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Protesta

Melbourne, ancora immagini di violenza della polizia sui manifestanti

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Dall’Australia altre immagini mostrano la violenza delle forze dell’ordine contro i «gilet arancioni» di Melbourne, cioè i manifestanti per la libertà vaccinale e professionale nello Stato del Victoria – che sono in una certa parte uomini impiegati nel settore delle costruzioni.


 

Alcuni video paiono mostrare una risposta da parte della polizia che somiglia alla guerriglia urbana

Vi erano state accuse di inettitudine alla polizia, dopo che questa era stata «travolta» dalla folla lo scorso sabato. I critici dicevano che non vi erano agenti anti-sommossa adeguati per contenere la protesta. A vedere dalle immagini dell’equipaggiamento sfoggiato in queste ore, parrebbe che abbiano corretto il tiro.

Alcune immagini scattate mostrano una prevaricazione semplicemente intollerabile.


 

Un deputato australiano del partito United Australia, Craig kelly, ha dichiarato che, dopo la visione di queste ulteriori immagini, si dovrà procedere con un’indagine sulla brutalità di queste azioni di polizia.

 

Una strana coincidenza ha voluto che durante questi giorni di protesta la città sia stata colpita da un terremoto.

 

 

Immagine screenshot da Twitter

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Protesta

Il governo tedesco criminalizza le proteste anti-inflazionistiche non ancora avvenute

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Il governo tedesco attacca le manifestazioni contro l’inflazione, anche se queste non hanno ancora avuto luogo

 

Facendo riferimento ad avvertimenti non specificati da parte di «funzionari della sicurezza», ieri il ministro della sicurezza interna tedesco Nancy Faeser ha avvertito preventivamente di proteste radicalizzate contro gli aumenti inflazionistici dei prezzi entro la fine dell’anno.

 

Secondo l’esponente socialdemocratico, circoli estremisti sono attualmente alla ricerca di argomenti che possano essere utilizzati per mobilitare la popolazione a loro favore.

 

«Ciò che ha già unito gli estremisti di destra e varie altre scene nelle proteste contro il coronavirus rimane il denominatore comune: il disprezzo per la democrazia e il tentativo di scuotere la fiducia nel nostro Stato», ha detto Faeser, incolpando ovviamente la Russia dei drastici aumenti dei prezzi dell’energia.

 

Allo stesso modo, il governo incolpa la Russia per la sentita necessità di Berlino di imporre una tassa fissa speciale su tutti i consumi energetici, che secondo il ministro dell’Economia, il verde vicecancelliere Robert Habeck, graverà su ogni famiglia di diverse centinaia e perfino migliaia di euro oltre ai prezzi inflazionistici.

 

La propaganda del governo semaforico (socialdemocratici, liberali, verdi) molto probabilmente non scoraggerà le proteste dei cittadini.

 

Negli uffici dei ministeri, gli esperti non escludono che alle proteste si saranno tante persone quante quelle viste nelle proteste di massa di massa contro le restrizioni pandemiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, tali proteste furono ad un certo punto ritenute illegali dai giudici. In ogni città tedesca si vedono fiumi di persone ed ondate intollerabili di violenza da parte della Polizei.

 

Se l’aumento dei prezzi colpisce duramente molte persone e ci sarà una concomitante una ondata di coronavirus in autunno (i cui numeri, ricordiamolo, sono controllati dai governi…), c’è un potenziale di radicalizzazione, dicono al governo tedesco.

 

In pratica, il nuovo nemico, dopo due anni di lotta dura dello Stato contro il Querdenker no-vax, sarà colui che protesta perché non riesce a pagare la bolletta?

 

Chi si lamenterà del fatto che non ha il riscaldamento – e la Germania sta preparando all’uopo «zone di riscaldamento» – verrà schedato e magari cacciato, picchiato, arrestato, confinato?

 

Ricordiamo un episodio, di cui Renovatio 21 ha dato conto: un poliziotto tedesco che dice ad un manifestante che costui «non è più un essere umano».

 

Ricordiamo come il primo articolo della Costituzione tedesca, la Grundgesetz, reciti che la Repubblica Federale si impegna a difenderà la dignità umana.

 

Dopo quello che abbiamo visto, in questi anni di mondo post-costituzionale, pare una barzelletta.

 

È molto concreta, tuttavia, la modifica della Costituzione tedesca approvata dal Bundestag per dare più soldi, guarda guarda, ai militari…

 

 

 

 

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Alimentazione

Tagli all’agrochimica, proteste degli agricoltori: il caos alimentare globale continua

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Nell’ultima settimana, ci sono stati annunci di forti tagli ai prodotti chimici per l’agricoltura da parte delle più grandi aziende del mondo, e anche più proteste degli agricoltori in Europa.

 

Il 26 luglio nei Paesi Bassi, gli agricoltori hanno bloccato le strade principali scaricando letame sul marciapiede e dando fuoco a balle di fieno. Il traffico è stato interrotto per ore e la pulizia in alcuni luoghi ha richiesto due giorni.

 


Il loro obiettivo di protesta è il nuovo pacchetto approvato dal parlamento olandese a giugno, che chiede riduzioni di raccolti, bestiame e altre misure in nome della riduzione dei composti di azoto e carbonio nelle emissioni e nel deflusso.

 

I nuovi editti dell’Aia fissano le scadenze per il 2023 ed entro il 2030 ci sarà una riduzione del 30% del bestiame.

 

LA tedesca BASF, la più grande azienda chimica del mondo, ha annunciato il 26 luglio che ridurrà significativamente la produzione di prodotti a base di gas naturale come materia prima. Ciò include l’ammoniaca, che è importante per i fertilizzanti, nonché per la plastica e altri beni, in particolare il diesel detto DEF, un altro prodotto necessario alle Nazioni (il trasporto merci avviene per lo più con questo tipo di combustibile) colpito in modo totale dalle sanzioni antirusse.

 

Secondo l’analista William F. Engdahl, le sanzioni NATO provocheranno a breve un disastro mondiale del diesel dalle conseguenze drammatiche.

 

I funzionari di BASF hanno altresì avvertito specificamente che i prezzi dei fertilizzanti aumenteranno. Come riportato da Renovatio 21, la BASF aveva annunciato poche settimane fa che senza una fornitura sufficiente di gas naturale, i centri di produzione potrebbero essere costretti a rimanere inattivi o chiudere completamente e potrebbero anche subire danni tecnici.

 

Yara International, l’enorme azienda globale di prodotti chimici e fertilizzanti con sede in Norvegia, ha annunciato la scorsa settimana che la sua produzione in Europa è inferiore del 27% alla capacità a causa dell’aumento dei prezzi del gas.

 

Come riporta da Renovatio 21 già lo scorso anno, quello alle forniture globali di fertilizzanti sembra un attacco premeditato mesi e mesi prima della guerra ucraina.

 

La mancanza di fertilizzanti non può che portare al crollo della produzione agricola globale – quindi ad una crisi alimentare che sfocerà per  molti Paesi in una vera e propria «carestia di massa»: è il ritorno della fame, anche per i Paesi sviluppati. Con contorno di conseguenze devastanti, come l’immigrazione massiva ipotizzata da Putin.

 

La Russia a marzo ha sospeso le esportazioni di fertilizzanti; come conseguenza molte nazioni sospendono le esportazioni alimentari, tra cui l’Ungheria, che riforniva all’Italia il 23% del grano duro.

 

La più grande cooperativa agricola USA ha avvertito che le sanzioni a Mosca causeranno pericolose mancanze di fertilizzanti.

 

Proteste per i fertilizzanti si sono viste a inizio anno in Perù.

 

In Canada vi è stato lo strano caso del deragliamento di un treno pieno di fertilizzanti.

 

Il bizzarro disastro ferroviario va ad aggiungersi alla stramba sequela di incendi e incidenti che stanno coinvolgendo le industrie di produzione alimentare americana.

 

 

 

 

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Protesta

Repressione in Sri Lanka, la polizia entra in chiesa

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Irruzione a Ratnapura nella parrocchia di padre Jeewantha Peiris, che ha sostenuto il movimento di protesta a Colombo. Contro il sacerdote decretato il divieto di espatrio per «assembramenti illegali e danni alla proprietà pubblica». Arresti e intimidazioni contro attivisti e giornalisti. Il Christian Solidarity Movement: «Il rispetto del dissenso pacifico ingrediente essenziale per uscire dalla crisi».

Nonostante la diffusa condanna degli arresti e delle intimidazioni, attivisti e giornalisti continuano a subire rappresaglie nello Sri Lanka.

 

Il 27 luglio la polizia ha fatto irruzione nella chiesa di Ratnapura, nella provincia di Sabaragamuwa, nel centro-sud dello Sri Lanka: cercava padre Amila Jeewantha Peiris, una delle figure di spicco nelle proteste anti-governative nel Paese colpito dalla crisi.

 

Le norme di emergenza repressiva che danno alla polizia il diritto di trattenere una persona fino a 72 ore, non hanno precedenti e sono tuttora operative nello Sri Lanka.

 

I difensori dei diritti umani ed esponenti della Chiesa dello Sri Lanka hanno deplorato l’irruzione della polizia a Ratnapura.

 

Il raid è avvenuto due giorni dopo che un tribunale dello Sri Lanka aveva imposto il divieto di uscire dal Paese a padre Peiris e ad altre cinque persone per la loro presunta partecipazione a «assembramenti illegali e danni alla proprietà pubblica» durante una manifestazione di protesta a giugno.

 

Il 26 luglio luglio, poi, Dhaniz Ali – un altro attivista coinvolto nelle proteste alla Galle Face – è stato trascinato fuori da un aereo che stava per partire da agenti di polizia dopo aver superato il controllo dell’immigrazione.

 

Il 27 luglio, Veranga Pushpika, manifestante e giornalista, è stato portato via da un autobus in pieno giorno da uomini in abiti civili. Sono stati poi arrestati quattro manifestanti che avevano consegnato alla polizia ingenti somme di denaro trovate nella residenza del presidente.

 

E lo stesso giorno, persone in abiti civili che sostenevano di essere poliziotti hanno visitato gli uffici di Xposure News – un sito di informazione che ha fornito un’ampia copertura delle proteste–  chiedendo di identificare le persone nelle fotografie e di vedere i filmati delle telecamere a circuito chiuso.

 

«Chiediamo con forza al governo di rispettare le libertà del popolo sancite dalla Costituzione del Paese – scrive in un comunicato il Christian Solidarity Movement – e ricordiamo che lo Sri Lanka è firmatario delle convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani. Di fronte alla violenza non provocata e ai tentativi illegali di arrestare questi manifestanti, useremo ogni mezzo legittimo a nostra disposizione per rendere il Paese e gli amici dello Sri Lanka all’estero consapevoli di queste violazioni. Il dissenso pacifico è essenziale per sostenere la democrazia e, nel contesto dell’attuale crisi, la credibilità internazionale. Lo Stato dello Sri Lanka e il presidente Wickremesinghe devono cessare immediatamente gli attacchi contro i manifestanti e quanti perpetrano violenze devono essere chiamati a risponderne».

 

Anche la Conferenza episcopale cattolica dello Sri Lanka, in una dichiarazione del 23 luglio, aveva già condannato fermamente l’attacco avvenuto il giorno prima contro manifestanti civili disarmati e giornalisti, affermando che la soppressione dei diritti umani «esacerberà ulteriormente i disordini di massa e danneggerà l’immagine del Paese nella comunità internazionale».

 

Diverse organizzazioni della società civile hanno inscenato il 29 luglio una protesta pacifica alla Galle Face  contro la caccia ai manifestanti pacifici e ai media, alla quale si sono uniti anche alcune personalità religiose.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni

 

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

 

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