Pensiero
Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
Pareva un caso sonnacchioso da fine estate.
Una bimba di quattro anni, tale Anna Rosa, Rosa Maria o giù di lì, viene portata all’ospedale di Palermo perché ha la febbre alta, mal di gola e vomito. Al pronto soccorso ci sarà qualche specializzando o un medico consumato dal caldo. La guardano un po’ e la dimettono subito con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile».
Che significa, in parole povere, che ha le placche; anche in agosto, succede; ormai non ci si capisce più niente, sapete quanti ne abbiamo? Prenda l’antibiotico e la tachipirina, e nel caso tornate.
Però la febbre non passa, e quando la riportano in ospedale, due giorni dopo, qualcuno si accorge che non è una tonsillite, ma una difterite. Malattia poco frequente e però curabile, se si prende in tempo. La curano, infatti, ma potrebbe non essere stata presa in tempo, o qualcosa va storto, perché la bimba muore.
Oh be’, sarà un errore medico, uno delle centinaia di migliaia in cui ogni anno incorrono i medici in Italia. Una morte che riempie un trafiletto di colore ed entra dritta dritta nelle statistiche, come quello di Trento, quell’altro di Albenga, quelli di Bari, e così via. Spiace, s’intende.
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Ma ecco che salta fuori che la bambina non era vaccinata, perché i genitori si sono opposti.
La belva apre l’occhio. In un lampo si volta e mette a fuoco la preda.
Partono all’assalto i cosiddetti professionisti dell’informazione. Alla faccia di ogni privacy: sparano il nome e cognome della bambina; il nome e cognome della mamma; il nome e cognome del papà. Chi sono e da dove vengono.
Non c’è ancora nessuna conferma, si attendono gli esami, l’autopsia è ancora di là da farsi. Beh, inezie. Il verdetto è già pronto e strillato nei titoli: BAMBINA NON VACCINATA MORTA DI DIFTERITE – I GENITORI SONO NOVAX.
È il lacerante colpo di timpano che dà il via all’osceno sabba intorno al corpicino di Anna Rosa. Ai giornali, ai TG e ai sedicenti esperti non sembra vero di stirare la gobba e rinverdire i fasti del COVID, e fanno a gara per puntare l’indice più a fondo nelle anime straziate di due genitori ai quali è morta una figlia.
Da subito ci si preoccupa di chiarire che i medici non c’entrano niente. L’hanno detto subito, in ospedale: noi abbiamo fatto di tutto. Come non crederci? Lo dice anche il luminare televisivo. Anche se poi si scopre che non solo hanno confuso la difterite con la tonsillite, perdendo tre giorni, ma che a quanto pare hanno recuperato, il 17 agosto, vaccinandola. D’accordo, una volta si diceva che non si vaccina a malattia in corso per via dell’effetto ADE che intensifica l’infezione, ma che sarà mai? I medici e gli infermieri sono i buoni. Sono sempre i buoni, figuriamoci. Ballano perfino Jerusalema.
I cattivi invece sono i genitori «novax». La morte è colpa loro. Capite, mamma e papà? Lo spiegano i virologi con il muso bianco di cerone: la colpa è solo vostra. Della vostra scelta di non vaccinare Anna Rosa, della vostra riluttanza, ignoranza e diffidenza antiscientifica.
Non importa se nella sola Europa l’obbligo vaccinale anti-difterite è sconosciuto in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Che è come dire 260 milioni di abitanti nelle quali non si scorge alcuna ecatombe.
Non importa nemmeno se in Italia il tasso di mortalità all’introduzione del vaccino, nel 1939, era stabilmente basso da vent’anni; non importa se negli anni successivi è perfino aumentato ed è andato a diminuire solo dal 1946, con la fine della guerra e il miglioramento delle condizioni di vita. Se non ci si vaccina, ci si ammala e si muore: parole famose, degne del marmo. La piccola è morta per causa vostra, cari genitori. Altre ragioni non ce ne sono. Siete colpevoli.
È tutto un po’ folle e campato in aria, ma l’azione va a segno. La mamma di Anna Rosa ne è ferita e sfoga il suo dolore su Facebook, respingendo tutto. Denuncia l’errore medico, osserva che la difterite è ancora un sospetto, e ricorda che in casa ha una bara bianca e che solo Dio può giudicare. Sciocchezze. La povera donna ha il torto di rifarsi a quelli che in tempi di maggior decenza si chiamavano rispetto, prudenza, tatto, umanità, timor di Dio. Nulla le viene perdonato, anche perché il suo messaggio, giustamente, non si cura affatto del decoro: è senza punteggiatura, ha una sintassi sconnessa e indulge ad abbreviazioni come «ke» per «che», e «xke» in luogo di «perché».
La madre della bambina morta viene dunque derisa a sangue dalla schiera degli esseri superiori che scrivono pulito. Un’ignorante, dicono sguaiatamente, ed è il meno; un’analfabeta, non fa meraviglia che creda in Dio.
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Del resto, è del quartiere Zen di Palermo, o no? Ci pensa un articolo illuminato a rivelare che qui, come in certe tribù del Borneo, ci sia una «radicata credenza popolare» secondo cui i vaccini siano legati all’autismo, per cui la gente rifiuta l’esavalente. Si informa, peraltro, che allo Zen i ragazzini circolano su moto truccate, girano come ridere coltelli e armi, a capodanno sparano e il parroco è minacciato. Non c’entra nulla, è chiaro, ma tant’è. Siamo tra i selvaggi.
Si alzano sospiri, si scuotono teste: a gente così andrebbero tolti i figli.
Detto, fatto. Si muovono i pezzi da novanta. La Procura competente iscrive mamma e papà, a lettere di pece, nel registro degli indagati per omicidio colposo. Omicidio della loro figlia di quattro anni.
Il Tribunale per i minorenni, per non essere da meno, fa partire degli accertamenti per valutare la loro responsabilità genitoriale. Già, perché hanno altri tre bambini: e glieli porteranno via.
Non solo: avvia un’operazione, definita «urgentisssima», in grande stile. «A partire dal primo giorno di scuola i Carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo nord per scovare i bambini non vaccinati». Proprio così, scovare.
La storia continua e non terminerà a breve, ma già da questo si capisce che a Palermo si è riproposto il terno che sei anni fa è uscito su tutte le ruote e ha sbancato l’Italia tutta.
A questo punto, per comprendere bene conviene rivolgersi alla smorfia napoletana, la più titolata, rodata e attendibile.
Innanzitutto si deve considerare la propaganda, affidata ai giornalisti impapocchiati, ai luridi programmi televisivi, ai virologi drogati. Loro, il compito di dare l’accelerata improvvisa, di montare il caso dicendo tutto anche se non si sa niente. Prestigiatori dell’apparenza, stringono un qualunque effetto alla causa che viene loro additata, a scorno di ogni logica, senza timore alcuno. Strillano all’unisono, berciano, battono la grancassa, la buttano in caciara, fanno gran mostra di civici sdegni e invocano il pugno duro.
La smorfia discretamente suggerisce il 4, «’o Puorco».
Tra i significati del numero ci sono anche la Casacca, che si gira e si volta con la convenienza; il Carnefice, colui che fa il lavoro sporco di sgozzare e imbrattarsi; la Bara Vuota, emblema del nulla spacciato per tragedia, come a Bergamo; e, naturalmente, i Pupazzi e il Servo.
Com’è ovvio, la propaganda nulla fa se non ci sono orecchie per ascoltare e bocche per ripetere e amplificare.
E qui entra in gioco l’innumere e garrulo esercito dei vigliacchi, dei mezzi sapienti la cui cultura affonda le radici nei libri di Piero Angela o di Biglino, degli sputacchioni di schermi, degli spiritosissimi, degli statisti da bar, dei rospi ricoperti di veleno. I loro versi assordano come lo starnazzo delle oche alla vista del pastone, ignare dei fornelli che si scaldano alle loro spalle.
Sono i fiancheggiatori, gli utili idioti, la falange quadrata in cui una testa vale l’altra e tutte insieme non valgono uno zero. L’esponente tipico si distingue per la cattiveria: perché l’italiano, checché se ne dica, è cattivo. Basta farsi un giro sui social, dove la melma ribolle più acre, per rendersi conto della pochezza e della mancanza di umanità con cui il bastardume italico tratta le tre cose su cui non è lecito scherzare mai: l’innocenza dei bambini, la misericordia di Dio e il dolore dei genitori.
La smorfia napoletana, a colpo sicuro, indica il 71, «l’Ommo ‘e Merda». Il numero si riferisce peraltro anche al Corvo, egida di queste ripugnanti creature; all’Allegria, loro livido connotato; al Gelo, perché tanto e di natura infernale ce ne vuole in cuore, per fare quel che fanno e come lo fanno; all’Inquisizione, nel duplice senso di tribunale – ma plebeo, da pescivendole e tricoteuses – e di delazione e caccia all’uomo; al Carcinoma, poiché infine questo sono, e della specie più malodorante, rispetto al corpo del disgraziato nostro Paese.
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L’ultimo estratto della terna è il 90, «’a Paura». L’abbinamento alla vicenda sembra banale tanto è semplice, ma a ben vedere c’è di più. La smorfia, che le verità maggiori le indica per accenni, tra i significati riporta il Quirinale: e non è dubbio che con ciò voglia intendere lo Stato italiano nella sua essenza.
Già, perché lo Stato fa paura.
Fa paura in quanto dallo Stato c’è soprattutto da aspettarsi il Male. I suoi bracci operativi, esplica la smorfia, sono il Magistrato che gli conferisce la patente di legittimità e il Generale che lo esegue con la forza. La tenaglia – lo si vede tutti i giorni – si inceppa quando c’è da far rispettare il Bene, il Giusto, la tutela degli inermi, la protezione dell’uomo comune, della famiglia, dell’ordine naturale. In questi casi, quando non fa difetto il magistrato non risponde il generale; e così si forma la convinzione comune che lo Stato sia un ente floscio, imbelle, malfatto e deforme, buono solo a farsi buggerare e ridere dietro.
È un inganno. Laddove lo Stato vuol far valere le cose che gli stanno più a cuore si strappa la maschera di buon minchione, e si svela nella sua vera natura di Moloch.
C’è da far seccare una radice? Da esigere un sacrificio della vita, della libertà, della dignità? Occorre opprimere qualcuno? La tenaglia funziona a meraviglia. Preceduta dalla propaganda di regime e invocata dalla turba dei vili, lo Stato irrompe con la pesantezza di un elefante indiano in piena corsa, stritolando tutto ciò che trova. Il magistrato, seduto nel castelletto sulla groppa, muove il suo bastoncello, imperturbabile, velato da mille cortine di seta; il generale, alle redini, spinge l’animale a tutta forza contro l’obiettivo.
La famiglia di Anna Rosa ha ben motivo di temere. Lo Stato l’ha presa di mira ed è capacissimo, con il pretesto della morte della bambina, di smembrarla e di alzare le teste dei suoi membri sulle picche per spargere il panico.
Lo Stato infatti non solo fa paura in quanto è da temere, ma fa paura in quanto genera terrore. La paura è il modo con cui il Moloch si alimenta e alimenta i suoi soggetti. L’ideale è quello di una popolazione intimorita e inerme, che si può comandare alzando appena un sopracciglio o con una mezza parola. Un po’ come facevano certi padri antichi, i quali però amavano la prole e ne ricevevano il rispetto, dove lo Stato senza pupille esige solo l’obbedienza e la sottomissione più vieta.
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Colpirne uno per educarne cento: i recalcitranti, e anche soltanto i dubbiosi, devono essere ammaestrati dall’accaduto. Devono avere paura di fare la fine di Anna Rosa, di essere colpiti dalla difterite, di non essere curati, di morire, di essere disprezzati e segnati a dito, di perdere la capacità genitoriale, di doversi svenare in spese legali, di passare anni a combattere oltre i propri mezzi, nella solitudine e nel dolore.
Devono avere paura e chinare la testa davanti a questo mostro di morte che è lo Stato, indicibilmente inumano, ingiusto e violento, che vuol essere onorato come un dio, la cui cifra è proprio la paura e il cui numero è il 90.
Ad esso la smorfia napoletana, dalla quale non si sfugge, alla lettera S offre il significato di Satana.
Massimo Zanetti
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Immagine screenshot da Twitter
Pensiero
Papa Leone «medical dimension»
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Essere genitori
Ossitocina contro il divorzio, una proposta
Palmer Luckey è con certezza una delle figure più interessanti del nostro tempo. Giovanissimo, la sua carriera è piena di ottenimenti straordinari – e di invenzioni che segnano punti nella storia del mondo.
Luckey è conosciuto come il fondatore di Oculus, l’azienda che creò il primo visore di Realtà Virtuale davvero sostenibile: in precedenza i caschi VR facevano, letteralmente, vomitare, quello inventato dal neanche ventenne praticamente nel garage di casa con amici conosciuti online risolveva il problema della motion sickness, aprendo definitivamente la via del mercato di massa per il VR. Dopo aver sconvolto il settore con la sua tecnologia (Sony fece una proposta, il genio videoludico John Carmack, creatore degli sparatutto 3D come Doom, chiese di lavorare per lui) Luckey vendette Oculus a Facebook per circa 2 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg è talmente eccitato dalle possibilità del visore virtuale che si tuffa nel concetto di «metaverso» e cambia pure il nome della mega-società in Meta.
La storia prosegue in modo intrigante: Zuckerberg, anche se non lo può ammettere pubblicamente, caccia Luckey da Meta perché diviene noto il suo sostegno a Trump nel 2016. In realtà, Luckey ha affermato di aver scritto lettere a Trump anni prima che calasse in politica per chiedergli di correre come presidente.
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Dopo il licenziamento, Luckey, frustrato dalla situazione degli Stati Uniti e del mondo, di cui sembra avere incredibile contezza, crea Anduril (nome tolkieniano: è il segno che ci investe Peter Thiel), una startup di tecnologia militare che costruisce droni aerei e marittimi (uno è stato catturato dagli iraniani giorni fa) e sistemi di difesa che paiono al limite della fantascienza: missili intercettori AI, sottomarini autonomi, caschi che forniscono ai soldati una consapevolezza situazionale totale. Di fatto, conoscendo la sua passione per film, romanzi e videogiochi del genere (al punto che è ripreso a fare cosplay a Tokyo nel tempo libero), è possibile dire che si tratta di un personaggio che riesce a trasporre – caso notevole di vita che imita l’arte – la fantascienza in realtà.
Ascoltarlo nei vari podcast cui va ospite è sempre un’esperienza densa: che parli di geopolitica (è filoucraino, e dice di essere bandito dalla Cina per le forniture a Taiwano), di tecnologia, di letteratura, di politica o anche solo di retrogaming (sua altra grande passione, per la quale ha una startup che produce repliche attualizzate del Nintendo Game Boy) è sempre un’esperienza densa. Le sue idee sono non solo innovative, ma profondamente meditate – anche quando sembrano molto provocatorie.
Va sentito quello che dice anche quando parla di famiglia. Racconta dell’homeschooling impartito dai suoi genitori, che quindi gli hanno fatto iniziare i corsi universitari a 14 anni. Dice di aver sposato la compagna del liceo che aveva fatto piangere durante un dibattito. Divenuto padre, intima che chi fa meno di tre figli va considerato come un traditore. Luckey, ma questo non lo dice mai, è il cognato dell’ex deputato floridiano Matt Gaetz, molto inviso ad Israele, la cui candidatura ad Attorney General, guardasigilli americano, fu silurata ad inizio mandato Trump. C’è da dire che il Gaetz e la bellissima Ginger Luckey costituiscono una coppia che non è sgradevole guardare.
Ora Luckey ha alzato il tiro, ad un evento, ha rivelato il tipo di startup che creerebbe oggi: costruirebbe un’azienda di doping a base di ossitocina per porre fine al divorzio.
«Cercherei di porre fine alla tragedia del divorzio con il doping con ossitocina per la terapia di coppia» ha dichiarato il giovanissimo tecnologo miliardario. «Conosciamo piuttosto bene il legame di coppia nei mammiferi. Ci sono molte persone che vogliono stare insieme. La maggior parte delle persone che non vogliono stare insieme dovrebbero farlo, soprattutto per i loro figli».
L’ossitocina è un neuropeptide prodotto dall’ipotalamo e rilasciato sia nel sangue, tramite l’ipofisi posteriore, sia direttamente nel cervello. Nei mammiferi è nota per il ruolo nel parto e nell’allattamento, ma agisce anche su circuiti legati alla socialità e all’attaccamento. Gli studi più celebri riguardano le arvicole della prateria, specie monogama in cui il legame di coppia dipende dall’azione dell’ossitocina e della vasopressina in aree cerebrali del sistema di ricompensa, mentre nelle specie affini non monogame questi recettori sono distribuiti diversamente.
Nelle pecore l’ossitocina favorisce il riconoscimento e l’accettazione dell’agnello subito dopo il parto, e nei roditori incentiva le cure materne.
Luckey non si pone problemi bioetici riguardo la creazione del doping ossitocinico. «Possiamo farlo, se la gente pensa che gli SSRI vadano bene, cosa che non è, ma se lo fossero, allora il doping con ossitocina per restare insieme sarebbe sicuramente accettabile». La stoccatina agli psicofarmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina gli fa guadagnare, nel computo di Renovatio 21, altri mille punti.
«È la sostanza chimica che lega le coppie nei mammiferi» continua Luckey. «Ci sono cose che si possono fare per aumentarne l’assorbimento, ed è ben compresa. Inoltre, è totalmente non regolamentata, il che è fantastico. Gli spazi non regolamentati sono molto più facili da gestire. Puoi andare a comprare un chilo di ossitocina su Sigma Aldrich Chemical Supply proprio ora, e se lo fai, forse non morirai da solo».
Palmer Luckey reveals the startup he’d build today: oxytocin doping to end divorce
“I would try to end the tragedy of divorce with oxytocin doping for marriage counseling.”
“We understand mammal pair bonding pretty well. There’s a lot of people who want to stay together. Most… pic.twitter.com/IqEVT3Gqex
— dnap (@dnapway) October 7, 2026
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«È pura biologia. Viene utilizzato per le donne che non riescono a instaurare un legame con i propri figli, e ora anche per le donne che non riescono a creare un legame con i propri mariti. Viene utilizzato anche per i bambini con vari problemi neurologici, e per alcuni bambini autistici che faticano a creare legami».
«La cosa interessante è che si tratta di un circolo virtuoso. Lo sappiamo benissimo. A differenza della maggior parte dei farmaci, non crea dipendenza chimica. Anzi, libera dalla dipendenza chimica».
Le parole del giovane imprenditore sono di precisione assoluta. Non solo per la considerazione dell’ossitocina, sostanza che in passato ha suscitato qualche polemica. Ricordiamo come a luglio 2018 un epistemologo del CNR proponeva di «combattere il razzismo» potenziando i circuiti biologici dell’altruismo tramite l’ossitocina. In pratica, «ormone dell’amore» per accettare l’invasione calergista del Terzo Mondo. Parimenti, la reporter Annie Jacobsen nel suo libro The Pentagon Brain raccontava di aver appreso che il reparto tecnologico dell’esercito USA stava considerando l’uso dell’ossitocina per aiutare in futuro soldati umani ad accettare la presenza di commilitoni androidi.
Questi sono, tuttavia, obiettivi innaturali, se non malvagi. Luckey parla di qualcosa di diverso: è la prima voce che sentiamo, da anni ed anni, a scagliarsi contro il divorzio, considerando il danno immane che esso cagione a tutta la società e all’umanità tutta.
Sappiamo quali effetti ha avuto il divorzio: bambini feriti (che spesso si colpevolizzano per la separazione dei genitori) divengono adulti instabili, che ripetono gli errori che hanno subito, e creano altre famiglie devastate. È il ciclo che abbiamo visto spiegato perfettamente dal poeta Robert Bly e da storie come quella di Fight Club, l’interruzione della figura paterna, e dell’iniziazione che da essa è impartita al ragazzo, crea una Società di eterni adolescenti che cura la sua percepita incompletezza con dipendenze drogastiche e sessuali, creando caos, crimine e disagio sociale, e soprattutto replicando, più o meno involontariamente, quanto subito alla generazione successiva di bambini abbandonati – via divorzio, se per caso vi è stato il matrimonio.
Nessuno lo fa, ma Renovatio 21 non esclude la questione omosessuale: più divorzi significano più madri sole, e quindi meno figure paterne, e quindi secondo lo schema psicologico noto, più omosessuali.
Qui è possibile capire dunque come il divorzio abbia agito come vera catastrofe nella società mondiale, creando disordine ed infelicità per miliardi di individui. Come ciò non sia compreso dalle menti illuminate di politici ed intellettuali, è un mistero, o forse no: tutta l’élite ha un divorzio alle spalle, o uno in canna, o la brama di potersene avvantaggiare.
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Il divorzio è un dogma, una vacca sacra: nessuno osa parlarne, nemmeno coloro che, timidamente, accennano all’ingiustizia dell’aborto: come se la legge sul divorzio non avesse preparato giuridicamente (la cancellazione della morale cristiana dalla legge pubblica) e spiritualmente (la distruzione della famiglia nucleare, la disintegrazione del potere paterno) il Paese all’assassinio figlicida legalizzato.
Il divorzio fu introdotto in Italia, ma guarda, dai democristiani. Sì, i sedicenti cattolici furono coloro che introdussero nel 1974 la legge che distruggeva le famiglie, e quindi la società italiana. Lo stesso accadde quattro anni dopo con la legge sull’aborto. Il primo ministro del divorzio era il doroteo vicentino Mariano Rumor, la legge sul feticidio di massa di Stato la firmò Giulio Andreotti.
La società da allora ci ha dato milioni di individui compromessi da questo immane errore. Persone che soffrono, finite in un ciclo del dolore che ha devastato tutto il consorzio umano transgenerazionalmente.
Crediamo che aiuti psicochimici per risolvere questa catastrofe debbano essere presi in seria considerazione. Bravo Palmer.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Peter Thiel contro Leone XIV per l’allarmismo sull’AI: vuole «distogliere l’attenzione dagli abusi su minori»
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Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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