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Spirito

«Vogliamo vivere secondo lo spirito di sacrificio»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Marc Hanappier

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Donato il 5 luglio 2026 nella cappella di Saint-Michel presso La Martinerie.

 

Cari colleghi, cari fedeli, care famiglie,

 

Al quinto congresso della MCF, svoltosi sul tema «Chiesa, famiglia missionaria», permettetemi di iniziare con una citazione dell’arcivescovo Lefebvre, tratta dall’omelia pronunciata in occasione del suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio, il 23 settembre 1979, alla Porte de Versailles di Parigi.

 

Sua Grazia ci ha poi trasmesso il suo testamento, come egli stesso disse, un testamento che non doveva essere altro che una fedele eco del testamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Disse, al termine della sua omelia:

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«Per amore di Dio, per amore della Santissima Trinità, per amore della Chiesa, per amore del Papa, per amore dei vescovi, per amore dei sacerdoti, per amore dell’umanità, per la salvezza delle anime, custodite questo testamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Custodite questo sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Custodite la Messa di tutti i tempi».

 

E concluse:

 

«Allora vedrete rifiorire la civiltà cristiana, questa civiltà cristiana che non è di questo mondo, ma che è la città cattolica, la città cattolica che prepara la città cattolica del cielo».

 

Qui abbiamo il testamento dell’arcivescovo Lefebvre, che riecheggia quello di Nostro Signore Gesù Cristo. È un’eredità che ci è stata tramandata, proveniente direttamente da Nostro Signore.

 

Come possiamo preservare questo patrimonio? Come possiamo mantenerlo vivo?

 

Permettetemi inoltre di citare il reverendo padre Calmel che, nel 1975, parlò così dei cristiani fedeli alla Tradizione, che non cedono nulla allo spirito della Rivoluzione:

 

«Questi cristiani desiderano che la loro fedeltà sia permeata di fervore e umiltà. Sono cristiani che non apprezzano il settarismo né l’ostentazione».

 

Il nostro attaccamento alla Messa non è quello di una setta. Non siamo legati a una realtà che ci appartiene esclusivamente. Non c’è spazio per il settarismo, né per l’ostentazione, né per l’orgoglio arrogante.

 

Padre Calmel continua: «Questi cristiani si sforzano di preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso loro».

 

È su questo punto che vorrei richiamare la vostra attenzione. Si sforzano di preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso loro e, nel loro modesto ruolo, che accetta perché impegnativo, si sforzano soprattutto di mantenere vivo lo spirito di ciò che sostengono.

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Preservare lo spirito di ciò che manteniamo

Questo è il punto fondamentale del nostro atteggiamento odierno: manteniamo la Messa di tutti i tempi. È l’eredità che ci ha lasciato l’arcivescovo Lefebvre, perché è l’eredità stessa di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ma, ancor più profondamente, dobbiamo preservare lo spirito di ciò che preserviamo. Sì, conserviamo la Messa di tutti i tempi, ma non semplicemente come un rito, come una cerimonia secolare. Molte di queste cerimonie risalgono a San Gregorio Magno, e per alcune addirittura agli Apostoli; questi riti furono codificati da San Pio V, ed è per questo che si parla della «Messa di San Pio V».

 

Ma è più di questo; non ci limitiamo a mantenere una cerimonia o un insieme di riti, come ci ha appena detto padre Calmel: i cristiani fedeli alla Tradizione custodiscono ciò che la Chiesa ha tramandato loro. Sì, questa eredità del passato è la Messa di San Pio V. Ma, ancor più profondamente, essi mantengono, custodiscono e preservano lo spirito di ciò che custodiscono. Al loro posto, con generosità – perché questa missione è impegnativa – si sforzano di preservare questo spirito.

 

Spetta a noi, dunque, preservare questa Tradizione, salvaguardandone lo spirito. Non si tratta di conservare un pezzo da museo o una reliquia morta; si tratta di mantenere vivo lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

E la vera questione, dietro la messa, dietro la crisi, dietro queste condanne, dietro tutte le questioni riguardanti gli istituti, è quella dello spirito della messa.

 

Siamo legati alla Messa, e la Messa è il nostro vessillo, perché plasma uno spirito. Non vogliamo conservare la Messa semplicemente come una cosa, ma con tutti i riti che esprimono lo spirito in cui vogliamo vivere: lo spirito di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ma lo spirito di Nostro Signore Gesù Cristo è semplicemente lo spirito della Croce, lo spirito di sacrificio. È questo spirito che vogliamo vivere e che voi, cari genitori, carissime famiglie, desiderate trasmettere ai vostri figli.

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Lo spirito della Messa è lo spirito della Croce

Nostro Signore, entrando nel mondo, disse al Padre, secondo le parole di san Paolo: «Tu non hai voluto sacrifici né olocausti, ma un corpo mi hai preparato. Allora io ho detto: “Padre, eccomi, per fare la tua volontà”».

 

Nostro Signore è venuto a portare la salvezza; è venuto a portare la pace nel mondo, la pace che aneliamo di fronte a questa decadenza, a questo caos che regna nella società come nella Chiesa. Ma ha portato questa pace attraverso una sottomissione completa e assoluta alla volontà di Dio, attraverso questo spirito di sacrificio. Nostro Signore è entrato nel mondo come vittima e, seguendo il suo esempio, ci chiama a vivere con questo spirito di sacrificio.

 

Se ha scelto di lasciarci la Messa e l’Eucaristia come suo testamento, è perché rimane presente in mezzo a noi fino alla fine dei tempi nel suo stato di vittima. Nella Messa, Nostro Signore è presente; ci viene presentato dalla Chiesa come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, l’Agnello condotto al sacrificio, condotto al macello senza una parola, fedelmente, generosamente, con amore, perché questa è la volontà del Padre.

 

Se gli angeli cantarono nella notte di Natale: «pace agli uomini di buona volontà», è perché Colui che giaceva nella mangiatoia era già l’Agnello di Dio, l’Agnello venuto a espiare i nostri peccati.

 

In seguito, san Giovanni Battista, il primo a indicare Nostro Signore, lo mostrò ai suoi discepoli dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo». E Nostro Signore avrebbe continuato a ripetere per tutta la sua vita: «Io faccio solo la volontà di colui che mi ha mandato».

 

Questo costante, perpetuo e assoluto sacrificio di sé di Nostro Signore alla volontà del Padre si è manifestato in modo molto particolare nella sua Passione. Egli è l’Agnello che ascende al suo sacrificio, in silenzio, adorando la volontà del Padre fino al sacrificio supremo. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Poi: «Padre, nelle tue mani affido l’anima mia».

 

È qui che Nostro Signore ci dona questa pace, questa pace che nasce dall’ordine. Nostro Signore disse: «Io sono venuto per fare la tua volontà». Da allora in poi, tutto è in ordine, tutto è perfettamente conforme, in Nostro Signore Gesù Cristo, alla volontà di Dio Padre. Questo è lo spirito della Messa.

 

Quando troviamo Nostro Signore nella comunione, quando lo adoriamo nel Santissimo Sacramento, è questo spirito di sottomissione alla volontà di Dio che ritroviamo, e allora arriva la pace.

 

È interessante tornare alla citazione con cui ho iniziato. L’arcivescovo Lefebvre disse: «Preservate il sacrificio di Nostro Signore, preservate la Messa di tutti i tempi», e subito aggiunse: «Vedrete la civiltà cristiana rifiorire».

 

Conoscete queste parole di Santa Giovanna d’Arco: «Gli uomini d’arme combatteranno e Dio concederà la vittoria». Non sta a noi sapere quando arriverà la vittoria. Sta a noi dare battaglia, combattere, accogliere questo spirito della Croce. Allora, per grazia di Dio e secondo i decreti della Sua Provvidenza, arriverà la vittoria e la civiltà cristiana rifiorirà. Ma già ora, nel nostro umile e impegnativo ruolo, come ha detto Padre Calmel, desideriamo mantenere vivo lo spirito di questa Messa, che custodiamo come un tesoro.

 

Perciò, vogliamo vivere secondo lo spirito di sacrificio.

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Per far rivivere la civiltà cristiana

Quando parliamo di educazione, usiamo l’espressione «crescere i figli». Crescere i figli non significa semplicemente guidarli dall’infanzia all’età adulta. Significa elevarli al di sopra dei loro desideri naturali, al di sopra di questa natura ferita dal peccato, al di sopra dei loro desideri egoistici e carnali. Significa elevarli, attraverso il sacrificio, al di sopra di ciò che la natura umana, lasciata a se stessa, produce spontaneamente. Significa purificarli attraverso lo spirito di sacrificio, elevandoli a Dio. La Croce deve essere il fulcro della nostra vita.

 

Avete notato cosa cantiamo durante la Settimana Santa, il Venerdì Santo? Veniamo ad adorare la Croce, non solo Nostro Signore sulla Croce, ma la Croce stessa. La adoriamo, la baciamo e cantiamo: «Salve, Croce, nostra unica speranza!».

 

La nostra unica speranza. Infatti, questa pace, questo ordine a cui aneliamo di fronte alla situazione attuale, di fronte alla nostra lotta spirituale, di fronte alla nostra vita cristiana, ma anche di fronte alla situazione della società e della Chiesa, verrà solo attraverso la Croce, perché sola essa porta ordine. Dobbiamo dunque accettare i sacrifici che essa ci presenta.

 

I bambini, dunque, vengono educati e purificati dallo spirito di sacrificio, da una vera vita di sacrificio: una vita di povertà, una vita santa, una vita generosa, affinché questo amore, inizialmente naturalmente egoistico come in ognuno di noi, possa essere purificato. E questo amore può essere purificato solo dalla Croce; non c’è amore umano che non sia veramente purificato dalla Croce.

 

Chiediamo dunque alla Santissima Vergine Maria il fervore e la perseveranza necessari per mantenere, preservare e sviluppare lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

Non limitiamoci a conservare la Messa e l’eredità che la Chiesa ci ha tramandato, questa Tradizione di cui siamo custodi, come una realtà morta e inerte; viviamola. Preserviamo lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

Il Cuore Immacolato e Addolorato di Maria ci aiuti, lei che seguì Nostro Signore fino alla Croce e che, ai piedi della Croce, cooperò alla nostra salvezza, cooperò a tutte le grazie che si sono riversate su di noi nei secoli.

 

Allo stesso modo, anche se nel nostro caso non dovessimo mai vedere i frutti, possiamo, come disse Santa Giovanna d’Arco, lottare.

 

Possiamo accettare la nostra croce ogni giorno, accogliere lo spirito della Croce, fuggire lo spirito della comodità mondana, fuggire lo spirito del piacere, accogliere lo spirito della Croce, affinché un giorno, per grazia di Dio e secondo i decreti della divina Provvidenza, la civiltà cristiana possa rifiorire.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Gender

Uomo arrestato per aver segato la bandiera LGBT davanti a una chiesa cattolica tedesca

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Un uomo è stato arrestato dopo aver abbattuto con una sega l’asta di una bandiera arcobaleno LGBT esposta davanti a una chiesa cattolica in Germania.   Il 13 luglio alle 18:45 ora locale, diversi testimoni hanno assistito alla scena di un uomo che utilizzava una sega per tagliare l’asta della bandiera di fronte alla chiesa di San Sebastiano a Mannheim. L’asta di metallo è caduta sulla piazza del mercato, senza causare feriti. Secondo la polizia, l’autore del gesto è poi fuggito a piedi.   Le forze dell’ordine locali hanno indagato sul fatto come danneggiamento di proprietà e giovedì hanno arrestato un uomo di 58 anni residente a Mannheim. La polizia non ha fornito ulteriori dettagli sul sospettato né sui possibili moventi.   La bandiera arcobaleno LGBT era stata issata dal parroco, padre Lukas Glocker, in occasione della celebrazione locale del «mese dell’orgoglio» LGBT, denominato «Monnem Pride».

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«La bandiera simboleggia che ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere, dalle origini, dalla religione, dall’aspetto o dal colore della pelle, dovrebbe essere trattata con rispetto e dignità», ha dichiarato Glocker all’agenzia di stampa cattolica KNA.   Nell’ambito di una rete ecumenica, la parrocchia cattolica di Mannheim ha partecipato per la terza volta quest’anno all’evento «Monnem Pride». Il motto dell’iniziativa era: «L’amore fa bene all’anima, l’odio la danneggia».   La parrocchia ha affermato in un comunicato che ogni essere umano è una creatura di Dio e possiede una dignità inalienabile e che, per questo motivo, «le bandiere arcobaleno davanti alle nostre chiese sono un segno visibile del nostro impegno a trattare tutte le persone con rispetto e dignità».   Tuttavia, secondo la dottrina cattolica, è necessario distinguere tra il rispetto dovuto alle persone che provano attrazione per lo stesso sesso e la pratica della sodomia. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, le persone con tendenze omosessuali devono essere trattate «con rispetto, compassione e sensibilità» (CCC 2358). Allo stesso tempo, il Catechismo afferma che gli atti omosessuali sono contrari alla legge naturale e non devono essere approvati (CCC 2357).   Non si tratta della prima volta che un fedele prende in mano la questione personalmente: due anni fa un fedele cattolico anonimo ha distrutto una raffigurazione blasfema e indecente della «Nostra Signora» all’interno della cattedrale di Santa Maria a Linz, in Austria dopo che la scultura aveva suscitato indignazione. «L’ho fatto prima di tutto per la Madre di Dio!», ha detto il cattolico che desidera rimanere anonimo ad un suo connazionale austriaco.   Vi era poi stato il caso del fedele austriaco che aveva gettato nel Tevere le statue della Pachamama piazzate dentro la chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano. Con prontezza incredibile, i carabinieri (italiani…) dissero di aver recuperato dal fiume le statuette, addirittura intatte. Papa Francesco confermò pubblicamente il ritrovamento da parte dell’arma, scusandosi formalmente con chiunque si fosse sentito offeso dal furto e precisando che le statuette erano state esposte senza alcuna intenzione idolatrica.   Come riportato da Renovatio 21, sono in grande aumento le iniziative para-omotransessualiste o blasfeme o  pagane in chiese e cattedrali, sempre con l’osceno permesso delle diocesi.   Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.

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Il dibattito sull’uso profano degli spazi sacri ha riacquistato rilevanza in seguito agli eventi legati alla Nuit Blanche del 2026 a Parigi. Storiche chiese cattoliche parigine sono state utilizzate per ospitare mostre con oggetti ispirati al voodoo e paesaggi sonori «inquietanti», il tutto con l’approvazione dell’arcidiocesi di Parigi.   Gli eventi, diretti dall’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.   In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».

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Immagine di Georg Buzin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Spirito

La FSSPX è ormai «praticamente un’altra setta protestante»: parla, senza vergogna, un vescovo USA

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Monsignor Thomas Paprocki, vescovo di Springfield (che non è la città immaginaria de I Simpsons ma la capitale dello Stato dell’Illinois) ha definito la Fraternità di San Pio X «un’altra setta protestante» in un video rivolto alla sua diocesi la scorsa settimana, in risposta alla consacrazione da parte dell’ordine di quattro nuovi vescovi senza mandato papale all’inizio di questo mese.

 

Nel video, pubblicato il 13 luglio e intitolato «Il problema principale della Fraternità Sacerdotale San Pio X», Paprocki ha rilevato che, poco prima delle consacrazioni, la Fraternità aveva diffuso una professione di fede di 154 punti a papa Leone XIV e ai cardinali di tutto il mondo, contenente dure critiche al Concilio Vaticano II e alle riforme post-conciliari. Il vescovo ha sostenuto che, poiché la Fraternità rifiuta alcuni insegnamenti del Concilio e ha disobbedito al pontefice compiendo le consacrazioni, essa è «essenzialmente un’altra setta protestante».

 

«Disobbedendo al papa e rifiutando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è ormai diventata sostanzialmente un’altra setta protestante che crede di avere ragione e che il papa abbia torto», ha affermato il Paprocki nel video.

 

La questione dell’accettazione di ciascun documento del Concilio Vaticano II era stata un punto critico tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e il Vaticano prima delle consacrazioni del 1° luglio.

 

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All’orecchio dell’ascoltatore tali affermazioni possono apparire grandemente grottesche, se non di estrema buffoneria.

 

Perché, primum, negli USA, Paese creato dai protestanti (cioè, dai massoni), l’episcopato cattolico difficilmente ha parole di riserve verso la confessione luterana che, pure nella sua rarefazione autodissolvente, è teoricamente maggioritaria. «Da quando abbiamo problemi con i protestanti?» ha scherzato Michael Matt, editore della storica rivista cattolica tradizionalista statunitense The Remnant. Si tratta di qualcosa che è possibile definire come la «vergogna cattolica» americana, dove le istituzioni ecclesiastiche (a grande differenza del popolo) hanno sempre trattato con estrema delicatezza il contesto eretico statunitense, imbarazzandosi dinanzi all’imperativo di conversione dettato da Nostro Signore Gesù Cristo.

 

In secondo luogo, fa sorridere che ad accusare la FSSPX – cioè la Chiesa cattolica che vuole rimanere cattolica – sia uno che fa dire una messa che è in tutto è per tutto un rito para-luterano, con la programmatica, automatica svalutazione sacrilega della Santa Eucarestia, servita in mano e in piedi magari nemmeno dal sacerdote, ma da «amazzoni eucaristiche» o da persone di passaggio.

 

Perfino un bambino, e possiamo citare casi precisi, si accorge che si tratta di un modo di negare la presenza reale di Nostro Signore nella Santa Comunione. Di conseguenza, si ottiene il grande desiderio del porcus saxoniae Martin Lutero, che è quello di negare l’Eucarestia – e quindi, con essa, il sacro in generale.

 

A monsignor Paprocki vorremmo consigliare, con pietà filiale, di tacere. E pentirsi. E magari, se ci riesce, di convertirsi alla religione che dice di professare, percependo pure un salario.

 

Per l’intanto: vergogna, monsignore.

 

 

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Spirito

1974-1983-2026, semper idem

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La professione di fede cattolica che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha rivolto a Papa Leone XIV e a tutti i cardinali il 24 giugno 2026, una settimana prima delle consacrazioni episcopali del 1° luglio , è in linea diretta con la lettera aperta indirizzata a Giovanni Paolo II dall’arcivescovo Marcel Lefebvre e dall’arcivescovo Antonio de Castro Mayer il 21 novembre 1983, nove anni dopo la celebre dichiarazione del fondatore di Ecône del 21 novembre 1974 e cinque anni prima delle consacrazioni del 30 giugno 1988. La crisi nella Chiesa continua, la dottrina della Chiesa rimane.   Ecco cosa scrissero a Giovanni Paolo II nel 1983 i due vescovi che si consacrarono insieme nel 1988: « Migliaia di ecclesiastici e milioni di fedeli vivono nell’angoscia e nella perplessità a causa dell’«autodistruzione della Chiesa». Gli errori contenuti nei documenti del Concilio Vaticano II, le riforme post-conciliari e soprattutto la riforma liturgica, le false concezioni diffuse dai documenti ufficiali, gli abusi di potere perpetrati dalla gerarchia li gettano nel caos e nello sgomento».   «In queste dolorose circostanze, molti perdono la fede, la carità si raffredda e il concetto della vera unità della Chiesa scompare nel tempo e nello spazio. A tal fine, ci prendiamo la libertà di allegare alla presente lettera un allegato [intitolato: Breve riassunto dei principali errori dell’ecclesiologia conciliare] contenente i principali errori che sono alla radice di questa tragica situazione e che, peraltro, sono già stati condannati dai vostri predecessori».   «Il seguente elenco riporta la dichiarazione, ma non è esaustivo»:
  • Una concezione “latitudinaria” ed ecumenica della Chiesa, divisa nella fede, condannata in particolare dal Sillabo n. 18 ( DS 2918).
 
  • Un governo collegiale e un orientamento democratico della Chiesa, condannati in particolare dal Concilio Vaticano I ( DS 3055).
 
  • Una falsa concezione dei diritti naturali dell’uomo che emerge chiaramente nel documento sulla libertà religiosa, condannata in particolare da Quanta cura (Pio IX) e Libertas præstantissimum (Leone XIII).
 
  • Un’errata concezione del potere del Papa (cfr. DS 3115).
 
  • La concezione protestante del santo sacrificio della Messa e dei sacramenti, condannata dal Concilio di Trento, sessione XXII.
 
  • Infine, e più in generale, la libera diffusione delle eresie fu caratterizzata dalla soppressione del Sant’Uffizio.
  Come si legge nella lettera indirizzata a Leone XIV e contenuta nella Professione di Fede Cattolica del 24 giugno 2026: «Il testo che vi sottoponiamo non è la sterile riproposizione di un gruppo di nostalgici, ma la necessaria, pacifica e risoluta espressione della nostra fede». Esprime inoltre un desiderio condiviso da tutti i sacerdoti e i fedeli legati alla Tradizione bimillenaria: «Speriamo che un giorno questo testo dottrinale possa servire da base per un dialogo franco con la Santa Sede, in un clima di pace, fraternità e carità».   Padre Alain Lorans   Articolo previamente apparso su FSSPX. News

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