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Omicidi e massacri: la costante della «figura incongrua»

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È difficile per chiunque tenere a mente la quantità di cronaca nera inflittaci nel corso della nostra vita. Omicidi, massacri, fatti di sangue caricati e rilanciati costantemente da giornali e TV sulla psiche del cittadino indifeso, cui in pochissimi casi (la percentuale dei morbosi) interessa davvero l’accaduto, ma che è comunque tenuto a sottomettere la mente a continue storie di morte e violenza.

 

Se il lettore tenta di fare una piccola anamnesi, scoprirà che la quantità di omicidi a cui è stato ossessivamente esposto è imbarazzante, al punto che c’è da sospettare che ciò non sia parte di un piano di gestione della popolazione tramite traumi e microtraumi psicologici.

 

Dalle misteriose morti in famiglia, ai delitti passionali, ai serial killer, agli enigmi assassini irrisolti è possibile tuttavia estrarre dei pattern, non solo per la dinamica dell’accaduto (quello dovrebbe essere il lavoro dei cosiddetti profiler, gli esperti delle menti criminali che nonostante film e serie TV sembrano sempre più fallibili ed impotenti) ma soprattutto riguardo al modo in cui queste storie vengono presentate al pubblico – in una parola, la narrazione intorno all’omicidio.

 

In questo breve scritto non intendiamo in alcun modo mettere in discussione la verità giuridica stabilita nei tribunali, cosa che non sappiamo nemmeno se sia legale fare. Vogliamo invece cercare delle costanti nello sviluppo pubblico, narrativo, dei grandi casi di cronaca nera che hanno segnato il panorama cognitivo del Paese.

 

Innanzitutto, la cosiddetta «pista satanica». In una quantità di omicidi senza immediata spiegazione, subito partono speculazioni – non si sa dei giornalisti o delle loro fonti delle Forze dell’Ordine, o di tutt’e due – sulla possibilità che una setta diabolica abbia commesso l’atrocità, sottintendendo, senza tuttavia mai esprimere veramente il pensiero e spiegarlo, il sacrificio umano.

 

Tuttavia, la «pista satanica» viene in genere mollata dopo pochi giorni (esattamente come abbiamo visto nel caso dei feti in barattolo disseminati per le campagne italiane, storia di cui si occupa con persistenza praticamente solo Renovatio 21), per poi non apparire più per il resto del caso, che di solito prosegue con un estenuante gioco del «chi è stato?» tra famigli e conoscenti, con altarini di ogni sorta che vengono portati alla luce per la gioia di pettegole e morbosi vari.

 

Un secondo pattern che in tanti casi emerge è quello dei complici. Anche qui, se ne parla nei primi articoli sulla vicenda, con l’interesse riguardo al mistero che cresce nel lettore (quanti erano? Perché lo hanno fatto?) dopodiché anche qui il discorso tende a sparire. Oltre un certo punto, le autorità dello Stato, e i giornalisti che da esse dipendono per le imbeccate, non accetteranno mai più di mettere in dubbio la versione per cui hanno preso il colpevole che ha agito da solo, e stop.

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Un esempio lampante di quanto scriviamo è il caso di Son of Sam, l’assassino seriale che sconvolse Nuova York negli anni Settanta. Fu catturato, e condannato – tra encomi solenni a tutti i poliziotti possibili – un ragazzo sovrappeso, un tizio strano dall’aspetto ingenuo, David Berkowitz, che si dichiarò colpevole. Un giornalista indipendente che viveva in uno dei quartieri interessati dagli apparentemente casuali massacri di Son of Sam (così si era definito l’assassino in una lettera ad un giornale prima di essere preso), Terry Maury (1946-2015), cominciò a studiare il caso trovando prove sempre più consistenti che non si trattava del solo Berkowitz, ma di un gruppo di persone – sì, una setta satanica – con probabili agganci con altre sette e perfino con l’esercito degli Stati Uniti (da cui forse veniva il nome Son of Sam: erano gli anni appena dopo il Vietnam, dove quantità di soldati americani tornavano dall’Indocina psicopatici).

 

Maury, che scrisse il libro Ultimate Evil (il primo dove viene enunciato con una certa chiarezza che i serial killer dispongono di una sorta di network in cui si parlano e si interfacciano con altri soggetti), arrivò a far confessare Berkowitz in carcere il fatto che aveva dei complici e si trattava di un gruppo esoterico uso a sacrificare cani ed esseri umani.

 

Quel che rileva è la guerra che gli fece il Dipartimento di Polizia di Nuova York, che mai e poi mai avrebbe voluto riaprire il caso, e di fatto non ciò non è avvenuto. Detective e agenti arrivavano perfino a chiamare nelle trasmissioni dove era ospite il Maury per insultarlo in diretta, il tutto mentre perfino alcuni sopravvissuti agli omicidi di Son of Sam cominciavano a dubitare del fatto che Berkowitz fosse davvero il killer. (Questa storia è magistralmente raccontata nella serie documentaria Sons of Sam, su Netflix)

 

Quindi: oltre un certo punto, nei grandi massacri della nostra vita, spariscono i complici.

 

La terza costante, più centrale nel discorso che vogliamo qui fare, è quello dell’accusato principale che inizialmente poteva sembrare al pubblico come una «figura incongrua» , con personalità non immediatamente collocabile, nel pensiero del cittadino, nel quadro di violenza del fatto in oggetto.

 

Usiamo l’espressione figura «incongrua», ma si potrebbero usare altre parole. Sono quei personaggi sul cui candore avresti giurato, magari percependo dei modi sempliciotti; oppure sono quegli individui dapprima estranei alle dinamiche dell’episodio di sangue, oppure che sono strani, strani e basta, e si pensava che nella storia di morte fossero solo di contorno.

 

Sono quelli di cui all’inizio non ti facevano dubitare, perché non sembravano maliziosi, né sembravano dei geni del male, o dei geni in generale.

 

Esistono parole, nella lingua comune, per definire le persone così, ma qui non le useremo, per rispetto di tutti: nei bar d’Italia siamo sicuri che qualcuno, quantomeno nel primo momento, invece esprimesse il concetto.

 

Prendiamo l’omicidio di Garlasco (luglio 2007), la morte di una giovane ragazza in casa sua. Dopo poco l’attenzione di indagini e media (il connubio è indissolubile, facile capire perché) si concentra su l’ex fidanzato della ragazza, 24enne studente di economia. Non discutiamo la sentenza finale del 2015, che condannava a 16 anni il ragazzo pur senza fornire un chiaro movente. Quel che ci interessa sottolineare è quanto la figura dell’accusato non collimasse subito con la percezione popolare: ma come, pensavano i benpensanti, un ragazzo così, uno che sembra per bene, un universitario? Fiumi di inchiostro e infinite trasmissioni TV – con Vespa che portò in studio una copia della famosa bicicletta che doveva provare la colpevolezza – convinsero la popolazione, ma non tutta: anni fa discorsi (al bar, ovviamente) di conoscenti pavesi mi fecero capire che sul territorio circolano teorie assai diverse.

 

Un anno prima, ci fu il clamore per la cosiddetta «strage di Erba» (dicembre 2006). Morirono una madre con il figlio piccolo, la nonna, una vicina, mentre un altro vicino, marito di quest’ultima, si salvò grazie ad una malformazione congenita della carotide che gli impedì di morire dissanguato. Le indagini inizialmente si concentrarono sul tunisino padre del bambino. La stampa scrisse che avrebbe avuto precedenti per spaccio e sarebbe uscito dal carcere grazie all’indulto 2006, tuttavia si trovava in Tunisia, quindi qualcuno cominciò a ipotizzare di un possibile regolamento di conti contro l’uomo.

 

Tuttavia, a sorpresa, compaiono in scena i vicini, Rosa e Olindo. A guardarli, non sembrano spietati assassini – paiono a pelle «figure incongrue» rispetto al lavoro diabolico di una strage, sembrano, come dire, «persone semplici». In via separata, davanti ai magistrati dichiararono di essere colpevoli, però ciascuno addossandosi l’intera responsabilità dell’eccidio. Quattro anni fa, il tunisino dichiara di sapere chi è stato, dicendo quindi di ritenere innocenti i coniugi di Erba. Trasmissioni di giornalismo inchiesta in questi mesi hanno tentato di riaprire il caso, che parrebbe essersi rimesso in movimento.

 

La strage di Erba, notiamo, ebbe un potente effetto politico-mediatico: in reazione alla stampa che dapprima sbatté il tunisino in prima pagina, si creò la cosiddetta Carta di Roma, cioè «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» dei giornalisti italiani, che sono tenuti a scrivere degli immigrati in un determinato modo — ne abbiamo discusso in passato, come quando notammo la strana indeterminatezza degli articoli sugli studenti della Bocconi aggrediti al vicino Parco Ravizza. Ma chi assaltava i bocconiani? Perché? Ma erano bocconiani o bocconiane? Sono domande per le quali, leggendo gli articoli, non sappiamo dare risposta.

 

Dal 2016, i termini della Carta di Roma vengono inglobati nel «Testo unico dei doveri del giornalista», il documento deontologico dell’ordine. L’Associazione Carta di Roma, creata per diffondere il protocollo per gli immigrati, ha ricevuto il sostegno della Open Society di Soros, oltre che dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e dell’8 per mille della Chiesa Valdese.

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L’assassinio di Meredith Kercher (novembre 2007) ebbe un colpo di scena specifico che nessuno dal pubblico aveva visto arrivare. Mentre il mondo, e gli inquirenti, si concentravano sulla figura della compagna di appartamento Amanda Knox, lei fa il nome di un ragazzo nero, il padrone di un bar di Perugia, città dell’università per stranieri, che si chiama esattamente come l’università per stranieri di Mosca (dettaglio che c’entra poco, ma avevamo voglia di scriverlo). Solo che il congolese Patrick Lumumba non c’entra nulla, ha un alibi confermato. Ecco che però, ex nihilo, emerge un altro ragazzo nero, che viene trovato mentre fugge in Germania (anche lui), e quindi condannato con rito abbreviato per l’omicidio della ragazza inglese.

 

Questo nuovo personaggio dell’Halloween maledetto di Perugia spiazzò molti: avevamo imparato a conoscere i volti degli accusati, l’opinione pubblica si stava formando delle sue idee (che, in questo caso, spesso sono rimaste intatte, in Italia e in Gran Bretagna, anche dopo le sentenze) quando ecco che compare questo ragazzo, nero come l’innocente tirato in balla in precedenza, conosciuto in zona per la sua turbolenza ma non per violenze efferate.

 

Il racconto da lì si fa, quantomeno per chi scrive, confuso: più processi, più imputati, interventi da Superpotenze straniere (Hillary Clinton che interviene pro-Amanda), folle che si radunano in piazza per la condanna della ragazza, poi liberata.

 

Il giovane condannato, chiamato per un certo periodo «il quarto uomo» sui giornali per poi divenire «terzo uomo», veniva da una famiglia ivoriana con padre poligamo, e secondo quanto si legge in rete sarebbe sonnambulo. In precedenza era stato condannato per due furti ed era stato sorpreso pochi giorni prima della morte di Meredith dentro una scuola materna a Milano. Non è una figura esattamente definibile come candida: le cronache riportano che sta avendo problemi ora perché una fidanzata, che non si era accorta di chi si stava innamorando, lo ha denunziato. Tuttavia alcuni si impressionarono all’epoca per come la sua figura negli sviluppi del caso fosse saltata fuori dal nulla, eliminando, o modificando, altre piste.

 

Il delitto di Avetrana (agosto 2010), dove morì una 15enne, è un’altra pagina mostruosa delle cronache nazionali in cui ad un certo punto una figura inconseguente si è presa, per un lasso di tempo, la scena: lo zio, agricoltore ex emigrato in Germania, dapprima confessa l’omicidio, poi ritratta, mentre montavano le accuse verso la moglie e la figlia.

 

L’omicidio di Yara Gambirasio (novembre 2010) – risoltosi con una condanna definitiva all’ergastolo, che non vogliamo mettere in dubbio in nessun modo – pure vide sorgere, un po’ d’improvviso, la figura di un muratore, che lì per lì non sembrava al pubblico il classico mostro (ma è quello il segreto, sembra che ci dicano: i mostri sono normalissimi, sono i normali ad essere mostri, magari quindi lo siete anche voi).

 

Anche qui, non tutta la popolazione si convinse della colpevolezza dell’arrestato, neanche dopo le condanne. Chi scrive ricorda anni fa che circolavano in rete video incredibili dove, con forte accento lombardo, venivano indicate altre piste che scagionavano l’arrestato. Non siamo stati in grado di ritrovarli, forse sono stati rimossi.

 

Il caso Gambirasio, aggiungiamo, fu importante perché comportò il primo caso di screening genetico massivo stile Gattaca per trovare l’assassino: schedate biologicamente 25.700 persone con test del DNA, è così che si arrivò all’uomo, peraltro rivelando al mondo nel processo alcuni segreti di famiglia – si tratta, lo sappiamo, del presente e del futuro delle indagini criminali, che in America ora si svolgono grazie alla genomica di consumo tipo 23andMe che rende possibile, ma non sappiamo quanto legale, risalire a sospetti per delitti vecchi anche di 50 anni.

 

Rimane il fatto che il sospetto assassino stupiva alcuni: sembrava, davvero, solo un muratore, un padre di famiglia che con i vicini parlava della Prima Comunione delle figlie… Anche qui, la figura apparentemente incongruente appare facendo sparire sincronicamente ogni altra pista, complici etc.

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Osiamo andare oltre, avventurandoci, con paura, nella storia più mostruosa della cronaca nera italiana, cioè appunto il Mostro di Firenze. Trattiamo il tema con delicatezza, perché sappiamo che, da persone curiose, potremmo venirne risucchiati: ti morde la tarantola e poi non pensi ad altro per il resto della tua vita – è successo a tanti, come al summenzionato Terry Maury o al vignettista del film Zodiac, e le orde di mostrologi in Italia non si contano.

 

Ebbene, nel caso più eclatante di assassinii seriali della storia nazionale – un caso, ricordiamo, tutt’ora irrisolto, al punto che qui la «pista satanica» ad una certa è pure tornata in circolo su giornali e carte legali – quello che ad un certo punto ci offrirono, con tanto di telecamere della TV in tribunale, furono una collezioni di personaggi che più «incongrui» era impossibile: i mitici «compagni di merende».

 

È difficile, anche se in fondo neanche qui impossibile, mettere insieme nel proprio pensiero sacrifici e squartamenti di coppie perpetrati nelle notti di novilunio con quei personaggi, le cui deposizioni sono divenute, nel tempo, quasi delle clip comiche, che la gente si riguarda per generare qualche momento di ilarità.

 

Pensiamo soprattutto al mitico spezzone del Vanni in tribunale. «Non posso parlare? Voglio la libertà per andare alla banca e alla posta» dice al giudice il portalettere in pensione. «Voglio dire un’ultima parola… viva i’dduce, il lavoro e la libertà. Ritorneremo!»

 

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Il principale indiziato, Pietro Pacciani poco dopo la sentenza che lo assolveva fu trovato morto nella sua casa di Mercatale nel 1998, poco prima che cominciasse il secondo processo di appello. Inizialmente si disse che era stato ucciso, ma l’autopsia comunicò invece che era spirato per cause naturali.

 

La compagine degli accusati era talmente incongrua che per farla rientrare nella scia di sangue del mostro si doveva fare lo sforzo di credere ad un complotto, una storia con di mezzo una setta, un livello superiore di mandanti, i quali ordinavano alla manovalanza omicidi su commissione. Inutile dire che non si arrivò mai a nulla in questo senso, lasciando al pubblico solo l’assurdità della compagine delle merende.

 

Non è che c’è solo l’Italia.

 

Il re degli incongrui, nella storia internazionale dei misteri di sangue, è Lee Harvey Oswald. Strano personaggio: militare USA di stanza in Giappone, poi rifugiato in Unione Sovietica, da cui torna con moglie russa (cosa che era proibita anche ai diplomatici americani più innamorati), poi a Dallas uccide il presidente Kennedy – quello che, come sta ripetendo suo nipote ora pure lui candidato presidenziale, dopo la Baia dei Porci voleva fare la CIA in mille pezzi da offrire al vento. Come realizza l’omicidio dell’uomo più potente e scortato dal mondo libero? Con un fucile di fabbricazione italiana, sparando da un deposito di libri, con colpi che entrano nella nuca di JFK ed escono dalla mano, la famosa teoria della «magic bullet», la pallottola magica.

 

I teorici del complotto statunitensi – l’espressione «conspiracy theory» fu coniata dalla CIA proprio allora per screditare chi non si beveva la versione ufficiale del regicidio del Kennedy – usano per il caso una parola presa dal gergo americano dell’Ottocento, patsy, che indica un ingenuo che è facile gabbare per affibbiargli tutta la colpa di un misfatto. Il patsy è una forma di manipolazione massiva, sia dell’opinione pubblica che delle istituzioni: sistemato il capro espiatorio, il caso si chiude, le forze dell’ordine cantono vittoria, la dissonanza cognitiva nel corpo sociale si azzera, le cose nella mente del popolo e nelle strutture collettive prendono una piega precisa.

 

Ora resta al lettore farci un pensiero: avete visto per caso, in episodi sanguinari recenti, la possibile emersione del pattern della «figura incongrua»? Avete visto per caso i giornali, lo Stato, convergere verso una certa pista – una certa narrazione – invece che verso un’altra?

 

Riuscite a vedere in che modo sono strutturati i traumi che infliggono alla vostra povera mente di cittadino sincero-democratico?

 

Riuscite a capire cosa ci stanno facendo?

 

Riuscite a realizzare perché lo stanno facendo?

 

Roberto Dal Bosco

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Misteri

Il capo del Pentagono: «presto scopriremo se gli alieni esistono davvero»

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Il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni.   Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana il presidente Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che ordina al Pentagono di divulgare «qualsiasi altra informazione connessa» ai fenomeni aerei non identificati (UAP) e agli oggetti volanti non identificati (UFO). Hegseth ha dichiarato ai giornalisti che l’ordine «non era affatto sulla mia cartella del bingo» e ha messo in guardia dal non aspettarsi una rapida divulgazione.   Alla domanda se credesse nell’esistenza degli alieni, il segretario rispose: «Vedremo. Farò la revisione e lo scoprirò insieme a voi».

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L’ordine di Trump è arrivato dopo un podcast in cui l’ex presidente Barack Obama ha affermato di credere che gli alieni siano reali, ma ha assicurato che il governo degli Stati Uniti non ne detiene nessuno in custodia.   «Non esiste una struttura sotterranea, a meno che non ci sia questa enorme cospirazione e non l’abbiano nascosta al presidente degli Stati Uniti», aveva detto Obama. Trump ha affermato che Obama ha divulgato informazioni riservate prima di ordinarne la pubblicazione per soddisfare “l’enorme interesse” del pubblico americano.   Le autorità americane raccolgono segnalazioni di avvistamenti UFO/UAP da decenni, e il Pentagono gestisce attualmente un ufficio per la risoluzione delle anomalie in tutti i domini allo scopo. Non è mai stata rilasciata alcuna conferma ufficiale di intelligence non umana.   L’amministrazione Trump si presenta come paladina della trasparenza governativa, ma i critici sostengono che non sia riuscita a mantenere le promesse. La sua promessa di divulgare i file di Epstein è stata fonte di particolare contesa.   L’ex ufficiale dell’Intelligence dell’aeronautica David Grusch ha testimoniato di fronte al Congresso che il governo degli Stati Uniti ha condotto un programma segreto di reverse engineering (cioè retroingegneria) «pluridecennale» che coinvolgeva astronavi aliene recuperate.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 al Congresso USA era stato presentato un disegno di legge sulla Difesa che per finanziare il reverse engineering della tecnologia UFO.   Il concetto della mancanza di prove di visite della Terra da parte di extraterresti erano state ribadite anch con le dichiarazioni nel 2024 del portavoce del Pentagono, il maggiore generale Patrick Ryder. Un rapporto di inizio di quell’anno che negava le prove di vita extraterrestre in realtà rivelava anche la costruzione di sistemi sensoristici chiamati «Gremlin» per il rilevamento degli UFO.   A novembre 2023 alcuni giornali come il Daily Mail, dicendo di avere fonti anonime, avevano scritto che la CIA sarebbe riuscita a recuperare almeno nove veicoli potenzialmente alieni, due dei quali «completamente intatti». Il tema degli UFO sta scaldando molti animi a Washington in questi ultimi anni, con vari senatori americani che hanno parlato apertis verbis della loro possibile minaccia agli interessi militari americani. «Ci sono cose che volano sopra installazioni militari, e nessuno sa cosa sia e non sono nostre», ha dichiarato il senatore repubblicano Marco Rubio, ora nominato a segretario di Stato dal presidente eletto Donaldo Trump.

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Il Pentagono l’anno passato ha ammesso di aver filmati secretati di UFO abbattuti da caccia USA.   Pochi mesi fa anche deputati giapponesi hanno istituito un progetto di gruppo bipartisan dentro la Dieta (il Parlamento del Paese) per lo studio degli UFO, con l’obbiettivo di cambiare l’approccio del governo alla misteriosa ed esiziale questione.   Lo scorso autunno lo Sean Kirkpatrick, il responsabile degli UFO presso il Pentagono (o per lo meno, quello che apparentemente fa questo mestiere), arrivato al termine del suo incarico ha fatto un bilancio della sua attività e dichiarato possibile l’esistenza della vita extraterrestre.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è stato distribuito agli agenti di polizia degli Stati Uniti un manuale su come gestire le segnalazioni di «fenomeni aerei non identificati» (UAP), in cui vengono descritti come chiara minaccia per la sicurezza nazionale, poiché le loro capacità e origini sono sconosciute».   Come riportato da Renovatio 21, pochi anni fa è stato altresì registrato il più nitido video ufologico della storia, girato nella città di Curitiba, nel Brasile meridionale

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Misteri

Genio dell’astrofisica assassinato dinanzi casa

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L’astrofisico 67enne Carl Grillmair è stato trovato morto lunedì, ferito da un colpo di arma da fuoco, fuori dalla sua abitazione nella California meridionale. Secondo il medico legale della contea di Los Angeles, Grillmair, esperto di pianeti lontani e delle complessità del nostro vasto universo, è stato colpito al torso da un colpo di arma da fuoco nella sua casa, situata a circa un’ora a nord di Los Angeles.

 

Successivamente la polizia ha arrestato un tale Freddy Snyder, 29 anni, e lo ha accusato di omicidio, oltre che di furto d’auto e furto con scasso di primo grado per un altro episodio avvenuto a dicembre.

 

Lo scienziato del California Institute of Technology (il politecnico noto come Caltech) è stato definito un «genio» dai suoi colleghi e ha ricevuto elogi per aver presumibilmente scoperto l’acqua su un pianeta lontano.

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Secondo la sua biografia online pubblicata sul Caltech, il lavoro del Grillmair comprendeva ricerche condotte utilizzando il telescopio spaziale Spitzer della NASA e si concentrava sulla struttura galattica, sulla materia oscura e sulle popolazioni stellari.

 

Un popolare account di X, chiamato@SunWeatherMan, ha sollevato sospetti sull’omicidio, scrivendo: «’Hai sentito parlare del tizio del CalTech che è stato colpito?’ … no, non ho sentito parlare del tizio che lavorava sulla materia oscura e sulla fisica galattica e che era anche stranamente ossessionato dalla ricerca di comete, che è stato colpito sulla veranda di casa sua nel cuore della notte in quello che la polizia descrive come un omicidio casuale correlato a una rapina/furto d’auto».

 

«Intendi il tizio che lavora con i dati infrarossi provenienti da cose come James Webb/Spitzer, i dati che contraddicono centimetro per centimetro il paradigma cosmologico dominante da 300 miliardi di dollari… avvicinandolo gradualmente a una cosmologia del plasma, che rende reali i cicli, gli impulsi, i disastri, le connessioni, la coscienza e le cose di Dio/spirito di cui tutti parliamo? No, non ne ho mai sentito parlare» scrive l’account.

 

La polizia non ha ancora chiarito se Grillmair e Snyder avessero qualche legame prima della sparatoria. La deputata repullivana floridiana Anna Paulina Luna ha scritto sui social media che è «strano» che «così tanti scienziati» vengano assassinati. Il riferimento è probabilmente all’assassinio del direttore del Plasma Science e Fusion Center del politecnico bostoniano MIT Nuno F.G. Loureiro, ucciso a colpi di arma da fuoco due mesi fa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Loureiro era considerato un pioniere nella disica della fusione nucleare.

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Immagine di Anthny-22 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

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Trump ordina al Pentagono di pubblicare i file sugli alieni e sugli UFO

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Il presidente degli Stati Uniti Donaldo J. Trump ha annunciato che ordinerà al dipartimento della Guerra e ad altre agenzie di pubblicare i file governativi relativi alla vita aliena a causa del «grande interesse».   In un post su Truth Social pubblicato venerdì, Trump ha affermato che i documenti contrassegnati per la divulgazione riguarderanno fenomeni aerei non identificati e oggetti volanti non identificati, insieme a «qualsiasi altra informazione collegata a queste questioni estremamente complesse, ma estremamente interessanti e importanti».   Trump ha fatto l’annuncio poche ore dopo aver accusato l’ex presidente Barack Obama di aver divulgato «informazioni riservate» quando, in una recente intervista podcast, aveva suggerito che gli alieni erano reali.   Come riportato da Renovatio 21, le dichiarazioni di Obama sono diventate virali lo scorso fine settimana dopo che il conduttore del podcast Brian Tyler Cohen ha chiesto all’ex presidente se gli alieni esistano.

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«Sono reali, ma non li ho visti», ha detto Obama. «E non sono tenuti in, dov’è? Nell’Area 51. Non esiste una struttura sotterranea, a meno che non ci sia questa enorme cospirazione e l’abbiano nascosta al presidente degli Stati Uniti».   L’Area 51 è un sito segreto dell’aeronautica militare statunitense nel Nevada, da tempo al centro di teorie del complotto secondo cui il governo vi condurrebbe ricerche segrete e conserverebbe materiali e tecnologie aliene.   Il riserbo che circonda la struttura ha alimentato per decenni speculazioni su attività legate a presenze extraterrestri, incluse teorie secondo cui vi sarebbero custodite astronavi aliene precipitate o che si tratti di un luogo per contatti con extraterrestri. Alcuni avvistamenti di UFO nella zona sono stati segnalati, ma la CIA ha spiegato che si trattava di voli di prova dell’aereo spia U-2.   Le speculazioni sono state rafforzate anche da centinaia di presunti avvistamenti UFO in altre località. Nel maggio 2022 funzionari del Pentagono hanno riferito al Congresso che quasi 400 segnalazioni di fenomeni aerei non identificati erano state presentate da personale militare, un numero in crescita rispetto alle 144 registrate tra il 2004 e il 2021.   Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni il Pentagono ha ripetuto di non possedere «alcuna prova che indichi che vita extraterrestre abbia visitato il pianeta».   L’Area 51 ha cercato di essere normalizzata anche da film hollywoodiani come Zero Dark Thirty (2012), pellicola sull’assassinio in Pakistan dello sceicco saudito Osama Bin Laden: una scena ripetuta in rete vede le forze speciali e la CIA, all’epoca proprio sotto il governo Obama, ispezionare un elicottero stealth sperimentale proprio in un hangar dell’Area 51.   Trump ha affermato che avrebbe incaricato il Segretario alla Guerra e altri funzionari di «iniziare il processo di identificazione e divulgazione dei file governativi relativi alla vita aliena ed extraterrestre, ai fenomeni aerei non identificati (UAP) e agli oggetti volanti non identificati (UFO)». Il presidente statunitense osservato che la decisione è stata motivata da un «enorme interesse» per l’argomento, senza fornire ulteriori dettagli.   Parlando ai giornalisti giovedì, Trump ha detto: «Non so se siano vere o no», aggiungendo, riferendosi a Obama: «Potrei tirarlo fuori dai guai desecretando».

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Per chiarire la sua posizione, Obama ha poi affermato di non aver visto alcuna prova che gli alieni «abbiano preso contatto con noi», ma ha aggiunto che «statisticamente, l’universo è così vasto che ci sono buone probabilità che ci sia vita là fuori».   Interrogato sulla possibilità di visitatori extraterrestri, Trump ha risposto: «Non ho un’opinione in merito. Non ne parlo mai. Molte persone lo fanno. Molte persone ci credono».   Alla fine del 2024, il Pentagono ha annunciato di aver ricevuto 757 nuove segnalazioni di UAP non identificati tra maggio 2023 e giugno 2024. Di questi, 21 «meritano ulteriori analisi» a causa di «caratteristiche e/o comportamenti anomali».   The Donald ha affermato di non «credere» nella vita extraterrestre, pur aggiungendo di aver incontrato «persone serie che affermano che vedono volare cose davvero strane là fuori». In un’altra occasione, intervistato dal figlio Don jr., ha fatto il sornione dicendo di sapere e che si tratta di qualcosa di sconvolgente.  

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