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Vaccini da feti abortiti: ancora una considerazione

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Il dibattito sui vaccini è divenuto, come volasi dimostrare, un muro contro muro che nulla ha di buono.

 

La storia insegna infatti che laddove si è passati all’obbligo si è ottenuto l’effetto opposto, e questo rischia di essere il risultato finale del c.d. Decreto Lorenzin.

 

Tutto di un fiato si è voluta proporre una legge coercitiva, senza nemmeno lasciare lo spazio ai genitori per rendersi conto di cosa si trattasse; senza insomma organizzare un vero dibattito, men che meno un confronto scientifico.
Nonostante la circolare del Ministero della Salute parlasse di dimostrazioni scientifiche et simila, ciò non è affatto avvenuto dimostrandolo, con le diverse radiazioni avvenute all’interno dell’ordine dei medici a danno di quei dottori i quali, pur anche pacatamente, cercavano di alimentare un dibattito che portasse a riflettere sui rischi della vaccinazioni indistinta e di massa, e dunque non dell’efficacia del vaccino in sé.

 

Tuttavia non è l’argomento scientifico che a noi interessa. Questo non perché la scienza non sia fondamentale, anzi, ma perché non è la sede e nemmeno chi scrive ha le competenze per poterne trattare.

 

Va analizzata piuttosto la dimensione etica e morale della cosa, cercando di comprendere se di interesse della salute collettiva si tratta – interesse che viene dichiarato dal Ministero – o altro.
Da credenti, da persone che ritengono la Vita qualcosa di inviolabile, da difendere con “il coltello fra i denti” insieme al nucleo della famiglia, naturale perché riflesso di un disegno sovrannaturale, ci siamo mai domandati se il sistema sanitario vuole veramente o coerentemente il nostro bene?

 

Per rispondere a questo quesito non si può d’altronde fare finta che il suddetto sistema non sia lo stesso a favorire, divulgare ed incentivare pratiche aberranti quali l’aborto, la fecondazione in vitro, l’eutanasia, la riproduzione genetica e via di scorrendo… La distinzione, o se vogliamo separazione, da ciò che bene da ciò che è male risulta molto pericolosa, poiché impedisce di farci intendere il vizio di forma con cui partono le intenzioni: un sistema sanitario che propone l’aborto come vanto scientifico e sociale, è viziato fin dalle prime radici. Da tale evidenza possiamo perciò evincere la velenosità con cui tutte le altre intenzioni proposte, nessuna esclusa, partano sin dal primo loro lancio.

 

Al fine di comprendere il problema è necessario anzitutto capire quali siano tre delle linee cellulari contenute nei vaccini ad oggi conosciute: il primo è della linea WI-38 (Istituto di Winstar 38), contenente fibroblasti diploidi di polmone umano, provenienti da un feto femmina che è stato abortito perché “la famiglia aveva troppi bambini” (G. al di et di Sven., 1969). Fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 (L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969). WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia (S.A. Al di et di Plotkin 1965).

 

La seconda linea di cellula umana è MRC-5 (Consiglio di Ricerca Medico 5) umano, polmone, embrionale), con fibroblasti di polmone umano che provengono da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche” da una donna di 27 anni nel Regno Unito. MRC-5 è stato preparato e sviluppato da J.P. Jacobs nel 1966 (J.P. Al di et di Jacobs 1970).

 

La terza linea, molto più recente, si chiama WALVAX 2 ed è derivata dal tessuto polmonare di un feto di sesso femminile, di età gestazionale di circa tre mesi scelto tra 9 campioni di feti abortiti. Secondo uno dei primi studi pubblicati nel 2008 circa, gli scienziati hanno notato che le cellule WALVAX 2 si replicano più rapidamente rispetto alle linee cellulari già esistenti.
Gli stessi autori dello studio hanno effettivamente interrotto la gravidanza in nove donne cinesi, facendo peraltro una ricerca accurata dei genitori fino a quando non hanno trovato quello giusto. Le donne sono state costrette effettuare un parto abbondantemente prematuro, con la tecnica chiamata“water bagging” (versione rapida del parto in acqua) che rende certa la nascita di feti vivi, i cui organi intatti sono stati immediatamente inviati ai laboratori per prelevarne le cellule.

 

Negli studi resi noti da CDC, (Centers for Disease Control) e da NCBI il National Center for Biotechnology Information(Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche degli Stati Uniti), si parla tranquillamente di queste linee cellulari e dei metodi utilizzati per ottenere particolarmente WALVAX 2, ovvero la più recente e la più produttiva:

 

Abbiamo sviluppato un nuovo ceppo di cellule diploidi umane, Walvax-2, che abbiamo derivato dal tessuto polmonare di un feto di 3 mesi (…) Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato su criteri di inclusione accuratamente specificati (vedi sezione Metodi). Il ceppo di Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri e si è rivelata la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Quindi è stato usato per creare un ceppo di cellule diploidi umane. Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile a WI-38 e MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femminile di 3 mesi”.

 

“che molti vaccini siano stati prodotti e vengano ancora oggi prodotti con linee cellulari ricavate da feti morti per procurato aborto, è nozione comune nonostante qualcuno, abilmente, tenti di smarcarsi o far finta che questa malefica cooperazione non esista”

 

Insomma, che molti vaccini siano stati prodotti e vengano ancora oggi prodotti con linee cellulari ricavate da feti morti per procurato aborto, è nozione comune nonostante qualcuno, abilmente, tenti di smarcarsi o far finta che questa malefica cooperazione non esista. Così come certamente esisterà in diversi altri farmaci.

 

I ricercatori Montanari e Gatti, di recente, rilasciando un’intervista  hanno reso noti alcuni dati interessanti. Vediamo qualche stralcio di dichiarazione rilasciata da uno dei due scienziati: «Per alcuni vaccini si usano tessuti di feti abortiti volontariamente. (…) Questo – dice Montanari – perché i vaccini hanno bisogno di un terreno particolare per essere prodotti e alcuni vengono benissimo se si tratta di tessuti fetali umani». Non solo questo ci ricorda il Professore, ma anche che «il feto deve forzatamente essere in ottime condizioni». E ancora: “I feti sono abortiti volontariamente a scopo di vendita. Esistono le fatture di acquisto recentissime di questi feti divisi in parti anatomiche e i documenti sono nelle mani di FBI e Congresso USA».

 

Oltre a queste importanti informazioni, non forniteci da un chicchessia qualunque, possiamo far fronte ad un’altra riflessione essenzialmente collegata allo scandalo della Planned Parenthood, già ampiamente trattata su queste pagine. Questa fabbrica di aborti – che ne produce circa 330.000 all’anno  – si è vista travolta dalle notizie trapelate dall’interno che con tanto di video documentavano le diaboliche operazioni premeditate davanti a gustosi calici di vino. Pensando all’uso “scientifico” o sperimentale dei tessuti fetali abortiti, a volte cercando di farli nascere a cuor battente per conservare meglio gli organi, poi suddivisi e rivenduti a 325 dollari l’uno ( più le spese di trasporto con speciali congelatori ), non possiamo fare a meno di unire i puntini che del resto mostrano già lo squallido disegno a monte: oltre agli esperimenti, le molte aziende coinvolte in questo smercio collaborano attivamente con le case farmaceutiche. Le case farmaceutiche, a loro volta, producono vaccini. E nei vaccini, guarda caso, sono presenti linee cellulari di feti abortiti.

 

 

La domanda si pone per ogni persona credente, e tutto sommato anche per ebrei e musulmani, visto che all’interno di molti vaccini sono  presenti cellule di maiale. Così come per i vegani o i vegetariani – oltre a quelle di maiali sono presenti anche cellule di pollo e scimmia.

Per un cristiano, è dunque lecito far vaccinare il proprio figlio tenuto conto dei fatti or ora elencati?

Queste situazioni, laddove si decide di prendere una posizione che vada a collaborare con un atto malvagio, viene definita in teologia morale come “cooperazione al male”. A parlare di questo fatto fu anche la Pontificia Accademia per la Vita in un documento emesso nel 2005. Questa cooperazione al male si distingue fondamentalmente fra “cooperazione al male formale” e “cooperazione al male materiale”. Per scendere nei dettagli teologici bisognerebbe disporre di spazio e tempo che ora non abbiamo. Ad ogni modo, poi, la questione nella coscienza di un credente deve risolversi con brevi ma importanti considerazioni. Nel caso dei vaccini, lo ripetiamo, è lecita o no questa evidente cooperazione al male?
Il documento della PAV parlava di un’unica possibilità in cui questa cooperazione sarebbe stata tollerabile:

«Per quanto riguarda le malattie contro le quali non ci sono ancora vaccini alternativi, disponibili, eticamente accettabili, è doveroso astenersi dall’usare questi vaccini solo se ciò può essere fatto senza far correre dei rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale.

Ma se questi fossero esposti a pericoli di salute notevoli, possono essere usati provvisoriamente anche i vaccini con problemi morali. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione materiale passiva non obbliga se c’è grave incomodo. In più, ci troviamo, in tale caso, una ragione proporzionata per accettare l’uso di questi vaccini in presenza del pericolo di favorire la diffusione dell’agente patologico, a causa dell’assenza di vaccinazione dei bambini».

Abbiamo la certezza che oggi esistano vaccini non fabbricati con queste linee cellulari ricavate da tessuti di bambini uccisi volontariamente e magari con il premeditato ed indegno utilitarismo di qualche medico o scienziato (come probabilmente accaduto con la recente linea WALVAX 2, in Cina, dove l’aborto è un dovere obbligatorio) che persuadeva la donna ad abortire un feto sano per ricavarne esperimenti su esperimenti da offirire come sacrificio umano alle potenze farmaceutiche? No, questa certezza non l’abbiamo e probabilmente non la avremo mai.

Invece, nonostante ci abbiano abituati ad un insano terrorismo mediatico che non porta a nulla di buono, se non ad uno scontro fra le due parti, sappiamo che ad oggi non vi è nessuna epidemia in grado di allarme o mettere in pericolo il singolo o la collettività.

Fatte queste doverose considerazioni, la domanda risuona più forte che mai: chi di noi ha il coraggio di essere cooperatore? Chi di noi può dormire tranquillo o non farsi scrupoli sapendo che al proprio figlio sarà inoculato un vaccino avente al suo interno parti di un bambino che non ha mai visto la luce del sole?

Sono semplici domande, che penso meritino quantomeno un accurato approfondimento e un discernimento non sminuito ai minimi termini.
Perché la morale torni a trionfare, è necessario che alla morale si pensi con giudizio etico e razionale.

 

Cristiano Lugli

 

Fonte: Notizie ProVita

 


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Un membro del CdA di Pfizer ha respinto gli studi sul vaccino anti-COVID durante un briefing della CIA del 2020

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Durante un briefing con la CIA nel maggio 2020, il dottor Scott Gottlieb, membro del consiglio di amministrazione di Pfizer ed ex commissario della FDA, ha respinto due studi che suggerivano che le infezioni da COVID-19 fossero molto più diffuse e potenzialmente meno letali di quanto indicato dai dati ufficiali, secondo quanto emerge da un memorandum dell’agenzia recentemente pubblicato. Gottlieb, che ha tratto profitto dalla sua posizione nel consiglio di amministrazione, ha ricoperto la carica di commissario della FDA dall’11 maggio 2017 al 5 aprile 2019. È entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Pfizer nel giugno del 2019.

 

Durante un briefing con la CIA nel maggio 2020, il dottor Scott Gottlieb, membro del consiglio di amministrazione di Pfizer ed ex commissario della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, ha respinto due studi che suggerivano che le infezioni da COVID-19 fossero molto più diffuse e potenzialmente meno letali di quanto indicato dai dati ufficiali sui casi, secondo quanto emerge da un memorandum dell’agenzia recentemente pubblicato.

 

Gottlie , che ha tratto profitto dalla sua posizione nel consiglio di amministrazione, ha ricoperto la carica di commissario della FDA dall’11 maggio 2017 al 5 aprile 2019. È entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Pfizer nel giugno del 2019.

 

Il briefing della CIA del 7 maggio 2020 si è svolto appena due giorni dopo che Pfizer aveva annunciato l’avvio di una sperimentazione clinica negli Stati Uniti per quattro potenziali vaccini contro il COVID-19.

 

Secondo il riassunto esecutivo della CIA, Gottlieb ha ignorato gli studi di sieroprevalenza che hanno analizzato campioni di sangue per determinare quale percentuale di persone residenti in due contee della California, Santa Clara e Los Angeles , avesse già anticorpi contro il COVID-19. Entrambi gli studi hanno riscontrato un numero di infezioni sostanzialmente superiore a quello indicato dai dati ufficiali dei test.

 

«Riguardo all’immunità di gregge, il dottor Gottlieb sminuisce i due principali studi condotti nelle contee di Los Angeles e Santa Clara, che mostrano un’elevata sieroprevalenza», afferma il riassunto della CIA.

 

Il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky) ha richiesto il documento tramite mandato di comparizione nell’ambito della sua indagine sul COVID-19 e sull’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), Anthony Fauci.

 

Gottlieb ha ammesso di aver partecipato al briefing, ma ha dichiarato al Daily Caller che i funzionari della CIA erano a conoscenza del suo incarico presso Pfizer.

 

«Durante il mio primo mandato, alcuni funzionari politici mi chiesero di partecipare a un briefing», ha dichiarato Gottlieb. «Erano i primi giorni della pandemia di COVID, quando si stavano raccogliendo diverse prospettive».

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Alcuni studi hanno messo in discussione le prime ipotesi sul COVID

Gli studi condotti in California sono stati tra i primi tentativi di determinare quante persone fossero state effettivamente infettate dal SARS-CoV-2, anziché basarsi esclusivamente sui casi confermati.

 

Lo studio di Santa Clara, a cui hanno partecipato anche ricercatori di Stanford come Jay Bhattacharya, MD, Ph.D. , ha stimato che circa 53.000 persone fossero state infettate nella contea entro la fine di marzo 2020, rispetto ai circa 1.200 casi confermati in quel momento. I ricercatori hanno stimato un tasso di mortalità per infezione dello 0,17%.

 

Uno studio separato condotto nella contea di Los Angeles ha stimato che il 4,65% degli adulti presentava anticorpi contro il SARS-CoV-2 tra il 10 e l’11 aprile 2020, indicando che le infezioni erano sostanzialmente più diffuse di quanto suggerissero i numeri dei casi confermati.

 

Se il virus avesse infettato molte più persone di quanto indicato dai dati ufficiali sui casi, il tasso di mortalità per infezione sarebbe inferiore ai tassi di mortalità per caso che hanno dominato il dibattito pubblico durante i primi mesi della pandemia.

 

Il promemoria della CIA afferma che Gottlieb concordava sul fatto che i contagi fossero sottostimati, ma respingeva l’entità del problema suggerita dagli studi californiani.

 

Secondo il promemoria, egli stimava la sieroprevalenza nazionale tra il 20% e il 25%. Affermava che tale livello era insufficiente per stabilire l’immunità di gregge.

 

Il promemoria è un riassunto dell’agenzia del briefing di Gottlieb, piuttosto che una trascrizione parola per parola, il che significa che potrebbe non riportare con precisione le sue parole.

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«L’immagine» che ha fatto apparire i vaccini necessari

I critici della gestione della pandemia ritengono che l’incontro abbia rappresentato il modo in cui i leader hanno cercato di «vendere» i vaccini contro il COVID-19 al pubblico.

 

La giornalista investigativa Sonia Elijah , che ha esaminato il materiale della CIA, ha affermato che l’importanza del briefing risiede nella combinazione dei partecipanti, della tempistica e dell’argomento trattato.

 

Elijah ha dichiarato a The Defender che il briefing della CIA «rientrava nello schema» da lei documentato, ovvero «considerare il pubblico ancora pienamente vulnerabile, usare i casi confermati come misura del rischio e lasciare campo libero per un nuovo prodotto».

 

Non è stato l’incontro in sé a incrementare la capacità produttiva di Pfizer o a produrre direttamente un particolare risultato politico , ha affermato Elijah. Tuttavia, le implicazioni dell’incontro hanno suggerito un modo per promuovere la necessità dei vaccini.

 

«Non direi che questo incontro abbia costruito le fabbriche», ha affermato. «Direi piuttosto che l’immagine che ha difeso ha fatto apparire assolutamente necessaria un prodotto destinato all’intera popolazione».

 

Le prove non dimostrano che i commenti di Gottlieb abbiano indotto gli Stati Uniti a intraprendere una campagna di vaccinazione di massa.

 

Tuttavia, rivela che un dirigente con legami finanziari con Pfizer stava fornendo consulenza alla CIA sulla pandemia, sulle tecnologie vaccinali e sulle nuove evidenze relative all’immunità di popolazione proprio nel momento in cui Pfizer stava avviando le sperimentazioni sui vaccini negli Stati Uniti.

 

L’avvocato Robert Barnes ha affermato che le conseguenze di questa e di altre decisioni simili hanno plasmato la risposta al COVID-19 e le sue fasi successive.

 

«L’alleanza tra la comunità dell’Intelligence e le grandi aziende farmaceutiche ha portato ai lockdown e alle menzogne ​​sul COVID che hanno terrorizzato il mondo», ha dichiarato Barnes a The Defender.

 

Il dottor Helmut Sterz, ex tossicologo della Pfizer e autore di The Vaccine Mafia, ha affermato che la strategia di nascondere le informazioni sul COVID-19 era guidata dal desiderio di seminare il panico tra il pubblico americano.

 

«La paura era il fondamento della loro strategia», ha dichiarato Sterz a The Defender. «Una malattia simile all’influenza non avrebbe permesso loro di costruire un modello di business solido».

 

La CIA, la FDA, la Pfizer e la Gottlieb non hanno risposto alle richieste di commento.

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«Questa sarà sicuramente una mossa redditizia per te»

Il rapporto finanziario di Gottlieb con Pfizer risale a prima della pandemia di COVID-19. Pfizer ha eletto l’ex commissario della FDA nel suo consiglio di amministrazione il 27 giugno 2019. I documenti depositati dalla società presso la SEC nel 2020 mostrano che Gottlieb ha ricevuto 72.438 dollari in contanti e 159.183 dollari in azioni Pfizer durante il suo primo anno parziale nel consiglio di amministrazione. All’inizio del 2020, possedeva 3.737 azioni Pfizer.

 

All’epoca, la nomina di Gottlieb al consiglio di amministrazione di Pfizer suscitò polemiche. La senatrice Elizabeth Warren (democratica del Massachusetts) criticò la nomina, chiedendo le dimissioni di Gottlieb e sottolineando la necessità di vietare alle aziende farmaceutiche come Pfizer di assumere o retribuire alti funzionari governativi per almeno quattro anni, al fine di prevenire «indebite influenze».

 

In una dichiarazione del 2 luglio 2019, Warren ha sostenuto che la posizione di Gottlieb presso Pfizer avrebbe potuto creare conflitti di interesse in seguito al suo mandato come commissario della FDA.

 

Warren ha fatto riferimento alla remunerazione dei membri del consiglio di amministrazione di Pfizer, sottolineando che i consiglieri ricevono compensi in denaro e azioni Pfizer. Ha descritto l’ingresso di Gottlieb nel consiglio di amministrazione come un passo avanti che solleva questioni etiche relative al «passaparola di influenze».

 

«Questa sarà sicuramente una mossa redditizia per te», scrisse Warren in una lettera a Gottlieb, esortandolo a dimettersi dal consiglio di amministrazione di Pfizer.

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«Il governo ha nascosto i rischi noti per sostenere la narrativa sul COVID»

Il promemoria della riunione della CIA era solo uno dei tanti che collegavano le aziende farmaceutiche ai funzionari governativi che avevano il potere di influenzare gli annunci pubblici relativi al COVID-19.

 

Il dottor Chris Flowers ha dichiarato a The Defender che la «discrepanza nella comunicazione era ancora più profonda» rispetto alla FDA, e gli ultimi documenti non hanno fatto altro che «confermare ciò che molti sospettavano: il governo ha nascosto rischi noti per sostenere la narrativa del COVID».

 

«Le dichiarazioni private del dottor Anthony Fauci su mascherine, distanziamento sociale e origini del virus contraddicevano le sue affermazioni pubbliche», ha detto Flowers.

 

Documenti ottenuti dal Daily Caller mostrano che il NIAID di Fauci ha firmato un accordo con il Centro di Tecnologia Biologica della CIA per condurre ricerche di «microbiologia forense» relative al bioterrorismo, con la CIA che finanzia e aiuta a ottenere campioni, mantenendo al contempo il controllo sulla condivisione dei dati.

 

Flowers ha affermato che Fauci e la FDA hanno anche nascosto informazioni sui rischi di aborto spontaneo e complicazioni in gravidanza, nonché sui rischi di miocardite causati dai vaccini contro il COVID-19. Ciò ha comportato una mancanza di test di sicurezza per la terapia genica a mRNA e la dipendenza della FDA dalle analisi farmaceutiche, che non indicavano «alcun nuovo segnale di sicurezza grave».

 

«La piena trasparenza non è negoziabile», ha affermato Flowers. «La luce del sole deve raggiungere ogni angolo prima che quest’epoca venga dimenticata. Fate le vostre ricerche. Mettete in discussione le dichiarazioni ufficiali. La fiducia, se mai tornerà, impiegherà anni a essere ricostruita».

 

Henrick Karoliszyn, DSW

 

© 9 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Salute

«Non è la solita storia di coaguli»: gli scienziati chiedono di indagare sugli strani coaguli di sangue bianchi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare strutture insolite nei vasi sanguigni, spingendo un piccolo gruppo di scienziati a indagare. Il dottor John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati. Entrambi hanno affermato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la natura di queste strutture e il motivo per cui così pochi patologi le studiano. «Non vorrei che, col tempo, questo venisse considerato qualcosa di normale», ha dichiarato il dottor Daniel Santiago, farmacologo della Florida.   Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare qualcosa che, a loro dire, non avevano mai visto prima: lunghe strutture bianche ed elastiche all’interno dei vasi sanguigni.   Le segnalazioni sono emerse poco dopo l’inizio della campagna di vaccinazione contro il COVID-19. Da allora, sono stati segnalati coaguli simili in pazienti viventi e nei tubi di drenaggio di pazienti in cure palliative, il che ha spinto un piccolo gruppo di scienziati a indagare sulla loro natura, sulla loro formazione e sulla loro frequenza.   Il commentatore medico Dr. John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati: il Dr. Daniel Santiago, farmacologo della Florida, e Greg Harrison, chimico organico australiano.   «Questa non è la solita storia di un coagulo di sangue», ha detto Santiago.   Ecco i punti salienti emersi dalle loro interviste.

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In che modo questi coaguli si differenziano dai normali coaguli di sangue?

Le strutture bianche sono lunghe, pallide ed elastiche.   Sono stati definiti «calchi fibrosi» perché sono difficili da rompere e alcuni conservano la forma dei vasi sanguigni nel punto in cui si sono formati.   Harrison ha affermato che i coaguli possono essere allungati e persino sostenere il peso delle pinze. Li ha descritti come più simili a plastiche o gomme prodotte artificialmente «dal corpo stesso» che a normali coaguli di sangue.   Queste strutture resistono anche ai normali meccanismi dell’organismo per la disgregazione dei coaguli di sangue.   «Non ha nulla a che vedere con i normali coaguli di sangue, né prima né dopo la morte», ha affermato Campbell. «È una cosa completamente diversa».

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Di cosa sono fatti i coaguli?

Gli scienziati hanno trovato centinaia di proteine ​​diverse nelle strutture, tra cui grandi quantità di fibrinogeno, una proteina coinvolta nella normale coagulazione del sangue.   Hanno inoltre trovato prove del fatto che alcune delle proteine ​​presentano una forma insolita e ripiegata in modo errato, che hanno descritto come «simile all’amiloide».   L’amiloide è un tipo di accumulo anomalo di proteine ​​associato a diverse malattie, tra cui l’Alzheimer. Tuttavia, Harrison ha sottolineato che i ricercatori non affermano di aver dimostrato in modo definitivo che le strutture contengano amiloide.   «Stiamo procedendo con molta cautela. E il referto afferma esplicitamente che si tratta di una sostanza simile all’amiloide», ha detto.   I ricercatori hanno affermato che questa distinzione è cruciale perché descrivono l’aspetto delle proteine, non stabiliscono esattamente cosa siano o quale ruolo svolgano.   Santiago ha affermato che le alterazioni anomale delle proteine ​​possono avere importanti conseguenze, poiché le proteine ​​svolgono molte delle funzioni essenziali dell’organismo.   «Queste proteine ​​sono i pilastri del corpo e, se qualcosa va storto, ecco che si manifesta una patologia», ha affermato.   I ricercatori hanno anche affermato che queste strutture sembrano formarsi molto più rapidamente rispetto all’accumulo di amiloide tipicamente associato a malattie come l’Alzheimer. Harrison ha definito questo uno degli aspetti più preoccupanti dei risultati.   «Questa è la parte spaventosa… ci vogliono anni perché si accumuli nel cervello una quantità di placca tale da manifestarsi come Alzheimer», ha affermato. Ma i coaguli bianchi «si presentano in quantità».

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Quanto possono diventare grandi?

Alcune di queste strutture sono straordinariamente grandi. Campbell ha descritto dei calchi che, a suo dire, erano abbastanza grandi da ostruire completamente l’aorta, l’arteria più grande del corpo.   «E se si blocca completamente l’aorta, le gambe diventano nere piuttosto in fretta. Quindi ho pensato che si formassero dopo la morte», ha detto.   Harrison ha offerto una spiegazione diversa. Ha affermato che le strutture potrebbero iniziare come coaguli o depositi molto più piccoli che si attaccano alle aree danneggiate dei vasi sanguigni e crescere gradualmente. «Alla fine, una volta raggiunte certe dimensioni, ostruiranno completamente il vaso sanguigno, ma potrebbero volerci anni prima che ciò accada», ha affermato.   I ricercatori non sanno ancora con quale rapidità crescano queste strutture, perché alcune crescano e altre no, o cosa determini il luogo in cui si formano. Campbell ha inoltre sollevato un’altra possibilità: che molte persone possano sviluppare microcoaguli più piccoli che non si sono ingranditi fino a formare le grandi strutture osservate dagli imbalsamatori.   «Questa è la parte spaventosa, ed è per questo che la questione deve essere indagata», ha detto Harrison.  

Sono nuovi?

I ricercatori hanno trovato almeno un precedente storico per insoliti coaguli bianchi ed elastici.   Harrison ha individuato, tra il 1988 e il 1992, segnalazioni che descrivevano la «sindrome del coagulo bianco» associata all’eparina ad alto peso molecolare, un farmaco utilizzato per prevenire o trattare i coaguli di sangue.   Gli ospedali sono quindi passati all’eparina a basso peso molecolare. I ricercatori affermano di non aver trovato da allora altra documentazione comparabile di queste strutture fibrose bianche. Santiago ha affermato che i risultati potrebbero rappresentare «una nuova patologia che stiamo esaminando».   Campbell ha aggiunto: «alcuni sostengono che questi fenomeni siano stati osservati per decenni, ma non è vero. Si tratta di una novità».   Le prime segnalazioni rendono inesatto affermare che strutture simili non siano mai state viste prima. Tuttavia, i ricercatori sostengono che le strutture ora segnalate siano sufficientemente insolite, e potenzialmente diffuse, da giustificare ulteriori indagini.   «Anche se sparisse domani… ce l’abbiamo da ormai cinque anni, giusto? Bisogna comunque dare una spiegazione», ha detto Campbell.

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Quanto sono comuni?

Una delle maggiori lacune nella ricerca riguarda le informazioni di base sulla frequenza di queste strutture.   Campbell ha citato quattro sondaggi annuali auto-compilati condotti tra il 2022 e il 2025 tra gli imbalsamatori. I sondaggi hanno raccolto 808 risposte provenienti da cinque Paesi.   Tra il 66% e l’83% degli imbalsamatori intervistati ha riferito di aver trovato questi strani coaguli almeno occasionalmente. La percentuale di corpi in cui gli imbalsamatori hanno dichiarato di averli visti variava dal 19% al 27%.   Tali indagini non stabiliscono quanto siano comuni queste strutture nella popolazione generale, e i ricercatori riconoscono che i risultati variano considerevolmente.   Harrison ha affermato che alcuni imbalsamatori hanno recentemente riferito di aver riscontrato queste strutture nell’80% dei corpi, mentre altri stimano che siano presenti nel 30-40%.   «Purtroppo, che sia in calo o meno, la sua concentrazione è comunque tale da richiedere ulteriori studi», ha affermato Harrison.

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Quali potrebbero essere le cause?

La tempistica del fenomeno ha sollevato interrogativi sui vaccini contro il COVID-19 e sul virus stesso.   I ricercatori non affermano di aver stabilito un collegamento tra i vaccini contro il COVID-19 e i coaguli di sangue. Harrison ha specificamente messo in guardia dal dare la colpa ai vaccini o alla proteina spike.   «Non stiamo puntando il dito contro i vaccini, e certamente non stiamo puntando il dito contro la proteina spike in sé. Ma quello che stiamo dicendo è che sembra essere correlato al virus stesso», ha affermato. «Dobbiamo essere molto cauti su questo punto perché vogliamo rimanere entro i limiti delle conoscenze scientifiche di cui disponiamo».   Harrison ha affermato che le prove suggeriscono che l’infezione da COVID-19 stessa potrebbe contribuire alla formazione di microcoaguli simili all’amiloide. Ha citato i risultati che mostrano come questi microcoaguli anomali e appiccicosi siano stati trovati all’interno di una persona vivente che era stata precedentemente infettata dal COVID-19 ma non aveva ricevuto il vaccino contro il COVID-19.   Campbell ha sollevato la possibilità che vaccinazione e infezione possano avere un effetto combinato.   «Se dovessi pensarci ad alta voce, direi che potrebbe trattarsi di un doppio effetto negativo. Potrebbe essere la combinazione di vaccino e infezione naturale», ha affermato.   «Ci sono ancora dei pezzi del puzzle che ci mancano», ha detto Santiago.

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Perché i coaguli non vengono studiati più a fondo?

Sia Santiago che Harrison hanno affermato di aver incontrato difficoltà nell’ottenere finanziamenti e supporto scientifico per il loro lavoro. Hanno finanziato gran parte della ricerca di tasca propria e, finora, le riviste scientifiche si sono rifiutate di esaminare o pubblicare i loro risultati.   «Abbiamo provato a sottoporre il lavoro a una rivista di patologia, ma non abbiamo ricevuto risposta», ha detto Santiago.   Harrison ha affermato che i ricercatori hanno dovuto rivolgersi a quella che ha definito «una rivista, osiamo dire, di livello leggermente inferiore, per riuscire a pubblicare l’articolo». Ha inoltre descritto un incontro con un imbalsamatore che si era offerto di fornire dei campioni, ma che ha smesso di rispondere quando i ricercatori hanno cercato di organizzare un incontro.   Campbell ha affermato di aver sentito parlare di esperienze simili, suggerendo che «ad alcune persone sembra sia stato detto di tacere». «Sembra esserci una certa opposizione concertata» allo studio di questo argomento, ha affermato.   Campbell ha inoltre sollevato dubbi sul perché non ci siano più medici legali che esaminano queste strutture. «Perché i patologi non sono in festa in tutto il mondo?» ha chiesto. «Il silenzio nella comunità patologica è semplicemente assordante».   Gli scienziati chiedono a patologi, università e agenzie governative di raccogliere e studiare i coaguli in modo indipendente.   «È molto semplice iniziare ad approfondire la natura compositiva di questo materiale», ha detto Harrison. «Se lo si segue logicamente… si arriva alla stessa conclusione a cui siamo arrivati ​​noi. È inevitabile».   Campbell ha affermato che le agenzie governative, tra cui i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e la Therapeutic Goods Administration australiana, dovrebbero indagare su queste strutture.   «È una vera e propria vergogna internazionale che ciò non venga fatto», ha affermato.

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Perché è importante?

Santiago ha affermato che la sua indagine sui coaguli è iniziata poco dopo la distribuzione del vaccino contro il COVID-19, quando pazienti e altre persone hanno iniziato a segnalare problemi di salute insoliti che non aveva mai riscontrato prima.   Ha affermato che i ricercatori non dovrebbero ignorare le esperienze delle persone a causa di dibattiti politici sui vaccini.   «Non possiamo ignorare ciò che le persone stanno vivendo», ha detto Santiago. «Avete sentito queste storie… su X, le avete viste su Facebook… Sta succedendo davvero».   Ha inoltre messo in guardia dal permettere che il fenomeno venga accettato semplicemente perché si è manifestato nel tempo. «Non voglio che, col tempo, questo venga considerato qualcosa di normale», ha detto.   La conclusione dei ricercatori è semplice: ci sono abbastanza segnalazioni di queste strutture insolite da giustificare la necessità di scoprire esattamente cosa siano e perché si manifestino. «È un problema che deve essere affrontato», ha affermato Santiago.   Jill Erzen   © 11 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Vaccini

I vaccinati possono trasmettere il morbillo: analisi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Secondo una nuova revisione sistematica e metanalisi, le persone vaccinate contro il morbillo possono comunque contrarre il virus e trasmetterlo ad altri, e in alcuni casi possono innescare catene di trasmissione significative. Lo studio, pubblicato il 14 agosto su Expert Review of Vaccines, ha esaminato decenni di dati sulla trasmissione del morbillo da persone che avevano ricevuto almeno una dose di un vaccino contenente il virus del morbillo.

 

Secondo una nuova revisione sistematica e metanalisi, le persone vaccinate contro il morbillo possono comunque contrarre il virus e trasmetterlo ad altri, e in alcuni casi possono dare origine a catene di trasmissione di notevole entità.

 

Lo studio, pubblicato il 14 agosto sulla rivista scientifica Expert Review of Vaccines, ha esaminato decenni di dati sulla trasmissione del morbillo da persone che avevano ricevuto almeno una dose di un vaccino contenente il virus del morbillo.

 

I ricercatori del Public Health Ontario hanno identificato 70 persone vaccinate che hanno trasmesso il morbillo, con conseguenti 237 casi secondari direttamente collegati. Includendo le generazioni successive di infezione, i ricercatori hanno ricondotto 812 casi di morbillo alla trasmissione da individui vaccinati.

 

«Le trasmissioni del morbillo da casi vaccinati, sebbene relativamente rare, devono essere prese in considerazione nelle indagini di sanità pubblica, poiché tali trasmissioni possono contribuire a focolai epidemici», hanno scritto gli autori.

 

I principali media statunitensi attribuiscono regolarmente le epidemie di morbillo alle persone non vaccinate e ai gruppi di coloro che rifiutano i vaccini, spesso citando dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) che dimostrano come la stragrande maggioranza dei casi si verifichi in persone che non hanno mai ricevuto il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR).

 

Ad esempio, Reuters ha attribuito il numero relativamente più elevato di casi di morbillo nel 2026 al movimento per la libertà medica e al calo dei tassi di vaccinazione. Nel trattare le epidemie in Texas lo scorso anno, il New York Times ha riferito che il morbillo si era «diffuso a macchia d’olio nelle comunità non vaccinate».

 

Le recenti notizie sui decessi «associati al morbillo» in Pennsylvania hanno costantemente sottolineato il fatto che le vittime erano Amish, una comunità che in genere non si vaccina.

 

Tuttavia, si sono verificati focolai anche tra persone vaccinate. Nel 2011, una persona completamente vaccinata a New York ha contagiato anche altre persone. Negli focolai di morbillo in Italia, tra il 2017 e il 2021, molte persone vaccinate sono state infettate.

 

Lo stesso accadde per un’epidemia scoppiata nel 2025 in Colorado, quando molte delle persone che contrassero il morbillo erano completamente vaccinate.

 

Le epidemie verificatesi nelle scuole e nelle università tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 hanno indotto il CDC ad aumentare la dose raccomandata di vaccino a due dosi.

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Solo uno dei quasi 12.000 studi ha stimato l’efficacia del vaccino.

Gli autori della meta-analisi hanno consultato cinque importanti database scientifici, oltre alla letteratura grigia e alle risorse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Hanno identificato 11.911 articoli sottoposti a revisione paritaria e 22 articoli di letteratura grigia.

 

Di questi, solo 33 studi soddisfacevano i loro criteri, hanno affermato. La maggior parte di questi erano indagini su focolai epidemici. Dodici dei focolai si sono verificati negli Stati Uniti.

 

Tra le 890 persone vaccinate con morbillo identificate negli studi inclusi, 70 – ovvero il 7,9% – hanno trasmesso l’infezione a qualcun altro.

 

Quei 70 casi hanno generato 237 infezioni secondarie dirette, con una media di due trasmissioni per caso vaccinato. I singoli casi hanno trasmesso il morbillo a un numero di persone compreso tra una e 69.

 

Trenta dei 33 studi contenevano informazioni sulle generazioni successive di infezione. Attraverso questi studi, i ricercatori hanno identificato 812 casi di morbillo riconducibili alla trasmissione da una persona vaccinata.

 

Non è stata riscontrata alcuna differenza statisticamente significativa nella trasmissione tra le persone che avevano ricevuto una dose di vaccino e quelle che ne avevano ricevute due.

 

Solo pochi studi hanno riportato se coloro che avevano trasmesso il virus si fossero ammalati a loro volta. Tra i 19 soggetti noti per aver contratto il morbillo, più della metà avrebbe manifestato sintomi lievi.

 

«L’articolo è una critica feroce alla narrazione popolare, scritta proprio da coloro a cui viene attribuito il merito di averla elaborata», ha affermato Karl Jablonowski, ricercatore senior presso Children’s Health Defense.

 

«Degli 11.911 articoli e 22 rapporti di letteratura grigia, solo uno ha tentato di stimare l’efficacia del vaccino nel prevenire la trasmissione», ha affermato. «La stima non era statisticamente diversa da quella dei non vaccinati».

 

Ciò significa che gli autori non sapevano se una persona parzialmente o completamente vaccinata avesse una maggiore o minore probabilità di trasmettere la malattia rispetto a una persona non vaccinata.

 

Jablonowski ha affermato che i promotori del vaccino contro il morbillo non sono in grado di quantificare l’effettiva efficacia del vaccino nel proteggere dalla trasmissione del morbillo, perché gli scienziati non lo studiano. «Non possiamo sapere ciò che non studiamo».

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Perché a volte i vaccini non funzionano?

I ricercatori hanno affermato che i vaccini possono fallire per due motivi: fallimento «primario», quando la vaccinazione non riesce a produrre una risposta immunitaria adeguata, o fallimento «secondario», quando l’immunità diminuisce nel tempo.

 

Tuttavia, solo pochi degli studi esaminati dagli autori hanno fornito al laboratorio le informazioni necessarie per indagare sul perché il vaccino non sia riuscito a proteggere gli individui che hanno contratto il morbillo nonostante la vaccinazione.

 

La giornalista specializzata in salute Sayer Ji ha suggerito che è probabile, come ipotizzato dagli autori, che le persone vaccinate infette abbiano contratto infezioni da virus del morbillo selvaggio. Tuttavia, è anche possibile che abbiano contratto un ceppo vaccinale, ovvero una versione del virus mutata in risposta ai vaccini.

 

Sono stati segnalati alcuni casi di persone vaccinate che si sono ammalate a causa di un ceppo di morbillo contenuto nel vaccino.

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Gli autori affermano che i casi di persone non vaccinate sono ancora alla base delle epidemie.

Gli autori hanno affermato che il fallimento del vaccino rimane un evento raro e che solo una piccola percentuale delle persone vaccinate esposte al morbillo sviluppa la malattia, mentre una percentuale ancora minore la trasmette.

 

Di conseguenza, hanno affermato che le epidemie di morbillo continuano a essere «determinate in modo cruciale dai casi di persone non vaccinate».

 

Tuttavia, hanno affermato che i loro risultati non fornivano «alcuna prova a contraddire» l’opinione prevalente secondo cui le persone vaccinate che contraggono il morbillo nonostante la vaccinazione hanno molte meno probabilità di trasmettere il virus rispetto alle persone non vaccinate.

 

Ji ha osservato che gli autori provengono da un gruppo di ricercatori, funzionari della sanità pubblica e consulenti dell’industria vaccinale profondamente impegnati nella promozione dei vaccini. Non si tratta di «estranei che sollevano dubbi», ha scritto. Sono «le persone che hanno dedicato la loro carriera alla costruzione del quadro di riferimento per l’eliminazione del morbillo».

 

La dichiarazione sui conflitti di interesse mostra che uno dei coautori, il dottor Walter A. Orenstein, è consulente per Merck, Sanofi e Moderna. È anche l’ex direttore del Programma di Immunizzazione degli Stati Uniti presso i CDC, l’ex assistente del chirurgo generale e il co-editore di “Plotkin’s Vaccines”, un importante manuale sui vaccini.

 

Altri autori lavorano per l’OMS o per importanti organizzazioni mediche canadesi.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 9 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di Dr. Yale Rosen Atlas of Pulmonary Pathology via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

 

 

 

 

 

 

 

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