Cina
Pechino approfitta della vacanza della sede per nominare i vescovi
AsiaNews riporta che il clero locale di Shanghai si è riunito il 28 aprile per ratificare la nomina di padre Wu Jianlin, vicario generale, come vescovo ausiliare della diocesi. Lo stesso appello è stato rivolto anche alla diocesi di Xinxiang, nell’Henan, – dove c’è un vescovo sotterraneo più volte arrestato – per «eleggere» padre Li Jianlin come unico candidato.
Mentre il governo cinese ha autorizzato il cardinale Joseph Zen a recarsi a Roma per i funerali di papa Francesco e per il pre-conclave, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha voluto dimostrare cosa rappresenta per esso l’accordo sino-vaticano: un semplice pezzo di carta che non lo impegna in nulla, ma che gli consente di nominare vescovi senza consultare la Santa Sede.
Probabilmente il PCC vuole mettere alla prova il futuro papa e dimostrare che tutto deve continuare come prima. Ecco cosa è successo realmente ieri: padre Wu Jianlin, attuale vicario generale, è stato «eletto» con una manciata di voti. La stessa cosa è accaduta nella diocesi di Xinxiang, nella provincia di Henan, con padre Li Jianlin come unico candidato.
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Il procedimento è consolidato: nonostante l’accordo con la Santa Sede sulla nomina dei vescovi – voluto da Papa Francesco e portato avanti dal cardinale Pietro Parolin – in nome dell’«autonomia» della Chiesa in Cina, in Vaticano viene presentato un solo candidato. Viene scelto dal “clero” iscritto negli organismi controllati dal Partito e il Papa è più o meno obbligato ad approvarlo.
È molto probabile che entrambe le elezioni siano state programmate prima della morte di Papa Francesco. Ma non è irrilevante che gli organismi che dirigono la politica religiosa cinese si siano rifiutati di rinviarli. Soprattutto perché si tratta di due appuntamenti particolarmente delicati.
Il vescovo Shen Bin di Shanghai, scelto dal PCC, vuole un ausiliare che lo assista, ricoprendo anche la carica di presidente del Consiglio episcopale cinese, organismo non riconosciuto dalla Santa Sede. Tuttavia, la diocesi di Shanghai ha già due vescovi ausiliari: Joseph Xing Wenzi, caduto in disgrazia nel 2011, e Taddeo Ma Daqin, che si è dimesso dall’Associazione patriottica dopo la sua ordinazione episcopale nel 2012 e vive in isolamento nel seminario di Sheshan.
L’elezione di padre Wu Jianlin dimostra che Pechino non ha alcuna intenzione di permetterne il ritorno. Il nuovo vescovo ausiliare è il sacerdote che di fatto ha guidato la diocesi di Shanghai dal 2013 al 2023 e, in quanto tale, è già da anni membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese.
Quanto all’elezione del nuovo vescovo di Xinxiang, essa è problematica perché si tratta di una diocesi che, per le autorità, è vacante, ma dove in realtà c’è un vescovo sotterraneo, mons. Giuseppe Zhang Weizhu, ordinato clandestinamente nel 1991 e arrestato più volte, anche molto recentemente, per il semplice fatto di esercitare il suo ministero.
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È chiaro che queste due elezioni costituiscono un banco di prova per le autorità di Pechino nei confronti del successore di Pietro che verrà eletto nel conclave che si aprirà il 7 maggio.
Il nuovo Papa dovrà decidere non solo sulla condotta generale da adottare nei rapporti con la Cina, ma anche sulla posizione da adottare in queste due specifiche questioni.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Gene Zhang via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
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Cina
Pechino inaugura nello Xinjiang un mega tunnel stradale per i commerci con l’Asia centrale
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La Cina ha aperto al traffico il Tianshan Shengli Tunnel, lungo oltre 22 chilometri, completando un’infrastruttura chiave dell’autostrada che collega la città di Urumqi a Yuli. L’opera riduce drasticamente i tempi di percorrenza tra il nord e il sud dello Xinjiang e rafforza i collegamenti verso l’Asia centrale nell’ambito della Belt and Road Initiative. Il progetto si inserisce nella strategia di sviluppo delle regioni di confine, ma attraversa un territorio segnato da forti tensioni politiche per le violazioni dei diritti umani degli uiguri.
La Cina ha aperto al traffico il tunnel autostradale più lungo del mondo nella regione autonoma dello Xinjiang, completando un’infrastruttura strategica destinata a rafforzare i collegamenti interni e verso l’Asia centrale. Il Tianshan Shengli Tunnel, lungo 22,13 chilometri, fa parte del progetto della nuova autostrada Urumqi-Yuli. Consente di attraversare in circa 20 minuti la catena delle «Montagne celesti», che si estendono tra il Xinjiang e il Kirghizistan.
Secondo i media cinesi, il tunnel dimezzerà i tempi di percorrenza tra Urumqi, capoluogo della regione, e la città di Korla, riducendo il viaggio da oltre sette ore a circa tre ore e mezza. Il tunnel è stato ufficialmente inaugurato venerdì, al termine di cinque anni di lavori, iniziati nell’aprile 2020.
Song Hailiang, presidente della China Communications Construction Company (CCCC), ha dichiarato all’emittente statale CCTV che il progetto «ha stabilito due record mondiali». «È il tunnel autostradale più lungo del mondo e presenta il pozzo verticale più profondo mai realizzato per una galleria stradale», ha affermato.
L’infrastruttura attraversa le montagne a quasi 3.000 metri di altitudine, ponendo importanti sfide ingegneristiche . Durante i lavori, le squadre di costruzione hanno operato in condizioni climatiche difficili, con temperature scese fino a meno 42 gradi, hanno sottolineato i media locali. Miao Baodong, ingegnere capo della divisione trasporti dello Xinjiang di CCCC, ha spiegato che con i metodi tradizionali l’opera avrebbe richiesto almeno dieci anni. Per accelerare i tempi, gli ingegneri hanno adottato una strategia definita «tre tunnel più quattro pozzi», utilizzando una fresa meccanica progettata per la perforazione di roccia dura.
Secondo le autorità, il nuovo collegamento faciliterà la circolazione di risorse all’interno della regione autonoma, permettendo un flusso più rapido di energia e prodotti manifatturieri dal nord e di beni agricoli dal sud. L’autostrada è inoltre destinata a rafforzare i collegamenti con l’Asia centrale e meridionale nell’ambito della Belt and Road Initiative, fungendo da «ponte strategico per l’apertura verso l’Ovest», ha sottolineato ancora la CCTV.
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Lo Xinjiang confina con otto Paesi, tra cui Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Pakistan, ed è considerato da Pechino una regione chiave chiave per il commercio. Guo Sheng, vice direttore del dipartimento dei trasporti della regione, ha affermato che la nuova arteria collega diversi corridoi economici, rafforzando il ruolo dello Xinjiang come «snodo strategico» nella politica della «doppia circolazione», che mira a integrare maggiormente il mercato interno con il commercio estero attraverso infrastrutture terrestri.
Lo Xinjiang, però, è anche la regione dove vive la minoranza uigura, che da tempo subisce persecuzioni da parte del regime cinese. Il territorio resta al centro di forti tensioni tra Pechino e i Paesi occidentali. Stati Uniti e Unione Europea hanno imposto sanzioni e restrizioni commerciali in risposta alle accuse di violazioni dei diritti umani nella regione, accuse che il governo cinese ha sempre respinto.
Il tunnel dei Tianshan si inserisce in una più ampia strategia di grandi opere nelle regioni di confine. Pechino sta infatti costruendo anche una linea ferroviaria di 1.980 chilometri tra Hotan, nello Xinjiang meridionale, e Lhasa, nella regione autonoma del Tibet, un progetto definito dalle autorità «opera del secolo», che presenta sfide ingegneristiche simili e che, secondo il governo, dovrebbe favorire l’integrazione regionale, i trasporti e la sicurezza nazionale.
Anche il Tibet è una regione da decenni occupata da Pechino e dove in tempi recenti sono sorte anche diverse dighe idroelettriche per alimentare il fabbisogno energetico della Cina.
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Immagine screenshot da YouTube
Cina
Xi torna a promettere una riunificazione «inarrestabile» con Taiwan
President Xi’s New Year address.
English subtitles provided. pic.twitter.com/rsaf1Fd4ms — Zhao DaShuai 东北进修🇨🇳 (@zhao_dashuai) December 31, 2024
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