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Militaria

Nuove bombe USA a lungo raggio dirette verso l’Ucraina

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L’esercito americano sta progettando di fornire all’Ucraina la prima spedizione di nuove munizioni a lungo raggio recentemente sviluppate da Boeing. Lo riportano l’agenzia Reuters e la testata Politico, che hanno riferito che le bombe potrebbero arrivare nel paese già questa settimana.

 

Con il Pentagono che ha recentemente concluso i test finali per la Ground-Launched Small Diameter Bomb (GLSDB), ossia, «bomba a piccolo diametro lanciata da terra», gli Stati Uniti stanno preparando il primo trasferimento a Kiev, ha riferito Politico, citando due funzionari e altri due che hanno familiarità con le discussioni. Le bombe possono raggiungere una gittata massima di 145 km e costituiranno «una capacità significativa per l’Ucraina», ha affermato uno dei funzionari.

 

«Dà loro una capacità di attacco più profonda che non avevano mai avuto, e completa il loro arsenale di fuoco a lungo raggio», ha aggiunto il funzionario. «È solo una freccia in più nella faretra che permetterà loro di fare di più».

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L’esercito americano ha rifiutato di confermare la data esatta della spedizione, anche se il portavoce del Pentagono, il maggiore generale Pat Ryder, ha detto che la bomba sarà fornita ad un certo punto nell’ambito dell’Iniziativa di assistenza alla sicurezza dell’Ucraina (USAI), aggiungendo che Washington «rimanderà all’Ucraina» per quanto riguarda i dettagli della consegna.

 

Sviluppata congiuntamente da Boeing e Saab, la variante lanciata da terra delle nuove bombe non ha ancora raggiunto l’arsenale americano, che attualmente contiene solo una versione lanciata dall’aria. Si dice che l’arma abbia una portata doppia rispetto al sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità (HIMARS) fornito dagli Stati Uniti e già utilizzato dalle truppe ucraine, secondo Reuters.

 

Citando diverse fonti anonime, il quotidiano ha aggiunto che i test sulle munizioni GLSDB sono stati completati il ​​16 gennaio e hanno visto sei razzi lanciati sul Golfo del Messico. L’arma potrebbe raggiungere l’Ucraina già mercoledì e verrà trasportata nel paese tramite trasporto aereo.

 

Al fine di accelerare le consegne, Boeing e il Pentagono avrebbero concordato una «opzione accelerata di nove mesi», in base alla quale la società bypassava la consueta revisione della vendita di armi garantendo che le aziende fornissero il prezzo più basso possibile.

 

Kiev ha già esaurito la sua piccola scorta della sua bomba a lungo raggio fino ad oggi, il missile ATACMS di fabbricazione statunitense, e ha ripetutamente chiesto armi aggiuntive a sponsor stranieri. Anche se la GLSDB ha meno potenza dell’ATACMS, la sua portata superiore e i costi di produzione più bassi potrebbero consentire attacchi più profondi e frequenti sul territorio russo.

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Mosca ha denunciato i precedenti attacchi alle infrastrutture civili come atti di «terrorismo» e ha chiesto la fine degli aiuti militari occidentali a Kiev, affermando che le armi non farebbero altro che prolungare il conflitto e portare a ulteriori spargimenti di sangue senza influenzarne l’esito, scrive RT.

 

A ottobre 2023 Zelens’kyj aveva rivelato la consegna segreta di missili a lungo raggio da parte degli USA.

 

Come riportato da Renovatio 21, in passato gli USA avevano ammesso che gli ATACMS fornite a Kiev non avrebbero cambiato le sorti della guerra.

 

Come noto, Kiev è stata dotata di missili a lunga gittata anche dalla Gran Bretagna. L’Ucraina ha ricevuto dalla Gran Bretagna i missili Storm Shadow, che hanno una portata di oltre 250 chilometri, all’inizio di quest’anno e li ha utilizzati per attaccare obiettivi civili e infrastrutture nella penisola russa di Crimea e nel Donbass. Con essi sarebbe stato colpito a giugno un rifugio per sfollati dell’alluvione causata dal crollo della diga di Kakhovka.

 

Come riportato da Renovatio 21, la richiesta alla Germania dei missili Taurus ha prodotto un siparietto umiliante per il ministro tedesco Annalena Baerbock, con l’omologo ucraino Dmytro Kuleba a dirle che la consegna di missili a lungo raggio da parte di Berlino «è solo una questione di tempo. Lo farete comunque».

 

Come riportato da Renovatio 21, Zelens’kyj durante la sua ultima visita a Washington ha incontrato pubblicamente i capi delle multinazionali del complesso industriale-militare USA.

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Geopolitica

I generali della NATO riuniti a Kiev

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I rappresentanti militari di tutti i 32 membri della NATO si sono riuniti a Kiev. L’Ucraina cerca da anni di entrare nel blocco, ma finora è stata respinta.   La visita del cosiddetto Comitato militare arriva un giorno dopo che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che una possibile adesione dell’Ucraina alla NATO — una delle questioni centrali del conflitto — «non è sul tavolo in questo momento».   Kiev ha fatto dell’adesione una priorità di politica estera dopo il colpo di stato di Maidan del 2014, appoggiato dall’Occidente, e ha poi iscritto l’obiettivo nella costituzione. Nel settembre 2022 Volodymyr Zelens’kyj ha chiesto un’«adesione accelerata». Ancora a luglio sosteneva che l’ingresso dell’Ucraina sarebbe stato «del tutto naturale».   Ufficialmente la NATO continua a descrivere l’Ucraina come impegnata in un «percorso irreversibile» verso l’adesione. Ad agosto, però, l’ex comandante in capo ucraino Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore di Kiev nin Gran Bretagna, ha detto di non vedere prospettive realistiche che ciò accada.

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In un videomessaggio di mercoledì l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, ha annunciato l’arrivo a Kiev insieme ai rappresentanti militari di tutti i 32 Stati membri. È la prima visita del Comitato in Ucraina in otto anni. «Siamo qui al completo con un messaggio chiaro: il legame tra la NATO e l’Ucraina si rafforza sempre di più», ha dichiarato.   Secondo un funzionario della NATO, la delegazione ha discusso con i vertici militari ucraini le priorità dell’organizzazione e le lezioni del conflitto utili a rafforzare la preparazione del blocco di fronte alle «le minacce attuali e future».   Pur non essendo membro, l’Ucraina ha costruito legami militari ampi con la NATO, che dal 2022 le ha fornito armamenti sempre più sofisticati. Mosca accusa il blocco, e in particolare gli Stati europei, di prolungare inutilmente il conflitto e di condurre una guerra per procura contro la Russia, fino all’«l’ultimo ucraino».   Diversi membri influenti, tra cui Stati Uniti e Germania, hanno più volte detto di essere contrari all’ingresso di Kiev. A inizio luglio, parlando all’Handelsblatt, il segretario generale Mark Rutte ha ammesso che «attualmente non c’è un sostegno unanime» all’adesione ucraina.   Donald Trump e altri alti funzionari americani (e pure qualche Paese europeo come la Finlandia)hanno escluso l’ingresso nella NATO come parte di un possibile accordo di pace con la Russia. Prima dell’incontro alla Casa Bianca con Zelens’kyj del febbraio 2025, degenerato in un acceso scambio di insulti, Trump disse ai giornalisti: «NATO? Potete scordarvela».

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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
 
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Militaria

Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine

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Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.

 

«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.

 

Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.

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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».

 

Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».

 

Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.

 

«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».

 

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».

 

Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.

 

Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.

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Militaria

Gli Stati Uniti ritirano improvvisamente tutti i bombardieri da Fairford in Inghilterra

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Nel fine settimana l’aeronautica militare statunitense ha ritirato una dozzina di bombardieri B-1B dalla base RAF di Fairford. Lo riporta il New York Times.   Il quotidiano neoeboraceno ha definito «insolita» la rapidità dell’evacuazione: «il ritiro è stato estremamente insolito: raramente si verificano mosse così rapide da una base aerea alleata in un Paese in tempo di pace, a migliaia di chilometri da una zona di combattimento».   Secondo il NYT, lo spostamento improvviso di tanti bombardieri, con così poco preavviso, è avvenuto in tempi talmente stretti che l’aeronautica stava ancora organizzando il rifornimento in volo mentre gli aerei decollavano per rientrare negli Stati Uniti.

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Il ritiro è seguito a giorni di minacce del presidente Trump, che aveva detto di temere di poter ordinare la ripresa di importanti operazioni militari contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre. Il ridispiegamento sarebbe avvenuto in risposta a nuove informazioni su una minaccia imminente dall’Iran.   Né il Comando Europeo degli Stati Uniti, che si è limitato a confermare il rientro dei bombardieri, né il governo britannico hanno commentato.   Domenica funzionari americani si sono rifiutati di precisare la natura delle nuove informazioni che hanno portato al rapido ritiro, anche se alcuni aerei erano arrivati solo la settimana precedente nell’ambito di una normale rotazione delle forze, secondo il NYT. Un funzionario statunitense ha detto che le nuove informazioni rientravano negli stessi avvisi di minaccia emersi tre settimane prima, ma che i dettagli e il senso di urgenza erano cresciuti nelle ultime 24 ore, allarmando i comandanti.   Una settimana prima la polizia britannica aveva arrestato cinque uomini nel cuore della notte nelle immediate vicinanze della base di Fairford, con l’accusa di coinvolgimento in un complotto terroristico. Il primo ministro britannico Andy Burnham aveva poi cercato di collegare l’episodio all’Iran. Il 3 ottobre la polizia ha arrestato un altro uomo, descritto come cittadino con doppia cittadinanza britannica e iraniana, sospettato di far parte del complotto. Tutti e sei sono stati comunque rilasciati su cauzione in attesa della conclusione delle indagini.

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