Geopolitica
Violenti scontri tra forze americane e l’esercito siriano in corso a Deir ez Zor
Duri scontri tra le forze americane e le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda da un lato e l’esercito siriano e i suoi alleati dall’altro sono scoppiati nel governatorato di Deir ez-Zor, nella Siria orientale, secondo l’emittente libanese. Lo riporta Al Mayadeen citando una fonte.
«Sono in corso feroci scontri tra le forze americane e le SDF da un lato e l’esercito siriano e i suoi alleati dall’altro, e vengono utilizzate varie armi di medio calibro, artiglieria pesante e razzi», ha detto la fonte all’emittente araba.
La fonte ha aggiunto che le forze statunitensi e le unità delle SDF stanno combattendo da est dell’Eufrate, mentre l’esercito siriano e i suoi alleati sono impegnati in scontri dalle loro posizioni a ovest dell’Eufrate.
L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), una ONG con sede a Londra che dispone di un’ampia rete di informatori sul territorio, ha parlato invece di raid aerei USA che avrebbero colpito n quartier generale e un deposito di armi del governatorato di Deir ez Zor uccidendo almeno nove «miliziani siriani filo-iraniani».
Secondo la ONG londinese vi sarebbero state esplosioni anche presso il campo petrolifero di Al Omar, dove sono site le basi USA in Siria, che sono totalmente illegali e impossibili da rimuovere persino quando ci prova la politica americana. A marzo il deputato della Florida Matt Gaetz aveva tentato di far votare una risoluzione – War Powers (H.Con.Res.21) – per la rimozione delle truppe statunitensi dalla Siria, ma senza ottenere alcun effetto.
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Come riportato da Renovatio 21, le basi statunitensi nei giacimenti petroliferi di al-Omar e di gas Koniko erano state attaccate da razzi lo scorso marzo.
L’area fu martoriata dai massacri dello Stato Islamico, prima con un assedio nel 2013 e poi con la strage nel 2016, quando l’ISIS massacrò almeno trecento civili, in maggioranza donne, vecchi e bambini, decapitandone 150, e rapendo dunque altre 400 persone.
Nel 2017, dopo una lunga e cruenta battaglia contro l’ISIS, la zona fu riconquistata dall’esercito regolare siriano.
A inizio anno, pure in procinto di andare in pensione, il Capo di Stato Maggiore USA Mark Milley ha visitato le truppe americane che occupano parte della Siria.
Il presidente siriano Bashar Assad, in visita a Mosca, ha rivelato che nella base di siriana Al Tanf gli USA addestrerebbero terroristi.
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Immagine d’archivio di Simon Evans via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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