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Intelligenza Artificiale

Robot umanoidi, video inquietante

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A inizio dicembre è stato pubblicato il primo video di Ameca, il più avanzato robot umanoide di Engineered Arts, un’azienda britannica che sviluppa «robot per l’intrattenimento».

 

Ameca è «progettato come piattaforma per l’intelligenza artificiale e l’interazione uomo-robot (HRI)» e sarà messo in mostra tra poche settimane alla più grande fiera di elettronica del mondo, il CES di Las Vegas.

 

Possiamo dire che ci stiamo avvicinando alla cosiddetta Uncanny Valley, la «zona del perturbante». Secondo l’idea del professore di robotica Masahiro Mori che la ipotizzò già nel 1970, gli oggetti umanoidi che assomigliano imperfettamente a veri esseri umani provocano sentimenti inquietanti e/o repulsivi negli osservatori umani.

 

L’ipotesi della Uncanny Valley prevede che un oggetto che appare quasi umano rischierà di suscitare sentimenti freddi e inquietanti negli spettatori.

 

È questo il caso?

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

Trump respinge gli avvertimenti di Big Tech riguardo alla minaccia esistenziale dell’AI

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo da parte i crescenti allarmi dei principali esperti di Intelligenza Artificiale, secondo i quali un’IA sempre più potente potrebbe costituire una minaccia esistenziale per l’umanità, ribadendo che la priorità di Washington deve essere sconfiggere la Cina nella corsa tecnologica.

 

Parlando con i giornalisti in Irlanda domenica, Trump ha ammesso che alcune misure di sicurezza potrebbero essere adottate, ma ha sostenuto che i rischi venivano ingigantiti da non meglio precisate «forze negative».

 

«Siamo all’avanguardia nell’IA rispetto alla Cina, siamo il Paese più avanzato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale… Chiunque vinca nel campo dell’IA vince», ha aggiunto, sostenendo che i critici stavano prospettando scenari «improbabili».

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Le parole di Trump arrivano dopo che l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto di rallentare lo sviluppo dell’AI di frontiera, avvertendo che sistemi sempre più autonomi potrebbero presto migliorare da soli le proprie capacità, aggirare le salvaguardie esistenti e scatenare attacchi informatici su vasta scala fuori dal controllo umano.

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In una rara convergenza, i suoi concorrenti — Sam Altman, CEO di OpenAI, ed Elon Musk, CEO di SpaceXAI — hanno entrambi sostenuto la proposta.

 

David Sacks, consigliere della Casa Bianca per l’Intelligenza Artificiale, ha replicato accusando OpenAI e Anthropic di essere un «duopolio nell’IA di frontiera» e di comportarsi come se «la legge antitrust dovesse essere sospesa per poter formare un cartello».

 

«Se i modelli non ancora pubblicati sono così inquietanti da farti pensare di dover rallentare, appoggio la tua decisione di agire con responsabilità», ha scritto Sacks. «Ma smettila di fingere di aver bisogno del permesso di qualcun altro».

 

 

Sacks ha inoltre messo in dubbio che la Cina accetti mai un rallentamento internazionale coordinato dell’IA, tema sempre più centrale nel dibattito di Washington.

 

Nonostante le sanzioni e i limiti statunitensi all’esportazione di chip avanzati e di altre tecnologie, gli sviluppatori cinesi hanno rapidamente accorciato il distacco dai rivali americani, soprattutto grazie a modelli open-source e open-weight – cioè dotati di parametri di reti neurali addestrate e rilasciati pubblicamente, consentendo agli utenti di scaricarli, eseguirli localmente o perfezionare la tecnologia sul proprio hardware privato – più economici.

 

Un organismo consultivo del Congresso degli Stati Uniti ha avvertito all’inizio di quest’anno che l’IA open-source cinese stava costruendo un «vantaggio competitivo che si autoalimenta», con modelli di aziende come Alibaba, Moonshot e MiniMax in testa alle classifiche di utilizzo su piattaforme come Hugging Face e OpenRouter.

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A luglio Moonshot AI ha rilasciato Kimi K3, il più grande sistema open-weight al mondo con 2.800 miliardi di parametri, mentre Alibaba ha di recente presentato Qwen3.8-Max con 2.400 miliardi di parametri. Anche DeepSeek e altri sviluppatori cinesi hanno messo in circolazione modelli sempre più performanti, scaricabili, modificabili e utilizzabili in autonomia, invece di essere disponibili solo tramite piattaforme proprietarie occidentali.

 

Pechino ha cercato di trasformare questo approccio open-source in un’alternativa geopolitica più ampia alla dipendenza da infrastrutture di IA controllate dall’Occidente.

 

Intervenendo al vertice dei BRICS a Nuova Delhi questo fine settimana, il presidente cinese Xi Jinpingo ha proposto di creare una comunità open-source per l’Intelligenza Artificiale nei BRICS, di favorire lo sviluppo e l’impiego congiunto di modelli linguistici su larga scala, di offrire formazione specializzata e di costruire quello che ha definito un «ecosistema aperto per l’IA».

 

Xi ha inoltre invitato i membri dei BRICS a aderire alla World Artificial Intelligence Cooperation Organization (WAICO), organismo sostenuto dalla Cina e istituito a Shanghai a luglio.

 

Venticinque Paesi, tra cui Russia, Indonesia, Pakistan e Kazakistan, hanno firmato l’accordo fondativo di WAICO. Pechino sostiene che l’organizzazione debba garantire ai Paesi in via di sviluppo un accesso più ampio alla tecnologia dell’IA e un ruolo nella definizione delle regole globali, e ha promesso migliaia di opportunità di formazione sull’IA oltre a centri di cooperazione con BRICS, ASEAN, Unione Africana e altre organizzazioni.

 

L’iniziativa si sta delineando come rivale del quadro Pax Silica di Washington, che punta a organizzare le catene di approvvigionamento di semiconduttori, minerali critici e Intelligenza Artificiale tra quelli che gli Stati Uniti definiscono partner «di fiducia».

 

Secondo alcune fonti, Washington si starebbe preparando ad avvertire gli Stati partecipanti che potrebbero dover scegliere tra il sistema a guida americana e il WAICO di Pechino.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

Anthropic rivela cinque casi di rischio legati alle armi biologiche

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Anthropic sostiene di aver individuato scienziati che impiegavano i suoi modelli di intelligenza artificiale per ricerche potenzialmente utili allo sviluppo di armi biologiche, tra cui studi finalizzati a rendere agenti patogeni pericolosi più trasmissibili e più dannosi.   Secondo un rapporto sulle minacce aziendali pubblicato giovedì, cinque casi di ricercatori biologici che utilizzavano Claude hanno sollevato seri problemi di sicurezza.   Un caso, da condurre presso un istituto di ricerca militare, riguardava una ricerca di tipo «gain-of-function» volta a rendere il virus chikungunya più trasmissibile e più capace di eludere il sistema immunitario.   Un altro scienziato si avvalse di Claude nel corso delle sue ricerche sull’influenza aviaria, una malattia altamente pericolosa, e sui modi in cui il virus avrebbe potuto adattarsi ai mammiferi. Altri casi riguardavano studi su virus correlati al vaiolo e la riprogettazione di tossine pericolose.

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Anthropic ha dichiarato che alcuni ricercatori si sono spinti a notevoli distanze per aggirare le restrizioni, tra cui nascondere la propria identità, instradare il traffico attraverso altri Paesi e utilizzare servizi pensati per eludere i controlli di sicurezza. Gli account coinvolti sono stati bloccati, mentre i servizi usati per aggirare le misure di sicurezza sono stati disattivati.   L’azienda non ha affermato in modo esplicito che gli scienziati stessero cercando di costruire armi biologichem avvertendo tuttavia che soggetti esperti potrebbero celare deliberatamente obiettivi malevoli dietro ricerche apparentemente legittime.   Anthropic ha riconosciuto che la sua IA sta diventando più performante, sostenendo che i modelli precedenti erano troppo deboli per assistere in modo significativo gli utenti più esperti nella ricerca biologica pericolosa, ma che non può più offrire la stessa garanzia riguardo ai sistemi attuali.   Questi risultati arrivano a poche settimane di distanza da un esperimento in cui scienziati statunitensi hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale per progettare genomi virali completi e creare con successo 16 virus funzionanti che non esistevano in natura. Sebbene questi virus abbiano infettato batteri anziché esseri umani, i ricercatori hanno avvertito che l’esperimento mostra la rapidità con cui le capacità biologiche dell’intelligenza artificiale si stanno evolvendo.   Il rapporto di Anthropic ha inoltre descritto altri presunti abusi di Claude, tra cui attacchi informatici, sorveglianza, propaganda, frode e assistenza nella fornitura di armi convenzionali come missili, droni armati e bombe.   Pochi giorni prima della pubblicazione della valutazione delle minacce, il ricercatore di Anthropic Evan Hubinger ha dichiarato pubblicamente di ritenere che vi sia una probabilità superiore al 10% che l’IA possa «sterminare tutta l’umanità» entro il prossimo decennio, aggiungendo che l’azienda non ha ancora un piano chiaro per controllare in modo sicuro la superintelligenza.   La sua ammissione è arrivata dopo le dimissioni di un altro ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, che ha accusato Anthropic e OpenAI di ignorare la «posta in gioco per la civiltà» e di «correre direttamente verso una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente, mettendo a repentaglio le nostre vite». L’ex ricercatore ha inoltre avvertito che un’AI sufficientemente avanzata potrebbe violare infrastrutture critiche o contribuire alla creazione di «armi biologiche in grado di causare l’estinzione di massa».   Il mese scorso era emerso che per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

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Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.   Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.   La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI  Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

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Intelligenza Artificiale

Israele ha utilizzato l’IA per uccidere migliaia di palestinesi a Gaza: documentario presentato a Venezia

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Un documentario presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ha sollevato un forte dibattito sostenendo che Israele abbia fatto ricorso a sofisticati sistemi di intelligenza artificiale per uccidere migliaia di persone a Gaza. Una delle persone intervistate ha definito la pianificazione degli attacchi aerei «follemente divertente». Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno smentito in modo netto questa ricostruzione, dichiarando che le testimonianze degli informatori non sono verificabili.

 

Il film NAZA, durato 80 minuti e svelato in anteprima giovedì, si fonda sulle testimonianze di 24 persone rimaste anonime, provenienti dall’esercito e dall’intelligence israeliana. Il titolo evoca un’espressione gergale usata dai militari israeliani per indicare le «vittime collaterali» previste in caso di attacco.

 

Realizzato dai due registi israeliani già premiati con l’Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor, il documentario ha ottenuto una standing ovation di circa 25 minuti, la più lunga mai registrata durante la kermesse. Le immagini ritraevano una sala piena, con alcuni spettatori che sventolavano bandiere palestinesi.

 

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Nel film, fonti interne israeliane affermano che le IDF impiegavano un sistema di Intelligenza Artificiale chiamato «Lavender» per individuare le persone da assassinare. Secondo queste fonti lo strumento si basava su migliaia di telefoni hackerati e che persino una singola frase come «papà è a casa», intercettata sul telefono di un bambino, fosse sufficiente a scatenare un attacco.

 

Altre fonti hanno descritto un palese disprezzo per le leggi umanitarie e un «clima generale» di «odio» verso i palestinesi.

 

In una delle rivelazioni più sconvolgenti, un informatore ha dichiarato che in un’occasione è stato autorizzato un attacco contro un singolo membro di Hamas, nonostante si prevedessero 500 vittime civili.

 

«È stato fatto su vasta scala, come in una fabbrica», ha detto una fonte, mentre altre hanno paragonato la profilazione e il targeting a «un videogioco» e «follemente divertente».

 

«Lasciamo che siano i soldati e gli ufficiali a raccontare ciò che hanno fatto», ha dichiarato Abraham all’AFP, spiegando che i registi volevano documentare nel dettaglio «come apparivano e funzionavano i sistemi di uccisione a Gaza».

 

Venerdì l’IDF ha respinto con decisione le accuse, sostenendo che l’identità degli informatori «non può essere verificata» e che è impossibile stabilire se abbiano effettivamente prestato servizio nell’esercito, sottolineando che le accuse riguardavano «strategie nazionali e militari che esulano chiaramente dalle conoscenze dei soldati di grado inferiore». Le IDF hanno aggiunto che le decisioni sugli obiettivi vengono prese «esclusivamente da personale umano» e che le operazioni sono rivolte solo contro «organizzazioni terroristiche».

 

Le IDF hanno ammesso di utilizzare l’intelligenza artificiale per scopi militari, compreso un sistema noto come «The Gospel», per produrre rapidamente raccomandazioni di bersagli.

 

Nell’aprile 2024 diverse testate, citando fonti dell’intelligence israeliana, avevano riportato che Lavender avesse contrassegnato circa 37.000 persone come sospetti terroristi, con il personale che a volte impiegava solo pochi secondi per esaminare le raccomandazioni generate automaticamente. Alcune fonti citate dal Guardian hanno affermato che «durante le prime settimane di guerra era stato loro permesso di uccidere 15 o 20 civili durante i raid aerei contro militanti di basso rango». L’IDF ha smentito queste accuse.

 

L’uso di tecnologia assassina è uno degli elementi che emerge con forza da questi tre anni di conflitto gazano.

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Come riportato da Renovatio 21, Israele nel conflitto sta impiegando sperimentalmente anche robocani militari.

 

L’uso di Intelligenza Artificiale per la scelta di obiettivi eliminati poi con missili o altri sistemi ha fatto sì che il conflitto di Gaza fosse definito «genocidio robotico di massa».

 

Come riportato da Renovatio 21, si è parlato anche di droni israeliani che sarebbero in grado di attirare i palestinesi con audio di bambini che piangono per poi sparare.

 

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