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Verso la pace in Siria e in Libano

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

In Medio Oriente cominciano a trovare applicazione gli accordi tra i presidenti Joe Biden e Vladimir Putin, conclusi in seguito alla disfatta militare occidentale in Siria. Le prossime tappe dovrebbero essere il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq e dalla Siria, l’espulsione delle forze turche dalla Siria nord-occidentale, il rientro dell’Iran nella comunità internazionale, la restituzione del Golan alla Siria e infine l’amministrazione russo-siriana del Libano.

 

 

Le conseguenze degli accordi di Ginevra − la cosiddetta Yalta II (16 giugno 2021) − sul Medio Oriente Allargato stanno per entrare in una nuova fase: il ritiro delle forze straniere che occupano porzioni della Siria. Dopo 12 anni di massacri, termina la guerra contro la Repubblica Araba Siriana.

 

La Siria passerebbe dallo status di Paese amico a quello di Paese alleato: ogni minaccia alla sicurezza della Siria sarebbe una minaccia alla Russia

Il presidente Bashar al-Assad è stato ricevuto al Cremlino. Nulla è trapelato del colloquio con l’omologo russo. Sembra tuttavia che, dopo le elezioni legislative libanesi di maggio 2022, la Russia vigilerà sul Libano, nonché sulla Siria.

 

Se Washington non manterrà gli impegni, la Siria potrebbe essere ammessa nell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (OTSC), l’alleanza militare che si raccoglie attorno alla Russia. In tal caso, il sostegno di Mosca a Damasco s’intensificherebbe notevolmente, giacché la Siria passerebbe dallo status di Paese amico a quello di Paese alleato: ogni minaccia alla sicurezza della Siria sarebbe una minaccia alla Russia.

 

 

Israele

Nelle ultime settimane i «ribelli» di Deraa, nel sud della Siria, hanno deposto le armi. Avevano già capitolato di fronte a un generale russo, ma si erano nuovamente mobilitati contro Damasco su richiesta dell’Arabia Saudita. Ora, dopo la revoca del sostegno militare israeliano, si sono arresi.

 

Si tratta di un fatto importante perché dimostra l’evoluzione del regime di Tel Aviv. Con le dimissioni di Benjamin Netanyahu, Israele si sta liberando dell’ideologia colonialista di Ze’ev Jabotinsky e tenta di diventare uno Stato come gli altri.

 

Nonostante la retorica di cui si avvale, il governo di Naftali Bennet e di Yair Lapid ha accettato di smettere di sostenere gruppi armati in Siria. Ciò non gl’impedisce tuttavia di proseguire la guerra segreta contro l’Iran nei territori libanese e siriano

 

Benché Tel Aviv acconsenta a molte concessioni, non cede sull’occupazione dell’altipiano del Golan, che le Nazioni unite considerano annesso illegalmente

In particolare, benché Tel Aviv acconsenta a molte concessioni, non cede sull’occupazione dell’altipiano del Golan, che le Nazioni unite considerano annesso illegalmente.

 

In un’intervista in arabo a Russia Today, commentando la visita del presidente Bashar al-Assad a Mosca, il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha dichiarato che la Russia intende liberare l’intera Siria dalle forze straniere insediate illegalmente: israeliane, turche e statunitensi. Si va verso una restituzione del Golan in cambio del ritiro iraniano dalla Siria.

 

La Giordania, che non si è mai direttamente impegnata contro la Siria ma ha consentito a Stati Uniti e Arabia Saudita di utilizzare il suo territorio per combattere Damasco, sembra sollevata.

 

Anticipando l’esito degli avvenimenti, i ribelli di Deraa non hanno voluto lasciare Idlib − nord della Siria − preferendo deporre le armi senza contropartita.

 

 

La Turchia

La successiva tappa dovrebbe essere il ritiro delle truppe statunitensi e turche dal nord del Paese, la resa dei mercenari kurdi, nonché la ritirata degli jihadisti ammassati a Idlib.

 

Ma qui sta il problema: la Turchia si rifiuta di andarsene perché Idlib è zona rivendicata sin dal Giuramento Nazionale del 1920 (1).

 

Ankara aveva visto nell’occupazione di questo territorio un avanzamento verso il ripristino della grandezza ottomana. Sicché il ritiro implica non soltanto una perdita territoriale ma anche il fallimento del sogno neo-ottomano.

 

Per questa ragione, nel discorso alla 76esima Assemblea Generale dell’ONU, il presidente Erdoğan ha rispolverato la minaccia del sostegno al terrorismo tataro.

 

Nel 2015 Turchia e Ucraina crearono ufficialmente la Brigata Internazionale Islamica contro l’annessione della Crimea alla Russia (2). Tre mesi dopo, l’esercito turco abbatté un Sukoi russo, provocando una grave crisi politica. L’episodio però si risolse in breve tempo: l’opzione terrorista in funzione anti-Russia fu abbandonata nel 2016 e il presidente turco si scusò per l’«incidente».

 

Scompigliando lo scacchiere, la CIA tentò di far assassinare il presidente Erdoğan. L’operazione fallì e si tramutò in un colpo di Stato improvvisato, a sua volta naufragato. Con generale sorpresa, Ankara si volse verso la Russia e firmò a spron battuto un accordo per il gasdotto Turkish Stream, un altro per l’acquisto di sistemi anti-missile S-400.

 

Oggi Ankara si trova in una posizione difficile in quanto si erge nel medesimo tempo contro Mosca e Washington

Oggi Ankara si trova in una posizione difficile in quanto si erge nel medesimo tempo contro Mosca e Washington.

 

La minaccia di riattivare il terrorismo tataro è credibile perché Erdoğan, prima di diventare presidente, fu importante protagonista delle guerre di Afghanistan e Cecenia. In Afghanistan offrì il supporto della Millî Görüş a Golbukkin Hekmatyar; successivamente, mise a disposizione dei terroristi di Doku Umarov una retro-base per il loro Emirato di Ichkeria (Cecenia).

 

È ovviamente poco probabile che la Russia ceda al ricatto turco, giacché non l’ha fatto nel 2015. Mosca non è Bruxelles, che si arrese al ricatto dei migranti elargendo 5 miliardi di dollari alla Turchia. Anche se la minaccia non dovesse risolversi in nulla, il fatto di averla pronunciata alza comunque la posta: il presidente Erdoğan non intende cedere senza una forte compensazione.

 

Il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq e dalla Siria lascerà i mercenari kurdi senza protezione, esattamente come il ritiro statunitense dall’Afghanistan ha abbandonato alla loro sorte i collaboratori locali della CIA.

La minaccia di riattivare il terrorismo tataro è credibile perché Erdoğan, prima di diventare presidente, fu importante protagonista delle guerre di Afghanistan e Cecenia.

 

Visto i crimini commessi − in particolare contro gli arabi cristiani − i mercenari kurdi cominciano a cedere al panico. Alcuni di loro sono già in trattativa con Damasco.

 

L’incontro segreto dei capi di stato-maggiore statunitense e russo, generali Mark A. Milley e Valery Gerasimov, il 21 settembre a Helsinki, ha riguardato anche la questione siriana.

 

Non si sa quali decisioni siano emerse, ma Miley, ardente sostenitore di Biden, non intende certo boicottare gli impegni assunti dal presidente.

 

 

L’Iran

L’Iran, che durante i mandati di Mahmoud Ahmadinejad s’è imposto come potenza economica e sotto la guida del generale Qassem Soleimani come potenza militare, sta per essere reintegrato nella comunità internazionale.

 

Se le trattative ufficiali sul suo status nucleare segnano il passo, in compenso si moltiplicano i contatti segreti.

 

Gli Stati Uniti hanno alla fine accettato di relativizzare le ricerche nucleari iraniane, dal momento che hanno scopi pacifici. Durante l’ultimo anno della guerra imposta dall’Iraq all’Iran di Ruhollah Khomeini, Teheran si è auto-imposta di non fabbricare la bomba atomica e di abbandonare il progetto che Stati Uniti e Francia avevano sviluppato con lo scià Reza Pahlavi.

 

L’Iran, che durante i mandati di Mahmoud Ahmadinejad s’è imposto come potenza economica e sotto la guida del generale Qassem Soleimani come potenza militare, sta per essere reintegrato nella comunità internazionale

L’Iran ha rimosso il divieto dopo l’assassinio del generale Soleimani, voluto dal presidente Donald Trump. Non ci sono indizi per ritenere che Teheran abbia ripreso il progetto di fabbricare armi nucleari.

 

Dopo che Washington e Londra hanno rivelato il Patto nucleare con l’Australia, i due Grandi non potranno più accusare l’Iran di proliferazione nucleare.

 

Gli Stati Uniti hanno anche rinunciato a fomentare la divisione del mondo mussulmano in sunniti e sciiti.

 

Contatti stabili stanno nascendo fra Arabia Saudita e Iran, fratelli trasformatisi in nemici. Ultima in ordine di tempo una riunione segreta tra i capi dei servizi segreti dei due Paesi, avvenuta il 23 settembre all’aeroporto di Bagdad.

 

Teheran dovrebbe rinunciare ad alcune azioni militari e concentrarsi sulla difesa delle comunità sciite nel mondo, inclusa l’America Latina. I Guardiani della Rivoluzione potrebbero perciò abbandonare la Siria e lasciare maggiore libertà d’azione allo Hezbollah libanese.

 

 

L’Unione Europea

Sul piano diplomatico, le ambasciate degli Stati membri dell’Unione Europea a Damasco hanno quasi tutte riaperto (non quella francese).

 

Sembra che l’Unione Europea abbia obblighi finanziari imposti da una vecchia risoluzione dell’ONU. Comunque sia, Bruxelles sovvenziona con sette miliardi di dollari la ricostruzione delle infrastrutture siriane.

 

La Commissione Europea, che continua ad avvalersi di seimila funzionari britannici a oltre un anno dalla Brexit, è stranamente rappresentata in Siria dall’ONG Oxfam, che aveva sostenuto l’organizzazione terrorista dei Caschi Bianchi.

 

In ogni caso, l’UE rimane ufficialmente sulla posizione enunciata quattro anni fa dall’ambasciatore statunitense Jeffrey Feltman, quando era all’ONU: non un soldo per la ricostruzione della Siria fintantoché il «regime» non sarà crollato (3).

 

L’UE rimane ufficialmente sulla posizione enunciata quattro anni fa dall’ambasciatore statunitense Jeffrey Feltman, quando era all’ONU: non un soldo per la ricostruzione della Siria fintantoché il «regime» non sarà crollato

Permane irrisolta la questione se il Libano debba passare o no nuovamente sotto amministrazione russo-siriana. La risposta determinerà l’impegno cinese nella regione.

 

Al momento, i tre presidenti libanesi − della repubblica, del governo e del parlamento − sono compatibili con l’amministrazione di Bashar al-Assad. Tuttavia quest’ultimo − che fu ingiustamente accusato di aver provocato l’assassinio dell’ex primo libanese Rafic Hariri e le cui truppe furono accolte con ostilità a Beirut − non sembra disponibile. Sarebbe però la soluzione più saggia.

 

L’annuncio della possibile candidatura alla presidenza del parlamento libanese del direttore della Sicurezza Generale, generale Abbas Ibrahim, è interpretato come entrata in lizza di un uomo consapevole della cultura della Grande Siria.

 

Fino agli accordi di Sykes-Picot del 1915, che hanno pianificato la creazione di Israele, Giordania, Libano, Siria e Cipro, questi cinque Stati facevano parte della medesima provincia ottomana.

 

 

La Cina

In caso di tutela siriana sul Libano in fallimento, la Cina interverrebbe per ricostruire la parte terminale dell’antica via della Seta, che nell’Antichità e nel Medioevo collegava la capitale cinese dell’epoca, Xi’an, al Mediterraneo, passando per Palmira e Damasco.

 

Beijing progetta di costruire sia una via ferroviaria sia strutture di telecomunicazioni.

 

In caso di tutela siriana sul Libano in fallimento, la Cina interverrebbe per ricostruire la parte terminale dell’antica via della Seta: Pechino progetta di costruire sia una via ferroviaria sia strutture di telecomunicazioni.

Si tratterebbe di una vittoria importante per i presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping, dal momento che un aspetto della guerra contro la Siria mirava esplicitamente a impedire questo progetto.

 

Sarebbe sorprendente che gli Stati Uniti, dopo aver imposto a Israele di annullare tutti i contratti con Beijing, consentisse alla Russia d’installare la Cina in Siria senza contropartita.

 

 

La Francia

La Francia, ex potenza coloniale di Libano e Siria, non vuole farsi estromettere. Il mese scorso il presidente Emmanuel Macron ha infatti partecipato al summit di Bagdad, sotto l’occhio vigile dei servizi segreti britannici.

 

Francia e Stati Uniti hanno svolto un ruolo centrale nella designazione di Najib Mikati come nuovo uomo forte della comunità sunnita libanese e, di conseguenza, nuovo primo ministro (l’incarico infatti è riservato a un sunnita).

 

Gli Occidentali hanno privilegiato l’uomo reputato da Forbes il più ricco del Paese, come a suo tempo fu Rafic Hariri. Per far questo hanno eliminato la famiglia Hariri, appoggiandosi all’Arabia Saudita. I beni di Saad Hariri − figlio di Rafic e anch’egli ex primo ministro − sono stati sequestrati con provvedimento giudiziario. L’operazione dovrebbe presto proseguire con la requisizione dei suoi beni in Libano.

 

Mikati, alla stregua degli Hariri, è simbolo dell’uso del Libano nel sistema economico occidentale alla guisa di Stato-pirata: non sottoscrive alcuna delle regole occidentali, ma serve per qualsiasi transazione segreta dell’Occidente, in particolare droghe e telecomunicazioni

Mikati − che certamente non è più onesto di Saad Hariri − dipende da Washington e Parigi in quanto il suo patrimonio è disseminato in Stati sotto tutela dell’Occidente. Mikati, alla stregua degli Hariri, è simbolo dell’uso del Libano nel sistema economico occidentale alla guisa di Stato-pirata: non sottoscrive alcuna delle regole occidentali, ma serve per qualsiasi transazione segreta dell’Occidente, in particolare droghe e telecomunicazioni.

 

In questo il Libano è simile a Israele, l’autoproclamato «Stato ebreo» specializzatosi nelle transazioni occulte di diamanti e armi (compresi i software). In entrambi gli Stati i profitti della classe dirigente non vanno a beneficio della popolazione.

 

L’appoggio della Francia a Mikati è vòlto a impedire che il Libano diventi una vera nazione in luogo di un aggregato di comunità. Parigi quindi farà il possibile perché il prossimo parlamento sia eletto secondo le regole inique prevalse sinora.

 

Il Libano è l’unico Paese ove nella maggior parte dei casi le cariche parlamentari passano di padre in figlio. Per assicurarsi che non siano adottate regole democratiche, la Francia intende dispiegare le proprie truppe per garantire la sicurezza dei seggi elettorali durante le elezioni del prossimo maggio.

 

Disconoscendo l’origine dei problemi, Parigi favorisce le riforme economiche rispetto a quelle politiche.

 

Disconoscendo l’origine dei problemi, Parigi favorisce le riforme economiche rispetto a quelle politiche

Il 24 settembre il presidente Macron ha ricevuto il primo ministro libanese Mikati. Appena nominato, quest’ultimo si è precipitato all’Eliseo, contravvenendo alla sacrosanta regola che vuole che un nuovo primo ministro non debba recarsi nell’ex potenza coloniale prima di aver incontrato i principali omologhi arabi.

 

Solo dopo che il panorama politico si sarà stabilizzato si potrà cominciare a sfruttare gli idrocarburi in Israele, Libano e Siria.

 

È infatti necessario delimitare i confini marittimi che gli accordi di Sykes-Picot delinearono ma non fissarono con precisione.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

Questo articolo è il seguito di:

«Perché una Yalta II?», 15 giugno 2021.
«Biden-Putin, una Yalta II piuttosto che un nuovo Berlino», 22 giugno 2021.
«L’architettura politica del nuovo Medio Oriente», 7 settembre 2021.

 

 

NOTE

1) «Serment national turc», Réseau Voltaire, 28 gennaio 1920.

2) «L’Ukraine et la Turquie créent une Brigade internationale islamique contre la Russie», par Thierry Meyssan, Télévision nationale syrienne , Réseau Voltaire, 12 agosto2015.

3) «Parameters and Principles of UN assistance in Syria», di Jeffrey D. Feltman, Voltaire Network, 15 ottobre 2017.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

La traduzione italiana del libro è disponibile in versione cartacea.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

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Geopolitica

Israele bombarda il negoziatore iraniano prima che potesse incontrare JD Vance

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Israele starebbe cercando cercando di impedire al suo stato cliente di tentare di porre fine al conflitto bombardando il negoziatore di Teheran Kamal Kharazi prima che potesse incontrare il vicepresidente JD Vance. Lo riporta il Times of India.

 

Secondo alcune fonti, Israele avrebbe condotto un attacco aereo di grande impatto che potrebbe aver interrotto i delicati canali diplomatici tra Iran e Stati Uniti. L’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi, figura chiave nei negoziati sul nucleare e influente consigliere politico, sarebbe rimasto gravemente ferito, mentre sua moglie sarebbe morta.

 

Non è ancora chiaro se Kharazi fosse il bersaglio designato o se sia rimasto vittima di danni collaterali. I media iraniani e regionali suggeriscono che questo potrebbe ulteriormente inasprire le tensioni, rappresentando un duro colpo per gli sforzi diplomatici nel contesto del conflitto in corso in Medio Oriente.

 

Due funzionari iraniani hanno affermato che Kharazi stava cercando di organizzare un incontro con il vicepresidente JD Vance.

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A marzo, tuttavia, Kharazi non ha chiesto pubblicamente la pace, affermando invece che Teheran non ha spazio per negoziati diplomatici con Washington.

 

«Non vedo più spazio per la diplomazia. Perché Donald Trump ha ingannato gli altri e non ha mantenuto le sue promesse, e lo abbiamo sperimentato in due occasioni durante i negoziati: mentre eravamo impegnati in una trattativa, ci hanno attaccato», aveva dichiarato Kharazi a marzo.

 

Le nazioni del Medio Oriente hanno cercato di favorire i colloqui di pace tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump ha parlato più volte dei negoziati in corso con un funzionario iraniano. Nonostante i tentativi diplomatici dell’amministrazione Trump, Iran e Israele hanno cercato di prolungare la guerra.

 

L’Iran ha rifiutato un primo cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti il 5 marzo, e successivamente ne ha rifiutato un altro nel corso dello stesso mese, definendolo «unilaterale». Israele ha annunciato che la sua guerra contro l’Iran continuerà senza limiti di tempo.

 

Dopo aver aiutato Israele a fomentare il conflitto, Trump sembrava non essere interessato a continuare la lotta.

 

«Abbiamo vinto! Abbiamo vinto! Era già tutto finito nella prima ora», aveva detto Trump durante un comizio politico l’11 marzo.

 

Mentre Teheran ha nuovamente respinto mercoledì l’idea di negoziare la pace con Washington, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha elogiato la continuazione dello sforzo bellico di Trump.

 

Israele ha una storia di uccisioni di individui coinvolti in colloqui di pace. Nel settembre 2025 lo Stato Ebraico ha ucciso negoziatori di Hamas in Qatar prima che i funzionari statunitensi potessero incontrarli.

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Geopolitica

Lavrov dipinge un quadro devastante della situazione mondiale odierna

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Intervenendo a una riunione del Consiglio russo per gli affari internazionali, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha offerto un quadro molto preoccupante della situazione mondiale odierna. Ha sottolineato l’esistenza di «nuovi fenomeni della vita internazionale come la frammentazione dello spazio economico globale, la crisi delle strutture create per gestirlo, le guerre ibride, l’introduzione di tecnologie fino ad allora inimmaginabili in ambito militare e la sfida diretta alla diplomazia come metodo per regolare le relazioni tra gli Stati sulla base del diritto internazionale e delle norme diplomatiche».   «Possiamo affermare che ci troviamo nel mezzo di una ristrutturazione dell’ordine globale, che porterà, ci auguriamo, alla formazione di un mondo multipolare stabile e giusto, ma per ora questa ristrutturazione sembra più un “collasso”, in ogni senso del termine. La lotta per la leadership in questo nuovo mondo è estremamente seria. È una lotta per la vita o la morte. Ne siamo testimoni quasi quotidianamente», ha affermato il ministro russo.   «I fattori di contenimento che per decenni hanno garantito una relativa stabilità si stanno affievolendo. In parole povere, alcuni Paesi hanno “perso la bussola” e proclamano apertamente i loro “diritti” su determinati territori, senza preoccuparsi di fornire alcuna base giuridica per i loro piani», ha avvertito l’alto diplomatico di Mosca.

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Lavrov ha paragonato le dichiarazioni del Segretario di Stato americano Rubio, che si è lamentato della chiusura dello Stretto di Ormuzzo come violazione del diritto internazionale, con l’affermazione del Presidente Trump secondo cui non gli interessava il diritto internazionale.   «Alcuni aspetti della vita internazionale rimandano a un passato remoto», ha detto. «Membri delle più alte cariche militari e politiche di alcuni Paesi vengono rapiti o uccisi senza un giusto processo. Lo sapete bene. Interi quartieri, insieme ai loro abitanti, vengono distrutti con una crudeltà degna dell’Antico Testamento, così come cliniche e scuole pediatriche dove duecento bambine trovano improvvisamente la morte».   «In queste situazioni, a nessuno tranne a noi e ai nostri alleati importa del diritto internazionale», ha concluso. «In effetti, si sta delineando una situazione in cui l’Occidente, con le sue folli ambizioni egemoniche, si è trovato in una situazione di stallo con il desiderio della maggioranza globale di superare le sfide esistenti sulla base dell’uguaglianza e della giustizia, ovvero dei principi della Carta delle Nazioni Unite concordati dopo la Seconda Guerra Mondiale: l’uguaglianza sovrana degli Stati, la non ingerenza negli affari interni e il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, che deve essere riconosciuto da tutti i governi legittimi. È necessario ritornare a questi principi, o almeno restituire loro il ruolo di bussola morale, se vogliamo, ma non sarà facile».   «Ciò a cui stiamo assistendo mostra segni di un’escalation verso un conflitto di portata sempre maggiore, che alcuni studiosi hanno già definito una nuova guerra mondiale» ha continuato il Lavrov. «In sostanza, non solo Russia, Cina e altri Stati BRICS, ma anche tutti i centri di potere e sviluppo più o meno indipendenti stanno diventando bersaglio di un’opposizione aggressiva da parte di coloro che sono abituati a vivere a spese altrui e a percepirsi come egemoni».   Lavrov ha poi condannato le azioni in Iran e ha respinto l’idea che l’Iran stesse preparando un attacco contro Israele, gli Stati Uniti o qualsiasi altro Paese, ipotesi che è stata usata come pretesto per l’attuale guerra tra Stati Uniti e Israele.

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Trump: la guerra contro l’Iran è un investimento nel futuro dei bambini

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito la guerra all’Iran un investimento nel futuro dei bambini americani, nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio del conflitto, un mese fa.

 

Nel suo discorso di mercoledì, Trump ha affermato che Washington non ha mai cercato un cambio di regime a Teheran, poiché i suoi obiettivi sono la distruzione della marina e dell’aviazione iraniana e l’impedimento al programma nucleare iraniano. «Questi obiettivi strategici fondamentali sono quasi raggiunti», ha insistito.

 

Durante i 32 giorni di combattimenti trascorsi dall’attacco lanciato da Stati Uniti e Israele, l’Iran «è stato annientato e in sostanza non rappresenta più una minaccia… Questo è un vero investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti», ha affermato Trump.

 

I combattimenti continueranno «nelle prossime due o tre settimane» fino al «pieno raggiungimento degli obiettivi statunitensi», ha aggiunto.

 

Trump ha nuovamente avvertito le autorità di Teheran che «se non si raggiungerà un accordo, colpiremo duramente e probabilmente simultaneamente ciascuna delle loro centrali elettriche».

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Secondo il presidente, al termine del conflitto, gli Stati Uniti «saranno più sicuri, più forti, più prosperi e più grandi di quanto non lo siano mai stati prima».

 

Il senatore repubblicano Ted Cruz, noto per le sue posizioni sioniste (e per essere figlio di un attivista cubano che era nel network dell’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, Lee Harvey Oswald) ha applaudito al discorso di Trump, affermando che il presidente aveva «esattamente ragione stasera». «L’operazione militare statunitense «è un investimento nel futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Siamo sul punto di porre fine al ricatto nucleare dell’Iran: questo rende l’America molto, molto più sicura», ha scritto su X.

 


Teheran ha sempre insistito sul fatto che il suo programma nucleare sia puramente pacifico e non finalizzato all’ottenimento di un’arma. All’inizio di questa settimana, l’alto funzionario parlamentare iraniano Alaeddin Borujerdi ha dichiarato che il parlamento del paese sta valutando la possibilità di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare, sostenendo che la partecipazione all’accordo del 1968 è diventata inutile dopo l’attacco israelo-americano.

 

L’Iran ha continuato a colpire Israele e le installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico, rifiutando al contempo qualsiasi dialogo con Washington. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito mercoledì che la guerra continuerà finché «l’aggressore» non sarà punito e Teheran non riceverà un risarcimento completo.

 

Con lo Stretto di Ormuzzo di fatto chiuso a causa dei combattimenti, il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone questa settimana, mentre l’indice di gradimento di Trump è sceso sotto il 40%.

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