Geopolitica
Trump: «tutti devono evacuare Teheran immediatamente!»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un avvertimento criptico su Truth Social, esortando «tutti» a lasciare la capitale iraniana il prima possibile, senza confermare se Washington interverrà nelle ostilità in corso tra Israele e Iran.
I due Stati si scambiano attacchi aerei da quando lo Stato Ebraico ha bombardato le strutture nucleari e militari iraniane venerdì scorso, descrivendo l’azione come un tentativo preventivo di fermare la presunta ricerca di armi nucleari da parte di Teheran.
Israele ha anche preso di mira aree civili, causando vittime, e ha colpito l’emittente statale iraniana lunedì. L’Iran, che nega di voler acquisire una capacità nucleare militare, ha affermato che gli attacchi aerei equivalevano a una dichiarazione di guerra e ha risposto con molteplici raffiche di missili balistici puntati contro Israele.
“Iran should have signed the “deal” I told them to sign. What a shame, and waste of human life. Simply stated, IRAN CAN NOT HAVE A NUCLEAR WEAPON. I said it over and over again! Everyone should immediately evacuate Tehran!” –President Donald J. Trump pic.twitter.com/oniUSgsMWA
— The White House (@WhiteHouse) June 16, 2025
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«L’Iran avrebbe dovuto firmare l’accordo che gli avevo chiesto di firmare. Una tale vergogna e uno spreco di vite umane. In poche parole, l’IRAN NON PUÒ AVERE UN’ARMA NUCLEARE. L’ho ripetuto più e più volte!», ha scritto Trump lunedì sera, mentre il conflitto entrava nel suo quinto giorno.
«Tutti devono evacuare Teheran immediatamente!» ha aggiunto il leader statunitense, senza specificare dove dovrebbero andare i circa 10 milioni di residenti della città.
Video circolanti in rete mostrano i teheraniani lo hanno ascoltato, con immani code di auto nelle arterie stradali per uscire della capitale persiana.
#BREAKING: Trump’s Tweet Effect❗️
🚨Massive Millions are fleeing Tehran after Trump’s evacuation order for the entire city#Tehran #IranUnderAttack #Iran #IranIsrael #IranIsraelConflict #Israel #IsraelIranConflict pic.twitter.com/FaSCugI6g6
— U R B A N S E C R E T S 🤫 (@stiwari1510) June 17, 2025
The flood gates are open, and people are flooding out of Tehran, the mass evacuation is underway. President Trump has vowed not to involve the United States in this mess unless our people are attacked, that’s good. pic.twitter.com/tT4z2DoRqY
— Mister Sugar (@ScottWi92107364) June 16, 2025
🔴 RIGHT NOW:
Mass exodus in Tehran. Everyone is desperate to get out after Trump’s evacuation order. That’s 16 million people.
Pray for our Iran. pic.twitter.com/X16l8yAqPs
— 𝗡𝗶𝗼𝗵 𝗕𝗲𝗿𝗴 ♛ ✡︎ (@NiohBerg) June 16, 2025
Trump in precedenza aveva insistito sul fatto che gli Stati Uniti «non avevano nulla a che fare con l’attacco all’Iran», ma aveva avvertito Teheran di ritorsioni «a livelli mai visti prima» se avesse preso di mira le risorse americane nella regione. Si è rifiutato di chiarire cosa potrebbe innescare il coinvolgimento militare degli Stati Uniti, dicendo ai giornalisti lunedì «non voglio parlarne».
In precedenza, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth aveva confermato l’invio di ulteriori «capacità difensive» in Medio Oriente, senza rivelare quali risorse militari fossero state inviate nel fine settimana.
«Proteggere le forze statunitensi è la nostra massima priorità e questi schieramenti mirano a rafforzare la nostra posizione difensiva nella regione», ha scritto Hegseth su X.
Secondo la rivista Military Watch Magazine, gli Stati Uniti avrebbero inviato oltre 30 aerei cisterna per il rifornimento in volo attraverso l’Atlantico, diretti in Medio Oriente. La rivista ha descritto l’aumento di voli come “senza precedenti”, suggerendo che potrebbe indicare un più ampio coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto israelo-iraniano.
Secondo quanto riferito, Israele avrebbe chiesto agli Stati Uniti di partecipare direttamente agli attacchi contro l’Iran. L’Aeronautica Militare israeliana non dispone delle bombe anti-bunker necessarie per distruggere i siti nucleari sotterranei iraniani, pesantemente fortificati, ma Washington potrebbe fornirle, ha riferito sabato Axios, citando funzionari israeliani.
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è rifiutato di escludere un tentativo di assassinio della guida suprema iraniana Ali Khamenei, dichiarando lunedì ad ABC News: «potrà porre fine al conflitto».
Teheran ha ripetutamente affermato che il suo programma nucleare è pacifico e ha accusato Israele di indebolire gli sforzi diplomatici con gli Stati Uniti.
«L’Iran NON ha iniziato questa guerra e non ha alcun interesse a perpetuare spargimenti di sangue. Ma combatteremo con orgoglio fino all’ultima goccia di sangue per proteggere la nostra terra”, ha scritto lunedì il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi su X, avvertendo che «impantanare gli Stati Uniti nella Madre delle Guerre Eterne» distruggerebbe ogni possibilità di una soluzione diplomatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Truppe britanniche attive sul terreno in Ucraina: parla l’ambasciatore russo a Londra
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Geopolitica
Gli Stati Uniti finanzieranno gli attivisti per la libertà di parola in Europa
Il Dipartimento di Stato statunitense finanzierà «think tank e organizzazioni benefiche in linea con il movimento MAGA» in Europa, mentre Washington intensifica la sua opposizione alla censura nell’Unione Europea e nel Regno Unito. Lo riporta il Financial Times.
La funzionaria del Dipartimento di Stato Sarah Rogers ha discusso il progetto con esponenti del partito Reform UK di Nigel Farage durante una visita a Londra lo scorso anno, secondo quanto riferito al quotidiano da tre fonti anonime. La Rogers, nota per le sue dure critiche alle normative europee contro i «discorsi d’odio», guida l’iniziativa e concentrerà il sostegno su organizzazioni vicine al MAGA nelle capitali di Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles, ha precisato una delle fonti.
La Rogers è in contatto con attivisti per la libertà di espressione nell’UE e nel Regno Unito e ha messo nel mirino l’Online Safety Act britannico e il Digital Services Act (DSA) europeo. I repubblicani a Washington accusano da tempo Bruxelles di utilizzare il DSA per soffocare la libertà di parola e censurare gli utenti americani delle piattaforme social.
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Il piano rappresenta una sorta di inversione rispetto alle iniziative decennali con cui gli Stati Uniti hanno finanziato in Europa organizzazioni politiche, mediatiche e della società civile di orientamento liberale. Molte di queste attività sono state interrotte lo scorso anno, quando il presidente Donald Trump ha tagliato quasi tutti i fondi all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID).
Un portavoce del dipartimento di Stato ha definito il nuovo programma di finanziamento «un uso trasparente e legittimo delle risorse per promuovere gli interessi e i valori americani all’estero». Il Financial Times, tuttavia, osserva che l’iniziativa «probabilmente susciterà sgomento» tra i governi di centro-sinistra europei, che temono un intervento attivo degli Stati Uniti per indebolire la loro influenza.
Nel 2024 si era verificato lo scenario opposto: il governo laburista britannico di centro-sinistra aveva inviato attivisti negli Stati Uniti per fare campagna contro Trump a sostegno dell’allora vicepresidente Kamala Harris.
I principali esponenti dell’amministrazione Trump hanno più volte attaccato UE e Regno Unito per le loro leggi sulla censura, come l’Online Safety Act e il DSA. Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso anno, il vicepresidente J.D. Vance aveva avvertito che il futuro sostegno americano all’Europa sarebbe dipeso dalla reale tutela della libertà di espressione da parte dei governi europei.
La strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump è andata ancora più avanti, sostenendo che immigrazione di massa, censura e l’ostinata volontà di finanziare il conflitto ucraino stanno portando il continente verso una «cancellazione della civiltà».
Di conseguenza, «coltivare la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee» è diventato uno degli obiettivi centrali della politica estera di Washington.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
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