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Mons. Viganò: la religione conciliare e la messa «Novus Horror»
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò chiosa con un post su Twitter le recenti dichiarazioni del cardinale americano Cupich, il quale, lodando le restrizione alla Santa Messa tradizionale che dilagano in tutto il mondo, ha dichiarato che senza il Novus Ordo, ossia la «nostra celebrazione della liturgia riformata, rischiamo di impoverire lo stile di vita cristiano e la vita dell’intera Chiesa».
«Cupich ha perfettamente ragione: la religione conciliare della chiesa bergogliana trova la sua espressione orante nella liturgia riformata» scrive monsignor Viganò.
«La Messa tradizionale è invece espressione orante della dottrina cattolica, e il solo fatto di permetterne la celebrazione mostra l’abisso che separa la Chiesa di Cristo dalla sua contraffazione».
Cupich ha perfettamente ragione: la religione conciliare della chiesa bergogliana trova la sua espressione orante nella liturgia riformata.
La Messa tradizionale è invece espressione orante della dottrina cattolica, e il solo fatto di permetterne la celebrazione mostra l’abisso… pic.twitter.com/q2Ife6C8PE
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 19, 2024
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«Chi propone un prodotto scadente (il Novus Horror) non tollera che vi siano termini di paragone e continua ad imporre ai fedeli un rito adulterato con l’inganno o con l’abuso dell’autorità».
«I sacerdoti dovrebbero aver compreso che la chiesa sinodale bergogliana si regge sulla menzogna e sulla tirannide».
Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò in passato ha dichiarato che «chi impedisce la Messa tridentina lo fa per motivi malvagi».
«Fu un abuso l’abolizione della Messa apostolica da parte di Paolo VI per sostituirla con una sua contraffazione redatta da eretici, ed è un abuso la vanificazione di Summorum Pontificum da parte di Bergoglio: non a caso entrambi sono parte di una «chiesa conciliare» in rottura con la Chiesa Cattolica; una “chiesa” autoreferenziale, staccata dalla Sacra Tradizione, con propri “santi”, propri riti, propria dottrina e propria morale, tutti in netto contrasto con i Santi, i Riti, la Dottrina e la Morale della Chiesa di Cristo».
«Chiunque impedisca la celebrazione della Messa tridentina lo fa indefettibilmente per motivi malvagi. Mai nessuno, nella storia della Chiesa, ha osato vietare la celebrazione del Santo Sacrificio in una forma particolare, adducendo la motivazione che esso non esprimeva una nuova ecclesiologia: perché se così avesse fatto, avrebbe implicitamente riconosciuto una nuova impostazione dottrinale in contrasto con quella della Messa, cosa del tutto inaccettabile e inconcepibile per un Cattolico».
«Se dunque vi è un’eterogeneità della Messa di San Pio V rispetto alla religione imposta dalla “chiesa conciliare”, è questa che si pone fuori dalla Chiesa, e non chi, nulla mutando, vuole difendere un rito che ha forgiato e forgia tuttora la santità dei fedeli e dei sacerdoti».
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Immagine di Jzsj via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Mons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali
I ask again, are we thinking with the mind of Christ…or with the mind of the world?
In response to recent remarks concerning moral priorities and the blessing of those in irregular unions, I offer this clarification for the good of the faithful. The Church, entrusted with the… pic.twitter.com/dXsgllTmjm — Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) April 24, 2026
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Spirito
Vescovo brasiliano afferma che i giovani cattolici hanno diritto alla liturgia tradizionale
Un vescovo brasiliano ha affermato che i giovani cattolici hanno diritto alle forme tradizionali di liturgia perché il cattolicesimo è intrinsecamente «plurale». Lo riporta LifeSite.
Il 17 aprile, il vescovo Joel Portella Amado di Petrópolis, presidente della Commissione episcopale brasiliana per la Dottrina della Fede, ha dichiarato durante una conferenza stampa alla 62ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Brasile (CNBB) che i giovani hanno diritto a espressioni più tradizionali della liturgia cattolica. Ha spiegato la sua posizione affermando che tale diritto deriva dalla natura «plurale» del cattolicesimo, rispondendo alle domande su un percepito aumento delle pratiche tradizionali tra i fedeli più giovani.
«Hanno il diritto di comportarsi così? Sì, perché il cattolicesimo è plurale per sua natura, soprattutto in un mondo profondamente plurale», ha affermato Amado.
Le osservazioni del vescovo sono giunte in risposta a una domanda di un giornalista su quello che è stato descritto come un «ritorno di certe pratiche cattoliche tradizionali all’interno della Messa», in particolare tra i fedeli più giovani. La domanda faceva specifico riferimento a comportamenti osservabili come «inginocchiarsi per ricevere la Santa Comunione» e «l’uso del velo da parte delle donne».
Nell’affrontare la questione, monsignor Amado ha fatto riferimento a dati demografici più ampi anziché trattare il fenomeno in modo isolato. Ha citato il censimento nazionale del 2022, sottolineando che «gli individui di età compresa tra i 19 e i 39 anni costituiscono la fetta più ampia di coloro che si dichiarano non religiosi» in Brasile.
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Il prelato ha chiarito che questa categoria non implica necessariamente l’ateismo, ma piuttosto una forma di fede in Dio senza affiliazione istituzionale: «Non è che non credano in Dio. Il mondo evangelico li definisce non religiosi. Io preferisco questa espressione. Credono in Dio, in cielo, ma non hanno mediazione sulla terra, nessun percorso all’interno della Chiesa». Questo fenomeno sociologico viene talvolta descritto in contesti evangelici come «de-chiesa».
In questo contesto, monsignor Amado ha suggerito che la rinascita dell’interesse per le espressioni liturgiche tradizionali tra alcuni giovani cattolici può essere interpretata come parte di una più ampia ricerca di identità e struttura religiosa. «Nell’ora del vuoto, cerchiamo e ricerchiamo, anche all’interno di certe realtà storiche che questi giovani non hanno vissuto», ha affermato il successore degli apostoli.
Tuttavia, egli non presentò questo come uno sviluppo universale o normativo, bensì come una delle diverse espressioni legittime all’interno della Chiesa.
Monsignor Amado ha inoltre sottolineato che, pur essendo ammesse le forme tradizionali di espressione liturgica, queste non devono essere imposte agli altri. Ha inquadrato tale limitazione in termini di carità e unità ecclesiale, affermando che nessun gruppo o individuo dovrebbe rivendicare una verità esclusiva in materia di preferenze liturgiche.
«Se da un lato c’è il diritto di vivere ed esprimere la propria fede a modo proprio, secondo il proprio modo di essere, dall’altro, in nome dell’amore e della fraternità, non si può imporlo agli altri né pensare di essere gli unici ad avere ragione. Questo vale non solo per l’esempio che hai citato, ma per qualsiasi altro», ha affermato.
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Immagine di Davi V Correa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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