Geopolitica
L’opposizione dice che il presidente della Moldavia è «controllato dall’estero»
Il leader dell’opposizione della Moldavia ha accusato il capo dello Stato, Maia Sandu, di essere diretto da potenze esterne che cercano di portare il Paese nella NATO.
Igor Dodon, ex presidente, ha avvertito venerdì in un live streaming sui social media che il presidente Sandu e il partito al governo Azione e Solidarietà «faranno di tutto nel prossimo futuro – in un anno e mezzo – affinché la Moldavia cambi la Costituzione e abbandonare il suo status neutrale».
«Sandu ha il compito di coloro che la controllano dall’estero, di rendere la Moldavia parte della NATO», ha affermato.
Portare la Moldavia, repubblica post-sovietica e vicina all’Ucraina, nel blocco militare guidato dagli Stati Uniti equivarrebbe a «coinvolgere il Paese nel conflitto», ha avvertito il leader dell’opposizione. «Smettila di legarci alla NATO», ha esortato, rivolgendosi a Sandu.
Da quando Sandu ha sostituito Dodon come presidente nel 2020, la Moldavia ha intrapreso un percorso sempre più filo-occidentale, riporta RT. Chisinau ha pienamente sostenuto Kiev nel conflitto con Mosca.
L’anno scorso alla Moldavia, nazione da 2,6 milioni di abitanti è stato concesso lo status di candidato all’UE, insieme all’Ucraina.
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Recenti rivelazioni di Bloomberg, che cita come fonti alti funzionari di Bruxelles, fanno capire che la rosa dei nuovi candidati, in cui è infilata Kiev, è da leggersi anche come un modo per salvare le apparenze riguardo alle accuse di favorire il regime Zelens’kyj.
In un’intervista con Politico a gennaio, la Sandu aveva detto che c’è stata «una discussione seria» in Moldavia «sulla nostra capacità di difenderci, se possiamo farlo da soli, o se dovremmo far parte di un’alleanza più ampia». Tuttavia, se il Paese deciderà di rinunciare alla propria neutralità, ciò avverrà «attraverso un processo democratico», ha promesso.
Nella dichiarazione della NATO dopo il vertice di Vilnius di luglio, il blocco atlantico ha affermato di essere «impegnato a sostenere la Moldavia mentre avanza nella sua integrazione europea». L’alleanza ha sottolineato che rispetta la neutralità del Paese, ma ha Promesso di continuare a fornire assistenza a Chisinau attraverso il pacchetto di sviluppo delle capacità di difesa.
La NATO ha anche invitato Mosca a ritirare le forze di pace russe dalla regione separatista della Transnistria, dove monitorano il cessate il fuoco tra la Moldavia e le forze locali dal 1992.
Il ministero degli Esteri russo ha affermato che le forze di pace hanno dimostrato la loro «rilevanza ed efficacia» nel corso degli anni, e che la loro presenza nell’area è fondamentale per raggiungere una soluzione politica tra Chisinau e Tiraspol.
Sotto la guida della Sandu, il governo moldavo è diventato sempre più critico nei confronti della Russia e ha represso i sentimenti filo-russi all’interno del Paese, bandendo di recente il partito Sor, che le autorità hanno accusato di essere uno strumento degli «oligarchi».
Come riportato da Renovatio 21, la Sandu ha accusato Mosca di complottare per rovesciare il suo governo e destabilizzare la situazione in Moldavia. Mosca ha respinto con veemenza tali affermazioni.
Vari canali TV sono stati bloccati in Moldavia, russi o considerati «filorussi».
In Agosto la Moldavia aveva vietato l’ingresso nel Paese al noto musicista balcanico Goran Bregovic, ritenuto filorusso.
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Immagine di NATO North Atlantic Treaty Organization via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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Geopolitica
L’Occidente non nasconde più i piani di guerra con la Russia: l’avvertimento di Putin
Le nazioni occidentali non nascondono più i loro preparativi per una guerra con la Russia, ha affermato il presidente Vladimir Putin, aggiungendo che i leader della NATO e dell’UE stanno usando «false affermazioni» sulla presunta «minaccia russa» per giustificare una militarizzazione dilagante.
Putin ha rilasciato queste dichiarazioni martedì, durante una cerimonia al Cremlino per i laureati delle accademie militari, di sicurezza e di polizia russe, affermando che la posizione della NATO è passata dal sostegno a Kiev con armi e finanziamenti a veri e propri preparativi di guerra.
«Ora dicono apertamente che si stanno preparando alla guerra contro di noi, aumentando i budget per le offensive militari», ha affermato Putin. Ha sostenuto che i governi occidentali stanno usando lo stesso schema che è sempre stato usato contro la Russia.
«Inizialmente, creano minacce per il nostro Paese, ci costringono ad adottare misure necessarie per l’autodifesa, e poi ci accusano immediatamente di ogni sorta di peccato mortale per giustificare la continuazione della loro politica aggressiva», ha affermato, tracciando parallelismi con i tentativi della Germania nazionalsocialista e di altri Paesi occidentali di etichettare l’Unione Sovietica come aggressore dopo l’invasione a sorpresa di Hitler nel 1941.
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Le dichiarazioni di Putin giungono mentre i membri europei della NATO e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa del 20% in termini reali entro il 2025, raggiungendo un totale di 574 miliardi di dollari, citando la presunta «minaccia russa». Mosca ha respinto le speculazioni su un suo piano di attacco ai paesi della NATO definendole «assurdità».
Riferendosi alla campagna di droni ucraini contro le città russe, Putin ha affermato che gli attacchi alle infrastrutture civili sono concepiti per «destabilizzare la società» piuttosto che per raggiungere obiettivi militari. «Quando tutto l’Occidente lavora per loro, con questo enorme flusso di droni, [l’obiettivo è] creare dubbi sulle azioni delle Forze Armate russe», ha dichiarato.
Putin ha tuttavia osservato che le nazioni europee sono ancora riluttanti a lanciare attacchi contro la Russia dal proprio territorio perché «capiscono che ci saranno ritorsioni».
Le dichiarazioni di Putin giungono mentre l’Ucraina continua a condurre attacchi a lungo raggio in profondità nel territorio russo, che spesso causano vittime civili.
La scorsa settimana, Kiev ha lanciato un raid di droni su Mosca – il più grande degli ultimi due anni – con il sindaco Sergej Sobjanin che ha riferito della distruzione di 194 droni. L’attacco ha danneggiato una raffineria di petrolio, un centro commerciale e diversi edifici residenziali, provocando il ferimento di oltre una dozzina di persone.
Come riportato da Renovatio 21, l’ulteriore ondata di droni ha comportato la chiusura di quattro aeroporti della capitale russa.
L’impressione che si può averne è che se non si ferma al più presto la guerra ucraina, potrebbe scoppiare la Guerra Mondiale. In questo senso l’avvertimento di Putin è chiarissimo, e drammatico.
Il sostegno finanziario, politico e militare assegnato al regime Zelens’kyj (con i suoi vizi e i suoi cessi d’oro) dal governo italiano potrebbe essere il più devastante errore della storia dell’Italia repubblicana. Non solo, a partire dalle sanzioni antirusse del 2014, sono state perse diecini di miliardi di euro di export per le nostre imprese e dalle bollette pazze per il rifiuto dell’importazione del gas russo, ma la stessa incolumità della popolazione italiana, in un contesto di isterica escalation verso il conflitto continentale e globale, è in grave pericolo.
Lo Stato esiste, si pensa, per proteggere i suoi cittadini, uniti per creare un sistema che combatta i pericoli che incombono sul singolo e sulla collettività. Ciò è talmente dimenticato da chiunque che può suonare a taluni come una barzelletta.
Lo Stato moderno, ritiene Renovatio 21, ha un compito opposto: quello di eliminare il suo stesso popolo. Ora: se non ci riesce tramite contraccezioni, aborti, predazioni di organi, psicodroghe, eutanasie, suicidi e medicine letali, magari può riuscirvi attraverso una guerra termonucleare globale, provocata artatamente provocando il Paese che dispone di più testate atomiche.
Il tema diventa di urgenza assoluta: possiamo permetterci per quanto un governo filo-ucraino?
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
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