Connettiti con Renovato 21

Droga

Trump scatenerà le forze speciali contro i cartelli dei narcos messicani?

Pubblicato

il

Secondo tre diverse fonti vicine a Donald Trump intenderebbe inviare squadre sotto copertura di soldati delle forze speciali per assassinare i boss della droga in Messico.

 

Secondo quanto riportato dalla rivista Rolling Stone ancora prima delle elezioni, Trump avrebbe appoggiato privatamente il piano, con l’intenzione di affrontare direttamente la crisi del fentanyl che sta travolgendo gli Stati Uniti, con almeno 100 mila morti l’anno causati da overdose di oppiodi.

 

Secondo le indiscrezioni, Trump ritiene che eliminare i leader dei cartelli e «muovere loro guerra» avrà un impatto significativo sull’attività delle bande criminali che trasportano stupefacenti attraverso il confine.

Acquista la t-shirt DONALD KRAKEN

Le fonti, una delle quali è un parlamentare repubblicano, affermano che Trump crede fermamente che l’esercito americano abbia «assassini più duri dei loro» e ritiene che il piano avrebbe dovuto essere già stato messo in atto.

 

Trump vuole che gli Stati Uniti abbiano una «lista di uccisioni dei signori della droga» e li trattino allo stesso modo dei leader terroristi come l’ex leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi, eliminato in un raid militare statunitense ordinato da Trump nel 2019.

 

Trump ha precedentemente promesso di «fare un uso appropriato delle forze speciali, della guerra informatica e di altre azioni palesi e segrete per infliggere il massimo danno alla leadership, alle infrastrutture e alle operazioni del cartello».

 

Anche l’ex segretario alla Difesa Mark Esper ha affermato che durante la sua presidenza Trump aveva preso in considerazione l’idea di colpire i laboratori dei cartelli della droga con attacchi missilistici. In precedenza il governatore della Florida Ron DeSantis ha avanzato l’idea di attaccare militarmente i cartelli come strategia politica per la sua campagna elettorale, scrive Modernity News.

 

Mentre il governo messicano ha definito «offensiva» l’idea di attacchi militari statunitensi sul suo territorio, i senatori repubblicani Lindsey Graham e John Neely Kennedy hanno entrambi recentemente sostenuto una legge che «darebbe all’esercito l’autorità di perseguire queste organizzazioni ovunque esse esistano».

 

Tom Homan, il nuovo «zar» del confine nominato dal presidente eletto Trump, ha affermato che la nuova amministrazione intende eliminare i cartelli.

 

In un’intervista con il giornalista di Fox Sean Hannity, lo Homan ha osservato che «questi cartelli sono animali. Ed è per questo che il presidente Trump li cancellerà dalla faccia della Terra», aggiungendo che Trump intende «utilizzare tutta la potenza delle operazioni speciali degli Stati Uniti per eliminarli».

 

Lo Homan ha inoltre sottolineato che «il 31% delle donne che intraprendono il loro viaggio vengono stuprate dai cartelli criminali… I bambini vengono stuprati. Ho parlato con bambine di appena nove anni che sono state stuprate più volte».

 


Aiuta Renovatio 21

Ancora durante l’intervista, Homan ha attaccato duramente le conduttrici del popolare programma televisivo The View, di assoluta fede antitrumpiana, definendo la trasmissione «un’isola di giocattoli disadattati» in seguito all’affermazione della presentatrice Ana Navarro secondo cui Trump deporterà gli americani.

 

«Se sei nel paese illegalmente, non dovresti sentirti a tuo agio, assolutamente no. Non mi sentirò a mio agio se sono nel paese illegalmente. Se sono in un altro paese illegalmente, non mi sentirò a mio agio (…) Quando entri illegalmente in questo Paese, hai commesso un crimine. Sei un criminale», ha dichiarato Homan, smentendo l’affermazione della sinistra secondo cui Trump prenderà di mira i cittadini americani utilizzando l’esercito e i «campi di concentramento».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 

Continua a leggere

Droga

Dipartimento di Giustizia USA: Maduro usava aerei diplomatici per denaro della cocaina dal Messico al Venezuela

Pubblicato

il

Da

Secondo l’atto di accusa del Dipartimento di Giustizia (DOJ) contro la coppia, l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie hanno utilizzato aerei diplomatici per trasferire denaro proveniente dal traffico di cocaina dal Messico al Venezuela e hanno mantenuto legami di lunga data con i cartelli messicani.   Il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha pubblicato l’atto d’accusa sabato mattina, poche ore dopo che le forze speciali statunitensi avevano arrestato il dittatore in un audace raid notturno nella sua abitazione nella capitale venezuelana, Caracas.   L’atto d’accusa si concentra su Maduro, sua moglie, il suo principale alleato militare Diosdado Cabello e Hector Ruthenford Guerrero Flores, uno dei principali leader dell’organizzazione terroristica Tren De Aragua.

Sostieni Renovatio 21

Gli inquirenti sostengono che i quattro intrattenevano stretti rapporti commerciali con organizzazioni terroristiche colombiane, con il cartello messicano di Sinaloa e con Los Zetas.   Secondo l’accusa Maduro avrebbe venduto passaporti diplomatici ai narcotrafficanti per consentire loro di spostare i proventi della droga dal Messico al Venezuela utilizzando la copertura diplomatica. Maduro avrebbe anche concesso l’immunità diplomatica agli aerei privati, in modo che i narcotrafficanti potessero volare tra Messico e Venezuela senza attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.   Sempre secondo l’accusa inoltre che la moglie di Maduro avrebbe ricevuto ingenti tangenti, fino a 100.000 dollari per ogni spedizione di droga.   Nel 2006, Nicolas Maduro e la sua famiglia avrebbero coordinato la spedizione di 5,5 tonnellate di cocaina a bordo di un jet diretto dal Venezuela a Playa del Carmen, in Messico, come rivelato dall’atto d’accusa. La droga sarebbe stata precedentemente sequestrata dalle forze dell’ordine venezuelane e poi caricata sull’aereo dall’esercito venezuelano.   L’atto d’accusa descrive in dettaglio come tonnellate di droga – a volte fino a 20 tonnellate alla volta – siano state trasportate attraverso il Venezuela dai cartelli colombiani e messicani, con la protezione dell’esercito venezuelano. Tra i principali attori di questa operazione c’era l’ex leader del cartello di Sinaloa, Joaquin «El Chapo» Guzman.   Sabato sera, poche ore dopo il suo arresto, Maduro è stato visto in una «perp walk» presso la sede della DEA a Nuova York.

Iscriviti al canale Telegram

Il leader venezuelano indossava una tuta nera e un cappello nero, stringendo una bottiglia d’acqua mentre veniva scortato attraverso la struttura di Chelsea prima di essere portato al Metropolitan Detention Center di Brooklyn.   Dopo la cattura, la coppia è stata imbarcata sulla USS Iwo Jima, nei Caraibi, e da lì si recò negli Stati Uniti per affrontare accuse federali di narcoterrorismo e altri reati nel distretto meridionale di New York.   Quando sono arrivati alla sede della DEA a Brooklyn, sono stati accolti da centinaia di persone che festeggiavano il loro arresto. Maduro e sua moglie dovrebbero comparire in tribunale già lunedì.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Droga

Gli USA disintegrano un presunto «narco-convoglio»

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti hanno distrutto tre presunte imbarcazioni utilizzate per il traffico di droga che navigavano in convoglio nell’Oceano Pacifico orientale, causando la morte di diverse persone a bordo, nell’ambito dell’intensificata campagna di pressione di Washington nei confronti del Venezuela.

 

L’ultimo intervento letale, definito «attacco cinetico», è avvenuto in acque internazionali il 30 dicembre, come annunciato mercoledì dal Comando meridionale degli Stati Uniti.

 

Il Pentagono ha reso noto che, prima degli attacchi, i servizi di Intelligence statunitensi avevano «confermato che le navi stavano transitando lungo rotte note di narcotraffico e avevano trasferito stupefacenti tra le tre imbarcazioni».

 

Aiuta Renovatio 21

«Tre narcoterroristi a bordo della prima imbarcazione sono stati uccisi nel primo scontro. I restanti narcoterroristi hanno abbandonato le altre due imbarcazioni, gettandosi in mare e prendendo le distanze, prima che i successivi scontri affondassero le rispettive imbarcazioni», si legge nella nota. Il Pentagono ha precisato di aver «immediatamente avvisato» la Guardia costiera statunitense per avviare un’operazione di ricerca e soccorso, ma l’esito per le persone coinvolte rimane incerto.

 

Questi ultimi episodi portano a 33 il numero totale di imbarcazioni distrutte e ad almeno 110 quello delle persone uccise dall’inizio di settembre, quando gli Stati Uniti hanno lanciato l’operazione Southern Spear («Lancia del Sud»).

 

La campagna «antidroga» promossa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suscitato critiche internazionali per il ricorso alla forza letale in acque internazionali senza un’adeguata base giuridica, che secondo esperti delle Nazioni Unite potrebbe configurare «esecuzioni extragiudiziali».

 

A novembre, gli Stati Uniti hanno designato il Cartel de los Soles venezuelano come organizzazione terroristica, accusandolo di legami con il presidente venezuelano Nicolas Maduro, accusa respinta con fermezza da Caracas.

 

A dicembre, Trump ha alzato ulteriormente il livello, dichiarando lo stesso governo venezuelano un’organizzazione terroristica straniera e ordinando il blocco delle petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Paese.

 

Maduro ha condannato il blocco come illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato Washington di sfruttare la «guerra alla droga» come pretesto per un’operazione di cambio di regime finalizzata all’appropriazione delle risorse naturali del Venezuela.

 

Trump ha inoltre autorizzato la CIA a condurre azioni covert all’interno del Venezuela; la scorsa settimana, l’agenzia avrebbe effettuato un attacco segreto con droni contro quella che il presidente degli Stati Uniti ha definito una «grande struttura».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Droga

Olimpionico dello snowboardo accusato di essere un narcotrafficante che ha complottato un omicidio: «un nuovo Pablo Escobar»

Pubblicato

il

Da

Un ex snowboardista olimpico canadese, accusato dalle autorità di guidare una delle organizzazioni di narcotraffico più sanguinarie e potenti al mondo, è ora imputato per l’omicidio di un testimone federale chiave nel processo a suo carico.   Ryan James Wedding avrebbe «messo una taglia» sulla vittima, convito che la sua eliminazione avrebbe fatto cadere le accuse penali contro di lui e la sua rete globale di spaccio. Per rintracciarlo, avrebbe sfruttato un sito web canadese per diffondere foto del testimone e di sua moglie, come rivelato dalle autorità in una conferenza stampa di mercoledì.   Il testimone è stato assassinato a colpi di pistola in un ristorante, prima di poter deporre contro Wedding. L’atto d’accusa svelato mercoledì lo accusa di omicidio, manipolazione e intimidazione di testimoni, riciclaggio di denaro e traffico di stupefacenti. Coinvolge anche altri individui, tra cui un avvocato canadese sospettato di complicità nell’omicidio.

Sostieni Renovatio 21

Il dipartimento di Stato USA ha innalzato a 15 milioni di dollari la taglia per informazioni che portino all’arresto o alla condanna di Wedding, tra i dieci latitanti più ricercati dall’FBI.   «Un boss della droga non può eludere la giustizia», ha tuonato il direttore dell’FBI Kash Patel in conferenza stampa. «Ryan Wedding è il Pablo Escobar dei tempi moderni, un El Chapo 2.0: non gli sfuggiremo». Akil Davis, vicedirettore dell’ufficio FBI di Los Angeles, ha aggiunto che Wedding sarebbe protetto dal cartello e da complici in Messico: «Potrebbe tingersi i capelli, alterare il suo aspetto o fare di tutto per non essere catturato».   Il procuratore generale Pam Bondi ha descritto l’organizzazione di Wedding come responsabile dell’importazione di circa 60 tonnellate di cocaina annue a Los Angeles via camion dal Messico, definendola «la più prolifica e violenta rete di narcotraffico globale» e il «principale spacciatore di cocaina in Canada».   Dalle indagini sono emerse oltre 35 incriminazioni, il sequestro di armi multiple, 3,2 milioni di dollari in criptovalute e 13 milioni in beni materiali. L’FBI sottolinea che il gruppo ricorreva sistematicamente alla violenza, inclusi vari omicidi orchestrati.   Wedding, che ha gareggiato per il Canada alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002, era già stato accusato a settembre 2024 di tentato omicidio e altri reati in un atto sostitutivo.   Lo Wedding ha esordito con una vittoria nella sua prima gara di snowboardo e, a soli 15 anni, fu selezionato per la nazionale canadese di freestyle. Nel 1999 conquistò il bronzo nello slalom gigante parallelo ai Mondiali juniores, seguito dall’argento nel 2001. Alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002 ha rappresentato il Canada nella stessa specialità maschile, chiudendo al 24° posto; è stata l’ultima sua competizione agonistica, dopo la quale ha abbandonato lo sport.   Rientrato a Vancouver, Wedding si era iscritto alla Simon Fraser University, dove si è appassionato al bodybuilding e ha lavorato come buttafuori. Dopo due anni di studi, li ha interrotti per dedicarsi alla speculazione immobiliare, finanziata da una coltivazione indoor di marijuana: in un magazzino suburbano noto come Eighteen Carrot Farms gestiva circa 6.800 piante. Nel 2006 la polizia montata canadese ha fatto irruzione, sequestrando un fucile da caccia, munizioni e cannabis per 10 milioni di dollari, ma lo Wedding non era presente e mancavano prove per incriminarlo.   Negli anni successivi avrebbe ampliato le attività criminali associandosi a trafficanti iraniani e russi di cocaina. Nel 2010 è stato condannato a quattro anni di carcere per un tentativo di acquisto di cocaina da un agente undercover USA nel 2008.

Aiuta Renovatio 21

Il 17 ottobre 2024 il Dipartimento di Giustizia statunitense lo ha accusato di aver guidato un’organizzazione transnazionale dedita al traffico di cocaina e all’omicidio, inclusi civili innocenti. Tra i capi d’imputazione: narcotraffico, associazione a delinquere, tre omicidi e un tentato omicidio. Latitante, era uno dei 16 imputati nell’operazione Giant Slalom, frutto di un’indagine federale congiunta. Gli omicidi che sono stati a lui attribuiti sono quelli della coppia Jagtar Sidhu (57 anni) e Harbhajan Sidhu (55 anni) nel novembre 2023, e di Mohammed Zafar (39 anni) nel maggio 2024. Si presume che li abbia ordinati con un ulteriore personaggio, accusato anche dell’uccisione di Randy Fader (29 anni) nell’aprile 2024, scrive il National Post.   Secondo le autorità, dopo il rilascio è fuggito in Messico diventando un alto esponente del Cartello di Sinaloa – il più potente del Paese – con i soprannomi «El Jefe», «Gigante» (è alto 191 cm) o «Nemico pubblico». Il suo presunto vice fu arrestato in Messico nell’ottobre 2024.   Il 6 marzo 2025 l’FBI lo ha inserito nella lista dei 10 latitanti più ricercati, sostituendo Alexis Flores, offrendo inizialmente fino a 10 milioni di dollari di taglia; a novembre 2025 la ricompensa è salita a 15 milioni dopo nuove accuse di intimidazione a testimoni, omicidio e riciclaggio di denaro.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot
Continua a leggere

Più popolari