Spirito
L’uomo non può salvare se stesso
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa quinta parte rievoca la realtà del peccato originale e la profonda ferita che esso ha inflitto alla natura umana. Afferma, in opposizione al naturalismo moderno, che né il progresso, né la scienza, né la cultura possono salvare l’umanità: abbiamo bisogno della Redenzione e della grazia di Cristo.
IV. Il peccato originale e la condizione umana
29. Credo che i nostri progenitori siano stati creati da Dio in uno stato di giustizia e santità originarie, e dotati dei doni di integrità, impassibilità e immortalità. Per una grazia speciale di Dio, possedevano non solo l’integrità della propria natura, ma anche i doni soprannaturali che li ordinavano alla vita stessa di Dio. Adamo, capostipite e principio dell’umanità, ricevette anche il dono della conoscenza.
30.Io affermo che, con la sua disobbedienza, Adamo commise veramente il peccato originale, che si trasmette a tutta l’umanità di generazione in generazione. Questo peccato è un peccato di natura per tutti, che li condanna alla morte, alla sofferenza, all’ignoranza e alla lussuria. Essendo stati privati della grazia santificante e dei doni soprannaturali, che non possono più trasmettere ai loro discendenti, Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre.
31. In Adamo, tuttavia, la natura umana non fu distrutta, ma solo ferita: il suo intelletto, sebbene offuscato, rimase capace di conoscere la verità; il suo libero arbitrio, sebbene indebolito, rimase capace di volere e amare il bene naturale. Per questo motivo respingo tutte le dottrine che, in un pessimismo disperato, giudicano l’umanità irrimediabilmente corrotta e incapace di qualsiasi bene.
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32. Tuttavia, respingo allo stesso modo tutte le dottrine che, in un ingenuo ottimismo, minimizzano il peccato originale, esaltano ingenuamente la bontà innata del genere umano o pretendono di fondare la pace universale unicamente sul progresso morale, tecnico, politico o culturale dell’umanità. Le tragedie della storia, i disordini delle società e le tenebre del cuore umano si spiegano fondamentalmente, prima di tutto, con la profonda ferita del peccato.
33. Affermo che l’umanità ha bisogno di essere salvata mediante una redenzione che la liberi sia dal peccato originale sia da tutti i suoi peccati personali. Questa redenzione – o riscatto – richiede il dono della grazia di Dio in Cristo: senza di essa, l’umanità non può salvarsi da sola attraverso le proprie opere naturali, la cultura, la scienza o la sincerità religiosa. Senza la grazia santificante di Cristo, rimane incapace di raggiungere il suo fine soprannaturale.
34. Rifiuto pertanto il naturalismo moderno, sia esso teorico (in filosofia o teologia) o pratico (in morale, politica o pastorale). Qualsiasi dottrina che parli di fraternità, pace, dignità o progresso senza riconoscere il peccato, la Croce o la necessità della grazia, si fonda su basi illusorie e, in definitiva, inganna le anime che pretende di servire.
35. Affermo al contempo che la gravità del peccato non dovrebbe mai condurre alla disperazione, perché Dio, nella sua misericordia, non ha abbandonato l’uomo dopo la sua caduta, ma fin dall’inizio gli ha promesso un Salvatore nato da Donna, la cui venuta ha gradualmente preparato attraverso la storia della salvezza.
36. In tutto ciò, affermo che i fatti riportati dal libro della Genesi riguardanti i fondamenti della religione cattolica vanno intesi in senso storico letterale: ad esempio, la creazione di tutte le cose da parte di Dio all’inizio dei tempi; la creazione particolare dell’uomo; la formazione della prima donna dal primo uomo; l’unità del genere umano; la felicità originaria dei progenitori nello stato di giustizia, integrità e immortalità; il comandamento dato da Dio all’uomo per mettere alla prova la sua obbedienza; la trasgressione del precetto divino, su istigazione del diavolo sotto forma di serpente; la caduta dei progenitori da questo stato primitivo di innocenza; nonché la promessa del Redentore futuro.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: Francesco Bissolo (1470–1554), Cristo Salvatore (circa 1610-1620), collezione privata
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Arcivescovo riduce allo stato laicale sacerdote per messaggi in cui definiva Francesco e Leone «usurpatori»
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Spirito
Il paradiso è un dono, mai un diritto
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa quarta parte ricorda che l’umanità, creata a immagine di Dio, è liberamente chiamata a un destino soprannaturale che trascende le facoltà della natura umana. Ribadisce che solo la grazia eleva l’umanità a Dio e respinge le dottrine che riducono la fede al mero umanesimo.
III. La creazione dell’uomo e l’ordine soprannaturale della grazia
23. Credo che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine, dotandolo di un’anima spirituale e immortale, capace di conoscere la verità, di amare il bene conosciuto attraverso la ragione naturale e di rivolgersi liberamente al suo Creatore. L’uomo non è quindi il prodotto necessario di una cieca evoluzione, né il mero risultato di forze materiali; proviene da Dio come sua causa creatrice, dipende da Dio che lo sostiene nell’esistenza ed è destinato a Dio come fine ultimo.
24. Io affermo che Dio non ha destinato l’uomo alla sola perfezione naturale, ma lo ha chiamato liberamente a un fine soprannaturale che trascende completamente i poteri e i diritti della natura creata: la visione beatifica, attraverso la quale l’anima vedrà Dio faccia a faccia e parteciperà alla vita intima della Santissima Trinità. Che l’uomo sia chiamato a diventare figlio di Dio, partecipe della natura divina ed erede del Cielo, non è il necessario compimento della sua natura, ma un puro effetto della generosità divina.
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25. Pertanto, respingo qualsiasi dottrina che dissolva la distinzione tra natura e grazia, che renda la vita soprannaturale un requisito della natura umana, o che presenti la grazia come un mero sviluppo interiore delle capacità naturali dell’uomo. Tale confusione mina sia la gratuità del soprannaturale sia la realtà della natura. In definitiva, riduce la fede a un’antropologia religiosa e la Redenzione a una rivelazione dell’uomo a se stesso.
26. Affermo inoltre che la grazia non distrugge né sostituisce la natura: la guarisce, la eleva e la perfeziona, preservandola al contempo. L’ordine soprannaturale non mette in discussione la ragione, la legge naturale o le creature; le guarisce e le subordina a un fine superiore. Per questo motivo, la moderna contrapposizione tra libertà umana e grazia, tra dignità della persona e dipendenza da Dio, tra cultura e fede, è fondamentalmente errata.
27. Rifiuto il falso umanesimo religioso che celebra l’umanità in sé, come se l’Incarnazione avesse rivelato innanzitutto l’immagine di Dio nella creazione del genere umano, anziché la miseria del peccato e la misericordia di Dio che si estende fino al peccatore. L’umanità è veramente grande solo quando accoglie umilmente la grazia che la guarisce ed eleva, si pente dei suoi peccati, si sottomette alla verità e vive come figlia di Dio. Separandosi da Dio, non viene esaltata: si perde.
28. Affermo che la dignità umana, nella quale Dio ha posto la sua creatura al vertice del mondo materiale, non può mai essere invocata contro la legge di Dio, contro la necessità della conversione o contro la sottomissione alla verità rivelata. Questa dignità è ferita dal peccato; deve essere restaurata ed elevata, per grazia, alla dignità dei figli adottivi di Dio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: Tintoretto (1519–1594), Paradiso (1588-592), Palazzo Ducale, Venezia.
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
Mons. Schneider: la FSSPX ha dovuto scegliere tra Roma e «l’integrità della fede»
Il dilemma tra preservare l’ integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuti dal Papa
È utile ricordare un caso storico in cui un grande santo si trovò di fronte al seguente dilemma: la scelta tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuto dal papa. Quel santo era il padre della Chiesa del IV secolo, Sant’Atanasio di Alessandria. Nel 357, papa Liberio, dopo aver firmato una formula di fede ambigua (che ometteva il termine dottrinale cruciale «consustanziale»), ordinò a Sant’Atanasio di entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani, vescovi con i quali lo stesso papa, sotto la pressione dell’Imperatore, era purtroppo entrato in comunione. Sant’Atanasio si rifiutò di obbedire al papa, il quale, secondo la testimonianza di Sant’Ilario di Poitiers e altre fonti storiche, lo scomunicò, accusandolo di turbare la pace della Chiesa. Nonostante la scomunica, Sant’Atanasio continuò a governare la sua diocesi ad Alessandria e mostrò persino comprensione per la deplorevole condotta di papa Liberio. Tuttavia, papa San Damaso, successore di papa Liberio, ringraziò Sant’Atanasio e si consultò con lui sulle questioni relative ai vescovi orientali. Papa Liberio fu il primo papa a non essere canonizzato, mentre Atanasio non solo fu canonizzato, ma anche dichiarato Dottore della Chiesa. Oggi Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di «scisma» contenuta nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di entrare in comunione con i membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al papa.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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