Farmaci
Navy Seals che si dopano col Viagra
Pillole blu per i corpi speciali USA. L’addestramento dei Navy SEAL è terribilmente difficile e una recente indagine del New York Times getta nuova luce sulle misure estreme che i candidati adotteranno per poter accedere a questo corpo militare d’elite.
Le abbiamo vedute in diverse pellicole, non ultima American Sniper, dove lo sforzo estenuante del candidato era reso con dovizia di realismo.
Il giornale di Nuova York racconta che dopo che il marinaio Kyle Mullen ha fatto il suo secondo tentativo al famigerato addestramento, lo ha superato per morire poche ore dopo. Per settimane aveva tossito catarro sanguinante e la famiglia di Mullen ha detto al NYT che tutti i candidati sono soggetti a estrema stanchezza e stress mentale, con molti che finiscono con gravi malattie e lesioni fisiche.
Dopo la morte di Mullen, secondo quanto riportato dal giornale, la Marina ha scoperto sostanze dopanti tra i suoi soldati. Un dettaglio strano viene dalla madre di Mullen: prima di morire, il figlio stava assumendo segretamente il Viagra per sopravvivere al duro allenamento.
L’uso di droghe che aumentano le capacità atletiche ha senso nell’ambiente estenuante dell’addestramento dei Navy SEAL. Il Viagra viene però generalmente prescritto come trattamento per la disfunzione erettile, quindi sembra essere alquanto insolito.
Il NYT riporta che altri candidati ai Navy SEAL avevano convinto Mullen che il farmaco fosse un trattamento efficace per il SIPE – Swimming-Induced Pulmonary Edema – l’acronimo con cui i marinai americani chiamano l’edema polmonare indotto dal nuoto.
Assmendo il Viagra, però, il Mullen era riuscito a riprendersi un po’. Il NYT riferisce però che il suo SIPE è tornato prepotentemente durante un brutale periodo di allenamento, dopo il quale i medici gli hanno fornito ossigeno sul posto.
Quando alla fine è morto, un’autopsia della Marina scoprì che la sua causa ufficiale di morte era una polmonite batterica. La conclusione generale del rapporto del NYT è che è stato spinto oltre i suoi limiti a un livello tale da vedersi costretto ad assumere farmaci per migliorare le prestazioni. Cioè, a doparsi.
Ora, la famiglia Mullen sta spingendo per cercare i responsabili.
Dal 1953, il NYT riferisce che almeno 11 candidati marinai sono morti durante il brutale addestramento del SEAL. Ciò include la cosiddetta Hell Week (la «settima dell’inferno»), sette giorni di sforzi indicibili.
Il bilancio delle vittime e i tassi di infortunio potrebbero teoricamente essere ancora più alti, perché non si sa quanti marinai a causa di questo strsss subiscano lesioni importanti nel corso degli anni a venire.
Inoltre molti marinai sono incoraggiati a ritirarsi prima di cercare cure mediche ufficiali, quindi , così facendo, pare che la Marina riesca a mantenere nascoste le sue tattiche.
La madre di Mullen, Regina Mullen, è un’infermiera e ha detto al NYT che ritiene la Marina responsabile della morte di suo figlio.
«L’hanno ucciso», ha detto Regina Mullen al giornale. «Dicono che è addestramento, ma è tortura. E poi non hanno nemmeno dato loro le cure mediche adeguate. Trattano questi ragazzi peggio di quanto gli è permesso trattare i prigionieri di guerra».
L’uso del Viagra come dopante non è sconosciuto in un altro contesto, la comunità degli sportivi e dei body builder.
Il farmaco ha infatti una funzione vasodilatatrice che dilata le arteria e i vasi polmonari, diminuendo la pressione arteriosa nei polmoni incrementando la quantità di ossigeno disponibile. Ciò può quindi tradursi in un miglioramento della capacità di fare esercizio fisico aerobico. Gli studi, e gli atleti che ne parlano più apertamente – i culturisti – non sono tutti concordi, tuttavia si considera che farmaci come il Viagra possano aumentare l’endurance dell’atleta, visto l’effetto di ossigenazione dei muscoli.
Nel 2014 in Italia è stato fatto uno studio del consumo di Viagra tra i ciclisti (Loraschi, Galli, Cosentino, «Dietary supplement and drug use and doping knowledge and attitudes in Italian young elite cyclists», Clin J Sport, maggio 2014), una categoria che ultimamente sta avendo misteriosi problemi cardiaci.
Alimentazione
Studio: le persone riprendono chili 4 volte più velocemente dopo aver smesso i farmaci per la perdita di peso
Un recente studio pubblicato dal British Medical Journal (BMJ) ha evidenziato che le persone in sovrappeso o obese che cessano l’assunzione di farmaci dimagranti riprendono peso con una velocità quattro volte superiore rispetto a chi interrompe una dieta o un programma di esercizio fisico.
Circa la metà degli utilizzatori dei nuovi farmaci per la perdita di peso, come Wegovy e Ozempic (principio attivo: semaglutide), sospende il trattamento entro il primo anno. Le evidenze indicano che la maggior parte lo fa a causa dell’elevato costo o degli effetti collaterali, che possono includere gravi disturbi gastrointestinali e, in casi estremi, persino il decesso.
Negli Stati Uniti, circa un adulto su otto dichiara di assumere farmaci per dimagrire. Gli autori dello studio hanno condotto una meta-analisi, rivedendo e integrando i dati pubblicati da numerosi rapporti scientifici.
L’analisi, basata su migliaia di partecipanti, ha mostrato che dopo l’interruzione del trattamento con questi farmaci, il peso medio aumenta di circa 0,4 kg al mese, equivalenti a 4,8 kg nel corso del primo anno. Si prevede che i parametri di salute legati al diabete e alle malattie cardiache tornino ai livelli pre-trattamento entro due anni.
«Ciò che abbiamo trovato particolarmente scioccante è stata la rapidità con cui i pazienti hanno ripreso peso dopo aver smesso di assumere farmaci», ha dichiarato uno degli autori.
Coloro che hanno interrotto i farmaci dimagranti hanno riguadagnato peso a una velocità quattro volte maggiore rispetto a chi ha abbandonato un programma di esercizio o una dieta.
Il motivo potrebbe risiedere, in parte, nel fatto che gli utilizzatori di questi farmaci non sviluppano la stessa disciplina e le abitudini salutari che invece si acquisiscono attraverso programmi di attività fisica e regime alimentare.
La meta-analisi conferma chiaramente che i farmaci per la perdita di peso rappresentano un trattamento a lungo termine. Dirigenti di aziende produttrici come Eli Lilly hanno riconosciuto che gli utenti potrebbero dover continuare l’assunzione per tutta la vita al fine di evitare il recupero del peso.
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Alla fine del mese scorso l’ente regolatorio del farmaco americano Food and Drug Administration (FDA) ha approvato una versione giornaliera in compresse del farmaco Wegovy di Novo Nordisk.
Novo Nordisk sta testando il semaglutide su bambini a partire dai sei anni di età, e sono state proposte diverse nuove indicazioni per farmaci come il semaglutide, tra cui il trattamento di dipendenze, patologie neurologiche come l’Alzheimer e persino come potenziali anti-invecchiamento.
Nel 2023, i farmaci a base di semaglutide hanno generato per Novo Nordisk ricavi per 21,1 miliardi di dollari, corrispondenti a quasi due terzi del fatturato totale dell’azienda. Le vendite nelle varie formulazioni sono aumentate dell’89% rispetto all’anno precedente, con il 71% dei proventi derivanti da clienti statunitensi.
Novo Nordisk è oggi l’azienda più quotata d’Europa, con una capitalizzazione di mercato che, nel gennaio 2026, si attesta intorno ai 260-270 miliardi di dollari (superiore in passato all’intera economia danese, sebbene i valori attuali riflettano fluttuazioni di mercato).
Negli ultimi mesi, l’enorme crescita della pubblicità e dell’utilizzo di questi nuovi farmaci definiti «miracolosi» ha portato maggiore attenzione sugli effetti collaterali. Sono stati segnalati problemi psichiatrici, squilibri ormonali (tra cui riduzione del testosterone e calo della libido), inalazione del contenuto gastrico e persino diarrea cronica.
Decine di migliaia di persone hanno intentato cause contro Novo Nordisk ed Eli Lilly per i danni fisici subiti, con contenziosi che potrebbero richiedere risarcimenti nell’ordine di centinaia di milioni o miliardi di dollari per contenere l’ondata di richieste.
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Immagine da www.chemist-4-u.com via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Alimentazione
È arrivata la nuova era delle pillole dimagranti
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Farmaci
Il Viagra potrebbe invertire la sordità: studio
Il Viagra potrebbe presto avere un utilizzo del tutto inaspettato: non solo per la «durezza» in camera da letto, ma anche per contrastare una forma ereditaria di sordità permanente.
Uno studio pubblicato su The Journal of Clinical Investigation ha individuato una rara mutazione nel gene CPD che provoca ipoacusia neurosensoriale, una perdita dell’udito dovuta alla morte delle cellule ciliate dell’orecchio interno.
Ricercatori dell’Università di Chicago, di Miami e di alcune istituzioni turche hanno scoperto che questa condizione può essere contrastata con due semplici trattamenti: un comune integratore di arginina e, sorprendentemente, il sildenafil, ovvero il principio attivo del Viagra.
Il gene CPD regola i livelli di arginina nelle cellule ciliate, essenziale per produrre ossido nitrico e trasmettere correttamente i segnali sonori. Quando il gene è mutato, si genera stress ossidativo che uccide queste cellule, portando alla sordità.
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Test su moscerini della frutta portatori della stessa mutazione hanno dimostrato che sia il sildenafil (che stimola la produzione di ossido nitrico) sia l’integrazione di arginina sono in grado di ripristinare, almeno parzialmente, la capacità uditiva.
«Questo studio è particolarmente entusiasmante perché abbiamo identificato una nuova causa genetica di sordità e, soprattutto, un bersaglio terapeutico in grado di attenuarla», ha commentato la coordinatrice Rong Grace Zhai, professoressa all’Università di Chicago. «Si tratta di un ottimo esempio di come farmaci già approvati dalla FDA possano essere riutilizzati per trattare malattie rare».
Se i risultati saranno confermati sull’uomo, il Viagra potrebbe diventare parte di una terapia rivoluzionaria per una forma di sordità finora considerata incurabile.
Il Viagra (sildenafil) fu scoperto per caso negli anni ’80 dai laboratori Pfizer a Sandwich, Inghilterra, durante trials clinici su un nuovo farmaco anti-angina chiamato UK-92,480.
I ricercatori notarono che il composto, un inibitore della PDE5, non migliorava significativamente l’angina, ma provocava erezioni frequenti e durature nei pazienti.
Nel 1991-1993 studi specifici confermarono l’effetto sul tessuto erettile del pene, aprendo la strada alla riconversione del farmaco.
Il 27 marzo 1998 la FDA statunitense approvò il sildenafil come primo farmaco orale per la disfunzione erettile, commercializzato come Viagra Da farmaco cardiovascolare fallito a icona globale, il Viagra generò miliardi di dollari in pochi anni.
L’idea che circola a volte online secondo cui il Viagra fosse stato sviluppato originariamente contro la caduta dei capelli) è una leggenda metropolitana, spesso confuso con la vera storia di un altro farmaco, il minoxidil, che negli anni Sessanta e Settanta era stato sviluppato dalla Upjohn come anti-ipertensivo orale, ma che fece notare in fase di test fenomeni di ipertricosi (crescita anomala di peluria) e che negli anni Ottanta fu riformulato in soluzione topica e approvato come primo farmaco contro l’alopecia androgenetica.
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Immagine di Kehkasha via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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