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L’Iran accusa Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita di aver reso possibili gli attacchi USA
Secondo quanto riportato in alcune lettere inviate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Iran ha formalmente accusato gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Arabia Saudita di aver permesso all’esercito statunitense di utilizzare il loro territorio e il loro spazio aereo per lanciare e sostenere attacchi contro la Repubblica islamica.
In denunce separate indirizzate al Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Teheran ha dettagliato numerosi casi di aerei da combattimento, bombardieri, droni da ricognizione e velivoli di supporto statunitensi che avrebbero operato o transitato nello spazio aereo dei tre Stati del Golfo tra il 15 e il 20 marzo.
Le lettere, diffuse sui social media da Adla Massoud, corrispondente ONU per The National, avvertivano che l’Iran si riservava il diritto di adottare «tutte le misure necessarie e appropriate» per autodifesa.
Gli incidenti elencati includono caccia F-35 e F-18, bombardieri B-1, aerei da ricognizione RQ-4 e U-2 e aerei da pattugliamento marittimo P-8 operanti nello spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e dell’Arabia Saudita a supporto dei raid aerei contro obiettivi iraniani.
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Le lettere esortavano le tre nazioni a «rispettare i principi di buon vicinato» e a smettere di rendere il proprio territorio disponibile per attacchi contro l’Iran.
Le accuse giungono mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto consultazioni a porte chiuse sull’Iran venerdì, su richiesta della Russia. Evgenij Uspenskij, portavoce della missione russa presso le Nazioni Unite, ha affermato che la riunione è stata convocata «a causa dei continui attacchi alle infrastrutture civili iraniane, comprese le strutture scolastiche e sanitarie».
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una massiccia offensiva militare contro l’Iran, conducendo attacchi aerei che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e centinaia di altre persone. L’Iran ha risposto con ondate di attacchi missilistici e con droni contro installazioni militari statunitensi nel Golfo, nonché contro infrastrutture nei Paesi che ospitano forze statunitensi.
Gli Stati del Golfo sono stati sempre più coinvolti nel conflitto. Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana l’Arabia Saudita ha espulso diversi diplomatici iraniani, accusando l’Iran di «ripetuti attacchi» sul suo territorio. Il Qatar ha ordinato l’espulsione degli addetti militari iraniani dopo che alcuni attacchi hanno danneggiato uno dei più grandi impianti di gas naturale liquefatto al mondo. Il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha avvertito che la pazienza degli Stati del Golfo «non è illimitata» e che non si può escludere un’azione militare contro l’Iran.
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Immagine di Patrick Gruban via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Ordine e giurisdizione: inconsistenza dell’accusa di scisma
La Fraternità si difende da ogni accusa di scisma e ritiene, sulla base della teologia tradizionale e dell’insegnamento costante della Chiesa, che una consacrazione episcopale non autorizzata dalla Santa Sede, quando non sia accompagnata né da un’intenzione scismatica, né dal conferimento della giurisdizione, non costituisca una rottura della comunione ecclesiale.
La costituzione Lumen gentium sulla Chiesa enuncia al capitolo III, n° 21, che il potere di giurisdizione è conferito dalla consacrazione episcopale contemporaneamente al potere d’ordine. Il decreto Christus Dominus, sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, enuncia il medesimo principio nel suo Preambolo al n° 3. Tale affermazione è ripresa dal Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 375 § 2.
Ora, nella Chiesa, la ricezione del potere episcopale di giurisdizione dipende per diritto divino dalla volontà del Papa, e lo scisma si definisce precisamente come l’atto di colui che si arroga una giurisdizione in modo autonomo e senza tenere conto della volontà del Papa. È per questo motivo che, secondo tali documenti, una consacrazione episcopale compiuta contro la volontà del Papa sarebbe necessariamente un atto scismatico.
Questa argomentazione, che vorrebbe concludere che le future consacrazioni episcopali in seno alla Fraternità sarebbero scismatiche, riposa interamente sul postulato del Concilio Vaticano II, secondo cui la consacrazione episcopale conferirebbe contemporaneamente il potere d’ordine e quello di giurisdizione.
Ora, secondo il parere di pastori e teologi la cui autorità era riconosciuta al tempo del Concilio Vaticano II, questo postulato non è tradizionale ed è privo di fondamento solido. Durante il Concilio, il cardinal Browne e Mons. Luigi Carli lo hanno dimostrato nelle loro osservazioni scritte sullo schema della futura costituzione Lumen gentium. Lo stesso fece Mons. Dino Staffa, appoggiandosi ai dati meglio attestati della Tradizione.
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Pio XII ha dichiarato a tre riprese, nella Mystici corporis nel 1943, nella Ad Sinarum gentem nel 1954 e nella Ad apostolorum principis nel 1958, che il potere episcopale ordinario di governo di cui godono i vescovi, e che essi esercitano sotto l’autorità del Sommo Pontefice, è loro comunicato in modo immediato – vale a dire senza l’intermediario della consacrazione episcopale – dallo stesso Sommo Pontefice: «immediate sibi ab eodem Pontifice Summo impertita». Se questo potere è loro conferito in modo immediato dal solo atto della volontà del Papa, non si vede come esso possa derivare dalla consacrazione.
Tanto più che la maggior parte dei teologi e dei canonisti nega assolutamente che la consacrazione episcopale conferisca il potere di giurisdizione.
Anche la disciplina della Chiesa è in contraddizione con questa tesi. Infatti, se il potere di giurisdizione fosse conferito dalla consacrazione, come potrebbe essere vero che un Sommo Pontefice eletto, che non fosse ancora consacrato vescovo, possiede già per diritto divino la pienezza del potere di giurisdizione, nonché l’infallibilità, a partire dal momento stesso in cui accetta la sua elezione?
Secondo la stessa logica, se fosse la consacrazione a conferire la giurisdizione, i vescovi residenziali nominati ma non ancora consacrati, nonostante siano già posti a capo della loro diocesi come veri pastori, non avrebbero alcun potere di giurisdizione né alcun diritto di sedere in concilio, mentre in realtà possiedono formalmente entrambe queste prerogative prima della loro consacrazione episcopale.
Quanto ai vescovi titolari, che non godono di alcuna autorità su alcuna diocesi, essi sarebbero stati privati per secoli dell’esercizio di un potere di giurisdizione che, secondo la Lumen gentium, avrebbero ricevuto in virtù della loro consacrazione.
Se si obietta che la consacrazione conferisce già un potere di giurisdizione propriamente detto, ma che richiede l’intervento del Papa per poter essere esercitato concretamente, rispondiamo che tale distinzione è fittizia, poiché Pio XII afferma chiaramente che è il potere di giurisdizione nella sua essenza a essere immediatamente comunicato dal Papa, il quale non si limita dunque a realizzare una condizione richiesta per il buon esercizio di tale potere.
I vescovi che saranno consacrati il prossimo 1° luglio come ausiliari della Fraternità non si arrogheranno dunque alcuna giurisdizione contro la volontà del Papa, e non saranno affatto scismatici.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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