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L’Iran parla di «inevitabile espansione» della guerra dopo l’alzabandiera dei soldati israeliani a Gaza. L’ONU: «è l’inferno»

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In Medio Oriente l’escalation appare ogni giorno più inevitabile

 

Venerdì i media israeliani hanno prodotto questo titolo in cui si affermava che «le bandiere israeliane sventolano orgogliosamente lungo le coste di Gaza».

 

A partire da giovedì infatti hanno iniziato a circolare ampiamente online filmati che mostrano le truppe israeliane mentre tengono una cerimonia di alzabandiera con il drappo recante la stella di David, posando pali sulle aree conquistate della Striscia.

 

In un breve discorso durante la cerimonia su una spiaggia di Gaza, appena prima di guidare le truppe nell’inno nazionale, un soldato dello Stato Ebraico ha detto «questa è la nostra terra» e ha detto alle sue forze che stanno aprendo la strada affinché gli ebrei «ritornino nelle nostre terre». 

 

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In seguito a tale scena, chiaramente provocatoria, l’Iran ha emesso un nuovo avvertimento, affermando che l’espansione delle sue operazioni da parte di Israele, gli attacchi agli ospedali di Gaza e altri atti provocatori rendono «inevitabile» un ampliamento della portata della guerra.

 

Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian in una telefonata con il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, secondo i media statali.

 

«A causa dell’aumento dell’intensità della guerra contro i residenti civili di Gaza, l’espansione della portata della guerra è diventata inevitabile», ha detto Amirabdollahian, postando separatamente su Twitter la frase «il tempo sta scadendo» per Israele.

 

«L’unico vantaggio di Netanyahu è stato quello di aver reso più traballanti le fondamenta del falso regime israeliano e di aver mostrato il volto criminale, violento e aggressivo del regime sionista nel massacro di donne e bambini a Gaza».

 

A partire da mercoledì e giovedì, erano circolate notizie secondo cui i carri armati israeliani si erano spinti verso il centro di Gaza City. I funzionari palestinesi hanno affermato che i carri armati si sarebbero avvicinati e avrebbero circondato gli ospedali chiave dove migliaia di palestinesi si rifugiano mentre i pazienti feriti ricevono cure.

 

Venerdì le autorità palestinesi hanno riferito che attacchi aerei hanno colpito il più grande ospedale della Striscia, Al Shifa, uccidendone almeno uno e ferendone molti altri.

 

Secondo quanto riferito da testimoni oculari citati da Reuters, all’alba sarebbero stati colpiti anche altri ospedali, tra cui l’ospedale indonesiano e l’ospedale oncologico Rantissi. Nei campus degli ospedali si possono vedere estesi accampamenti di tende di sfollati interni, ma Israele sostiene che Hamas abbia dei «tunnel del terrore» sottostanti, e inoltre che il gruppo abbia una base operativa nell’ospedale di Rantissi.

 

I civili che sventolavano bandiere bianche sono rimasti intrappolati, in almeno un caso finiti sotto il fuoco mentre cercavano di scappare. Le autorità di Gaza affermano che l’esercito israeliano sta sparando contro di loro, mentre Israele afferma che Hamas sta sparando alla sua stessa gente per tenerli come «scudi umani».

 

Carri armati delle forze di difesa israeliane (IDF) sono stati osservati vicino a questi ospedali, con alcune prove video non confermate che emergono che i civili che si rifugiavano lì sono stati colpiti da cecchini dell’IDF, artiglieria o forse attacchi di droni, scrive il sito Zerohedge.

 

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione immediata di questi ospedali ma, secondo quanto riferito, le persone non si sono mosse, temendo che qualsiasi tentativo di uscita fosse più pericoloso.

 

La Casa Bianca ha annunciato giovedì che Israele ha accettato di attuare pause giornaliere di quattro ore nei combattimenti per facilitare un corridoio umanitario affinché i civili possano fuggire a sud, ma non è chiaro come ciò influenzerà le situazioni di stallo in cui le enclavi civili sono circondate da carri armati.

 

Al Jazeera, che ha corrispondenti sul posto, afferma che i carri armati si trovano a poche centinaia di metri da alcuni degli ospedali in questione: «utilizzando carri armati e veicoli blindati, hanno chiuso un perimetro di circa 100 metri attorno a questi ospedali, nascondendo ancora migliaia di feriti e sfollati», si legge in un servizio di venerdì.

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«Le persone hanno inviato appelli dall’ospedale al-Rantisi e dall’ospedale Nasser, chiedendo di poter fuggire», scrive Al Jazeera.

 

Il ministero della Sanità di Gaza ha affermato che i jet israeliani hanno colpito gli edifici dell’ospedale al-Shifa cinque volte da giovedì notte. Ciò ha spinto alcuni civili a partire verso aree potenzialmente più sicure.

 

«Hanno bombardato il reparto di maternità e l’edificio degli ambulatori. Un palestinese è stato ucciso e diversi feriti nell’attacco del primo mattino», ha detto il ministero della Sanità palestinese.

 

 

Il ministero ha dichiarato in risposta all’ordine di evacuazione dell’IDF: «stiamo parlando di 45 neonati nelle incubatrici, 52 bambini nelle unità di terapia intensiva, centinaia di feriti e pazienti e decine di migliaia di sfollati». Ci sono rapporti contrastanti sulle vittime poiché sono stati segnalati scontri a fuoco sul perimetro dell’ospedale di Shifa, con rapporti di forze speciali dell’IDF che, secondo il Times of Israel, operano lì: una dichiarazione del governo afferma che ci sono stati «tredici martiri e dozzine di feriti in un attacco israeliano sul complesso di Al-Shifa oggi», e il direttore dell’ospedale Mohammad Abu Salmiya ha affermato che «i carri armati israeliani hanno sparato sull’ospedale di Al-Shifa».

 

Israele ha affermato che un quartiere militare di Hamas si trova adiacente all’ospedale Shifa e ha definito l’area «il cuore» delle attività operative e di intelligence di Hamas.

 

Nel frattempo le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno avuto nuovi problemi nel portare i camion nella Striscia e nei luoghi necessari in mezzo all’ «inferno sulla Terra» – come descritto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA).

 

Fonti palestinesi affermano i civili che sventolavano bandiere bianche che hanno tentato di uscire dall’area dell’ospedale sono stati attaccati dall’IDF, mentre fonti israeliane affermano che Hamas sta sparando per impedire loro di andarsene.

 

«Al momento non possiamo guidare verso nord, il che ovviamente è profondamente frustrante perché sappiamo che ci sono diverse centinaia di migliaia di persone che rimangono nel nord», ha detto il portavoce dell’OCHA Jens Laerke.

 

«Se oggi esiste un inferno sulla Terra, il suo nome è Gaza settentrionale», ha detto. «È una vita di paura di giorno e di oscurità di notte e cosa dici ai tuoi figli in una situazione del genere, è quasi inimmaginabile – che il fuoco che vedono nel cielo è lì per ucciderli?».

 

Ci sono state segnalazioni secondo cui alti funzionari statunitensi e israeliani sarebbero a Doha alla ricerca di potenziali accordi con ostaggi attraverso la mediazione del governo del Qatar. Ma il presidente israeliano Isaac Herzog ha affermato che «non esiste una vera proposta» attualmente sul tavolo, riferisce l’emittente americana NBC News.

 

«Non esiste una vera proposta praticabile da parte di Hamas su questo tema. Anche se ci sono molte, molte persone di terze parti che mandano messaggi ottimistici ai cinegiornali, io dico apertamente: secondo quanto so, fino a ora non ci sono informazioni sostanziali che mostrino un’offerta reale di un qualsiasi processo sul tavolo», ha spiegato Herzog.

 

Hamas intanto ha continuato a pubblicare filmati di combattimento ravvicinato di alta qualità che mostrano i carri armati dell’IDF che subiscono danni:

 

 

Venerdì l’esercito israeliano ha annunciato che il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 37. Alcuni analisti ritengono che questa cifra sia in realtà molto più alta, data la natura estremamente difficile dei combattimenti urbani serrati, le tattiche di guerriglia di Hamas e l’uso di tunnel estesi per le operazioni di imboscate.

 

Scene apocalittiche da Gaza come le seguenti sono ormai diventate quotidiane…

 

 

A questo punto ci sono circa 11.000 abitanti di Gaza morti, per lo più civili, tanto che il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha affermato in una conferenza questa settimana che qualcosa è andato «chiaramente storto» nell’operazione israeliana. «Ci sono violazioni da parte di Hamas quando dispone di scudi umani. Ma se si considera il numero di civili uccisi durante le operazioni militari, c’è chiaramente qualcosa che non va», ha detto il segretario ONU in una intervista a Politico.

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Geopolitica

Colono ebreo armato accusato della morte di un leader palestinese in Cisgiordania

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Giovedì i procuratori israeliani hanno formalizzato l’accusa di omicidio colposo a carico del colono ebreo Yinon Levi in relazione all’uccisione a colpi d’arma da fuoco, avvenuta nel 2025 nella Cisgiordania occupata, della leader della comunità palestinese Awdah Hathaleen. Si tratta della prima incriminazione di questo genere in sette anni.   Hathaleen, insegnante di 31 anni, è stata uccisa il 28 luglio durante uno scontro con un gruppo di coloni che avevano introdotto escavatori nel villaggio di Umm al-Khair per livellare il terreno e realizzare un nuovo avamposto. Gli insediamenti ebraici in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale, poiché le Nazioni Unite li ritengono un ostacolo alla nascita di uno Stato palestinese indipendente.   Le immagini dell’episodio mostrano Levi mentre brandisce una pistola durante lo scontro con i residenti e apre il fuoco contro la folla. Si odono alcuni degli uomini che lo circondano gridare «Sparatemi» in inglese. Secondo l’atto d’accusa, citato da Haaretz, Levi ha esploso un colpo verso degli edifici «agendo in modo sconsiderato, consapevole della possibilità che le sue azioni potessero causare la morte di qualcuno».   Se dichiarato colpevole, rischia fino a 12 anni di reclusione. Levi era stato inserito nella lista degli «estremisti violenti» dall’amministrazione Biden, ma il presidente statunitense Donald Trump lo ha cancellato dalle sanzioni americane nel 2025. Resta comunque soggetto alle sanzioni dell’Unione europea.  

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Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, coloni e soldati israeliani hanno ucciso almeno 1.100 palestinesi in Cisgiordania dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas a Gaza nell’ottobre 2023.   L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din evidenzia che Levi è il primo civile israeliano a essere incriminato per la morte di un palestinese in Cisgiordania dal 2019. I dati dell’associazione, riportati dai media israeliani, indicano che tra il 2005 e il 2025 oltre il 90% dei casi non ha portato ad alcuna incriminazione e soltanto il 3% si è concluso con una condanna.   Negli ultimi anni Israele ha intensificato l’espansione degli insediamenti, una politica sostenuta da esponenti politici tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Il mese scorso Smotrich ha annunciato lo stanziamento di circa 440 milioni di dollari per la creazione di 34 nuovi insediamenti, provocando la condanna delle Nazioni Unite.   Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata. Una moschea è stata data alle fiamme nel villaggio palestinese di Tal.   Due settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.   I coloni due mesi fa hanno incendiato la città cristiana di Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.   L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.   A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.   In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».   La Knesset ha votato la proposta di legge di Ben-Gvir (che gira con una spilla a forma di cappio e festeggia il compleanno con torte sempre a tema di impiccagione) per dare la pena di morte ai «terroristi», intendendo per questi solo i palestinesi.  

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Attacco su vasta scala Houthi contro le forze sostenute dai sauditi

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I ribelli Houthi dello Yemen hanno reso noto di aver effettuato giovedì attacchi coordinati mediante droni e missili balistici contro vari accampamenti delle forze del governo riconosciuto a livello internazionale e appoggiato dall’Arabia Saudita. L’inasprimento del conflitto interrompe quattro anni di relativa tregua nella piccola nazione araba, devastata dalla guerra civile dal 2014 e posizionata in un punto strategico per il traffico marittimo sul Mar Rosso.

 

Secondo quanto comunicato dal portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, gli Houthi hanno colpito truppe, depositi e campi in tre province dello Yemen centrale e orientale dopo aver individuato un concentramento di forze sostenute dall’Arabia Saudita che si apprestavano a un’offensiva.

 

«L’operazione ha provocato la morte e il ferimento di centinaia di mercenari sauditi nemici», ha dichiarato, mettendo in guardia Riad dal procedere a ulteriori «escalation». Le forze governative hanno riconosciuto che alcuni dei loro soldati sono stati uccisi o feriti, senza però indicare numeri precisi.

Reuters ha riportato fonti governative secondo cui almeno 30 soldati sarebbero deceduti.

 

Nel corso della giornata di giovedì, gli Houthi hanno effettuato attacchi nella provincia meridionale saudita di Najran, causando il ferimento di 11 civili, secondo quanto comunicato dall’esercito del Regno.

 

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Le ostilità sono riprese in un contesto di crescenti tensioni interne nello Yemen, tra cui il peggioramento dell’economia, l’aumento del malcontento tribale e le conseguenze umanitarie del blocco imposto dall’Arabia Saudita nel corso dei 12 anni di guerra civile. Hanno inoltre coinciso con l’inasprimento delle tensioni regionali successive al conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, durante il quale gli Houthi hanno espresso il proprio sostegno a Teheran.

 

Durante la guerra tra Israele e Hamas a Gaza, gli Houthi avevano in precedenza lanciato missili contro Israele e preso di mira imbarcazioni nel Mar Rosso, provocando attacchi aerei da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Israele nello Yemen. Gli attacchi dei ribelli si sono interrotti in gran parte dopo che il gruppo ha raggiunto un cessate il fuoco con gli Stati Uniti nel maggio 2025.

 

Da mesi gli Houthi tentano di attivare voli diretti tra Sana’a, la capitale dello Yemen, e Teheran, nonostante l’opposizione del governo sostenuto dall’Arabia Saudita, che ritiene tali collegamenti una violazione dei termini della tregua.

 

Il 3 luglio un aereo della compagnia iraniana Mahan Air è atterrato a Sana’a per la prima volta in oltre un decennio per trasportare una delegazione Houthi ai funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso il primo giorno degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio.

 

Tuttavia, quando lo stesso velivolo ha tentato di rientrare il 13 luglio, le forze sostenute dall’Arabia Saudita hanno colpito la pista. Gli Houthi hanno attribuito la responsabilità a Riyadh e dichiarato terminato il cessate il fuoco. Una settimana dopo, il gruppo ha annunciato un blocco navale dell’Arabia Saudita e da allora ha rivendicato attacchi contro otto navi collegate al Regno.

 

La scorsa settimana la coalizione a guida saudita ha effettuato raid aerei contro postazioni militari Houthi nella provincia yemenita di Hodeidah, presentandoli come risposta agli attacchi del gruppo contro le navi mercantili. I ribelli hanno replicato colpendo gli impianti di Aramco.

 

Il Mar Rosso e il suo accesso meridionale, lo Stretto di Bab al-Mandeb, hanno assunto un ruolo ancora più rilevante come rotta marittima alternativa, poiché lo Stretto di Ormuzzo, che abitualmente gestisce circa un quarto del commercio marittimo di petrolio e GNL, resta in gran parte interdetto a causa del conflitto con l’Iran.

 

Saudi Aramco, il maggiore esportatore di petrolio al mondo, ha dirottato le spedizioni di greggio dallo Stretto ormusno il suo porto di Yanbu sul Mar Rosso, dove i carichi hanno raggiunto una media superiore ai 4 milioni di barili al giorno da giugno, oltre quattro volte il livello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters citando i dati di tracciamento delle petroliere.

 

Poiché il petrolio e i prodotti petroliferi costituiscono oltre tre quarti delle esportazioni dell’Arabia Saudita, un’interruzione di questa cruciale via di esportazione attraverso il Mar Rosso potrebbe risultare disastrosa per il Regno.

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Secondo quanto riportato la scorsa settimana dal quotidiano britannico Guardian, che cita fonti yemenite, Riad starebbe organizzando una vasta offensiva militare via mare e potenzialmente via terra. I movimenti delle truppe suggeriscono che la coalizione sostenuta dall’Arabia Saudita stia concentrando le forze per un possibile attacco al governatorato centrale di Al Bayda, controllato dagli Houthi.

 

Un funzionario saudita ha dichiarato giovedì sera alla CNN che il Regno si stava preparando a «molteplici attacchi coordinati» da parte degli Houthi e delle milizie irachene filo-iraniane.

 

L’escalation rischia ora di riaccendere un conflitto rimasto in gran parte quiescente dal 2022, quando gli Houthi e la coalizione a guida saudita avevano concordato una tregua mediata dalle Nazioni Unite dopo anni di guerra civile e un intervento militare guidato da Riyadh. In caso di una nuova offensiva di ampio respiro, il Pakistan potrebbe eventualmente prestare assistenza all’Arabia Saudita, con la quale mantiene un accordo di cooperazione militare.

 

Dal 2022 gli Houthi hanno consolidato le proprie posizioni difensive e incrementato la produzione nazionale di droni e missili, attività che, secondo i funzionari occidentali, ha beneficiato di un significativo supporto tecnologico iraniano.

 

Il mese scorso Riad ha illustrato i piani per una coalizione di difesa marittima composta da 14 nazioni, destinata a tutelare la navigazione nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden mediante lo scambio di informazioni di intelligence, esercitazioni congiunte e operazioni navali coordinate.

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Israele effettua il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno

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Mercoledì Israele ha attaccato diversi obiettivi nel sud del Libano in quella che è stata definita la campagna di bombardamenti più intensa dall’entrata in vigore del cessate il fuoco all’inizio di giugno. Gli attacchi si sono verificati mentre negoziatori israeliani e libanesi conducevano colloqui mediati dagli Stati Uniti a Roma.   Un uomo è deceduto e altri dodici sono rimasti feriti a Tibnin quando un proiettile israeliano ha colpito il tetto di una sala di preghiera all’interno di un cimitero, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libanese.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno inoltre bombardato Al-Mansouri e in seguito hanno colpito Burj el-Shamali, vicino a Tiro. Le IDF hanno diramato il loro primo ordine di evacuazione dopo circa due mesi.  

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Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi in risposta a «una palese violazione» del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, senza fornire ulteriori dettagli. Mercoledì, diverse testate giornalistiche avevano riferito la morte di due soldati israeliani a seguito di un’esplosione all’interno di un edificio minato nella città libanese di Majdal Zoun.   L’escalation si è verificata mentre, secondo le Nazioni Unite, oltre 820.000 libanesi sfollati a causa di raid aerei e ordini di evacuazione stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.   Il settimo round di colloqui israelo-libanesi è stato interrotto mercoledì pomeriggio su richiesta di Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel e da Al-Monitor.   Secondo i media israeliani, l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha accusato la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso informazioni false alla stampa. I colloqui dovrebbero riprendere giovedì.   L’IDF ha occupato alcune zone del Libano meridionale nell’ambito di quella che definiscono una zona di sicurezza, con l’obiettivo di dissuadere Hezbollah dal lanciare razzi e colpi di mortaio oltre confine.   In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.   Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.   La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».

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 Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported   
 
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