Suicidio
Ucraino vende polveri suicide su Internet da un appartamento a Kiev: oltre 100 morti in Gran Bretagna
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Un uomo ucraino di Kiev ha inviato pacchi di polvere suicida nel Regno Unito almeno dal 2020 e si stima che siano morte 130 persone.
I giornalisti investigativi della BBC hanno rintracciato Leonid Zakutenko dopo aver scoperto che pubblicizzava i suoi servizi su siti web che promuovevano il suicidio.
La sostanza chimica, di cui la BBC ha scelto di non nominare, è soggetta a restrizioni, ma è disponibile per le aziende che la utilizzano per uno scopo legittimo. È letale anche a piccole dosi.
Due sorelle di 54 anni sono morte dopo aver ordinato il prodotto di Zakutenko. La loro sorella ha detto alla BBC che era un «essere umano spregevole e malvagio». Ha affermato che i siti web suicidi sono «un abominio, che depreda, senza ostacoli da parte delle autorità, i più vulnerabili e causa indicibili miseria e sofferenza per coloro che sono rimasti indietro».
In un caso simile avvenuto in Canada, un uomo di nome Kenneth Law sarà processato per aver fornito farmaci suicidi a 14 persone.
Zakutenko ha rifiutato di parlare con i giornalisti della BBC, ma ha negato il suo coinvolgimento nel letale business in rete.
Il dottor Philip Nitschke, il noto attivista australiano per il suicidio assistito, ha definito la BBC «ipocrita». Crede che fornitori come Kenneth Law e Leonid Zakutenko stiano semplicemente rispondendo alla domanda di persone stanche di vivere e a cui non è concesso il conforto del suicidio assistito.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Necrocultura
Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito
⚡SHOCKING! Lord Falconer says “pregnancy should not be a bar” to assisted suicide!
After Lord Mackinlay (@cmackinlay) tells Peers that Oregon protects viable unborn babies from assisted suicide, Lord Falconer seems completely unmoved & unbothered about this issue.… pic.twitter.com/xW5FxZxyNp — Right To Life UK (@RightToLifeUK) December 12, 2025
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Suicidio
Il tasso di suicidio assistito nell’Australia Occidentale aumenta del 63%
Un aumento choc del 63%: è quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale del governo dell’Australia Occidentale sul suicidio assistito, pubblicato la settimana scorsa.
Nel periodo 2023-24 erano state 293 le persone che avevano fatto ricorso alla Voluntary Assisted Dying («morte volontaria assistita») VAD; nell’anno successivo il numero è salito a 480. Significa che oggi il 2,6% di tutti i decessi registrati nello Stato (su un totale di 18.380) avviene tramite suicidio assistito volontario.
L’età media dei pazienti resta alta – 77 anni – ma tra loro c’è anche una persona di appena 23 anni.
Contrariamente a quanto spesso viene raccontato dai sostenitori dell’eutanasia, il dolore fisico non è la ragione principale. Il 68,3% dei pazienti ha indicato come motivazione primaria «la minore capacità di impegnarsi in attività che rendono la vita piacevole» o la paura di perderla. Al secondo e terzo posto (entrambi al 58%) la «perdita di autonomia» e la «perdita di dignità». Solo meno della metà ha citato un «controllo inadeguato del dolore».
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Il documento governativo si apre con una metafora insolita per un testo burocratico: «Quando un sassolino cade in uno stagno di acqua ferma, si verifica un primo tonfo seguito da una serie di onde concentriche… Lo stesso accade quando una persona sceglie il suicidio assistito volontario». Gli autori usano l’immagine per trasmettere empatia, ma critici vi leggono anche un tentativo di normalizzare e umanizzare la pratica, preparando il terreno a richieste di maggiori fondi e personale dedicato.
Il rapporto include testimonianze di familiari e operatori che, di fatto, descrivono come amici e parenti abbiano convinto i malati a scegliere il suicidio assistito invece di un suicidio «fai-da-te» o di continuare a vivere.
Viene presentato un racconto aneddotico.
«In quella fase iniziale [dopo la diagnosi], [il mio amico] era più convinto che mai che [il suicidio] fosse la strada giusta. Gran parte della mia discussione con [il mio amico] è stata volta a convincerlo che il percorso di VAD a sua disposizione avrebbe portato a un risultato di gran lunga migliore per la famiglia. È stato interessante osservare i cambiamenti nel suo modo di pensare man mano che procedeva attraverso le diverse visite e telefonate con il team VAD… Inizialmente era scettico, poi ha iniziato a volersi auto-somministrare e infine, dopo l’ultimo incontro, ha accettato che affidare questo compito finale al Care Navigator] e all’operatore sanitario fosse la strada giusta da percorrere».
Un altro resoconto dimostra come l’idea del suicidio assistito sia considerata preferibile al suicidio iniziato dal paziente: «mio padre ha pensato al suicidio… Rabbrividisce pensare alle conseguenze accidentali che potrebbero derivare da… un’avventura suicida. Gli orrori delle procedure illegali si evitano al meglio facilitando informazioni, procedure e accesso sicuri… Grazie al cielo la VAD è ora disponibile in Australia Occidentale. Mio padre è mancato serenamente, circondato dall’amore della sua famiglia».
Diverse testimonianze criticano apertamente gli operatori e le strutture (soprattutto cattoliche) che si rifiutano di partecipare al processo. «L’obiezione di coscienza causa disagio ai pazienti e ritardi che per molti significano l’impossibilità di accedere alla VAD» scrive un medico. Un familiare aggiunge che il padre non avrebbe potuto nemmeno fare le visite preparatorie se fosse stato ricoverato in un hospice cattolico.
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Nello Stato del Victoria, Stato vicino, è già legge l’obbligo per i medici contrari di indirizzare comunque i pazienti a colleghi favorevoli al VAD.
Sebbene il racconto ufficiale insista sulla morte «pacifica e circondata dall’amore», esperienze da altri Paesi (come l’Oregon) documentano casi in cui i pazienti hanno impiegato fino a 47 ore per morire dopo l’assunzione del farmaco letale.
Il rapporto dell’Australia Occidentale, quarto dalla legalizzazione nel 2019, conferma una tendenza chiara: il numero di persone che sceglie di anticipare la propria morte cresce rapidamente, e con esso la pressione per rimuovere ogni ostacolo – anche etico – all’espansione del programma.
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Eutanasia
Il vero volto del suicidio Kessler
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