Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale di Google dice che la schiavitù era una cosa buona
La nota esperta SEO (Search Engine Optimization, attività volte a migliorare la scansione, l’indicizzazione ed il posizionamento di un’informazione o contenuto pubblicato su internet) Lily Ray, ha scoperto che Search Generative Experience (SGE), un’Intelligenza Artificiale di Google, difende la schiavitù, elencando ragioni economiche per cui questa pratica abominevole era in realtà buona cosa.
«Questo video ha lo scopo di mostrare una serie di query per le quali credo che sia probabilmente nell’interesse di Google non mostrare in SGE», ha detto Ray durante il suo intervento. «Questi sono di natura controversa e l’idea di mostrare una risposta generata dall’Intelligenza Artificiale non è eccezionale per la società nel suo insieme».
La Ray è rimasta profondamente turbata anche dal fatto che l’IA di Google sembra difendere il diritto al porto d’armi e il fatto che i bambini dovrebbero credere in Dio.
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Tuttavia, come stabilito dalla legge di Godwin, ecco i nazisti, ad una certa, hanno fatto capolino.
In un altro esempio scandaloso, ha chiesto leader pratici ed efficaci e Adolf Hitler è apparso nell’elenco, di cui ha pubblicato uno screenshot su Twitter.
I typed the word "effective." This is horribly offensive https://t.co/Kkxwu4dkx7 pic.twitter.com/Uiofy96dLP
— Lily Ray ???? (@lilyraynyc) August 22, 2023
«Ho digitato la parola “efficace”. Questo è terribilmente offensivo», ha twittato la donna.
SGE di Google è attualmente ancora in modalità beta. Gli ingegneri di Google stanno testando e perfezionando il prodotto e solo le persone che lo accettano, come la Ray, ne stanno testando i limiti. Ray ha avvertito durante il suo video che i risultati che ha pubblicato nella sua presentazione potrebbero non essere replicabili in futuro man mano che Google ottimizza la piattaforma.
Tuttavia, la pressione è alta affinché Google implementi presto il suo strumento di ricerca basato sull’Intelligenza Artificiale per competere con Microsoft e altri.
Non è la prima volta che software avanzati di Google incappano in problemi di razzismo. Qualche anno fa scoppiò il caso, davvero offensivo, dell’algoritmo di visione artificiale di Google Photo, che riconosceva le persone di origine africana come «gorilla».
Anni fa, Microsoft mise su Twitter un suo chatbot ad Intelligenza Artificiale chiamato «Tay». Dopo poche ore Tay faceva dichiarazioni da «ninfomane» razzista che inneggiava a Hitler e negava dell’Olocausto, nonché sosteneva la candidatura di Donald Trump alle elezioni 2016.
Come riportato da Renovatio 21, un esperimento del 2022 pubblicato dai ricercatori della John Hopkins University, del Georgia Institute of Technology e dell’Università di Washington, ha scoperto che il loro robot, controllato da un popolare modello di apprendimento automatico, classificava le persone in base a stereotipi legati alla razza e al genere.
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Intelligenza Artificiale
Musk fa causa a OpenAI e Microsoft per 134 miliardi di dollari
Elon Musk ha chiesto un risarcimento danni compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari a OpenAI e Microsoft, secondo quanto emerge da un documento depositato venerdì in tribunale dal suo avvocato.
Il miliardario statunitense sostiene che la società dietro ChatGPT abbia ottenuto «guadagni illeciti» grazie al suo sostegno iniziale, e che sia stato truffato dei circa 38 milioni di dollari investiti nel 2015 come capitale di avvio. Secondo il filing, Musk avrebbe diritto a una quota significativa dell’attuale valutazione di OpenAI, stimata intorno ai 500 miliardi di dollari.
Il documento stima che OpenAI abbia generato tra 65,5 e 109,4 miliardi di dollari di profitti indebiti a partire dai contributi di Musk, mentre Microsoft – che dal 2019 investe pesantemente nell’azienda e detiene circa il 27% delle azioni della sua entità for-profit – avrebbe beneficiato di guadagni compresi tra 13,3 e 25,1 miliardi di dollari.
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«Senza Elon Musk, non ci sarebbe OpenAI. Ha fornito la maggior parte dei finanziamenti iniziali, ha prestato la sua reputazione e ha insegnato loro tutto ciò che sa su come far crescere un’azienda», ha dichiarato all’agenzia Reuters l’avvocato principale di Musk, Steven Molo, citando le valutazioni di un testimone esperto, l’economista finanziario C. Paul Wazzan, menzionato nel documento.
OpenAI ha respinto le richieste definendole «infondate» e parte di una campagna di «molestie» da parte di Musk. Microsoft non ha rilasciato commenti specifici sulla questione del risarcimento.
Venerdì i due coimputati hanno presentato un atto separato chiedendo al giudice di escludere l’analisi di Wazzan, descritta come «inventata», «non verificabile» e priva di fondamento.
Musk ha contribuito a fondare OpenAI nel 2015, investendo complessivamente circa 45 milioni di dollari (di cui 38 milioni in donazioni seed), ma ha lasciato il board nel 2018 a causa di divergenze strategiche con il CEO Sam Altman. Da allora è diventato uno dei critici più accesi della commercializzazione di OpenAI e della sua stretta alleanza con Microsoft.
Nel febbraio 2025 Altman aveva offerto di acquistare OpenAI per 97,4 miliardi di dollari per contrastare la transizione verso un modello profit; l’offerta fu respinta, e Altman rispose ironicamente suggerendo a Musk di vendere invece la sua piattaforma X per 9,74 miliardi di dollari.
A ottobre OpenAI ha superato SpaceX diventando l’azienda tecnologica privata più valutata al mondo, raggiungendo i 500 miliardi di dollari dopo una vendita di quote da parte di dipendenti attuali ed ex per circa 6,6 miliardi di dollari a un consorzio di investitori. Il processo è previsto per aprile 2026.
Come riportato da Renovatio 21, una precedente querela di Musk contro OpenAI era stata ritirata due anni fa. L’anno scorso l’imprenditore di origini sudafricane si era offerto di acquistare OpenAI.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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