spesso esenti da responsabilità – e hanno raggiunto miliardi di persone, l’attenzione al controllo di qualità e alle GMP deve superare gli standard dei prodotti farmaceutici destinati a un sottoinsieme di persone. Questi prodotti sono stati somministrati universalmente ad anziani, infermi, donne incinte e neonati».   Brenda Baletti Ph.D.   © 12 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Vaccini

Causa di Bayer sostiene che Pfizer e Moderna hanno utilizzato la tecnologia OGM di Monsanto per i vaccini COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Martedì Bayer ha intentato una causa federale, accusando Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA – originariamente sviluppata da Monsanto per modificare geneticamente le colture – come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters. Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018.

 

Bayer ha intentato causa presso un tribunale federale contro i produttori di vaccini contro il COVID-19 PfizerModerna e Johnson & Johnson (J&J).

 

Martedì il colosso chimico ha accusato le case farmaceutiche di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA, originariamente sviluppata da Monsanto, come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters.

 

Nel 2018 Bayer ha acquisito Monsanto per 63 miliardi di dollari.

 

Le cause legali sostengono che le tre aziende hanno utilizzato la tecnologia brevettata da Monsanto, vecchia di decenni, per rimuovere le «sequenze problematiche» dal codice genetico, al fine di migliorare la stabilità dell’mRNA e l’espressione proteica, ostacoli che i produttori di vaccini avevano precedentemente identificato come sfide chiave nello sviluppo dei vaccini.

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Sebbene la J&J abbia utilizzato un vettore virale, non la tecnologia mRNA, per il suo vaccino, la causa sostiene che la J&J si è affidata anche alle stesse tecniche brevettate di ingegneria genetica per stabilizzare e amplificare l’espressione proteica nei suoi vaccini.

 

«Benvenuti nel mondo dei clown», ha scritto su Substack l’epidemiologo della McCullough Foundation Nicolas Hulscher, commentando la causa.

 

«Una delle più grandi aziende agrochimiche al mondo, responsabile di danni ingenti causati dal suo erbicida altamente tossico glifosato, è ora in tribunale federale sostenendo che le piattaforme del mortale “vaccino” contro il COVID-19 sono state sviluppate utilizzando tecnologie OGM [organismi geneticamente modificati] rubate».

 

Negli atti processuali, Bayer ha dichiarato di non voler interferire con la produzione dei vaccini contro il COVID-19, né con altri vaccini a mRNA. Al contrario, intende ottenere una quota dei profitti derivanti dai prodotti farmaceutici più redditizi della storia.

 

Nella denuncia si afferma:

 

«Gli imputati hanno tratto notevoli profitti dalla vendita di vaccini illeciti in tutto il mondo. Il sistema dei brevetti fornisce un quadro importante e prevedibile per il progresso della conoscenza scientifica, consentendo alle aziende un periodo di tempo limitato per recuperare almeno una royalty ragionevole per l’uso non autorizzato delle loro invenzioni brevettate».

 

«I querelanti chiedono questo risarcimento di base concesso al titolare di un brevetto ai sensi della legge sui brevetti».

 

Pfizer e BioNTech hanno guadagnato oltre 3,3 miliardi di dollari dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty contro il COVID-19 solo nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari da Spikevax, ha riportato Reuters. I guadagni delle aziende nel 2025 derivanti dai vaccini rappresentano solo una frazione di quanto realizzato dalle case farmaceutiche al culmine della pandemia.

 

Bayer ha affermato che Pfizer e BioNTech hanno registrato vendite per oltre 93 miliardi di dollari grazie al loro vaccino.

 

J&J ha smesso di vendere i suoi vaccini contro il COVID-19 negli Stati Uniti nel 2023.

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Bayer cerca una quota dei profitti passati e futuri del vaccino COVID

Le cause legali sostengono che la pandemia ha causato più di 7 milioni di morti in tutto il mondo e 1,2 milioni negli Stati Uniti e attribuiscono all’operazione Warp Speed ​​il merito di aver salvato milioni di vite.

 

Tuttavia, sostengono, dietro questo «successo» ci sarebbe l’uso non autorizzato della tecnologia sviluppata da Monsanto negli anni ’80 e per la quale aveva depositato un brevetto nel 1989. L’ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti non ha rilasciato il brevetto fino al 2010.

 

Tutti e tre i casi si concentrano sulla tecnica del «brevetto ‘118» che ha permesso loro di modificare una sequenza genica strutturale riducendo le sequenze destabilizzanti e sostituendo codoni diversi.

 

I codoni sono sequenze nucleotidiche che contengono istruzioni genetiche. Vengono utilizzati per aumentare la produzione proteica e migliorarne la stabilità, un processo noto come «ottimizzazione dei codoni».

 

Bayer e Monsanto fanno risalire l’invenzione agli scienziati della Monsanto, il dott. David Fischhoff e il dott. Fred Perlak, che svilupparono la tecnologia per modificare geneticamente le colture in modo che fossero resistenti a parassiti e virus.

 

Secondo la denuncia, gli scienziati di Monsanto hanno scoperto che alcune sequenze ricorrenti nei geni potrebbero innescare instabilità e scarsa espressione. La creazione di geni in grado di codificare una proteina senza quelle sequenze ha aumentato drasticamente la produzione di proteine ​​nelle cellule vegetali e animali.

 

Il processo da loro sviluppato a tale scopo «rappresenta un’importante scoperta che può apportare benefici ad applicazioni in altri settori oltre a quello agricolo», si legge nelle denunce, «compreso quello farmaceutico».

 

Tutte e tre le denunce sostengono che ciascun imputato ha utilizzato il metodo brevettato da Monsanto per rimuovere circa 100 «sequenze problematiche» dalle istruzioni genetiche della proteina spike del SARS-CoV-2, al fine di aumentarne la stabilità e l’espressione. Il processo è stato utilizzato per migliorare l’efficacia dei vaccini.

 

Bayer ha richiesto un processo con giuria e chiede di ricevere parte dei proventi già generati dai vaccini, insieme alle royalty sulle vendite future.

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La Bayer ha subito un duro colpo finanziario per l’erbicida Roundup della Monsanto 

Da quando ha acquisito Monsanto, Bayer ha subito ingenti perdite finanziarie in un’ondata di cause legali che miravano a ritenere Bayer responsabile del cancro causato dal glifosato, un ingrediente chiave dell’erbicida Roundup di Monsanto.

 

Le cause legali hanno costretto Monsanto a rimuovere il glifosato dal Roundup venduto ai consumatori, ma non dalla formulazione commerciale utilizzata dagli agricoltori.

 

Bayer ha pagato circa 11 miliardi di dollari per chiudere quasi 100.000 cause legali. Circa 61.000 cause sono ancora pendenti.

 

L’azienda sta portando avanti iniziative legislative in diversi stati per modificare le leggi e tutelarsi da future controversie simili.

 

Bayer ha anche chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di pronunciarsi su una causa che il colosso chimico ha perso in un tribunale di grado inferiore. Il caso chiede alla Corte di stabilire che, se l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti non richiede un’avvertenza di sicurezza sull’etichetta di un pesticida, gli stati non possono richiedere avvertenze simili e i consumatori non possono quindi citare in giudizio i produttori di pesticidi per non averli avvertiti di potenziali rischi per la salute.

 

Venerdì la corte si riunirà per decidere se esaminare il caso.

 

Monsanto produce semi geneticamente modificati Roundup Ready, progettati per coltivare mais e soia in grado di sopravvivere alla spruzzatura di glifosato, introdotta per la prima volta dall’azienda nel 1996.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 8 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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