Connettiti con Renovato 21

Militaria

Patrushev: la NATO prepara attacchi sottomarini contro la Russia

Pubblicato

il

La NATO sta sviluppando nuovi metodi per affrontare la Russia, in particolare tramite diversioni sottomarine che prendono di mira oleodotti e petroliere, secondo Nikolaj Patrushev, alto funzionario russo ora assistente del presidente Putin. Lo riporta la stampa russa.

 

Patrushev ha sottolineato che le tattiche sono perseguite prevalentemente dai membri europei del blocco, ignorando il recente ripristino del dialogo tra Mosca e Washington.

 

La dichiarazione di Patrushev segue il recente annuncio della NATO di una maggiore presenza militare nel Mar Baltico. Il Patto Atlantico ha lanciato l’Operazione Baltic Sentry, un’iniziativa volta a potenziare i pattugliamenti nella regione con la premessa di proteggere le infrastrutture sottomarine. Questo mese, l’UE ha anche accettato di aumentare significativamente la spesa militare tra i suoi membri, con Mosca che accusa il blocco di imboccare la strada della militarizzazione.

 

In un’intervista alla ad una rivista militare pubblicata giovedì, Patrushev, che in precedenza era segretario del Consiglio di sicurezza russo, ha osservato che le ultime azioni della NATO seguono una lunga tradizione di utilizzo delle «minacce come principale strumento delle relazioni interstatali».

 

«Le provocazioni marittime fanno parte dell’arsenale di metodi sovversivi utilizzati dall’Occidente fin dalla Guerra Fredda», ha affermato, aggiungendo che, a giudicare dalla decisione dell’UE sulla militarizzazione su larga scala dell’Europa, è probabile che le minacce militari alle infrastrutture portuali russe e alla libertà di navigazione aumentino.

Acquistate le Maglie Crociate

Patrushev ha continuato affermando che gli stati della NATO stanno già praticando attacchi informatici contro le apparecchiature di navigazione delle navi russe, con l’obiettivo finale di provocare situazioni di emergenza.

 

«Secondo le informazioni disponibili, le loro marine stanno pianificando di intensificare le attività terroristiche contro le condutture sottomarine russe, le petroliere e le navi cargo», ha affermato.

 

Patrushev ha anche accusato il governo di aver orchestrato l’attuale «aggravamento della situazione» principalmente da parte di Londra, che a suo dire mira a interrompere la normalizzazione delle relazioni russo-americane e i negoziati per la risoluzione del conflitto in Ucraina.

 

Il mese scorso, il vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo, Alexander Molchanov, ha analogamente avvertito che la NATO stava elaborando «documenti dottrinali» per condurre operazioni sui fondali marini.

 

A gennaio, la NATO aveva annunciato un aumento dei pattugliamenti regolari nel Mar Baltico in seguito a diversi incidenti di cavi sottomarini presumibilmente danneggiati. Diversi membri del blocco hanno attribuito la colpa alla Russia; tuttavia, le indagini successive non hanno trovato prove del coinvolgimento di Mosca. Anche il Cremlino ha negato con veemenza le accuse, sottolineando di non avere alcuna intenzione di prendere di mira le infrastrutture degli stati NATO.

 

Come riportato da Renovatio 21le forze britanniche hanno addestrato militari ucraini nell’uso di droni sottomarini sminatori.

 

All’inizio del conflitto russo-ucraino la trasmissione del giornalista Dmitrij Kiselev sul canale Rossija 1 mostrava il Regno Unito sommerso da uno tsunami radioattivo provocato da un nuovo tipo di arma, il drone atomico Poseidon, che sarebbe in grado di provocare maremoti immani.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’idea di far inabissare la Gran Bretagna fu ripetuta anche dall’ex presidente russo Demetrio Medvedev.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0), immagine ingrandita.

 

Continua a leggere

Militaria

Israele continua gli attacchi nel Sud del Libano

Pubblicato

il

Da

Ieri mattina aerei da guerra israeliani hanno effettuato una nuova ondata di attacchi aerei intorno a Nabatieh, importante città e centro amministrativo nel sud del Libano, e le immagini mostrano potenti esplosioni che illuminano il cielo notturno.   Gli attacchi si verificano nonostante un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti e raggiunto a giugno, volto a porre fine ai combattimenti tra Israele e Hezbollah, il gruppo armato libanese sostenuto dall’Iran. L’accordo prevede un progressivo ritiro israeliano, parallelamente al dispiegamento dell’esercito libanese e al disarmo di Hezbollah, ma è in una fase di stallo a causa della questione su quale fase debba avere la precedenza.   Secondo la stampa libanese, gli attacchi notturni hanno preso di mira la città di Kfar Rumman, alla periferia di Nabatieh, e le vicine alture di Ali al-Taher. L’artiglieria israeliana ha colpito anche diverse altre località nel sud del Paese.  

Sostieni Renovatio 21

Le alture di Ali al-Taher, che dominano la regione di Nabatieh e le strade che alla città, sono diventate un punto focale della campagna militare israeliana. L’esercito israeliano sostiene che Hezbollah mantenga infrastrutture sotterranee nella zona e ha ripetutamente preso di mira le alture nelle ultime settimane.   L’ultimo bombardamento giunge a meno di una settimana da uno degli attacchi israeliani più sanguinosi in Libano da quando i combattimenti si sono attenuati in seguito alla tregua di giugno. Undici persone sono rimaste uccise negli attacchi avvenuti nel sud del Paese il 15 agosto, secondo quanto riferito dalle autorità libanesi. Israele ha dichiarato di aver preso di mira le infrastrutture di Hezbollah.   Il Libano ha condannato gli attacchi e ha chiesto a Israele di ritirarsi dal suo territorio. Il primo ministro Nawaf Salam ha definito i sanguinosi attacchi della scorsa settimana «estremamente pericolosi» e ha affermato che qualsiasi infrastruttura militare di Hezbollah sul suolo libanese dovrebbe essere neutralizzata dallo Stato libanese, non da Israele.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine screenshot da Twitter  
Continua a leggere

Militaria

L’Iran offre una ricompensa di 30.000 dollari per l’uccisione di soldati americani

Pubblicato

il

Da

Teheran offrirà premi in denaro a qualsiasi cittadino iraniano che uccida o catturi un militare americano, ha annunciato il capo dell’esercito Amir Hatami, mettendo in guardia Washington dal dispiegare truppe sul territorio iraniano.

 

Parlando domenica a un evento, secondo quanto riferito dall’emittente di Stato IRIB, Hatami ha spiegato che l’iniziativa è stata messa a punto a seguito di «numerose richieste» avanzate da iraniani desiderosi di contribuire alla difesa del Paese.

 

«Chiunque uccida o catturi e consegni un aggressore americano riceverà una ricompensa di 30.000 dollari o 5 miliardi di toman iraniani dall’esercito iraniano», ha dichiarato Hatami. «Le donne iraniane che porteranno a termine con successo questa azione riceveranno il doppio della ricompensa.»

 

Lo Hatami ha aggiunto che le armi impiegate per uccidere i soldati americani sarebbero state acquistate dallo Stato al doppio del loro valore e poi esposte in un museo in fase di realizzazione, mentre i proprietari avrebbero ricevuto armi di sostituzione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Gli Stati Uniti non hanno ancora avviato un’operazione terrestre in Iran. Tuttavia i media occidentali hanno riferito che Washington starebbe contemplando missioni che potrebbero comportare l’invio di un consistente numero di truppe sul suolo iraniano.

 

Secondo quanto riportato, il Pentagono avrebbe preso in esame una vasta operazione per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito di Teheran, custodite in impianti nucleari fortemente protetti. L’operazione potrebbe coinvolgere migliaia di militari, con unità speciali incaricate del recupero del materiale e forze più numerose destinate a presidiare i siti.

 

Nel corso del conflitto alcuni membri di equipaggi americani si sono già trovati sul territorio iraniano. Ad aprile un F-15E è precipitato sopra l’Iran, dando avvio a importanti operazioni di soccorso per i due aviatori. Le forze iraniane e i residenti locali hanno cercato i due militari dispersi, mentre Teheran avrebbe offerto ricompense in denaro per la loro cattura. Entrambi sono stati infine recuperati dalle forze statunitensi.

 

Lo Hatami ha inoltre invitato le forze americane a lasciare il Medio Oriente, dichiarando che «non è più consentito loro di entrare nel Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nello Stretto di Ormuzzo», aggiungendo che Teheran non consentirà alle basi americane nella regione di tornare al loro «stato precedente».

 

Gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la loro campagna militare contro l’Iran alla fine di febbraio, accusando Teheran di voler acquisire armi nucleari. L’Iran ha risposto con attacchi contro obiettivi americani e israeliani in tutta la regione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

Continua a leggere

Militaria

L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi

Pubblicato

il

Da

L’India sta riprendendo la fabbricazione dei caccia multiruolo russi Su-30MKI, che rappresentano il nucleo della sua aeronautica militare.   Come riferito dall’Economic Times, la Hindustan Aeronautics Limited (HAL) costruirà 12 nuovi aerei da combattimento nello stabilimento di Nashik destinati all’aeronautica militare indiana, per un importo di 1,3 miliardi di dollari.   Al momento l’aeronautica militare indiana (IAF) dispone di circa 260 Su-30MKI e i nuovi esemplari andranno a rimpiazzare quelli perduti in incidenti nel corso degli anni.   Lo stabilimento HAL di Nashik ha storicamente realizzato aerei da combattimento russi su licenza e produce anche il velivolo da combattimento leggero (LCA) indiano. La produzione dei modelli MKI era stata sospesa nel 2020-2021, una volta completate tutte le consegne ordinate alla Russia.   I nuovi velivoli incorporeranno oltre il 50% di componenti di fabbricazione nazionale e saranno allineati agli aggiornamenti dei Super Sukhoi dell’Aeronautica Militare Indiana.   Il primo Su-30MKI è entrato in servizio nell’Aeronautica Militare Indiana (IAF) nel 2002. La versione MKI è stata sviluppata specificamente secondo le esigenze indiane e integra sistemi e avionica di produzione nazionale, oltre a sottosistemi di origine francese e israeliana.   Nel tempo l’India ha introdotto miglioramenti all’avionica e alla suite elettronica del Su-30MKI, rendendo l’aereo più efficace e letale. L’Aeronautica militare indiana ha inoltre montato sulla piattaforma il BrahMos-A, la variante aviolanciata del missile da crociera supersonico russo-indiano.

Sostieni Renovatio 21

Durante lo scontro armato con il Pakistan dello scorso anno, noto come Operazione Sindoor, l’aeronautica militare indiana (IAF) ha utilizzato questi velivoli per assicurare copertura aerea alle formazioni d’attacco indiane. Gli aerei hanno anche impiegato missili BrahMos contro basi aeree strategiche e centri di comando in Pakistan.   La cellula di base del Su-30MKI, caratterizzata da alette canard e motori a spinta vettoriale, è stata esportata in altri Paesi sotto diverse sigle personalizzate. In Algeria opera con la variante Su-30MKA. In Malesia vola la variante Su-30MKM. In Russia è stata approntata la variante Su-30SM (Seriyniy Modernizirovanniy), ampiamente basata sulle tecnologie introdotte dal modello indiano.   Altri Paesi come Cina, Vietnam, Venezuela e Indonesia possiedono versioni differenti del Sukhoi Su-30 (come il Su-30MKK o il Su-30MK2), che sono prive di alette canard e vengono prodotte da uno stabilimento russo differente (KnAAPO anziché Irkut)  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Rommel Sharma via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
 
Continua a leggere

Più popolari