Vaccino e RSA: minacce di licenziamento da parte del sindaco per i dipendenti che rifiutano l’iniezione

 

 

Nella Casa Protetta per anziani «Camilla Spighi», un’istituto con una quarantina di posti letto del Comune di Bagno di Romagna rivolto prevalentemente ad anziani non autosufficienti, venti dipendenti su trentotto totali hanno espresso la volontà di non sottoporsi al vaccino anti-COVID della Pfizer/BioNTech.

 

Se entro l’11 gennaio queste persone non avranno cambiato idea e la situazione dovesse diventare insostenibile «non si esclude il licenziamento»

Ricordiamo, infatti, che sulla somministrazione di questo farmaco vige ancora – almeno in teoria e non sappiamo per quanto ancora — la possibilità di scegliere se sottoporsi o meno al trattamento sanitario. I primi chiamati a prendere una decisione sono stati, come presumibile, gli operatori sanitari unitamente agli ospiti delle residenze per anziani, sia in strutture pubbliche e che in quelle private. 

 

Questa Casa Protetta che dipende dal Comune è balzata agli onori della cronaca dopo che il sindaco di Bagno di Romagna, Marco Baccini, ha esternato il proprio dissenso rispetto alla scelta degli operatori che hanno scelto di non sottoporsi alla vaccinazione, lanciando una sorta di aut aut: se entro l’11 gennaio queste persone non avranno cambiato idea e la situazione dovesse diventare insostenibile «non si esclude il licenziamento», afferma il sindaco.

 

Su queste affermazioni sono intervenuti i vari sindacati dei lavoratori per richiamare il primo cittadino alla ponderatezza, ricordando lui che  la vaccinazione è facoltativa e meno che mai obbligatoria per legge. 

La direzione generale che si vuole prendere, con o senza una legge, è questa: rendere il vaccino anti-COVID moralmente e socialmente obbligatorio. Pena le minacce, come in questo caso, di perdere il posto di lavoro

 

Ciò che però ci pare urgente far notare è che la direzione generale che si vuole prendere, con o senza una legge, è questa: rendere il vaccino anti-COVID moralmente e socialmente obbligatorio. Pena le minacce, come in questo caso, di perdere il posto di lavoro. 

 

O, ancor peggio, si voglia fare forzosamente leva su un senso di responsabilità indotto, come se iniettarsi un vaccino privo di alcun criterio certo sulla sicurezza sull’efficacia fosse una «responsabilità civile e sociale», termini oggi più che mai in voga specie fra autorità politiche e sanitarie.

 

Per creare il precedente ed anticipare di fatto una legge nella pratica basta pochissimo, ed a sostegno di ciò si e già fatto avanti il Professor Pietro Ichino, giuslavorista, che in una recente intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che «la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui»: in poche parole si dà per scontato che la mancata vaccinazione contro il COVID-19 possa mettere a repentaglio la salute altrui — punto, questo, in base al quale secondo Ichino può essere previsto il licenziamento del lavoratore dipendente che rifiuta la vaccinazione facoltativa. 

 

Siamo solo all’inizio di una grande ed articolata persecuzione che avrà da venire, tutto in nome ed a maggior gloria del nuovo dio e della nuova religione: il dio Vaccino e la religione psico-sanitaria mondiale

Siamo solo all’inizio di una grande ed articolata persecuzione che in arrivo, tutto in nome ed a maggior gloria del nuovo dio e della nuova religione: il dio Vaccino e la religione psico-sanitaria mondiale.

 

 

Cristiano Lugli