Spirito
Leone non annullerà le restrizioni imposte da Francesco sulla Messa in latino: parla il cardinale Roche
Il cardinale Arthur Roche ha dichiarato in una nuova intervista che Papa Leone XIV non ripristinerà le libertà per la Messa tradizionale in latino concesse sotto il pontificato di Benedetto XVI. Lo riporta LifeSite.
Il 29 luglio, il settimanale cattolico britannico The Tablet ha pubblicato un’intervista a Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il quale ha affermato che Papa Leone XIV manterrà l’orientamento liturgico stabilito da Papa Francesco tramite Traditionis Custodes e non ripristinerà le più ampie autorizzazioni per la Messa tradizionale in latino introdotte da Papa Benedetto XVI con il suo motu proprio Summorum Pontificum.
«La liturgia è un ambito molto importante perché l’Eucaristia è il sacramento dell’unità. … Quindi, se comincia a dividerci, c’è qualcosa che non va», ha affermato Roche. «Ma no, Papa Leone non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà alla Summorum Pontificum».
Durante l’intervista, Roche ha descritto le conversazioni avute con gruppi legati alla Messa tradizionale in latino. Secondo Roche, ha chiesto loro quale fosse la loro lamentela, visto che, a suo avviso, Francesco aveva già permesso le celebrazioni secondo le norme vigenti.
«Quando incontro gruppi che desiderano la liturgia degli antecedenti e dico: “Beh, il Santo Padre ve l’ha data, quindi qual è il problema?”, non sanno rispondere», ha affermato Roche. «Ma poi se ne vanno dicendo: “Siamo ancora perseguitati!”».
Il cardinale britannico ha proseguito: «In che modo perseguitati? Perché la banda continua a suonare una melodia che stona con la vita della Chiesa?»
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In un’altra parte dell’intervista, il porporato di Albione ha criticato anche le ostilità dirette verso le autorità ecclesiastiche, chiedendo: «Potete onestamente dire di essere cattolici quando scrivete cose così piene di odio sulle persone e sulla Chiesa?»
Ciononostante, il cardinaleha respinto l’ipotesi che i cattolici cresciuti frequentando la Messa tradizionale in latino avessero praticato la loro fede in modo errato. Alla domanda se un’anziana donna formatasi con la Messa tridentina dovesse concludere che la sua precedente vita religiosa fosse stata sbagliata, Roche ha risposto inequivocabilmente: «No».
Al contrario, sostenne che le riforme successive al Concilio Vaticano II erano volte a preparare la Chiesa a un ruolo più missionario. Come parte di questo rinnovamento, affermò, i fedeli vengono ora nutriti in modo diverso attraverso la liturgia, soprattutto grazie a un presunto uso più ampio della Sacra Scrittura.
«L’abbondante apporto delle Scritture che ci viene offerto oggi attraverso la celebrazione della Messa e dei sacramenti è qualcosa che prima non ci era disponibile, ma ora lo è», ha affermato il prelato.
Il Roche ha inoltre messo a confronto le enfasi teologiche delle forme più antiche e più recenti del Rito Romano. Ha affermato che la liturgia tridentina pone maggiore enfasi sul sacerdote che agisce per conto della congregazione, mentre la liturgia riformata evidenzia la partecipazione dei fedeli battezzati insieme al sacerdote che presiede.
«Quando si celebra la Messa, poiché i battezzati sono un popolo sacerdotale, anche loro celebrano con il sacerdote», ha affermato il porporato.
Nel corso dell’intervista, Roche è tornato ripetutamente sul tema dell’unità ecclesiale, presentandola come il criterio principale che guida la disciplina liturgica. Roche ha dichiarato alla giornalista Maggie Fergusson che l’Eucaristia è «il luogo in cui dovremmo essere tutti in grado di stare insieme».
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso sulla stampa cattolica un documento riservato del Roche contro ma Messa tradizionale distribuito ai cardinali durante il Concistoro straordinario del 7 e 8 gennaio.
Le posizioni del documento del cardinale Roche contro la Messa di sempre erano state demolite dal vescovo Athanasius Schneider.
Secondo alcune voci, il Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino sotto Bergoglio, fu colui che guidò l’attacco del defunto pontefice contro la Messa tradizionale e impose delle restrizioni alla stessa.
Nel 2024 il cardinale Gerhard Müller aveva osservato che «un alto rappresentante» dell’ufficio di Roche era rimasto costernato nell’apprendere della popolarità del pellegrinaggio di Chartres con Messa in latino, dovuta unicamente alla celebrazione della Messa tradizionale.
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Immagine di Lorenzo Iorfino via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
Dal 1° all’8 novembre, indulgenze per le anime del Purgatorio
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Che cos’è un’indulgenza?
L’indulgenza è la remissione, davanti a Dio, della pena temporale dovuta ai peccati di cui la colpa è già stata perdonata. Non sostituisce dunque il sacramento della penitenza e non concede il perdono dei peccati, ma permette di ottenere la remissione delle pene che restano da espiare dopo la loro assoluzione. Per concedere questa remissione, la Chiesa attinge al suo tesoro spirituale, costituito dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore Gesù Cristo, della Santissima Vergine Maria e dei santi. Esistono due specie di indulgenze. L’indulgenza plenaria rimette la totalità della pena temporale dovuta ai peccati, di modo che un’anima che morisse dopo averla ottenuta, senza aver contratto un nuovo debito verso la giustizia divina, entrerebbe direttamente in Cielo. L’indulgenza parziale, da parte sua, ne rimette solo una parte. Concedendo queste indulgenze, la Chiesa viene in soccorso alla debolezza umana, che rende così difficile l’espiazione completa delle colpe durante la vita terrena. Incoraggia così le opere di pietà e di carità, ricordando al tempo stesso la necessità di soddisfare la giustizia divina. Questa misericordia può giovare anche ai defunti, ai quali i fedeli possono applicare le indulgenze a modo di suffragio. È per questo che la Chiesa prevede, all’inizio del mese di novembre, diverse occasioni di ottenere un’indulgenza plenaria a favore delle anime del purgatorio.Come ottenere un’indulgenza per i defunti?
Il 2 novembre, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, si può ottenere un’indulgenza plenaria applicabile alle sole anime del purgatorio visitando piamente una chiesa o un oratorio e recitandovi un Padre nostro e un Credo, fatte salve le consuete condizioni. Dal 1° all’8 novembre inclusi, i fedeli possono inoltre ottenere ogni giorno un’indulgenza plenaria applicabile ai defunti visitando piamente un cimitero e pregando per loro, anche solo mentalmente. Questa preghiera è libera: non è imposta alcuna formula particolare. In entrambi i casi, il compimento dell’opera prescritta deve essere accompagnato dalle disposizioni generali richieste dalla Chiesa:- Essere in stato di grazia e compiere l’opera prescritta.
- Confessarsi nei giorni che precedono o seguono l’opera.
- Ricevere la santa comunione.
- Pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per esempio recitando un Padre nostro e un’Ave Maria.
- Essere distaccati da ogni affetto al peccato, anche veniale.
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Un atto di carità alla portata di tutti
La visita a un cimitero, spesso compiuta per fedeltà familiare, assume così una dimensione soprannaturale quando è accompagnata dalla preghiera e dalle disposizioni richieste dalla Chiesa. Non si tratta più soltanto di mantenere vivo il ricordo di coloro che ci hanno lasciato, ma di portare loro un soccorso vero, contribuendo alla loro liberazione dalle pene del purgatorio. Questi primi giorni di novembre sono dunque un invito a non dimenticare i defunti, in particolare le anime più abbandonate, per le quali nessuno prega più. E se oggi abbiamo il potere di aiutarle, forse domani avremo bisogno, a nostra volta, delle preghiere di coloro che ci sopravvivranno.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare
Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».
Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.
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Immagine da Twitter
Spirito
Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti
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