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Putin: i soldati russi «stanno portando a termine la missione di Dio»
La Russia tratta i suoi soldati come guerrieri in una sacra missione affidatagli da Dio, ha affermato il presidente Vladimir Putin dopo aver partecipato alla funzione natalizia mercoledì.
Il presidente ha incontrato i veterani del conflitto in Ucraina e le loro famiglie presso la chiesa di San Giorgio Vittorioso, fuori Mosca.
«Dovreste essere giustamente orgogliosi dei vostri padri e delle vostre madri, così come il popolo russo è sempre stato orgoglioso dei suoi guerrieri», ha detto Putin a un gruppo di bambini.
«Chiamiamo spesso il Signore Salvatore perché è venuto sulla terra per salvare tutti gli uomini. Lo stesso vale per i nostri guerrieri, perché sono sempre, sotto la guida del Signore, in missione per difendere la Patria e il suo popolo», ha aggiunto. «La Russia ha sempre considerato i suoi soldati come coloro che svolgono una missione sacra sotto la guida del Signore».
In un messaggio natalizio diffuso dal Cremlino, Putin ha anche elogiato le organizzazioni cristiane per il loro lavoro di beneficenza e il sostegno ai veterani.
Nel suo messaggio di Natale, il presidente Vladimir Putin ha elogiato la Chiesa ortodossa russa per il suo lavoro di beneficenza e per l’aiuto che fornisce ai veterani del conflitto in Ucraina.
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Mercoledì Putin ha partecipato alla funzione natalizia in una chiesa di Mosca insieme ai soldati e alle loro famiglie, ha affermato il Cremlino.
«Questa meravigliosa festa illumina il mondo con la luce della gentilezza e dell’amore, donando a milioni di persone la speranza e la gioia di appartenere alle tradizioni spirituali ancestrali tramandate di generazione in generazione», ha affermato Putin in un messaggio diffuso dal Cremlino.
Il presidente ha affermato che la Chiesa ortodossa russa e le altre chiese cristiane svolgono un «ruolo straordinario e unico» nell’unificare la società, nel promuovere il patriottismo e nel preservare la «ricca eredità storica e culturale» del Paese.
Le organizzazioni religiose gestiscono progetti di beneficenza e aiutano i veterani del conflitto ucraino, ha aggiunto Putin. «Questo importante lavoro merita il massimo riconoscimento», ha affermato.
Putin ha ripetutamente sottolineato la necessità di salvaguardare e coltivare i «valori spirituali e morali tradizionali», nonché di promuovere la cultura russa in patria e all’estero. Nel novembre 2022, ha firmato un decreto che incarica le istituzioni statali di combattere quelle che ha descritto come «ideologie distruttive».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Ordine e giurisdizione: inconsistenza dell’accusa di scisma
La Fraternità si difende da ogni accusa di scisma e ritiene, sulla base della teologia tradizionale e dell’insegnamento costante della Chiesa, che una consacrazione episcopale non autorizzata dalla Santa Sede, quando non sia accompagnata né da un’intenzione scismatica, né dal conferimento della giurisdizione, non costituisca una rottura della comunione ecclesiale.
La costituzione Lumen gentium sulla Chiesa enuncia al capitolo III, n° 21, che il potere di giurisdizione è conferito dalla consacrazione episcopale contemporaneamente al potere d’ordine. Il decreto Christus Dominus, sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, enuncia il medesimo principio nel suo Preambolo al n° 3. Tale affermazione è ripresa dal Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 375 § 2.
Ora, nella Chiesa, la ricezione del potere episcopale di giurisdizione dipende per diritto divino dalla volontà del Papa, e lo scisma si definisce precisamente come l’atto di colui che si arroga una giurisdizione in modo autonomo e senza tenere conto della volontà del Papa. È per questo motivo che, secondo tali documenti, una consacrazione episcopale compiuta contro la volontà del Papa sarebbe necessariamente un atto scismatico.
Questa argomentazione, che vorrebbe concludere che le future consacrazioni episcopali in seno alla Fraternità sarebbero scismatiche, riposa interamente sul postulato del Concilio Vaticano II, secondo cui la consacrazione episcopale conferirebbe contemporaneamente il potere d’ordine e quello di giurisdizione.
Ora, secondo il parere di pastori e teologi la cui autorità era riconosciuta al tempo del Concilio Vaticano II, questo postulato non è tradizionale ed è privo di fondamento solido. Durante il Concilio, il cardinal Browne e Mons. Luigi Carli lo hanno dimostrato nelle loro osservazioni scritte sullo schema della futura costituzione Lumen gentium. Lo stesso fece Mons. Dino Staffa, appoggiandosi ai dati meglio attestati della Tradizione.
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Pio XII ha dichiarato a tre riprese, nella Mystici corporis nel 1943, nella Ad Sinarum gentem nel 1954 e nella Ad apostolorum principis nel 1958, che il potere episcopale ordinario di governo di cui godono i vescovi, e che essi esercitano sotto l’autorità del Sommo Pontefice, è loro comunicato in modo immediato – vale a dire senza l’intermediario della consacrazione episcopale – dallo stesso Sommo Pontefice: «immediate sibi ab eodem Pontifice Summo impertita». Se questo potere è loro conferito in modo immediato dal solo atto della volontà del Papa, non si vede come esso possa derivare dalla consacrazione.
Tanto più che la maggior parte dei teologi e dei canonisti nega assolutamente che la consacrazione episcopale conferisca il potere di giurisdizione.
Anche la disciplina della Chiesa è in contraddizione con questa tesi. Infatti, se il potere di giurisdizione fosse conferito dalla consacrazione, come potrebbe essere vero che un Sommo Pontefice eletto, che non fosse ancora consacrato vescovo, possiede già per diritto divino la pienezza del potere di giurisdizione, nonché l’infallibilità, a partire dal momento stesso in cui accetta la sua elezione?
Secondo la stessa logica, se fosse la consacrazione a conferire la giurisdizione, i vescovi residenziali nominati ma non ancora consacrati, nonostante siano già posti a capo della loro diocesi come veri pastori, non avrebbero alcun potere di giurisdizione né alcun diritto di sedere in concilio, mentre in realtà possiedono formalmente entrambe queste prerogative prima della loro consacrazione episcopale.
Quanto ai vescovi titolari, che non godono di alcuna autorità su alcuna diocesi, essi sarebbero stati privati per secoli dell’esercizio di un potere di giurisdizione che, secondo la Lumen gentium, avrebbero ricevuto in virtù della loro consacrazione.
Se si obietta che la consacrazione conferisce già un potere di giurisdizione propriamente detto, ma che richiede l’intervento del Papa per poter essere esercitato concretamente, rispondiamo che tale distinzione è fittizia, poiché Pio XII afferma chiaramente che è il potere di giurisdizione nella sua essenza a essere immediatamente comunicato dal Papa, il quale non si limita dunque a realizzare una condizione richiesta per il buon esercizio di tale potere.
I vescovi che saranno consacrati il prossimo 1° luglio come ausiliari della Fraternità non si arrogheranno dunque alcuna giurisdizione contro la volontà del Papa, e non saranno affatto scismatici.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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