Politica
Trump accusa Londra di interferenza nelle elezioni americane
Il partito laburista al governo nel Regno Unito sta interferendo nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, ha affermato il team della campagna del candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump in una denuncia presentata per presunta ingerenza da parte di una forza politica straniera.
I funzionari del partito laburista avrebbero informato i democratici sulle strategie che gli «attivisti» del partito hanno messo in atto sul campo in stati chiave indecisi. Il partito laburista insiste sul fatto che tali attività sono legali perché non è stato effettuato alcuno scambio di denaro e non sono state fatte donazioni ai democratici.
La denuncia della campagna di Trump alla Commissione elettorale federale (FEC) denuncia una «palese interferenza straniera» da parte del partito laburista nelle elezioni statunitensi, sotto forma di «apparenti contributi illegali di cittadini stranieri» accettati dai democratici e dalla loro candidata, la vicepresidente Kamala Harris.
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Ai cittadini stranieri è vietato fare «un contributo o una donazione di denaro o di altri beni di valore, o fare una promessa espressa o implicita di fare un contributo o una donazione, a sostegno di un candidato americano, “direttamente o indirettamente”» si legge nella denuncia, citando la legge statunitense.
Tra le prove citate dalla campagna c’è un articolo del Washington Post secondo cui «strateghi legati al partito laburista britannico hanno offerto consigli a Kamala Harris su come riconquistare gli elettori scontenti e condurre una campagna vincente dal centro-sinistra».
Allo stesso modo, il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito che Morgan McSweeney, capo dello staff del primo ministro britannico Keir Starmer, e il responsabile delle comunicazioni di Starmer, Matthew Doyle, hanno partecipato alla convention dei democratici a Chicago e hanno incontrato il team della campagna di Harris.
La scorsa settimana, la responsabile delle operazioni del partito laburista, Sofia Patel, ha pubblicato su LinkedIn che aveva «quasi 100 dipendenti del partito laburista, attuali ed ex, che sarebbero andati negli Stati Uniti nelle prossime settimane, diretti in North Carolina, Nevada, Pennsylvania e Virginia», pubblicizzando dieci posizioni aperte in North Carolina. Patel ha detto ai potenziali candidati che «ci occuperemo noi della vostra sistemazione».
I sostenitori di Trump, tra cui Elon Musk, hanno indicato il post di Patel come una chiara violazione delle leggi sulla campagna elettorale. Il post è stato poi cancellato. I democratici insistono sul fatto che niente di tutto questo è illegale perché non comporta contributi finanziari.
«Si tratta di una cosa normale che accade durante le elezioni», ha detto la scorsa settimana a Sky News il ministro britannico per l’occupazione Alison McGovern, sottolineando che gli attivisti laburisti hanno già fatto campagna per i democratici molte volte in passato.
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I democratici hanno avanzato accuse infondate secondo cui la Russia si è «intromessa» nelle elezioni presidenziali del 2016 e che Trump ha «colluso» con il Cremlino, dopo la sua sorprendente vittoria su Hillary Clinton quell’anno.
Le accuse di «collusione russa» erano state utilizzate per estromettere e persino imprigionare diversi consiglieri e assistenti della campagna di Trump, ostacolando nel contempo la sua presidenza e portando le relazioni tra Stati Uniti e Russia al loro punto peggiore dalla Guerra Fredda.
Uno dei documenti su cui ruotarono le accuse contro Trump fu il cosiddetto Dossier Steele, un rapporto stilato da una ex spia britannica di nome Christopher Steele secondo cui Trump era ricattato dal Cremlino che aveva kompromat (materiale compromissorio») contro di lui, descritto come un urolagnista dedito ad incontri con prostitute.
Trump risponde alle accuse ricordando pubblicamente di avere, come noto, una grande fobia dei germi che rendeva implausibile la storia ondinista scagliatagli contro.
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Politica
Automobile contro una sinagoga a Nuova York
Secondo i testimoni, l’autista gridava alle persone di spostarsi mentre puntava verso la struttura, e un portavoce di Chabad ha dichiarato che l’atto «sembra intenzionale». Dopo lo scontro, l’uomo è sceso dal veicolo ed è stato immediatamente bloccato dai presenti. In un video si sente chiaramente gridare: «Non lo so, è scivolato! È scivolato, stronzo!», mentre indicava gesticolando la propria auto. I passanti lo hanno indicato agli agenti del Dipartimento di Polizia di Nuova York (NYPD) giunti sul posto, che lo hanno arrestato senza indugio.BREAKING: A psycho driver just rammed his car into a Synagogue in Brooklyn, New York pic.twitter.com/4aKz3mv6nV
— Libs of TikTok (@libsoftiktok) January 29, 2026
A car intentionally drove into the side doors of 770 Eastern Parkway, Chabad-Lubavitch world headquarters, in Crown Heights. There are no injuries. Police have the driver in custody and are investigating his motives pic.twitter.com/w9rRAnnAAo
— Rabbi Chanina Sperlin (@ChaninaSperlin) January 29, 2026
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Politica
Il vicepresidente americano afferma che un «caos progettato» sta causando disordini a Minneapolis
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che le proteste e i disordini scoppiati a Minneapolis sono il frutto di quello che ha definito «caos progettato».
La città ha vissuto giorni di intense manifestazioni in seguito a una vasta operazione federale per l’applicazione delle norme sull’immigrazione in Minnesota. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha dispiegato migliaia di agenti nella più imponente azione interna mai condotta fino a oggi, finalizzata all’arresto di immigrati irregolari. Le tensioni si sono aggravate dopo due episodi di sparatorie mortali che hanno coinvolto agenti federali nel corso del mese di gennaio.
This level of engineered chaos is unique to Minneapolis. It is the direct consequence of far left agitators, working with local authorities.
— JD Vance (@JDVance) January 25, 2026
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L’ultimo episodio si è verificato sabato, quando agenti della Polizia di Frontiera statunitense durante l’arresto hanno sparato e ucciso Alex Pretti, 37 anni, residente di Minneapolis e infermiere di terapia intensiva. Il Pretti, ora considerato martire ed eroe dalla stampa dell’establishment, anche in Italia, si portava dietro, legalmente, una pistola Sig Sauer.
«Questo livello di caos progettato è unico a Minneapolis», ha scritto Vance su X domenica, accusando quelli che ha indicato come agitatori di estrema sinistra di agire in combutta con le autorità locali per alimentare i disordini dopo la sparatoria.
La morte di Pretti – la seconda vittima fatale di un intervento federale in città questo mese, dopo l’uccisione della lesbica Renee Good il 7 gennaio mentre questa sfuggiva all’arresto investendo un agente – ha provocato nuove proteste e un’ondata di critiche.
Il DHS ha sostenuto che Pretti si è avvicinato agli agenti armato di pistola e ha opposto resistenza ai tentativi di disarmarlo, inducendo un agente a fare uso delle armi per legittima difesa. Tuttavia, un video circolato online sembra mostrare Pretti con un telefono in mano poco prima di essere immobilizzato e colpito, circostanza confermata anche da testimonianze oculari riportate da varie testate giornalistiche.
Funzionari locali, tra cui il governatore del Minnesota Tim Walz e il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, hanno condannato l’accaduto e criticato duramente la presenza federale sul territorio, chiedendo entrambi il ritiro immediato degli agenti.
I manifestanti si sono scontrati con le forze di polizia e hanno chiesto un’inchiesta indipendente sull’uso della forza letale. Le posizioni dei leader politici si sono rivelate profondamente divise.
Esponenti repubblicani – tra cui Vance e il presidente Donald Trump – hanno difeso l’operato degli agenti, attribuendo i disordini a carenze nella gestione locale e a manovre di agitazione politica.
Di fatto Minneapolis sembra finita in mano alla teppa progressista radicale, che avrebbe pure costituito una zona autonoma dove nessuno può entrare – come era accaduto con la CHAZ di Seattle. La polizia locale, guidata da sindaco e governatore dello Stato democratici, sembra non esistere più – lo stesso sindaco aveva addirittura detto che i poliziotti dovevano impegnarsi contro gli agenti dell’immigrazione ICE in città.
Il giornalista sotto copertura James O’Keefe ha mostrato un video sconvolgente della sua truppe bersagliata da manifestanti che di fatto agiscono come polizia del territorio, chiedendo documenti e cercando il linciaggio. Più tardi l’ora ha attaccato l’hotel dove era la sua troupe e fatto arrivare, non si sa in che modo, un SMS di minaccia in cui si diceva che se non lasciavano il Minnesota entro un’ora sarebbero morti.
🚨 HOLY CRAP. They tried to KILL James O’Keefe and his team in Minneapolis!
“They just threw a frozen ice brick at the car!” 🤯
“Shut the door!”
It’s like a 3rd world WAR ZONE.
This is what Tim Walz and Jacob Frey caused. Unbelievable.pic.twitter.com/sQbOZGCA0u
— Eric Daugherty (@EricLDaugh) January 26, 2026
Un’altra rivelazione riguarda l’uso dell’app Signal da parte dei manifestanti, dove vi sarebbero gruppi coordinati che assegnano ruoli a vari agitatori.
Secondo alcuni si tratta di un livello di sofisticazione dietro cui può esserci solo un’insurrezione altamente organizzata, lontanissima da una protesta spontanea. Il fine potrebbe essere il salvataggio del sistema di frode, perpetrato in ispecie dagli immigrati somali, che foraggia il bacino elettorale del Partito Democratico e le sue strutture profonde.
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Immagine di Chad Davis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
Fulmine colpisce la manifestazione pro-Bolsonaro in Brasile
A quem interessar possa:
O raio atinge exatamente no momento em que a música falava: “Bolsonaro, homem de garra, honesto e imorrível da verdade e de fé.”pic.twitter.com/joyWg6YSCm — Jéferfon Menezes (@JefinhoMenes) January 25, 2026
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