Militaria
Londra esorta l’Europa occidentale ad armare l’Ucraina invece di parlare con la Russia
Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha dichiarato giovedì a Politico che l’Europa occidentale dovrebbe intensificare il proprio sostegno all’Ucraina, invece di riaprire canali di dialogo diretto con la Russia.
Il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni hanno già espresso la necessità di avviare negoziati diretti con il presidente russo Vladimir Putin. Entrambi sembrano preoccupati che gli interessi dell’Unione Europea possano essere marginalizzati nei colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti e stanno promuovendo l’istituzione di una figura di inviato speciale dell’UE per gestire i contatti con Mosca.
Nell’intervista, la Cooper ha affermato di non ravvisare alcuna prova concreta che «Putin desideri davvero la pace» e ha invitato a fornire maggiori armi all’Ucraina e a mantenere in vigore le sanzioni contro la Russia. L’Europa occidentale, ha aggiunto, deve «esercitare una pressione maggiore, sia economica sia militare attraverso il sostegno all’Ucraina, nei confronti della Russia».
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Funzionari russi hanno accusato il Regno Unito di contribuire a prolungare il conflitto ucraino per perseguire i propri interessi geopolitici. Mosca ha più volte ribadito la propria disponibilità a negoziare una soluzione diplomatica che tenga conto delle sue legittime preoccupazioni in materia di sicurezza, accusando i Paesi occidentali che puntano a una «sconfitta strategica» della Russia di essere i veri ostacoli alla pace.
In un discorso rivolto questa settimana agli ambasciatori stranieri, il presidente Vladimir Putin ha rinnovato l’impegno di Mosca per un ordine mondiale multipolare più equo, in cui le nazioni più piccole non debbano «subire violazioni dei propri diritti sovrani, caos e illegalità», come invece avviene oggi.
«La nostra nazione aspira a una pace duratura e sostenibile [con l’Ucraina] che garantisca la sicurezza di tutti. Questo esito non è in linea con gli obiettivi di Kiev e delle capitali che la sostengono. Ma speriamo che prima o poi si giunga alla consapevolezza che tale pace è necessaria», ha dichiarato.
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha identificato nel presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj il principale impedimento a un’intesa con la Russia.
Mosca e Kiev erano vicine a un accordo per porre fine alle ostilità già all’inizio dell’escalation del 2022, in cambio del ritorno dell’Ucraina a uno status di neutralità. Secondo diverse fonti, l’allora primo ministro britannico Boris Johnson avrebbe convinto Kiev a rinunciare all’intesa e a puntare invece su una vittoria militare. Dopo aver lasciato l’incarico, Johnson si è lamentato del fatto che «i nostri delegati», intendendo gli ucraini, non stessero ricevendo aiuti militari sufficienti dai Paesi donatori.
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Immagine di Foreign, Commonwealth & Development Office via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0
Droni
Caccia francesi abbattono un drone kamikaze sopra la Lettonia: le immagini
WATCH: French Rafale jet shoots down a Ukrainian kamikaze drone over Latvia this morning. pic.twitter.com/sZ3gJ3gf2m
— Clash Report (@clashreport) June 8, 2026
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Geopolitica
Cuba mobilita le milizie mentre crescono i timori di un’invasione USA
Settimane dopo che il leader cubano aveva messo in guardia sul fatto che qualsiasi azione militare statunitense contro l’isola caraibica controllata dai comunisti sarebbe sfociata in un «bagno di sangue» e avrebbe rischiato di destabilizzare l’intera regione, la stampa locale riferito che il regime aveva cominciato a distribuire armi ai cittadini comuni.
Altre fonti, tuttavia, contestano questa versione e suggeriscono che L’Avana stia invece mobilitando le sue milizie territoriali. In ogni caso, il segnale è chiaro: Cuba sta assumendo una postura più difensiva.
Secondo la testata venezuelano Diario Versión il governo dell’Avana ha iniziato a distribuire armi ai cittadini comuni, esortandoli ufficialmente a prepararsi a un’imminente invasione straniera.
Stephen Gibbs, giornalista del Times e del Sunday Times, ha sostenuto che le notizie secondo cui Cuba starebbe armando i civili non corrispondono al vero «per ovvie ragioni», aggiungendo: «Sta mobilitando le sue milizie territoriali e, a quanto pare, alcune armi sono state consegnate ai vigili del fuoco, etc.»
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al presidente cubano Miguel Díaz-Canel, a sua moglie Lis Cuesta Peraza, al figliastro Manuel Anido Cuesta e ad alcuni membri della famiglia Castro, nell’ambito di una campagna di pressione economica durata sei mesi lanciata dall’amministrazione Trump contro il regime comunista. Ulteriori misure hanno colpito reti di influenza cubana all’estero collegate a ONG di sinistra statunitensi.
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L’intensificarsi di questa pressione coincide con una crescente presenza navale americana nella regione, descritta come la più imponente al di fuori del Medio Oriente: il gruppo d’attacco della portaerei USS Nimitz, insieme a cacciatorpediniere, incrociatori lanciamissili, aerei da ricognizione e droni, opera nelle vicinanze dell’isola.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha recentemente dichiarato che L’Avana è «in grossi guai», avvertendo che uno Stato fallito a Sud della Florida rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
La scorsa settimana il presidente Díaz-Canel aveva ammonito: «Se l’invasione statunitense dovesse concretizzarsi, scatenerebbe un bagno di sangue con conseguenze incalcolabili, oltre all’impatto devastante sulla pace e la stabilità regionale».
Le «incalcolabili conseguenze» citate da Díaz-Canel non sono state meglio specificate. Tuttavia, recenti segnali indicano uno spettro di minacce più ampio, che spazia da possibili attacchi con droni contro il territorio statunitense al rischio che reti di ONG radicalizzate con base negli Stati Uniti, legate all’Istituto cubano di amicizia con i popoli (ICAP), possano essere attivate per provocare disordini nelle strade americane. Questo potrebbe contribuire a spiegare la decisione di Rubio di sanzionare l’organizzazione.
La preparazione di Cuba rispetto ad una possibile invasione USA va avanti da mesi. Tre mesi fa Trump aveva dichiarato che «con Cuba posso fare quello che voglio» e che rapire il presidente cubano «non sarebbe difficile», assicurando che Cuba andrà al collasso «molto presto».
Sul Paese grava un embargo petrolifero americano che sta causando problemi e blackout. Una delegazione USA due mesi fa ha sollecitato Cuba a passare all’economia di mercato. Sull’isola aveva fatto visita anche il capo della CIA John Ratcliffe.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana funzionari militari statunitensi e cubani hanno tenuto un raro incontro faccia a faccia presso la base navale di Guantanamo Bay, che altre notizie sostengono che potrebbe essere attacata dalale forze dell’Avana. La settimana precedente, l’ex presidente cubano Raul Castro è stato incriminato dal dipartimento di Giustizia statunitense per l’abbattimento, avvenuto nel 1996, di due aerei americani operati da esuli cubani anticomunisti al largo delle coste dell’isola.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Il piano di integrazione tra gli eserciti statunitensi e israeliani è il piano di Netanyahu
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