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Sanità

Sanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?

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La sanità italiana si sta riempiendo, per legge, di operatori sanitari – medici ed infermieri – che hanno titoli di studio ottenuti all’estero e non riconosciuti dall’autorità italiana. Questo personale, che potrebbe persino non essere in grado di capire la lingua italiana, sta venendo assunto ing rande copia con leggi specifiche e bandi privilegiati, nel nome di un’emergenza che, al solito, non esiste. A pagare, in tutti i sensi, è il cittadino, le cui tasse finiscono per pagare il personale che dovrebbe curarlo al meglio, ma che ora è a rischio, vista la difficoltà di certificare le competenze del nuovo personale sanitario in arrivo. Ne abbiamo parlato con il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.

 

Dottor Giacomini, cosa sta accadendo?

Succede che è stata prorogata fino al 2029 l’applicazione dell’art.15 del DL 34/2023 che permette a lavoratori con titolo di studio non equiparato a quelli italiani di poter comunque lavorare nelle strutture pubbliche, private e convenzionate.

 

Perché questo?

Perché è dichiarata un’emergenza per la carenza di personale sanitario. Un’emergenza che non esiste: l’ennesima emergenza creata ad arte per cambiare il panorama della salute e del lavoro sanitario. Fondamentalmente è la ricerca di forza lavoro attingendo al mercato straniero.

 

Di che tipo di lauree parliamo?

Lauree conseguite in Paesi extra-UE, quindi parliamo di lavoratori provenienti da queste Nazioni. Tuttavia, potenzialmente, anche di cittadini italiani che posono conseguire questi titoli di studio con corsi online presso università estere. Tutti i titoli accademici conseguiti all’estero dovrebbero però compiere un percorso di equiparazione per essere valutati e riconosciuti in base allo scopo per cui devono essere utilizzati. Cosa che questo DL non prevede permettendo a tali operatori sanitari di lavorare in deroga.

 

Quindi i laureati all’estero possono fare concorsi pubblici?

Di più: ci sono dei bandi ad hoc per queste persone. Cioè, concorsi riservati non a tutti, ma solo a questi profili. La regione Veneto è una realtà capofila di questo fenomeno. Sui giornali si è letto he sarecbbero stati già assunti i primi dieci medici sudamericani, che lavoreranno nei reparti di emergenza-urgenza, come i Pronto Soccorsi.

 

Un luogo delicato…

Nei Pronto Soccorsi bisognerebbe avere la certezza della competenza professionale di chi opera, perché è la porta di accesso al Servizio Sanitario e il luogo dove arrivano i casi più complessi, più pericolosi per la vita dei pazienti.

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Quali problemi possono sorgere fin da subito?

Consideriamo che alcuni di questi sanitari stranieri ora regolarizzati potrebbero avere qualche problema con la comprensione della lingua italiana. Nella legge non c’era scritta la necessità di un qualche grado di conoscenza linguistica. Va detto che le regioni si sono quindi attrezzate: in Regione Veneto chiedono una competenza B2. Nei Pronto Soccorsi, tuttavia, non serve saper ordinare una pizza, serve avere la completa capacità di comprendere quello che il paziente sta dicendo, talvolta persino nei dialetti italiani. Se non capisco bene, posso ritardare, o sbagliare, il percorso diagnostico-terapeutico, mettendo potenzialmente a rischio la salute della persona.

 

Qual è la ratio politica di tutto questo?

Alle regioni, allo Stato italiano interessa solo che non vi sia interruzione di pubblico servizio. Riempiono, in pratica, le caselle delle strutture di cura. Poi se il personale non è all’altezza… non è più un problema del politico. Questa situazione ricade sulla qualità della cura.

 

Ci sono esempi eclatanti?

C’era il caso dei 10 mila infermieri indiani che dovrebbero essere assunti in Italia. Che formazione avrebbero? Il ministero della Sanità aveva dichiarato che la loro competenza sarebbe stata «idonea». Sostanzialmente il meccanismo è sempre lo stesso: la deroga.

 

Con che conseguenze?

Spalanchiamo la porta a personale sanitario di cui non si sa assolutamente nulla. Non è che puoi capire l’esatta competenza di un medico con un colloquio, quando in Italia servono 6 anni di corso di laurea, la specializzazione, la formazione continua, gli esami…

 

E nessuno reagisce?

Tutto questo avviene nel silenzio più assoluto dei sindacati, degli ordini professionali, della politica, e dei media. Il cittadino italiano non sa che negli ospedali dove si cura stanno lavorando questi soggetti.

 

Cosa ha fatto e farà il vostro sindacato?

Abbiamo più volte sollecitato il governo, il ministro della Salute, la Regione Veneto e le Federazionali Nazionale degli Ordini Professioni ad intervenire, o almeno sedersi ad un tavolo per risolvere la situazione. Quello che faremo ora sarà invitare gli operatori sanitari e i cittadini ad inviare un’email, con un testo che metteremo a disposizione, al ministero della salute affinché si blocchi questa iniziativa che va a danno di tutti. 

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Politica

Caos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini

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La Camera dei Deputati ha approvato il Ddl di riforma delle professioni sanitarie. Al suo interno c’è un emendamento che prevede l’archiviazione dei procedimenti disciplinari a carico dei sanitari che, durante il periodo COVID, contestarono le politiche sanitarie di allora. Sul provvedimento, sulle reazioni politiche e sui prossimi passi abbiamo sentito l’associazione ContiamoCi!, che si è battuta per migliorare il testo dell’emendamento ed è impegnata in una raccolta firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.   ContiamoCi! è stata ringraziata dall’onorevole Buonguerrieri (FDI), prima firmataria: «oggi, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia a mia prima firma alla riforma delle professioni sanitarie, poniamo fine a un’ingiustizia che si protraeva da troppi anni. I medici e gli operatori sanitari radiati durante la pandemia di COVID, per la sola ‘colpa’ di curare i pazienti in scienza e coscienza rifiutando protocolli che si sono spesso rivelati scientificamente infondati, potranno tornare a esercitare il loro lavoro. Contestualmente, un mio ordine del giorno impegna il governo a reintegrare i professionisti sospesi prevedendo l’archiviazione, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, dei procedimenti ancora aperti a loro carico. Ringrazio per il supporto tutte le associazioni che hanno partecipato alla redazione dei testi presentati, in particolare l’associazione ContiamoCi!, che si batte per la libertà di cura e di scelta».

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L’introduzione dell’emendamento ha suscitato polemiche di vastità imprevista. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza dire esattamente di cosa parlasse, ha dichiarato che va contrastato chi «avvelena le opinioni sui vaccini», definendo tali posizioni come «distruttive e sconcertanti».   Gli ha fatto eco Stefania Craxi, figlia dello statista morto esule in Tunisia, che ha promesso «modifiche al Senato» per la legge che reintegrerebbe i medici etichettati come «no-vax», ma che magari, semplicemente, consideravano contrario ai loro studi (e magari al giuramento di Ippocrate) il vaccinare con un siero sperimentale un immunodepresso, una donna incinta o un malato di cancro.   Abbiamo intervistato dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, fondatore del sindacato DI.CO.SI, medico già primario di radiologia.   Dottor Giacomini, cosa è successo ieri alla Camera? Ieri pomeriggio è stato approvato il Ddl, e al suo interno c’era l’emendamento che aveva fatto tanto rumore già a luglio, a firma Buonguerrieri. In commissione era già stato approvato, ieri è stato portato in Aula e votato. Come ContiamoCi! ci eravamo spesi per migliorarne ulteriormente il testo, in modo che tutti i sanitari che sono, o sono stati, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver contestato le politiche sanitarie del periodo COVID vedessero archiviate le loro posizioni.   In concreto, cosa significa? Significa che se in quel periodo eri un sanitario, un medico o altro, e avevi contestato in scienza e coscienza terapie promosse con circolari del ministero della Salute ma che non ritenevi idonee all’iter diagnostico e terapeutico di quello specifico paziente, oppure avevi contestato l’obbligo vaccinale o il green pass, e per questo eri sotto procedimento disciplinare da parte dell’Ordine, quelle posizioni vengono archiviate. È un grandissimo successo e sta creando un gran putiferio, già da ieri sera e da stamattina. Cosa ha detto il presidente della Repubblica? Non è entrato direttamente nella questione, ma guarda caso proprio questa mattina, in occasione di un evento al Quirinale ha affermato, come riportato da Repubblica e dai telegiornali nazionali, che anche la vaccinazione è un presidio fondamentale e che ci sono canali di informazione che stanno inquinando la percezione di queste terapie nella popolazione. In sostanza ha detto che chi fa questo non rende un servizio alla scienza, ma compie un’operazione pericolosa.   Voi come rispondete? Lo contestiamo, e oggi ho fatto un video proprio su questo. Non stiamo discutendo la validità di un farmaco o di una terapia in sé, ma l’applicazione pratica che ne è stata fatta in quegli anni. Sono state tolte ai cittadini la libertà di scelta, sancita dalla Costituzione che il presidente dovrebbe conoscere molto bene, e al medico la libertà di operare secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Erano violati dei capisaldi per noi sacri, e continuiamo a contestare anche queste affermazioni.   Come legge tutto questo? La narrazione sul COVID, nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta, deve restare monolitica e non può essere messa in discussione. Allora sorgono delle domande: si vuole davvero difendere la salute dei cittadini, o si vogliono difendere apparati e poteri che su quell’impalcatura hanno costruito la loro realtà e la loro storia?   C’è un legame con quanto accaduto in commissione COVID? Sì, c’è una continuità con quello che è successo in commissione due giorni fa, quando è stato audito Speranza. È stata una lunga audizione, che mi sono ascoltato. Speranza ha aperto la sua relazione rivendicando che tutta la gestione COVID è stata, lo ha detto lui, una gestione politica di due governi, il Conte 2 e il Draghi, con maggioranze anche diverse. Per me questo fa tutta la differenza del mondo, perché è quello che dicevamo da sempre: non era una questione sanitaria, ma una scelta di indirizzo politico, a nostro parere di un totalitarismo sanitario. Sentirlo dall’ex ministro della Salute è una certificazione.   Con quali conseguenze? Se erano scelte politiche, a fronte delle quali si è deciso di chiudere le scuole, fare i lockdown, danneggiare l’economia dei cittadini, imporre obblighi vaccinali, espellere dal lavoro prima i sanitari e poi altre professioni, espellere gli over 50, introdurre un lasciapassare basato sulla vaccinazione, allora cambia l’ambito. Chi ha subito quelle imposizioni è stato perseguitato politicamente – è divenuto un perseguitato politico. In quel caso non basta una commissione d’inchiesta parlamentare: forse serviranno altri tribunali, altre sedi. Se in una democrazia c’è una persecuzione politica, c’è qualcosa di diverso: siamo in uno Stato, se non dittatoriale, quantomeno totalitario.   Come si stanno muovendo le forze politiche? Di sicuro c’è stata una levata di scudi di tutto il centrosinistra: da Calenda al PD, molti hanno subito stigmatizzato il centrodestra.

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Vi accusano di essere «no-vax» e di cercarne i voti. Ribadiamo che questa etichetta ci va stretta e non è corretta. Qui non si parla di «sì-vax» o «no-vax», ma di libertà di scelta e di giuramento di Ippocrate, se restiamo nella cornice della professione medica. E se parliamo di cittadini, parliamo di persone che hanno voluto difendere l’articolo 32 della Costituzione, il diritto a decidere sul proprio corpo, voluto da Aldo Moro, un democristiano che non era né «sì-vax» né «no-vax». Le stesse parole di Speranza confermano che non eravamo perseguitati in nome della scienza, ma per un’ideologia di fondo. Cosa ci fosse dietro, si potrebbe fare molta dietrologia, ma la realtà dei fatti è questa.   E gli ordini dei medici? Si sono subito allarmati, mostrandosi dispiaciuti e costernati per quanto sta avvenendo alla Camera. Ho letto anche una dichiarazione della senatrice Craxi, che avrebbe detto che al Senato si cercherà di affossare questo articolo. Si stanno muovendo perché, seppur piccolo, è un primo schiaffo a una narrazione: per la prima volta in un Parlamento italiano si ottiene un passo avanti, e a mio avviso molto più significativo della cancellazione delle multe agli over 50.   Perché è così importante? Perché la campagna vaccinale e il DL 44 che ne è seguito servivano innanzitutto a piegare la volontà dei sanitari e dei medici e ad asservirli alle necessità dei governi allora in carica. Per convincere i cittadini a sottostare all’obbligo vaccinale e al green pass bisognava prima spezzare ogni resistenza della classe medica, perché i cittadini si fidavano ancora dei medici. Se molti medici si fossero mostrati scettici, l’operazione non sarebbe mai partita come volevano. Ancora oggi si cerca di mantenere quel perimetro e di impedire che si formi una crepa.   E adesso cosa succederà? Lo vedremo nei prossimi giorni. Da quello che percepisco dai messaggi che ricevo, ci sono pressioni fortissime, come ce n’erano state perché la commissione d’inchiesta non si avviasse o per modificarne parametri e perimetri, perché certi argomenti non dovevano essere trattati. Figuriamoci ora che non si tratta più di audizioni e testimonianze, ma che si comincia a parlare di leggi dello Stato. È un salto di qualità importante e le risposte saranno altrettanto forti: ci sarà un bel braccio di ferro, e la differenza possiamo farla noi.   Cosa chiede ai cittadini? Dalle pagine di Renovatio 21 sollecito tutti i cittadini sensibili a questi temi, che in un modo o nell’altro hanno subito i ricatti di quegli anni, a fare da cassa di risonanza. Al di là di ciò che raccontano i telegiornali e certi siti, il popolo italiano vuole superare quella fase e ristabilire la verità su quel periodo storico. Una forza parlamentare, per quanto rappresentativa di una parte della popolazione, può essere schiacciata dalla potenza mediatica della controparte: il centrosinistra, lo sappiamo, controlla i grandi gruppi editoriali italiani. La risposta deve partire dal basso.   Per quanto riguarda il sindacato DI.CO.SI., cosa avete in programma? Nel nome dei diritti costituzionali continueremo a batterci perché ai lavoratori siano riconosciuti i danni subiti in quegli anni. I danni morali, psicologici, le pressioni, le persecuzioni non potranno mai essere ripagati. Però il riconoscimento degli emolumenti non percepiti e dei contributi previdenziali non versati è una battaglia che portiamo avanti, e speriamo che questa piccola crepa si allarghi fino a comprenderla.   State raccogliendo firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl. Sì, quello che consente a sanitari stranieri di lavorare in Italia in deroga, con titoli di studio non equiparati a quelli italiani e senza un’adeguata conoscenza della lingua. Con la scusa, ancora una volta, di un’emergenza, in questo caso la carenza di personale, rischiamo di aprire le porte a moltissimi operatori di cui non conosciamo la preparazione né le competenze sanitarie e linguistiche. Si parla di migliaia di infermieri provenienti dall’India e, da notizie che arrivano, pare ci sia un giro importante di lauree infermieristiche vendute in quel Paese.   Rischiamo di ritrovarci con persone che formalmente hanno un titolo, ma le cui competenze non sono verificate, e le verificheremmo sulla pelle dei cittadini. Abbiamo chiesto che le competenze linguistiche siano accertate in modo puntuale, non solo per il dialogo normale ma anche per quello professionale, cioè sulla materia sanitaria.   Quindi l’emergenza COVID ha generato altri casi di questo tipo? Sì, ancora una volta. L’assetto emergenziale creato con il COVID si ripete ora con i sanitari stranieri e si ripeterà in altri casi. È diventato un modus operandi: la democrazia delle emergenze. Ma in emergenza la democrazia non c’è più, perché bisogna decidere in fretta. Ai tempi dei Romani si sospendeva la democrazia, si nominava un console e ci si affidava completamente a lui, l’unico che poteva portarci fuori dalle secche. Oggi lo stiamo facendo sulla pelle e sulla salute dei cittadini italiani, e chissà quante altre emergenze si potranno sviluppare. Per questo siamo nelle piazze di tutta Italia, e anche online, a raccogliere firme per spingere governo e forze parlamentari a modificare questo articolo. Nello stesso Ddl si parla anche di approccio «One Health». Sì, si ribadisce l’importanza di quell’approccio: cambiano i ministri, ma il concetto resta. Speranza è in commissione d’inchiesta per essere audito e gli si punta il dito contro, ma intanto le manine nei ministeri continuano a portare avanti i concetti che lui ha introdotto. È l’apoteosi delle emergenze che diventano paradigma di gestione della cosa pubblica e della vita dei cittadini.   Quali rischi vede? Quando si dice che la salute umana è strettamente collegata a quella ambientale e animale, significa che qualsiasi emergenza può essere proclamata in qualsiasi momento per la salvezza dell’ambiente. Allora ci puoi mettere tutto il green, le guerre, qualsiasi cosa: ogni abitudine umana può essere potenzialmente dannosa per l’ambiente, e in nome della nuova sacralità dell’ambiente, di questo ambientalismo ideologico, in realtà fortemente finanziato e gestito dal capitalismo globalista, potremmo ritrovarci in galera. Ed è gravissimo.   È un percorso nuovo? No, ci sono gli antefatti: la modifica dell’articolo costituzionale sul paesaggio e sulla tutela dell’ambiente per le generazioni future. Ormai c’è un aspetto costituzionale in tutto questo, il che dimostra che la cosa è stata apparecchiata negli anni precedenti al COVID. Queste questioni sono solo il punto di arrivo di un percorso lungo.  

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
 
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Sanità

I momenti più bui di Anthony Fauci

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Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo del Brownstone Institute.

 

Via, maledetta macchia! Via, dico!» esclamò Lady Macbeth, mentre camminava avanti e indietro in preda alle allucinazioni, rivivendo nel suo subconscio gli omicidi che aveva contribuito a pianificare. Si strofinò le mani come per lavarle, per purificarsi dal peccato, mantenendo la promessa fatta al figlio che «un po’ d’acqua ci purifica da questa azione».

 

Questa frase mi viene in mente dagli ultimi appunti pubblicati nei diari di Anthony Fauci, relativi al periodo compreso tra dicembre 2021 e maggio 2022. Sono stati i mesi più bui dell’era COVID. 

 

La convinzione che il virus fosse stato creato in laboratorio cresceva. Questo puntava direttamente il dito contro Fauci. I lockdown avevano alimentato una crescente rabbia diffusa nella popolazione. E il vaccino non funzionava, non bloccava l’infezione né la sua diffusione, mentre i gruppi che segnalavano gravi lesioni dovute all’iniezione non potevano essere censurati abbastanza velocemente da farli sparire del tutto, sebbene le aziende tecnologiche ci provassero di certo. 

 

Fauci mantenne la sua posizione al NIAID con la certezza di conservarla anche sotto la presidenza Biden, di cui godeva della fiducia. Era in contatto quotidiano con le persone che effettivamente gestivano il governo – i suoi collaboratori Ron Klain e Jeff Zients – e coordinava le sue decisioni con loro. Si fidavano di lui per la prosecuzione dell’operazione COVID, che tutti sapevano essere una questione di sicurezza nazionale al di fuori del controllo di qualsiasi attore politico. Fauci era l’uomo di punta, ma efficace, finché non è diventato un peso. 

Sappiamo da precedenti articoli che Fauci inizialmente sperava che il nuovo virus si perdesse nel caos di una brutta stagione influenzale. Questo accadeva a metà gennaio 2020. Il CDC lo ha criticato per questo. Il suo primo piano fallì perché un astuto uomo d’affari in Cina svelò tutto pubblicando la sequenza su un sito web a pagamento a metà gennaio. 

 

Dopo aver insistito con un amico ed ex collega affinché usasse la sua carta di credito personale per scaricare la sequenza, Fauci ha messo in atto il piano B, che consisteva nel negare la fuga di notizie dal laboratorio e preparare una campagna di vaccinazione a livello nazionale per far sparire tutto. 

 

L’audace piano prevedeva di mantenere l’immunità di popolazione ai livelli più bassi possibili attraverso i lockdown, mentre il vaccino superava le sperimentazioni cliniche ed era pronto per la distribuzione. Fauci sapeva con certezza che si trattava di un virus che avrebbe mutato rapidamente. La sua speranza era di rallentare il ritmo delle mutazioni riducendo al minimo il tasso di infezione. 

 

Purtroppo per lui, la nuova e più potente variante era apparsa proprio mentre le sue dosi raggiungevano la distribuzione generale. Delta disattivò la protezione che era stata formulata per il tipo selvatico e Alpha. La corsa era iniziata, poiché le mutazioni apparivano più velocemente di quanto i ripetuti potenziamenti potessero contrastarle. 

 

La macchia non se ne andava in nessun modo, qualunque cosa facesse. 

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Le ore più buie si aprirono con la comparsa di Omicron nel dicembre del 2021, il ceppo a più rapida diffusione ma meno virulento. Ora si trovava di fronte a un nuovo problema. Con Omicron che agiva di per sé come una forma di inoculazione, la necessità di vaccinarsi era diminuita ulteriormente, soprattutto considerando il rischio di effetti collaterali. Eppure, l’obiettivo del 90% di copertura vaccinale era irraggiungibile, mentre l’opposizione della popolazione all’intero regime Covid era in aumento. 

 

Fauci avrebbe potuto benissimo arrendersi, ammettere la sconfitta, scusarsi per aver fatto vivere al Paese il più grande trauma della nostra vita e aver rovinato la vita di studenti ovunque, oltre ad aver infranto i sogni di milioni di piccoli imprenditori. 

 

Ma non è questo il suo vero io. Non voleva e non poteva assumersi la responsabilità di ciò che aveva fatto. Finì per demonizzare gli avversari, cercando disperatamente riparo, avvolgendosi in strati sempre più fitti di fama per proteggersi e aggrappandosi alle bugie che si raccontava per giustificarsi, mentre la sua carriera e la sua eredità venivano irrimediabilmente compromesse, e nel frattempo sviluppava una grave e strana forma di germofobia, in modo quasi macabro. 

 

Due settimane prima dell’inizio di questa fase di vaccinazione, Biden era apparso in televisione per dichiarare quanto segue: «i aspetta un inverno di gravi malattie e decessi per i non vaccinati, per loro stessi, per le loro famiglie e per gli ospedali che presto saranno sopraffatti. Ma c’è una buona notizia: se siete vaccinati e avete ricevuto la dose di richiamo, siete protetti da gravi malattie e dalla morte».

 

Si trattava di un’affermazione audace, proprio mentre era appena emersa la variante più debole del virus e mentre si moltiplicavano le prove che dimostravano l’inefficacia di questi vaccini. Ciononostante, l’amministrazione Biden era determinata a rovinare una seconda stagione natalizia con avvertimenti terrificanti, nella speranza di raggiungere la massima copertura vaccinale. 

 

Fauci inizia il suo diario a ridosso di Natale con una disputa con il CDC, che stava iniziando ad aprirsi un po’ e ad allentare i suoi diktat. Voleva permettere alle persone di scegliere se sottoporsi a un nuovo test dopo essere guarite dal Covid. Fauci ha fiutato l’inganno – quella terribile cosa chiamata libertà – e ha cercato di strangolare il bambino nella culla.

 

 

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Nel frattempo, la campagna di opposizione acquisì nuovo slancio con la pubblicazione del capolavoro di Robert F. Kennedy Jr., ” The Real Anthony Fauci” , e lo stesso Kennedy aveva tenuto un comizio a Capitol Hill che aveva galvanizzato il movimento. Fauci era consapevole della crescente opposizione, ma la liquidò perlopiù con noncuranza. 

 

 

Nel febbraio del 2022, la pressione per riaprire l’economia e la società aumentava e Fauci si trovava in difficoltà. Continuava a difendere i lockdown in stile cinese, salvo poi affermare di non averli mai appoggiati.

 

 

Fauci iniziò a raccogliere riconoscimenti internazionali per assicurarsi la validità del lavoro svolto.

 

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Nel frattempo, la Casa Bianca era sempre più preoccupata per l’elevato numero di militari, uomini e donne, che si erano dimessi piuttosto che sottoporsi alla vaccinazione. Che tipo di milizia avrebbero potuto formare in tal caso? Fauci affermò di non essere affatto preoccupato, osservando che probabilmente non amavano molto il loro lavoro. Questo è un uomo che si abbandona a una profonda negazione.

 

Nel frattempo, stava diventando più onesto con se stesso riguardo alla scarsa efficacia dei tiri stessi.

 

La sua fama e il suo successo divennero il suo unico conforto, la calda coperta in cui si avvolgeva per ripararsi dalle tempeste che infuriavano fuori.

 

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Un altro aspetto bizzarro di questo periodo è l’ossessione di Fauci per evitare qualsiasi possibilità di contrarre il COVID. Ha iniziato ad andare in panico in mezzo alla folla, prendendo i suoi stessi consigli sempre più sul serio. Ha iniziato ad annullare cene e riunioni. 

 

Riflettendo sul perché, considerava che sapeva che questo virus era stato creato in laboratorio e che i vaccini non lo avrebbero protetto. Aveva avuto ben due anni per rimuginare su questi fatti. Cominciarono a tormentarlo sempre di più. Non importava quante volte si incoraggiasse, la sua paranoia non faceva che peggiorare.

 

 

In primavera, persino Fauci iniziò ad ammettere che sia lui che il CDC si stavano inventando tutto. Non c’era alcuna base scientifica in quello che dicevano e lui lo sapeva. Persino lui aveva perso fiducia nel sistema che aveva creato, recitando la parte dello scienziato solo in televisione.

 

 

Verso la fine di aprile, Fauci cominciava a chiedere a gran voce altre vie per comprendere tutto ciò che era accaduto. Forse la Dichiarazione di Great Barrington era stata corretta fin dall’inizio? Non avrebbe mai potuto ammetterlo a se stesso. Ma i suoi clamorosi fallimenti nel controllo del virus, con qualsiasi mezzo, lo avevano infine condotto a questa conclusione, seppur da una porta secondaria.

 

 

Detto questo, la germofobia personale di Fauci si è intensificata al punto da diventare debilitante. 

Questa fase si conclude con l’aumento delle paranoie di Fauci, l’intensificarsi delle sue paure nei confronti dell’opposizione e, infine, con un tentativo di placare il suo crollo psicologico riflettendo sulla propria fama mondiale, che considerava la sua unica vera speranza per evitare le conseguenze di tutto ciò che aveva fatto. 

 

 

Fauci fu infine costretto a lasciare il suo incarico verso la fine dell’anno, principalmente a causa delle crescenti preoccupazioni che più parlava, più aumentava la resistenza ai vaccini. Ci sono persino indizi, in questo calo di popolarità, che sia stata la stessa industria a spingerlo alle dimissioni per la sua scarsa capacità di promuovere il loro prodotto. Trovò rifugio alla Georgetown University, dove ricoprì un incarico ben retribuito. 

 

E a che punto siamo oggi? Fauci non parla con nessuno, con nessun giornalista, nemmeno in via confidenziale. La sua ultima apparizione pubblica è consistita in 110 invocazioni del suo diritto al silenzio, sancito dal Quinto Emendamento. 

 

La macchia non se ne andava mai, per quanto disinfettante si strofinasse le mani. «La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore», potrebbe dirsi, «che si pavoneggia e si agita per la sua ora sul palcoscenico, e poi non si sente più. È una storia, raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla».

 

Jeffrey A. Tucker

Jeffrey Tucker è fondatore, autore e presidente del Brownstone Institute. È inoltre editorialista senior di economia per Epoch Times, autore di 10 libri, tra cui Life After Lockdown , e di migliaia di articoli pubblicati su riviste accademiche e divulgative. Tiene numerose conferenze su temi di economia, tecnologia, filosofia sociale e cultura. È inoltre un tabarrista.

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Sanità

L’ONU adotta la Dichiarazione sulla «Preparazione alle pandemie», ma gli Stati Uniti votano contro.

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   La dichiarazione auspica una maggiore cooperazione internazionale e l’attivazione dell’Accordo sulla pandemia dell’OMS, approvato lo scorso anno. Tuttavia, la dichiarazione non è giuridicamente vincolante e non obbliga i Paesi a cedere sovranità o a imporre restrizioni sanitarie, inclusi obblighi vaccinali o lockdown. Valerie Ferrell, direttrice delle politiche di Stand for Health Freedom, ha affermato che la dichiarazione «è come un sacrilego ‘rinnovo di un giuramento’ politico».   Lunedì l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) ha adottato una «Dichiarazione politica sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie», che chiede una maggiore cooperazione medica e scientifica a livello globale di fronte alla minaccia di una futura pandemia.   La dichiarazione di 64 articoli è stata approvata con 153 voti favorevoli e 3 contrari. Gli Stati Uniti, insieme ad Argentina e Israele, hanno votato contro. Nuova Zelanda e Paraguay si sono astenuti.   La dichiarazione chiede una maggiore cooperazione internazionale e l’attivazione dell’Accordo sulla pandemia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) , approvato lo scorso anno.

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Tuttavia, la dichiarazione non è giuridicamente vincolante e non obbliga i paesi a cedere sovranità o a imporre restrizioni sanitarie pubbliche, inclusi obblighi vaccinali o lockdown.   La dichiarazione chiede un aumento delle capacità nazionali e internazionali per lo sviluppo di vaccini e altri farmaci, nonché un incremento dei finanziamenti per la preparazione globale alle pandemie. Secondo Health Policy Watch , si registra una carenza di 15 miliardi di dollari in tali finanziamenti.   Tra le altre disposizioni chiave contenute nella dichiarazione figurano:
  • Un appello per la creazione di sistemi di allerta precoce, sorveglianza e laboratori per identificare i potenziali rischi per la sicurezza sanitaria globale.
 
  • Un riconoscimento dell’«importanza delle misure di sanità pubblica e sociali per il controllo e la prevenzione della diffusione delle malattie infettive, in particolare quelle con potenziale epidemico e pandemico».
 
  • Misure per «contrastare e affrontare gli impatti negativi della disinformazione e delle notizie false in ambito sanitario, compresa la lotta all’esitazione vaccinale, e per promuovere la fiducia nei sistemi e nelle autorità sanitarie pubbliche».
  In una dichiarazione relativa alla dichiarazione di pandemia, il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha accolto con favore la dichiarazione, definendola un «forte impegno da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite a continuare a lavorare insieme sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie».   Ma i critici hanno avuto un’opinione diversa. Valerie Ferrell, direttrice delle politiche di Stand for Health Freedom, ha affermato che la dichiarazione «è come un sacrilego “rinnovo di un giuramento” politico».   «È una grande messa in scena che ribadisce il consolidato impegno delle Nazioni Unite verso uno stato tecnocratico sostenuto da un’infrastruttura di sorveglianza», ha affermato Ferrell. «Non crea nuovi quadri giuridici o obblighi, si limita a ribadire la propensione delle Nazioni Unite a confondere i confini tra diritti umani e diritti degli animali o dell’ambiente, a elemosinare fondi e a dare la caccia e uccidere la ‘disinformazione’ in modo che le persone rimangano all’oscuro».   Il dottor David Bell, medico di sanità pubblica, consulente biotecnologico e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, ha affermato che tali dichiarazioni sono «comuni» all’interno dell’ecosistema delle Nazioni Unite e sono «sostanzialmente prive di significato».   «Si tratta principalmente di strumenti burocratici che fanno sentire meglio i funzionari del segretariato per aver raggiunto “qualcosa”. I Paesi li votano spesso perché non hanno alcun valore vincolante, e i costi politici di un voto contrario sono meglio riservati a votazioni più importanti, come quelle sui trattati», ha affermato Bell.   Tuttavia, «l’intera idea alla base della dichiarazione è motivo di preoccupazione», ha aggiunto Bell.   «Fa parte di una strategia volta a dirottare ingenti risorse da settori della sanità pubblica che migliorano il benessere e l’aspettativa di vita in generale, verso un settore molto ristretto che si concentra sulla produzione di beni vendibili per rare ma redditizie epidemie internazionali».

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Gli Stati Uniti hanno imposto una votazione sulla dichiarazione dopo aver sollevato obiezioni su alcune delle sue disposizioni.

Secondo UN News, la dichiarazione avrebbe dovuto essere approvata il mese scorso per consenso, senza votazione, durante una riunione di alto livello delle Nazioni Unite, ma le obiezioni degli Stati Uniti hanno costretto a rinviare la votazione all’Assemblea Generale.   Secondo quanto riportato da Health Policy Watch, gli Stati Uniti hanno contestato la formulazione della dichiarazione sulla «salute sessuale e riproduttiva», che, a detta della delegazione statunitense, non esclude «ideologie di genere dannose» che «pregiudicano il benessere e lo sviluppo dei bambini e minano l’autorità genitoriale».   La delegazione statunitense ha inoltre espresso «forti preoccupazioni» in merito all’«uso eccessivo e ripetitivo del termine “equità” e alle sue diverse interpretazioni» nella dichiarazione. Si è anche opposta al riferimento all’Accordo sulla pandemia e al Regolamento sanitario internazionale (RSI), che «vincolano gli Stati membri ad accordi internazionali di cui non sono parte».   La Nuova Zelanda si è inoltre opposta al riferimento contenuto nella dichiarazione al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), che è l’unico strumento vincolante di diritto internazionale in materia di salute pubblica. Il RSI è stato modificato l’ultima volta nel 2024.   La Nuova Zelanda è stata tra i pochi Paesi che hanno respinto gli emendamenti del 2023 al Regolamento Sanitario Internazionale, che secondo alcuni avrebbero costretto gli Stati a cedere parte della propria sovranità all’OMS.   L’amministrazione Trump si è opposta all’Accordo sulla pandemia, una versione annacquata del quale è stata approvata all’Assemblea mondiale della sanità dello scorso anno.   Scrivendo su Substack, la dottoressa Meryl Nass, medico e fondatrice di Door to Freedom, ha affermato che la dichiarazione «è la solita storia» di organizzazioni come l’ONU e l’OMS, ma è comunque «un promemoria non vincolante del fatto che la cabala non si è arresa» e sta ancora cercando di finalizzare e attuare l’Accordo sulla Pandemia.   «Non sorprende che gli Stati Uniti abbiano respinto questa dichiarazione, dato che il presidente Donald Trump si è ritirato dall’OMS proprio per queste stesse questioni», ha affermato Ferrell.   Nel gennaio 2025, Trump ordinò agli Stati Uniti di ritirarsi dall’OMS. Tale ritiro è entrato ufficialmente in vigore nel gennaio di quest’anno.   Secondo quanto riportato da Gateway Pundit, l’Italia si è opposta al linguaggio utilizzato in relazione a «disinformazione» e «misinformazione» durante i negoziati del mese scorso, ma alla fine ha votato a favore della dichiarazione.   «La dichiarazione adottata il 12 ottobre è l’ultimo prodotto di un sistema internazionale che nessun elettore sceglie», ha scritto Sayer Ji, presidente del Global Wellness Forum e fondatore di GreenMedInfo, in un post su Substack.

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Un accordo sull’accesso e la condivisione di agenti patogeni potrebbe essere giuridicamente vincolante.

Secondo The Gateway Pundit, la dichiarazione «solleva un serio interrogativo politico» nonostante il suo carattere non vincolante, ovvero: «quanta influenza dovrebbero avere le burocrazie sanitarie internazionali sulle decisioni delle nazioni sovrane?».   Tali preoccupazioni sono legate a un testo correlato: un allegato sull’accesso agli agenti patogeni e la condivisione dei benefici (PABS). Secondo UN News, i paesi condividerebbero campioni biologici e dati genetici in cambio di “eventuali vaccini, trattamenti e strumenti diagnostici derivanti da tali dati”, qualora aderissero all’allegato.   Il ricercatore James Roguski ha dichiarato a The Defender che la dichiarazione di lunedì è «un evento secondario rispetto all’evento principale», ovvero la potenziale adozione del PABS.   Secondo quanto riportato da UN News, i colloqui sul PABS «si sono bloccati a causa di una situazione di stallo tra i paesi in via di sviluppo e alcune nazioni europee ad alto reddito, insieme agli Stati Uniti».   L’accordo sulla pandemia dello scorso anno non può essere formalmente «aperto alla firma» finché non saranno conclusi i negoziati sul PABS.   I Paesi ad alto reddito, compresi gli Stati Uniti, si sono opposti alla condivisione di tecnologie e proprietà intellettuale potenzialmente preziose con le nazioni a basso reddito.   «Gli Stati membri più ricchi vogliono che quelli meno ricchi cedano i genomi degli organismi che trovano, in modo che le aziende farmaceutiche possano produrre vaccini per loro», ha affermato Bell.   Roguski ha affermato che i colloqui sul PABS proseguiranno il mese prossimo e che da questi negoziati in corso potrebbe scaturire un accordo potenzialmente vincolante, che sarebbe «di grande importanza per tutti noi, compresi gli Stati Uniti».   «Se i negoziati del PABS giungeranno a un accordo e l’Accordo sulla pandemia verrà approvato dall’Assemblea mondiale della sanità nel maggio del 2027, allora la prossima amministrazione statunitense potrà firmare l’Accordo e/o rientrare nell’OMS», ha affermato Roguski.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 14 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Immagine di Steve Cadman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
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