Geopolitica
Partita la guerra in Terra Santa
Senza che nessuno se ne accorgesse – stranamente – è partito un altro spezzone della guerra globale.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il Paese è in guerra, nei suoi primi commenti dopo che il gruppo armato palestinese Hamas ha lanciato un grave attacco a sorpresa contro Israele sabato scorso.
«Cittadini di Israele, siamo in guerra. E vinceremo», ha detto Netanyahu in un discorso video. «Il nemico pagherà un prezzo mai visto prima», ha promesso, riferendosi ad Hamas.
Netanyahu ha promesso di «vendicarsi di questa giornata nera» e di devastare ogni sito utilizzato da Hamas in «rovine»: «tutti i luoghi in cui Hamas si nasconde e in cui opera, li trasformeremo in rovine», ha detto il premier. «Andatevene da lì adesso».
«L’Esercito ha dichiarato lo stato di guerra», ha detto in una dichiarazione video il portavoce capo delle forze di difesa israeliane, il contrammiraglio Daniel Hagari, ha affermato che Israele è in uno “stato di guerra” dopo l’attacco a sorpresa di Hamas di sabato mattina. «Siamo in uno stato di guerra».
«L’Esercito israeliano sta inondando l’area di truppe. Stiamo concentrando i combattimenti sul confine di Gaza», ha detto Hagari. «Abbiamo avviato una diffusa chiamata alle armi in tutte le parti. Anche l’aeronautica militare sta colpendo a Gaza».
NEW: Israel PM Benjamin Netanyahu tells Gaza residents to “GET OUT NOW” as he vows to use all IDF capabilities to destroy Hamas.
“We will win this war, but the price will be unbearably heavy. Hamas wants to murder us all,” Netanyahu said.
“Murdering children and mothers in… pic.twitter.com/jnyAeRklbf
— Collin Rugg (@CollinRugg) October 7, 2023
I militanti del gruppo islamico hanno lanciato razzi da Gaza nel sud e nel centro di Israele sabato mattina, ha detto l’Esercito. Secondo quanto riferito, almeno cinque persone sarebbero state uccise. «Hamas ha effettuato un’operazione combinata che prevedeva il lancio di razzi e infiltrazioni di terroristi nel territorio israeliano», ha affermato l’Esercito israeliao in una nota. L’esercito israeliano ha quindi avvertito che i terroristi si sono infiltrati in Israele da Gaza. Immagini video mostrerebbero combattimenti sulle strade.
Hamas terrorists seen clashing with Israeli forces in southern Israel. pic.twitter.com/uJWd07xpVO
— Emanuel (Mannie) Fabian (@manniefabian) October 7, 2023
Almeno 100 israeliani sarebbero stati uccisi, secondo l’israeliana N12 News, mentre «centinaia di terroristi sono stati eliminati» nel Sud di Israele e a Gaza. Il ministero della Sanità di Gaza ha riferito di 198 morti e oltre 1.600 feriti.
La televisione Al Jazeera ha mostrato una torre residenziale colpita da un attacco aereo mentre uno dei suoi giornalisti riferiva in diretta dalla scena nel centro di Gaza City.
Israeli jets level the Palestine Tower, one of the largest buildings in Gaza.
The tower had more than 100 apartments, plus offices of media outlets.
A clear war crime. pic.twitter.com/QN8g0jZJFQ
— Alan MacLeod (@AlanRMacLeod) October 7, 2023
Remember it’s not a warcrime when Israel and NATO allies do it#USA #EU #Britain #Palestine #Gaza pic.twitter.com/yCVa28Ga52
— K Boz (@KBoz3) October 8, 2023
Secondo il quotidiano Times of Israel, sono in corso scontri a fuoco dentro e intorno alle città di Kfar Aza, Sderot, Sufa, Nahal Oz, Magen, Be’eri e nella base militare di Re’im delle forze di difesa israeliane. Secondo quanto riportato, anche il capo della città di Sha’ar HaNegev, Ofir Liebstein, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in uno scontro a fuoco con militanti di Hamas. «Ofir è stato ucciso mentre andava a difendere una città durante l’attacco terroristico», ha detto l’amministrazione locale.
Alcuni video non verificati caricati online durante la giornata mostrano presumibilmente un certo numero di soldati israeliani uccisi e catturati dai combattenti di Hamas. Ci sono anche filmati e foto sui social media di quello che sembra essere un carro armato israeliano – un Merkaba, di cui spesso si vantava l’imbattibilità – in fiamme e palestinesi che celebrano il sequestro di un veicolo militare Humvee di fabbricazione statunitense.
Palestinian fighter targeted an Israeli Merkava-4 tank with an Iranian-made RPG-7 near Gaza border, and tank's Trophy system failed to protect it. pic.twitter.com/0Zv6SpO1aC
— Iran Observer (@IranObserver0) October 8, 2023
Palestinian youth burning an Israeli tank#Israel #hamas #Lebanon#IronDome #Hamas #Gaza#SupportGaza #طوفان_الأقصى#فلسطين #Lebanonnews #Gaza #AlAqsaFlood #حماس #Hezbollah #arab #اسرائیل
#Israel #طوفان_القدس #FreePalestine pic.twitter.com/LYrTRF0m9U— M Ahmad ???? (@m_ahmad_ad1) October 8, 2023
Secondo il portavoce dell’esercito di Tel Aviv, da Gaza sono stati lanciati più di 2.200 razzi. Hamas ha affermato di aver utilizzato più di 5.000 missili solo nei primi 20 minuti del suo attacco. Le sirene dei razzi sono state udite in molti luoghi in tutto Israele, tra cui Gerusalemme, Tel Aviv, Beersheba e Ashkelon.
MOMENTS AGO: Hamas fired a barrage of rockets from Gaza into Tel Aviv.
Hamas is targeting civilians. Israel is targeting terrorists. That's the difference. pic.twitter.com/MRRfqyw2Nz
— Hananya Naftali (@HananyaNaftali) October 7, 2023
NEW VIDEO : Israel 's Iron Dome intercepting rockets coming from Gaza #Israel #Palestine #Hamas #طوفان_الأقصى #Palestinian #حماس pic.twitter.com/Rh6I9OyUec
— Hareem Shah (@_Hareem_Shah) October 8, 2023
La reazione immediata è stata una pioggia di attacchi aerei su Gaza. L’esercito dello Stato Ebraico ha affermato di aver condotto decine di raid aerei israeliani per colpire obiettivi di Hamas a Gaza.
I palestinesi avrebbero quindi rapito un grande numero di cittadini israeliani.
Un portavoce di Hamas, Khaled Qadomi, ha detto che l’incursione del gruppo è stata una rappresaglia per decenni di «atrocità». «Vogliamo che la comunità internazionale fermi le atrocità a Gaza, contro il popolo palestinese e contro i nostri luoghi santi come Al-Aqsa», ha detto Qadomi ad Al Jazeera.
«Tutte queste cose sono la ragione per cui è iniziata questa battaglia». Qadomi ha aggiunto che i soldati e i civili israeliani presi prigionieri «non sono ostaggi» ma «prigionieri di guerra».
«Abbiamo un gran numero di prigionieri israeliani, tra cui alti ufficiali», ha detto sabato ad Al Jazeera il vice capo di Hamas Saleh al-Arouri, aggiungendo che i prigionieri saranno usati come leva per forzare il rilascio dei palestinesi incarcerati in Israele: «per quanto riguarda i nostri prigionieri, dico, la vostra libertà incombe. Ciò che abbiamo in mano ti vedrà liberato. Più a lungo continuano i combattimenti, maggiore sarà il numero dei prigionieri».
Secondo una stima del gruppo di attivisti Addameer, quasi 5.200 palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani.
Lo scoppio della guerra ha portato la reazione di tante Nazioni del pianeta.
Un certo numero di stati arabi hanno chiesto «moderazione» e una riduzione della violenza dopo il lancio del più grande attacco degli ultimi anni sul territorio israeliano sabato mattina presto.
Il Qatar, uno Stato del Golfo che non ha relazioni diplomatiche con Israele (ma sono riportati molti contatti in via riservata), ha rilasciato sabato una dichiarazione tramite il suo ministero degli Esteri in cui afferma che la responsabilità ultima dell’operazione cosiddetta «Tempesta Al-Aqsa» condotta da Hamas ricade sugli israeliani. governo. Doha ha aggiunto nella sua dichiarazione il desiderio che entrambe le parti in conflitto diano prova di moderazione, e ha invitato la comunità internazionale a garantire che Israele non utilizzi l’evento come scusa per una risposta «sproporzionata» contro i palestinesi a Gaza.
Anche l’Arabia Saudita, un altro stato che attualmente non ha legami formali con Israele, ha rilasciato una dichiarazione su Twitter in cui afferma che sta «seguendo da vicino gli sviluppi senza precedenti» tra «fazioni palestinesi e forze di occupazione israeliane». Il ministero degli Esteri saudita ha inoltre affermato di aver ripetutamente «messo in guardia dai pericoli» che potrebbero verificarsi «come risultato della continua occupazione» e della «privazione del popolo palestinese dei suoi diritti legittimi».
Nelle ultime settimane, sia la leadership dell’Arabia Saudita che quella di Israele hanno segnalato il desiderio di normalizzare le relazioni, con gli Stati Uniti che stanno negoziando attivamente i dettagli. All’inizio di questa settimana, Hamas ha espresso la sua «incrollabile posizione di rifiuto di ogni forma di normalizzazione e di contatto con l’occupazione israeliana».
In Turchia, il cui il governo si dice abbia relazioni forti con Hamas – organizzazione nata dai Fratelli Musulmani – vi sono state manifestazioni di massa a favore della Palestina, con tanto di richieste di mandare soldati turchi a Gaza.
Massive crowds gathered in Istanbul last night, chanting:
"send Turkish soldiers to Gaza!”
Long Live Palestine pic.twitter.com/CFe19TjwFX
— Jannat amin khan (@jannataminkhan) October 8, 2023
BREAKING: This is Istanbul right now. They have gathered to celebrate the atrocities to Israel. ????????????????#Hamas #Palestine #Palestinian #IronDome #Gaza #TelAviv pic.twitter.com/5NkUWfqcwB
— Libs Fails ???????? (@LibsFails) October 7, 2023
Un alto consigliere della guida suprema iraniana Ali Khamenei ha offerto le sue «congratulazioni» ai militanti palestinesi che sabato hanno lanciato un attacco a sorpresa sul territorio israeliano, secondo l’organizzazione giornalistica semi-ufficiale iraniana ISNA. «Ci congratuliamo con i combattenti palestinesi», ha detto il maggiore generale Yahya Rahim Safavi, secondo la fonte di notizie, promettendo che Teheran «rimarrà al loro fianco fino alla liberazione della Palestina e della Santa Gerusalemme».
Celebrations are taking place in Palestine Square in Tehran, Iran ????????
Women and children were KILLED in cold blood and yet they celebrate like this ????We Indians Stand With Israel ???????? ????????#IsraelUnderAttack #Israel #Gaza #Palestine #Hamaspic.twitter.com/t1mxdfJyvb
— Aanchal (@SweetLilQueen) October 8, 2023
Intervenendo sabato nella capitale iraniana Teheran alla sesta Conferenza internazionale sulla solidarietà con i bambini e gli adolescenti palestinesi, Safavi ha anche affermato che «sosteniamo l’operazione Tempesta di Al-Aqsa».
Il Pakistan ha chiesto la fine immediata dello spargimento di sangue tra i militanti di Hamas e Israele, scoppiato sabato mattina. Allo stesso tempo, alti funzionari pakistani hanno condannato Israele per la «brutalizzazione» dei palestinesi. «Siamo preoccupati per il costo umano dell’escalation della situazione», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri di Islamabad, sottolineando come il Pakistan abbia «coerentemente» chiesto una soluzione a due Stati per Israele e Palestina. «Uno Stato di Palestina vitale, sovrano e contiguo dovrebbe essere istituito sulla base dei confini precedenti al 1967», ha affermato il ministero. Il presidente pakistano Arif Alvi ha chiesto «un cessate il fuoco immediato». Tuttavia, oggi ha scritto su Twitter che la pace non potrebbe essere raggiunta «senza la condanna dell’usurpazione e della brutalizzazione dei diritti e del popolo palestinese da parte di Israele». Il presidente ha quindi accusato lo Stato Ebraico della «continua annessione di terre».
Si segnalano anche le reazioni delle comunità musulmane in Europa. Immagini di festa arrivano per esempio da Londra e da Toronto, in Canada.
Muslims in London celebrate the atrocities in Israel. #Israel #Hamas #Palestine #Palestinian #IronDome #Gaza #TelAviv pic.twitter.com/0rySuFpge8
— Paul Golding (@GoldingBF) October 7, 2023
This is not Gaza or Palestine, this is Toronto Canada #Israel #hamas #Lebanon#IronDome #Hamas #Gaza#SupportGaza #طوفان_الأقصى#فلسطين #Lebanonnews #Gaza #AlAqsaFlood #حماس #Hezbollah #arab #اسرائیل
#Israel #طوفان_القدس #FreePalestine pic.twitter.com/fsu279MK2e— Palestine Times ???? (@Palestine_time) October 8, 2023
Russia e Ucraina, coinvolte in un grave conflitto da più di un anno e mezzo, hanno reagito all’escalation delle ostilità tra Israele e Hamas in modo diverso.
Sabato il viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha esortato entrambe le parti in conflitto a cessare immediatamente le ostilità. La posizione della Russia sull’ultima escalation israelo-palestinese è stata ulteriormente delineata dalla portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha rilasciato una dichiarazione speciale sulla questione.
«Chiediamo alle parti palestinese e israeliana un cessate il fuoco immediato, la rinuncia alla violenza, l’esercizio della necessaria moderazione e l’avvio, con l’assistenza della comunità internazionale, di un processo negoziale volto a stabilire un accordo globale, duraturo e tanto atteso pace in Medio Oriente», ha detto la Zakharova. L’escalation nella regione è l’ennesima manifestazione del «ciclo chiuso di violenza», ha osservato il portavoce, aggiungendo che la Russia ritiene che il conflitto che dura da 75 anni non possa essere risolto con mezzi militari. La riacutizzazione è «il risultato di un cronico mancato rispetto delle pertinenti risoluzioni dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza», nonché di un deragliamento del processo di pace da parte dell’Occidente collettivo, ha spiegato Zakharova.
Nel frattempo, Kiev ha proclamato il suo pieno sostegno a Israele, denunciando Hamas come «terrorista».
«L’Ucraina condanna fermamente gli attacchi terroristici in corso contro Israele, compresi gli attacchi missilistici contro la popolazione civile a Gerusalemme e Tel Aviv. Esprimiamo il nostro sostegno a Israele nel suo diritto di difendere se stesso e il suo popolo», ha scritto il ministro degli Esteri ucraino su Twitter.
Questa posizione è stata amplificata dal presidente ucraino Zelens’kyj, che si è rivolto a Telegram per esortare «il mondo intero» a sostenere Israele nella sua lotta contro i palestinesi. «Rapporti orribili da Israele. Le mie condoglianze a tutti coloro la cui famiglia e i cui amici sono morti nell’attacco terroristico… Il diritto alla difesa di Israele è fuori ogni dubbio», ha affermato Zelens’kyj.
Secondo l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, la politica estera statunitense è in parte responsabile dell’ultima violenta fiammata tra Israele e palestinesi. Il funzionario, attualmente vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha affermato che Washington avrebbe dovuto incanalare le proprie energie per garantire una pace duratura in Medio Oriente, ma ha scelto invece di concentrarsi sull’Ucraina.
Commentando l’escalation di sabato tra Israele e il gruppo militante Hamas di Gaza, Medvedev ha scritto sul suo canale Telegram che questi eventi erano prevedibili. «Questo è ciò che Washington e i suoi alleati avrebbero dovuto affrontare», ha spiegato, aggiungendo che il conflitto israelo-palestinese dura da decenni e gli Stati Uniti sono «un attore chiave». Secondo Medvedev, invece, «questi idioti sono entrati nella nostra regione e aiutano attivamente i neonazisti, mettendo l’uno contro l’altro due popoli vicini». L’ex presidente ha concluso il suo discorso con il pensiero che «apparentemente solo una guerra civile sul territorio degli Stati Uniti» potrebbe aiutare a sedare «la passione maniacale dell’America di accendere conflitti in tutto il pianeta».
Va segnalato anche il quotidiano tedesco Bild, che è parso voler collegare il compleanno del presidente russo Vladimir Putin all’inizio dell’escalation di sabato tra Hamas e Israele. Il bizzarro collegamento è stato fatto dal quotidiano in un editoriale filo-israeliano, scritto da Marion Horn, presidente della redazione della Bild, e intitolato «Niente più soldi tedeschi per questi barbari!» «Questo vile attacco arriva nel giorno del compleanno di Putin e 50 anni dopo l’inizio della guerra dello Yom Kippur, lanciata dai vicini arabi di Israele con l’obiettivo di distruggere Israele», si legge nell’editoriale.
Come sia possibile che gli israeliani si siano fatti sorprendere da un simile attacco – che ricorda da vicino la dinamica dello scoppio della guerra del Yom Kippur, di cui si celebra il 50° anniversario – rimane un mistero. Ci interrogheremo su di esso in un altro articolo.
Geopolitica
Macron attacca Trump per le parole sulle rivolte francesi
Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «stupide» e «inaccettabili» le dichiarazioni dei leader stranieri sui disordini che stanno sconvolgendo la Francia, in un’apparente frecciata al presidente statunitense Donald Trump, che ha attribuito la responsabilità delle violenze alle politiche di frontiera lassiste di Parigi.
Nel fine settimana centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, dando vita a scontri con la polizia, incendi dolosi e saccheggi. Quasi 2.400 persone sono state arrestate, circa 1.000 agenti sono rimasti feriti, centinaia di negozi sono stati saccheggiati ed edifici dati alle fiamme, con danni stimati in «centinaia di milioni di euro».
Trump ha affermato che «migranti, jihadisti e comunisti» avevano «conquistato, saccheggiato e bruciato» la Francia, accusando Macron di non essere riuscito a mettere in sicurezza i confini, esortando i leader europei a «chiudere le frontiere», prima di sfruttare i disordini per mobilitare i repubblicani in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre, avvertendo che le scene di «campanili in fiamme e incendi furiosi» erano «ciò che i democratici radicali vogliono fare all’AMERICA» con la loro agenda migratoria.
Mercoledì, parlando con i giornalisti, Macron ha accusato soggetti esterni di aver manipolato le informazioni sugli eventi a proprio vantaggio. «C’è stata una manipolazione delle informazioni da parte di potenze straniere, che ha dato origine a commenti inaccettabili e stupidi da parte di molte persone, compresi leader stranieri», ha affermato.
«Ci sono state persone che hanno affermato che siamo stati invasi da orde di migranti e islamisti, il che è completamente falso… Queste persone mi irritano.» Alla domanda se si riferisse a Trump, Macron ha risposto: «Tra gli altri».
French President Macron blasts Trump:
There has been foreign manipulation of information afterward — that is certain.
This led to unacceptable and downright stupid comments from many people, including foreign leaders.
We have seen artificial-intelligence-generated images… pic.twitter.com/KqKcZYUsd1
— Clash Report (@clashreport) October 21, 2026
Le autorità francesi hanno attribuito la responsabilità delle violenze principalmente a gruppi radicali di estrema sinistra e a criminali opportunisti, senza tuttavia collegarne l’organizzazione agli immigrati, che sono invece pienamente visibili nei video. Nel frattempo, i politici di tutto lo spettro politico francese hanno incolpato Macron e il suo governo per i disordini, accusando l’amministrazione di aver indebolito i servizi pubblici e di non essere riuscita a mantenere l’ordine.
🇫🇷 | Escena surrealista en París: destrozan una boutique de vinos de lujo y champagne y brindan a la salud de la protesta con Moët & Chandon pic.twitter.com/Dx87UuofZS
— Olmo Blanco (@rebonico) October 22, 2026
Clips of Paris being sacked by (mostly) Muslims.
Follow: @AFpost pic.twitter.com/qBJJ2HG7r2
— AF Post (@AFpost) October 18, 2026
Australian leftist filmmaker captured these scenes in Paris today.
Complete and utter horror. Even as a leftist he can’t make it look good. pic.twitter.com/HyO71gBm0v
— Drew Pavlou 🇦🇺🇺🇸🇫🇷🇺🇦🇹🇼 (@DrewPavlou) October 17, 2026
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Macron ha rilasciato queste dichiarazioni durante un viaggio in Medio Oriente che si è rifiutato di rimandare nonostante le turbolenze interne, lasciando al suo governo il compito di gestire le conseguenze. Il vertice dell’Eliseo ha cercato di difendere la sua decisione, insistendo sul fatto che cambiare i suoi piani avrebbe denotato «nervosismo» e di aver fornito al suo governo una «tabella di marcia sufficiente».
Tuttavia, a soli sei mesi dalle elezioni presidenziali francesi e con il suo indice di gradimento ai minimi storici del 15%, il viaggio non ha fatto altro che alimentare la percezione di una presidenza zoppa, con Macron che ha letteralmente abbandonato la scena mentre Parigi e altre città bruciavano. La sua assenza ha suscitato critiche per il «presidente assente» e ha lasciato che i rivali Marine Le Pen, in testa ai sondaggi del primo turno per le elezioni di aprile 2027 con il 32-36% dei consensi, e Jean-Luc Mélenchon, dominassero il dibattito in patria.
Nel frattempo, il primo ministro Sébastien Lecornu ha imposto il coprifuoco in vista di nuove proteste, vietando gli assembramenti nei pressi dei luoghi simbolo di Parigi, tra cui il Louvre e gli Champs-Élysées, per tre giorni. La Francia prevede inoltre di schierare 1.000 agenti antiterrorismo a supporto delle forze di polizia sabato 24 ottobre. Giovedì Lecornu incontrerà i sindaci delle città colpite dalle rivolte per coordinare gli sforzi volti a prevenire ulteriori violenze.
Nel suo intervento, Macron ha anche respinto le ipotesi di interferenze straniere nelle proteste, citando la mancanza di prove. Le sue dichiarazioni sono giunte dopo una raffica di speculazioni da parte dei media occidentali, che cercavano di attribuire la responsabilità delle rivolte, diffusesi dalla Francia al Belgio, all’Italia, al Portogallo e all’Albania, a ingerenze esterne, con la Russia ancora una volta indicata come la solita sospettata.
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Testate giornalistiche come il Financial Times e il Telegraph, citando fonti «anonime», hanno riferito che diversi governi dell’UE avevano chiesto alle agenzie di intelligence di indagare su un possibile coinvolgimento russo. Il Financial Times ha esteso la lista dei sospettati a Iran e Algeria, affermando che alcuni funzionari avevano addirittura richiesto un’indagine formale da parte dell’UE.
Anche i funzionari europei si sono uniti alle accuse reciproche. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha suggerito che le rivolte fossero parte di una «guerra ibrida» condotta attraverso i social media da un attore non identificato. Il primo ministro albanese Edi Rama, che in passato ha lavorato direttamente con George Soros, si è spinto oltre, accusando apertamente i servizi segreti russi e iraniani. Eppure, a quanto pare, le accuse non sono riuscite a convincere nemmeno Bruxelles. Secondo Euronews, la Commissione europea ha rifiutato di avviare un’indagine, adducendo prove insufficienti.
Queste speculazioni seguono uno schema ormai consolidato, in cui i funzionari dell’UE invocano la «guerra ibrida» e la presunta «minaccia russa» in un clima di turbolenza interna. Proprio questa settimana, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha accusato Mosca e Minsk di «strumentalizzare la migrazione», collegandole alla crisi estiva di Ceuta, in Spagna, dove circa 70.000 migranti hanno attraversato il confine dal Marocco, scatenando un’emergenza alle frontiere e ripercussioni politiche sulle politiche migratorie dell’UE. Tuttavia non ha presentato alcuna prova che colleghi i due Paesi alla crisi, che invece è stata da altri connessa a manovre dello Stato di Israele, degli Stati Uniti e del Marocco.
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Immagine di © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
Geopolitica
Putin: la politica bellicista europea è «schizofrenia politica»
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Geopolitica
L’Arabia Saudita giustizia una coppia bengalese per essersi baciata all’interno di una moschea
Le autorità bengalesi chiedono chiarimenti dopo che il Regno dell’Arabia Saudita ha giustiziato due cittadini del Bangladesh per un «atto indecente» non meglio precisato all’interno di una moschea della Mecca.
Secondo quanto riportato da The Week, Nazrul Islam Basir, addetto alla manutenzione della Masjid al-Haram a Mecca, e Siti Akhtar sono stati giustiziati il 14 ottobre in seguito a una condanna lasciata alla discrezionalità del giudice. La famiglia di Basir sostiene che l’uomo fosse stato arrestato otto mesi dopo il suo arrivo in Arabia Saudita, avvenuto quattro anni fa.
L’«atto indecente» non è stato specificato, ma le prime indiscrezioni indicavano che la coppia sarebbe stata sorpresa a baciarsi all’interno della moschea. In ogni caso la BBC ha riferito che il tribunale ha ritenuto che l’atto violasse la «sacralità» della moschea.
Il padre di Basir ha detto della donna: «Non la conosciamo nemmeno. Ho sentito dire che lavoravano nello stesso posto», sebbene un altro membro della famiglia, rimasto anonimo, abbia affermato che il figlio avesse ammesso di aver avuto una «relazione» con lei. La famiglia sostiene che il figlio «abbia avuto una lite con una collega pakistana, che hanno accusato di aver complottato contro di lui».
Per quanto riguarda Akhtar, l’Indian Express ha riportato che suo padre ha affermato che era stata incastrata e imprigionata dopo una lite con altre colleghe, circa tre anni e mezzo fa. Dopo aver perso i contatti per un anno, aveva iniziato a chiamare i familiari mensilmente, ma senza fornire molti dettagli sulla sua situazione legale. «Durante una delle sue ultime telefonate, ha detto che forse sarebbe stata rilasciata dal carcere entro due mesi. Ci ha chiamato dal carcere anche solo 15 giorni fa. Anche in quell’occasione, non ha detto nulla sulla sua condanna», ha affermato il padre.
Né i funzionari del Bangladesh né i familiari delle vittime erano stati informati in anticipo dell’esecuzione. «A tal proposito, abbiamo presentato una nota verbale al Ministero degli Affari Esteri saudita, chiedendo un riconoscimento formale della vicenda», ha dichiarato il Consolato Generale del Bangladesh a Gedda. L’agenzia Reuters ha riferito che, al 20 ottobre, i sauditi non avevano ancora risposto.
In Arabia Saudita, monarchia islamica sunnita in cui la giustizia è definita dai dettami onnicomprensivi della legge della sharia, la libertà personale, politica, civile e religiosa è in gran parte inesistente.
L’Arabia Saudita ospita anche circa 3,5 milioni di lavoratori bengalesi (oltre a milioni di altri provenienti da altri Paesi) che inviano ingenti rimesse finanziarie ai loro Paesi d’origine. Tuttavia il trattamento umano di questi lavoratori è da tempo un grave problema.
«È innegabile che molti stranieri impiegati nel regno, in lavori che vanno dai più umili ai più qualificati, siano tornati a casa senza lamentarsi», si legge in un rapporto del 2004 di Human Rights Watch. «Ma per le donne e gli uomini che sono stati sottoposti a condizioni di lavoro pessime e sfruttatrici, violenze sessuali e violazioni dei diritti umani nel sistema giudiziario penale, l’Arabia Saudita ha rappresentato un vero e proprio incubo».
Il rapporto ha intervistato numerosi lavoratori e le loro famiglie provenienti da diversi Paesi, riguardo a una vasta gamma di esperienze traumatiche, la più estrema delle quali è rappresentata da «cinque casi di lavoratori migranti decapitati in Arabia Saudita all’insaputa delle loro ambasciate o dei loro parenti più stretti».
Più recentemente l’Organizzazione Europea Saudita per i Diritti Umani (ESOHR) ha riferito lo scorso dicembre che il regno saudita ha eseguito 347 condanne a morte nel 2025, «segnando un nuovo record per la nazione» dopo aver stabilito il precedente primato l’anno prima. Il 69% delle esecuzioni riguardava reati di droga, che in genere non sono punibili con la pena di morte in Occidente, e il 79% «riguardava crimini che non raggiungevano la soglia giuridica internazionale di ‘crimine gravissimo’», secondo l’organizzazione.
Inoltre il 57% di queste esecuzioni riguardava cittadini stranieri e «spesso» includevano violazioni del giusto processo e la mancata informazione delle famiglie fino a dopo l’accaduto.
Tra il 2020 e il 2022, l’Arabia Saudita aveva sospeso le esecuzioni per reati di droga. Tuttavia, sono riprese a dicembre 2022, provocando le proteste degli attivisti. Come riportato da Renovatio 21, nel marzo 2023 un immigrato giordano fu giustiziato per narcotraffico. Secondo quanto riportato, avrebbe offerto una confessione forzata.
Nel 2023, un rapporto congiunto di ESOHR e Reprieve ha rivelato che il tasso di esecuzioni di Riyadh è quasi raddoppiato da quando re Salman e suo figlio, Mohammed bin Salman, sono saliti al potere nel 2015. Tra il 2015 e il 2022, le esecuzioni sono aumentate dell’82 percento.
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Come riportato da Renovatio 21, ad inizio marzo 2022 furono giustiziate 81 persone condannate per crimini che vanno dall’omicidio all’appartenenza a gruppi militanti, in quella che si ricorda come la più grande esecuzione di massa conosciuta nel regno nella sua storia moderna: il numero di giustiziati ha superato persino il bilancio di un’esecuzione di massa del gennaio 1980 per i 63 militanti condannati per aver sequestrato la Grande Moschea della Mecca nel 1979, il peggior attacco di sempre contro il regno e il luogo più sacro dell’Islam. Tra i giustiziati c’erano 73 sauditi, sette yemeniti e un siriano.
Nel 2019, il regno ha decapitato 37 cittadini sauditi, la maggior parte dei quali minoranze sciite, in un’esecuzione di massa in tutto il Paese per presunti crimini legati al terrorismo. Ha anche inchiodato pubblicamente a un palo il corpo mozzato e la testa di un condannato come avvertimento per gli altri. Tali crocifissioni dopo l’esecuzione, sebbene rare, si verificano nel regno.
Piazza Deera, nel centro di Riyadh, conosciuta localmente come «piazza Chop-chop», è il luogo delle decapitazioni pubbliche.
Come scriveva nel 2015 un intervento sul New York Times: «Arabia Saudita, un ISIS che ce l’ha fatta».
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Immagine di Kaliper1 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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