Arte
Peppa Pig divorata dall’AI: ai doppiatori chiedono di cedere la propria voce ai computer
Hasbro, la società di intrattenimento statunitense nota per la produzione della serie televisiva animata per bambini Peppa Pig, sta chiedendo ai doppiatori bambini di cedere i diritti di utilizzo delle loro voci per l’Intelligenza Artificiale in base a nuovi termini contrattuali, come riportato questa settimana dalla testata Deadline.
La notizia ha suscitato critiche da parte dei rappresentanti dei giovani artisti, i quali affermano che solleva preoccupazioni in merito al consenso e all’uso dell’IA.
La controversia riflette interrogativi più ampi sul crescente utilizzo di strumenti di AI nell’industria dell’intrattenimento. I progressi nella tecnologia di clonazione vocale digitale hanno permesso alle aziende di ricreare voci umane con sempre maggiore precisione, spingendo gli artisti a mettere in guardia sul fatto che il loro lavoro potrebbe essere replicato senza il loro consenso o un adeguato compenso, riducendo la domanda complessiva di doppiatori professionisti.
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Fonti del settore hanno riferito a Deadline che le clausole sull’intelligenza artificiale stanno comparendo sempre più spesso nei contratti dei giovani attori nel cinema e in televisione, ma hanno sottolineato che l’approccio di Hasbro al franchise per bambini ha destato particolare preoccupazione.
Secondo quanto riportato, quasi 1.000 professionisti del settore hanno firmato una lettera aperta organizzata dall’Agents of Young Performers Association (AYPA), criticando l’uso di termini relativi all’intelligenza artificiale nei contratti legati a un «franchise internazionale per bambini». Sebbene la lettera, il cui testo integrale è stato pubblicato da Deadline, non menzioni Peppa Pig, fonti del settore citate dalla testata affermano che si riferisce alla serie.
La lettera avverte che tali clausole vengono spesso presentate con la formula «prendere o lasciare» e potrebbero consentire la clonazione e il riutilizzo della voce di un bambino in contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sollevando preoccupazioni in merito al consenso e al controllo a lungo termine sull’identità degli artisti.
La lettera aperta chiedeva che i giovani artisti fossero completamente esentati dagli accordi a tempo indeterminato sui diritti di utilizzo della voce tramite intelligenza artificiale, sostenendo che nessun bambino dovrebbe vedere la propria identità professionale plasmata da sistemi che non è in grado di comprendere appieno.
Un portavoce di Hasbro ha dichiarato alla testata giornalistica che l’azienda era a conoscenza della lettera, ma non ha commentato i termini contrattuali specifici, sottolineando il suo impegno a proteggere i giovani artisti e ad affrontare le questioni relative all’intelligenza artificiale «in modo responsabile e trasparente», man mano che gli standard del settore si evolvono.
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La notizia giunge in un momento di crescente controversia sulla clonazione vocale tramite intelligenza artificiale, riguardante la riproduzione non autorizzata di voci e le relative rivendicazioni in materia di pubblicità, copyright, falsa approvazione e concorrenza sleale. Tra gli esempi più noti si annoverano la disputa del 2024 tra Scarlett Johansson e OpenAI sulla voce «Sky» di ChatGPT, i casi emblematici che hanno coinvolto Bette Midler e Ford Motor Company, così come Tom Waits e Frito-Lay, e la canzone «Heart on My Sleeve», generata dall’IA, che imitava le voci di Drake e The Weeknd.
Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa James Earl Jones, l’attore afroamericano che diede l’indimenticabile voce baritonale al personaggio di Darth Vader, prima della sua morte lavorò con una società ucraina per ricreare artificialmente la sua voce tramite Intelligenza Artificiale, di fatto immortalizzando l’unica parte attoriale davvero necessaria ad ogni futura produzione che includa l’iconico Lord Fener (come, per qualche ragione, veniva chiamato nell’edizione italiana del primo Guerre Stellari).
È ovvio che la domanda che ci poniamo tutti è che cosa i robot e l’Intelligenza Artificiale non potranno sostituire: lavoratori di fast food, soldati, artisti, piloti da caccia.
Pure i doppiatori – casta ben remunerata che in Italia è composta anche da casati che dinasticamente si tramandano il mestiere – sembrano al capolinea, quindi: basta vedere già i tentativi di doppiaggio automatico, interamente realizzato dall’AI, su YouTube. A dolersene potrebbe essere anche il doppiatore ucraino dell’orso Paddington, Volodymyr Zelens’kyj, il quale tuttavia negli ultimi anni ha cambiato lavoro.
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Immagine di ChrisTheDude via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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Renovatio 21 saluta Kavinsky, stella della synthwave
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Ecco l’Odissea demo-woke-global-giudaico-massonica
Non è difficile: più il mainstream pompa un prodotto, più quel prodotto è demo-woke-global-giudaico-massonico.
Anche il solito cieco si renderebbe conto che il film che ci sta sfraganando i maroni in questi giorni torna utile, di fatto, a distruggere archetipi, simboli, valori e ideali su cui è nata e si è sviluppata per millenni la cultura occidentale, riscrivendo storia e letteratura in chiave progressista.
Depotenziare l’eroe, banalizzare la patria, le radici, l’amicizia e la fedeltà, in particolare, torna utile, di fatto, a sabotare la formazione dei più giovani che – complice la mirata, progressiva scomparsa degli studi classici – in futuro non disporranno più degli strumenti necessari a distinguere storia (e cultura) dal letame.
Del resto, dal punto di vista storico, poteva andare peggio. Pensate se la nostra amicona, invece che nera, fosse stata trans…
Un’ultima osservazione. Vi siete chiesti chi ha prodotto il film? Facile: l’Universal Picture. E vi siete chiesti di chi è l’Universal Picture? Facile: della NBCUniversal. E vi siete chiesti di chi è l’NBC Universal? Facile: della Comcast. E vi siete chiesti di chi è la Comcast?
Andate a vedere.
Shalom.
Prof. Luca Marini
Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna
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Immagine: Testa di Ulisse proveniente da un gruppo scultoreo raffigurante Ulisse che acceca Polifemo. Marmo, greco, probabilmente del I secolo d.C. Villa di Tiberio a Sperlonga. Conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
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Perché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
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