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Protesta

Trieste, il porto sepolto. Ma la protesta in tutta Italia vive

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C’è una buona notizia: le piazza della protesta straboccano di forza ed energia. Le manifestazioni di sabato sono state partecipatissime, e in tantissime città d’Italia, con numeri superiori a quelli di quest’estate.

 

È la lezione da portarsi a casa e tenersi strettissima. Laddove non c’è una leadership improvvisata, la lotta va avanti. L’Italia, per fortuna, può fare a meno di Trieste.

 

È la lezione da portarsi a casa e tenersi strettissima. Laddove non c’è una leadership improvvisata, la lotta va avanti. L’Italia, per fortuna, può fare a meno di Trieste

A Trieste invece, è andata in scena una situazione insostenibile, inspiegabile, inguardabile. La qualcosa può sorprendere qualcuno: ma cosa dite, «Trieste chiama…»… ma come, tutti quegli striscioni e i cori pro-Trieste in tutte le città… è vero. Tuttavia crediamo che questo succeda perché il movimento contro la tirannia è ancora – per fortuna – molto spontaneo, e non ha al momento capacità di elaborare.

 

Qualcuno però – a Messina, per esempio, qualcuno al microfono a iniziato a porsi il problema – comincia a ragionarci su. Ma cosa è successo a Trieste?

 

Già. Cosa è successo a Trieste? Perché quella che doveva diventare la manifestazione definitiva, la convergenza di tutta la protesta italiana, e non solo, alla presenza di un membro del governo (non esattamente di prima fila, ma vabbè), è stata annullata in un atto di autocastrazione politica mai visto prima?

 

Lo ha scritto qualche giornale: che gli organizzatori annullino delle manifestazioni autorizzate (erano non una, ma due), specie quando si prevede un’affluenza storica, è qualcosa di piuttosto inedito.

Lo ha scritto qualche giornale: che gli organizzatori annullino delle manifestazioni autorizzate (erano non una, ma due), specie quando si prevede un’affluenza storica, è qualcosa di piuttosto inedito.

 

Così come è bizzarro, enigmatico tutto il contorno.

 

A parlare con il governo va un «coordinamento» nato pochi giorni fa, da cui la sigla portuale CLPT, iniziatrice della protesta, ha preso le distanze con un comunicato. O meglio, apprendiamo da un comunicato diramato dopo l’incontro, da una delegazione del coordinamento. Quindi per coordinamento dobbiamo intendere tutte le persone che sono andate in piazza? Perché non c’era la sigla portuale?

 

In un altro comunicato si diceva che l’incontro sarebbe stato «riservato». Non capiamo bene cosa voglia dire questa espressione, che assomiglia ad  un’excusatio non petita, anche se davvero non abbiamo idea del perché ce l’hanno piazzata lì. Certo, uno può pensare: un incontro in streaming qui ci sarebbe pure stato bene, e di fatto una delle mosse più potenti di Beppe Grillo fu quando, nell’era in cui il M5S credeva alla diretta elettronica, andò da Bersani (che era affiancato da Letta!) e Renzi e li prese a pesci in faccia nei colloqui per il governo (ricordate? Ne ebbe anche per Delrio: ad una certa il genovese rischiava perfino di esserci simpatico per 5 secondi). Fare uno streaming col ministro grillino sarebbe stato perfetto. Ma no, l’incontro doveva essere definito «riservato». Perché dirlo? Non capiamo, ci adeguiamo.

 

Il Patuanelli è di Trieste, quindi magari ha approfittato dell’appuntamento a Trieste per andare a trovare i parenti. Tempo in giornata ne ha avuto: l’incontro è durato una ventina di minuti

Il ministro delle Politiche agricole non si capisce cosa ci facesse lì, tuttavia si apprende che ha talmente tanta voce in capitolo in Consiglio dei Ministri che è stato scavalcato di recente su una questione delicata. Epperò il Patuanelli è di Trieste, quindi magari ha approfittato dell’appuntamento a Trieste per andare a trovare i parenti. Tempo in giornata ne ha avuto: l’incontro è durato una ventina di minuti.

 

Il comunicato del coordinamento, che si esprime al momento solo su Telegram e Facebook (quest’ultimo, come noto, mezzo ideale per le idee antivacciniste) scrive che «il ministro Patuanelli ha evidenziato e ringraziato Stefano Puzzer per il senso di responsabilità dimostrato con la decisione di annullare, per questioni di sicurezza, le manifestazioni che erano in programma nelle giornate del 22 e 23 ottobre a Trieste». Insomma sul fu portavoce portuale piovono i complimenti ministeriali (ci si metta in coda: ci hanno detto che a lodarlo via etere l’altra sera c’erano anche vaccinisti TV omo-massonici), anche se ignoriamo ancora quale minaccia si sia evitata cancellando la protesta. Poi il ministro «si è impegnato a riferire tutte le istanze del Coordinamento martedì 26 ottobre nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri». Il ministro agricolo promette insomma di dirlo a Draghi e compagni, che non avrebbero altro modo di apprendere le richieste («no green pass») se non dalle auguste labbra patuanelle prontamente istruite dalla «delegazione»

 

Fuori Piazza Unità d’Italia era svuotata della sua carica.

 

Quando poi sono stati riferiti gli esiti dell’incontro (grande suspense, rullo di tamburi…) ci dicono che al massimo c’erano mille persone. Cioè, nel cuore mondiale della lotta alla follia pandemica, c’erano meno persone di quante ce ne sono state nelle piccole città che negli stessi giorni si riunivano in solidarietà al porto di Trieste.

Al mattino alle 8:30 non c’era nessuno, ci riferisce un lettore che ha viaggiato di notte per trovarsi lì e mandarci la foto desolante di questo articolo. Noi ci aspettavamo folle di persone con la tenda, come si era visto da altre parti in questi giorni. Ci aspettavamo un circo irresistibile di personaggi permanente. Invece no: la gente, forse vedendo i video dei posti di blocco in entrata, forse temendo le violenze annunciate, è rimasta a casa. La Piazza è disinnescata.

 

Quando poi sono stati riferiti gli esiti dell’incontro (grande suspense, rullo di tamburi…) ci dicono che al massimo c’erano mille persone. Cioè, nel cuore mondiale della lotta alla follia pandemica, c’erano meno persone di quante ce ne sono state nelle piccole città che negli stessi giorni si riunivano in solidarietà al porto di Trieste.

 

Quindi, a cosa è servito tutto questo?

 

«Il green pass è una misura economica e non sanitaria» dice il ragazzo in maglione, mostrando la grande profondità della sua riflessione sul progetto di sottomissione bioinformatica a cui anche lui, come vaccinato, è stato chiamato con siero genico e certificato elettronico verde.

Per una volta bisogna dare atto che se lo sono chiesti perfino i giornalisti. Anzi, lo hanno chiesto al capo della protesta. Non ci stiamo inventando niente, potete verificare voi stessi nel video girato dai benemeriti di Local Team, minuto 02:37:53.

 

«Il green pass è una misura economica e non sanitaria» dice il ragazzo in maglione, mostrando la grande profondità della sua riflessione sul progetto di sottomissione bioinformatica a cui anche lui, come vaccinato, è stato chiamato con siero genico e certificato elettronico verde.

 

«Spero che il governo abbia sentito, dalle nostre voci, la preoccupazione, l’indignazione che c’è da parte del popolo italiano». Cioè: il governo stava aspettando questo incontro ai vertici (e non la costante immagine di piazza inferocita che è  stata stranamente autosmobilitata a Trieste) per comprendere la situazione. Cioè: Patuanelli rappresenta il potere così come Puzzer rappresenta il popolo italiano. Se uno ci pensa, alla fin fine, la proporzione ci sta pure.

 

Un giornalista chiede: avete annullato le manifestazioni per le possibili infiltrazioni di estrema destra e estrema sinistra, ne avete ancora paura?

 

«Queste infiltrazioni dovranno arrivare, se riescono, in tutte le piazze italiane». I giornalisti rumoreggiano («dovranno»?), forse non ha capito la domanda: stiamo parlando di infiltrazioni di violenti.

 

«Sì… Queste infiltrazioni di violenti… intanto… spero non ci siano» incespica, guarda l’uomo accanto a sé. E poi soprattutto saranno tutte le piazze italiane a manifestare, non sarà solo Trieste». Il ragazzo glissa

«Sì… Queste infiltrazioni di violenti… intanto… spero non ci siano» incespica, guarda l’uomo accanto a sé. «E poi soprattutto saranno tutte le piazze italiane a manifestare, non sarà solo Trieste».

 

Il giovanotto glissa. Un altro bravo giornalista insiste: che informazioni ha avuto lei su queste infiltrazioni tanto da spingerla a cancellare le manifestazioni?

 

«Ho visto con i miei occhi che a causa di due manifestazioni che noi non eravamo capaci di controllare, andava a rischio il primo risultato che noi avevamo ottenuto che era l’incontro con il governo». Grandioso: i venti minuti con il ministro del bestiame valgono qualsiasi cosa. Le manifestazioni con la repressione in porto – se sta parlando di quelle, con idranti e lacrimogeni e immagini eroiche da tramandare ai posteri – non sono la scintilla che ha acceso il mondo, ma un problema serio, ché si rischiava di non vedere Patuanelli. Sono cose da non credere. Tuttavia non bisogna lasciarsi distrarre dalla supercazzola: anche a questa domanda precisa («che informazioni ha avuto lei?») l’uomo non risponde. Con chi ha parlato? Cosa gli ha detto per convincerlo? Probabilmente non lo sapremo mai, tipo quel colloquio «riservato» tra papa Leone Magno e Attila che fermò la razzia di Roma.

 

Il giornalista, forse un po’ esasperato, ci riprova con più dettaglio: è in contatto con la questura, vi tiene aggiornati, vi dà delle informazioni?

 

«L’importanza dell’incontro di oggi era sacra». Ma è serio?

«No, noi abbiamo deciso umanamente tra di noi» e guarda ancora qualcosa o qualcuno alla sua sinistra. «Era più grande l’importanza di aver l’incontro con il governo che andare a rischio con una manifestazione che comunque si potrà fare domani, si potrà fare lunedì, si potrà fare martedì, si potrà fare ogni giorno… ma l’importanza dell’incontro di oggi era sacra». Ma è serio? E poi, cosa significa la decisione presa «umanamente tra di noi»? «Umanamente» che? Perché? Incredibilmente, il lider maximo del porto riesce a non rispondere neanche a questa domanda.

 

Qualcuno dietro comincia a sussurrargli all’orecchio.

 

Si cambia discorso. Che soluzioni sanitarie proponete?

 

«Questo devi chiederlo ad un medico non a me». Scusate ma non c’era un medico dentro al Coordinamento? Scusate, ma non si può rispondere anche senza laurea ad una domanda così (tipo: abbiamo lavorato senza vaccino e senza green pass per un anno e mezzo…)?

 

Una giornalista gli riporta le dichiarazioni già uscite nel frattempo dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, cui pare sia arrivato il messaggio senza che glielo portasse brevi manu il messaggero Patuanelli. Il sottosegretario dice che non c’è «nessuno spazio» né per l’abolizione dell’obbligo vaccinale né per quella del green pass.

 

La realtà è che di «forza contrattuale», di leve di potere, non ha niente – anzi, meno di niente

«Poteva venire oggi a Trieste e ce lo diceva di persona». Certo, ma chissà perché non è venuto. Ci sarà un motivo che non sia il fatto che i parenti l’on. Costa probabilmente li ha a La Spezia)

 

Su questo punto arriva la domanda definitiva di un altro giornalista: qual è la forza contrattuale che avete?

 

«Secondo me è il caso che guardi in giro tutte le piazze d’Italia come son messe».

 

Insomma, il capopopolo portuale senti di aver in mano, nelle contrattazioni fondamentali con emissari governativi come Patuanelli, l’intera protesta nazionale, «da Trieste in giù».

 

La realtà è che di «forza contrattuale», di leve di potere, il ragazzotto triestino non ha niente – anzi, meno di niente.

 

Nessuna di queste leve è in mano del ragazzo col capellino, il maglioncino blu e la tracolla. Non la protesta, che lui stesso ha annullato per motivi non ancora specificati. Non la minaccia economica, tanto che ci è parso di sentire rivendicazioni per le quali in realtà il porto non è mai stato davvero bloccato

Una città murata di esseri umani, con strade e piazze strapiene oltre ogni possibile contenimento, che di fatto significa la possibilità di spostare la protesta massiva concentrandola anche su altri punti, è una leva che un governo percepisce benissimo.

 

La possibilità, abbaiata a lungo nelle settimane scorse, di bloccare il primo porto petrolifero del Mediterraneo e il 7° d’Europa, con danno sistemico a Germania, Austria, Ungheria, Cechia, Slovacchia e ovviamente Italia, è una leva che non solo il governo, ma anche l’Europa, e i governi dei Paesi menzionati e non solo di quelli, capiscono altrettanto bene.

 

Nessuna di queste leve è in mano del ragazzo col capellino, il maglioncino blu e la tracolla. Non la protesta, che lui stesso ha annullato per motivi non ancora specificati. Non la minaccia economica, tanto che ci è parso di sentire rivendicazioni per le quali in realtà il porto non è mai stato davvero bloccato.

 

Niente: non hanno in mano niente – anzi, le carte che avevano le hanno buttate via loro stessi. Il governo non ha alcun motivo per ascoltare questo tizio e le piazze che vorrebbe rappresentare. Anzi, se è lui che rappresenta la protesta nazionale, il potere ha di che brindare

Niente: non hanno in mano niente – anzi, le carte che avevano le hanno buttate via loro stessi. Il governo non ha alcun motivo per ascoltare questo tizio e le piazze che vorrebbe rappresentare. Anzi, se è lui che rappresenta la protesta nazionale, il potere ha di che brindare.

 

Dimenticate le immagini della gente che si becca idranti e lacrimogeni. Trieste è un porto sepolto, come il titolo di quella poesia ermetica di Ungaretti che parla di canti che si disperdono (esattamente: nel nome della legge, ma anche degli organizzatori) e di «quel nulla d’inesauribile segreto», che nemmeno i giornalisti che chiedono a raffica nella conferenza stampa open air sono riusciti a sondare.

 

La fortuna che abbiamo è che la protesta vive ben oltre la triste poesia mancata del porto sepolto di Trieste.

 

Guardiamo le immagini di Milano: la scena più spettacolare di tutta Italia. Una protesta multiforme, multietà, multipolitica, multiclasse, multitutto – la vera protesta del popolo. Calcano luoghi immensamente simbolici (Piazza Fontana, Piazza Cinque giornate, Piazzale Loreto), cantano ininterrottamente, non hanno paura dei celerini mai. Scendono in strada e marciano, in masse compatte e pazzesche, senza bisogno dei Puzzer, dei Montesano, delle Cunial.

 

Guardiamo Milano e non possiamo che chiederci: ma un popolo come questo si merita davvero leader come quelli visti a Trieste?

 

Lo Stato fa lo gnorry, ma sotto sotto vuole tanto un interlocutore con cui trattare, o meglio, sul quale imporre la sua manipolazione: e noi non concediamoglielo. Facciamogli perdere l’illusione di poter controllare il dissenso. Disorientiamo gli strateghi della normalizzazione

Di più: ne ha sul serio bisogno?

 

No. In nessun modo. Al contrario. In questa fase, riteniamo, si deve andare avanti così – senza avere davanti figure sbucate dal nulla che vogliono sedersi al tavolo con ministri a caso, o che ritengono l’essere invitati in Senato una vittoria (ricordate quel comunicato di una settimana fa? Quello cui seguirono le dimissioni del capo portuale? Già lì si era capito tutto…). Perché sono cedimenti come questo che possono essere letali per la nostra lotta.

 

Lo Stato fa lo gnorry, ma sotto sotto vuole tanto un interlocutore con cui trattare, o meglio, sul quale imporre la sua manipolazione: e noi non concediamoglielo. Facciamogli perdere l’illusione di poter controllare il dissenso. Disorientiamo gli strateghi della normalizzazione.

 

Andiamo avanti con quella che in America chiamano leaderless resistence.  La resistenza senza leader, una lotta che non ha bisogno di strutture gerarchiche. Andiamo avanti, cioè, come abbiamo fatto finora.

Andiamo avanti con quella che in America chiamano leaderless resistance.  La resistenza senza leader, una lotta che non ha bisogno di strutture gerarchiche. Andiamo avanti, cioè, come abbiamo fatto finora

 

Stiamo alla larga da chi invita a non manifestare (o manifestare a casa propria) e da chi crede che parlare 20 minuti con Patuanelli (lusso per il quale si può arrivare a farsi andare bene i poliziotti con i lacrimogeni e i manganelli) serva davvero a qualcosa.

 

Seppellite anche voi il ricordo del porto di Trieste. La protesta vive in tutto il resto di Italia, e vivrà finché sarà accesa nel vostro cuore.

 

Ci aspettano sfide più grandi. Sfide che vinceremo veramente.

 

Economia

Gli ambasciatori dell’UE approvano l’accordo con il Mercosur in mezzo alla rivolta degli agricoltori

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Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri presso l’Unione Europea hanno approvato a maggioranza, nella mattina del 9 gennaio, l’accordo commerciale tra l’UE e il Mercosur. Dopo il voto, i governi europei si sono divisi tra chi difende gli interessi dei propri agricoltori e chi appare più indifferente a tali preoccupazioni: tra i primi figurano Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e Austria; tra i secondi tutti gli altri.

 

Il Parlamento Europeo dovrà ora procedere alla ratifica dell’intesa.

 

Con Parigi sotto assedio da parte dei trattori, il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato in mattinata che la Francia avrebbe votato contro l’accordo Mercosur, forse consapevole che il voto sarebbe stato perso comunque, ma deciso a guadagnare punti di immagine. Quella stessa mattina del 9 gennaio, circa 20 trattori (secondo le autorità) sono riusciti a forzare i blocchi della polizia e a raggiungere punti simbolici della capitale come la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, bloccando strade e creando disagi nel centro città.

 

 

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L’Italia ha votato a favore, dopo che la Commissione Europea ha accolto la richiesta di Roma di abbassare da 8% a 5% la soglia per attivare meccanismi di salvaguardia sulle importazioni (vale a dire, indagini automatiche in caso di calo dei prezzi agricoli superiore al 5% rispetto alla media triennale). Gli agricoltori, tuttavia, ritengono insufficiente tale misura, poiché stanno già operando in perdita: aggiungere un ulteriore margine del 5% non rappresenta una vera soluzione.

 

Le mobilitazioni agricole continuano a intensificarsi in tutta Europa. A Milano, la mattina del 9 gennaio, oltre un centinaio di trattori (oltre 300 secondo gli organizzatori) hanno marciato verso il palazzo della Regione Lombardia in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale. La protesta è stata promossa dal COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani) insieme al Movimento Riscatto Agricolo Lombardia.

 

 

 

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Il COAPI ha invitato tutti i cittadini a unirsi alla manifestazione, che avanza quattro principali richieste: no all’accordo Mercosur; no alla deregolamentazione della Politica Agricola Comune (PAC); sì alla sicurezza alimentare; sì a prezzi equi per i prodotti agricoli. Durante l’azione, gli agricoltori hanno versato tonnellate di latte sulla piazza, come documentato sulla pagina Facebook del COAPI.

 

In Germania, proteste decentrate hanno interessato diversi Länder: nel Brandeburgo, gli agricoltori hanno bloccato con i trattori varie strade di accesso alle autostrade a Nord-Ovest di Berlino e nel nord-ovest del land; azioni isolate sono state segnalate anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia-Anhalt, Turingia e Bassa Sassonia.

 

Lunedì 12 gennaio prenderà il via a Berlino la Grüne Woche (Settimana Verde), la principale fiera internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione. In quel contesto, sabato 17 gennaio si terrà una grande manifestazione organizzata dall’iniziativa «Wir haben es satt!» («ne abbiamo abbastanza») davanti alla Porta di Brandeburgo, con la partecipazione di circa 60 organizzazioni agricole e della società civile.

 

In Grecia, gli agricoltori proseguono nell’opposizione alle misure restrittive e hanno in programma per la prossima settimana un incontro con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Nel fine settimana si terrà una riunione nazionale di coordinamento: le richieste principali riguardano interventi contro l’aumento dei costi di produzione, i ritardi nei pagamenti dei sussidi e altre criticità del settore.

 

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Protesta

Scontri tra agricoltori e polizia a Bruxelles durante i colloqui sull’Ucraina

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Giovedì a Bruxelles sono esplosi violenti scontri quando migliaia di agricoltori hanno invaso il quartiere europeo, bloccando le strade con i trattori e scontrandosi con la polizia antisommossa davanti al Parlamento europeo, in un contesto di rabbia crescente verso le politiche commerciali e le riforme agricole dell’UE.   Quella che era partita come una grande manifestazione contro le modifiche proposte alla Politica agricola comune e contro il contestato accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur si è presto trasformata in un caos generalizzato.   Le immagini diffuse sui social media mostrano dense colonne di fumo nero provenienti da pneumatici e balle di fieno dati alle fiamme, mentre i trattori forzavano le barriere della polizia e paralizzavano intere zone della città.  

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I manifestanti hanno infranto vetrate vicino agli edifici parlamentari e lanciato pietre, patate e altri oggetti contro gli agenti, che hanno risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.   La polizia ha effettuato cariche contro i dimostranti e in almeno un caso un manifestante è stato visto cadere a terra e venire colpito mentre gli agenti cercavano di liberare l’area.   Le autorità belghe hanno precisato che la protesta era stata autorizzata solo per un numero limitato di trattori, ma già nel primo pomeriggio circa 1.000 veicoli avevano raggiunto la capitale, con la polizia che stimava complessivamente 7.000 partecipanti. In serata, le forze dell’ordine avevano ripreso parzialmente il controllo della zona, sebbene trattori e manifestanti continuassero a occupare alcune parti della città.   La protesta è coincisa con un vertice dei leader UE a Bruxelles, durante il quale è ripresa la discussione sull’accordo commerciale con il Mercosur, a lungo rinviato. Gli agricoltori di Belgio, Francia e altri Paesi membri temono che l’intesa favorisca importazioni agricole sudamericane a basso costo, penalizzando i produttori europei obbligati a rispettare standard ambientali e di benessere animale più severi.   La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’accordo con il Mercosur non verrà firmato questo fine settimana e che i negoziati sono stati posticipati al mese prossimo. I critici dell’intesa ritengono tuttavia che si tratti soltanto di una pausa temporanea e non di un definitivo cambio di rotta.

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Protesta

Scontri durante la protesta della «Generazione Z» a Città del Messico

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Sabato, in occasione della mobilitazione antigovernativa promossa dalla «Generazione Z», un gruppo di manifestanti incappucciati ha ingaggiato scontri con le forze di polizia di fronte al palazzo presidenziale di Città del Messico.

 

Migliaia di persone hanno percorso il tragitto dal monumento all’Angelo dell’Indipendenza fino alla Piazza della Costituzione, radunandosi poi davanti al Palazzo Nazionale, che ospita la residenza presidenziale.

 

Pur avendo esordito in forma non violenta, la protesta ha visto l’intervento di un manipolo di facinorosi mascherati, etichettati dai media locali come Black Bloc, che hanno infranto le barriere di protezione, lanciato pietre e affrontato gli agenti in corpo a corpo.

 


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Le riprese video immortalano i dimostranti intenti a percuotere i poliziotti e questi ultimi che infieriscono con calci su un manifestante riverso al suolo. Le schermaglie sono durate circa sessanta minuti, al cui termine le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni per disperdere la folla dalla piazza, come documentato dalla testata La Jornada.

 

I partecipanti sostengono di contestare la corruzione, gli eccessi di potere e l’assenza di punizioni per i delitti violenti. Numerosi hanno levato slogan di accusa contro il partito di sinistra al potere, Morena.

 

La presidente Claudia Sheinbaum ha reagito biasimando gli atti violenti. «Chi non concorda deve far valere le proprie posizioni mediante cortei pacifici. La violenza non può mai costituire uno strumento per il cambiamento», ha sentenziato.

 

In precedenza, Sheinbaum aveva attribuito le proteste a «bot e account fittizi sui social» orchestrati da «entità di destra».

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