Politica
Note sulla campagna elettorale giapponese
Purtroppo non ci sono candidati in costume fallico ad allietare la campagna elettorale di queste settimane. La premiera nipponica Takaichi (o chi la guida) ha deciso di optare per le elezioni anticipate in modo da sfruttare quel po’ di popolarità racimolata nei suoi primi mesi a capo del governo per ottenere una maggioranza più solida.
La Takaichi era stata scelta come prima premier donna del Paese in un’affrettata manovra cosmetica da parte del partito liberal-democratico (Jiminto), che tentava di salvare il salvabile dopo che una tornata elettorale andata male vedeva il partito storicamente egemone sorpassato a destra da formazioni politiche con un messaggio marcatamente populista/identitario/patriottico, o come dir si voglia.
Quindi il Jiminto da una bella riverniciata alla baracca: la lidera femmina per darsi un tono moderno e la retorica nazionalista per rincorrere l’elettorato conservatore in fuga.
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Il primo risultato ottenuto è stato quello di fare saltare la storica coalizione di governo con il partito della Soka Gakkai, il Komeito – detestato da tutti i giapponesi non appartenenti alla summenzionata corrente buddhista. Nota a margine: considerati i forti legami del Jiminto con la chiesa del reverendo Moon e la matrice buddhista del Komeito, la superlaicità dello Stato giapponese tanto strombazzata dalla costituzione pare davvero una barzelletta.
Il suddetto Komeito si è prontamente fuso con un altro partito di centro, formando una coalizione che pare avere l’unico obbiettivo di non perdere poltrone in parlamento, chè a lavorare si fa fatica.
Le iniziative del governo Takaichi sono state perlopiù misure arbitrarie prese un po’ a casaccio nei confronti degli stranieri residenti in Giappone, in modo da sfruttare il malcontento generale della popolazione nei confronti degli stranieri.
Uso il termine stranieri e non immigrati per un motivo ben preciso: il giapponese medio non distingue più di tanto tra immigrati e turisti, percepisce soltanto la presenza in numero crescente di stranieri nel Paese come fonte di disagio e inquietudine.
La crescita esplosiva dell’afflusso di turisti in Giappone, 42 milioni nell’anno appena trascorso, e la gestione contraddittoria del fenomeno da parte dell’autorità sono infatti qualcosa con cui i giapponesi convivono sempre più malvolentieri.
A questo si aggiunge una popolazione di immigrati che ha quasi raggiunto la cifra di quattro milioni, immigrazione legata soprattutto a una forte richiesta di manodopera da parte di un Paese in piena crisi demografica. Detta crisi è parte del programma, o forse solo degli slogan, di tutti i partiti in lizza per queste elezioni.
Questi sono alcuni dei temi che avevano portato al grande successo del partito Sanseito, il cui patriottismo costruttivo e tutt’altro che xenofobo (checchè ne dicano gli zombi sinistrorsi), mi aveva abbastanza conquistato.
Spiace però vedere come la campagna elettorale del partito di Sohei Kamiya sia stata davvero sottotono, con toni di apertura nei confronti del governo Takaichi che fanno sospettare il timore di una fuga di voti verso il Jiminto riverniciato coi colori del populismo moscio moscio che tanto piace in quest’epoca.
Il Sanseito ha abbandonato lo slogan anglogiapponese «Nihonjin first» (prima i giapponesi), per un più pacato «Hitorihitori ga Nihon» (ひとりひとりが日本 traducibile più o meno come “ognuno di noi è il Giappone”) che nella versione inglese troneggia sui manifesti come «I am Japan».
Personalmente, sogno un Giappone guarito da questo provincialismo da colonia, dove l’inglese usato a capocchia per fare i cosmopoliti finisca giù per lo scarico di uno scintillante cesso della Toto.
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In ogni caso, i governi in Giappone durano in genere un anno o poco più, quindi mi sa che la Takaichi finirà nel dimenticatoio presto.
Nota di colore riguardo al governo Takaichi: alcune delle posizioni più dure riguardo agli stranieri in Giappone sono quelle della giovane ministra Kimi Onoda.
La Onoda è nata negli Stati Uniti da madre giapponese e padre statunitense che ha abbandonato la famiglia quando la futura ministressa aveva solo due anni e la madre era nuovamente in dolce attesa. L’esperienza, indubbiamente terribile, forse ha segnato la signorina Onoda in maniera indelebile, dal momento che la stessa ha dichiarato di essere sposata con il Giappone e di essere interessata soltanto a relazioni con uomini a due dimensioni (leggi: personaggi di videogiochi e fumetti).Non intendo prendermi gioco del dolore e delle ferite che una persona ha provato nella sua vita, ma non credo che questo sia il profilo psicologico di una persona a cui affidare le sorti di una nazione.
Taro Negishi
Corrispondente di Renovatio 21 da Tokyo
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Politica
AfD vince le elezioni in Renania-Palatinato
Il partito Alternativa per la Germania (AfD) ha raggiunto un importante traguardo elettorale al di fuori della sua tradizionale roccaforte politica, il secondo risultato di questo tipo in meno di un mese. Il partito ha ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato.
L’AfD si è classificata terza, dietro all’Unione Cristiano Democratica (CDU) del cancelliere Friedrich Merz e ai Socialdemocratici, i due partiti che tradizionalmente dominano il panorama politico dello stato sin dagli anni Cinquanta.
Ha ottenuto il miglior risultato per un terzo partito nella storia postbellica della Renania-Palatinato, dato che nessun partito, a parte i due principali partiti, aveva mai raggiunto nemmeno lontanamente il 20% dei consensi alle elezioni regionali. Ha più che raddoppiato il suo risultato rispetto alle precedenti elezioni regionali, tenutesi nel 2021.
L’AfD ha inoltre superato il suo precedente record elettorale nell’ex Germania Ovest, ottenuto solo due settimane fa alle elezioni regionali del Baden-Württemberg, dove si era assicurata quasi il 19% dei voti. Questi risultati rappresentano importanti successi per il partito al di fuori degli ex Länder della Germania Est, che sono la sua roccaforte tradizionale.
The fightback is on.@Alice_Weidel AfD taking 20% of the vote in the state of Rhineland-Palatinate, more than double the 8.3% it received in the last election in 2021.
Only @AfD will save Germany 🇩🇪
The future belongs to patriots.
pic.twitter.com/LRf0xXOeeu— Tommy Robinson 🇬🇧 (@TRobinsonNewEra) March 22, 2026
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Il partito ha celebrato il proprio successo affermando di essere diventato particolarmente popolare tra la classe operaia e i giovani. L’AfD «è felice di essere ora il Partito dei Lavoratori», ha dichiarato Jan Bollinger, candidato del partito alla carica di capo del governo regionale. «Siamo… il partito più eletto dai lavoratori in Renania-Palatinato», ha aggiunto. L’emittente tedesca ZDF ha riferito che il partito di destra è riuscito ad attrarre molti elettori dai socialdemocratici di centrosinistra.
Negli ultimi anni, l’AfD ha guadagnato costantemente terreno in tutta la Germania, alimentata dalla crescente insoddisfazione nei confronti dei partiti tradizionali e dai dibattiti sull’immigrazione e sulle politiche dell’UE.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa AfD aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.
All’inizio di quest’anno, l’AfD ha anche ottenuto quella che ha definito una «grande vittoria» contro l’agenzia di Intelligence interna tedesca (BfV), che cercava di classificarla come organizzazione «di estrema destra confermata». Un tribunale amministrativo di Colonia ha concesso un’ingiunzione provvisoria su richiesta del partito, in attesa di una sentenza definitiva, ritenendo insufficienti le motivazioni addotte dal BfV.
Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.
Immagine di Berthold Werner via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e1.0 Generic
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