Nucleare
Israele ritiene che l’Iran potrebbe recuperare l’uranio arricchito dal sito bombardato dagli USA
Israele ritiene che gli attacchi statunitensi contro i siti nucleari iraniani del mese scorso non abbiano distrutto le scorte di uranio arricchito in una delle strutture, il che significa che Teheran potrebbe essere in grado di recuperare il combustibile nucleare. Lo riporta l’agenzia Associated Press (AP), che cita un alto funzionario israeliano.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva precedentemente affermato che il programma nucleare di Teheran era stato «completamente e totalmente annientato» dopo che gli Stati Uniti si erano uniti agli attacchi israeliani contro l’Iran e avevano bombardato gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan il 22 giugno.
Trump era appoggiato dal direttore della CIA John Ratcliffe, che il mese scorso aveva dichiarato ai legislatori che diversi siti chiave erano stati distrutti e che ci sarebbero voluti anni per ricostruirli. Teheran sostiene che il suo programma nucleare è puramente civile e non mira a creare un’arma.
Secondo le valutazioni israeliane, le scorte di uranio arricchito sepolte in profondità nell’impianto iraniano di Isfahan sono «potenzialmente recuperabili», ha riferito venerdì l’AP.
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Tuttavia, un funzionario di alto rango che ha parlato con l’agenzia di stampa ha sottolineato che accedere al combustibile nucleare sotterraneo «richiederebbe a Teheran uno sforzo di recupero molto arduo».
A differenza delle strutture di Fordow e Natanz, Isfahan non è stata presa di mira dalle bombe americane «bunker-buster» durante l’attacco, ma è stata colpita solo dai missili Tomahawk.
Israele non dà credito nemmeno ai resoconti dei media secondo cui l’Iran avrebbe trasferito il suo uranio arricchito in un luogo sicuro e non divulgato prima degli attacchi statunitensi. Secondo lo Stato ebraico, il combustibile nucleare è rimasto nei tre siti quando sono stati colpiti.
Nello stesso articolo, l’AP ha citato due funzionari anonimi della Defense Threat Reduction Agency (DTRA) statunitense, i quali hanno affermato di non essere ancora a conoscenza se le munizioni GBU-57 Massive Ordnance Penetrator siano state in grado di raggiungere le profondità per cui erano state progettate. La DTRA è stata coinvolta per decenni nella progettazione di bombe «bunker-buster» specificamente destinate a colpire gli impianti nucleari iraniani.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato all’inizio di questa settimana al giornalista statunitense Tucker Carlson che Teheran non è stata finora in grado di accedere ai suoi siti nucleari dopo quelli che ha definito «attacchi illegali» da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo il presidente, era già chiaro che «molti dei macchinari e delle strutture presenti sono stati gravemente danneggiati».
Lunedì, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è offerto di mediare tra Teheran e Washington se le parti accettassero di riprendere i colloqui sul nucleare, interrotti in seguito agli attacchi statunitensi. La Russia aveva precedentemente condannato gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, avvertendo che avrebbero minato significativamente il regime di non proliferazione nucleare.
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Immagine da screenshot da YouTube
Nucleare
Il Pentagono sta elaborando una strategia nucleare in vista di una potenziale guerra con Russia e Cina
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Nucleare
La Cina supera la Francia nel settore dell’energia nucleare e approva la costruzione di altri otto reattori.
Due reattori cinesi hanno raggiunto importanti traguardi di avvio a quattro giorni di distanza l’uno dall’altro, portando la capacità nucleare installata della Cina a 63,98 GWe e superando per la prima volta i 63 GW della Francia. Lo riporta EIRN.
La Cina è ora seconda al mondo, dopo gli Stati Uniti con 96,9 GWe, ed è l’unico dei tre paesi ad aver ampliato la propria capacità.
Il reattore Changjiang 3, sull’isola di Hainan, è stato collegato alla rete il 1° agosto. Si tratta di un Hualong One, il reattore ad acqua pressurizzata di progettazione nazionale, la cui costruzione, iniziata con la posa della prima pietra nel marzo 2021 e conclusa con il collegamento alla rete, è durata cinque anni e cinque mesi. Sono già state approvate per la costruzione altre 37 unità Hualong One.
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Il reattore Taipingling 2, nella provincia del Guangdong, è entrato in funzione il 3 agosto, dopo aver completato la fase dimostrativa. Il 31 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato la costruzione di altre otto unità per un valore di circa 170 miliardi di CNY, pari a circa 25 miliardi di dollari: due a Jinqimen, nello Zhejiang, due a Taipingling, due a Zhuanghe, nel Liaoning, e due a Laiyang, nello Shandong.
Le due unità di Laiyang rappresenteranno il primo progetto standardizzato, costruito in serie, utilizzando il reattore Guohe One, la versione cinese ingrandita del Westinghouse AP1000.
Hainan, una provincia insulare di dieci milioni di abitanti, ha designato l’energia nucleare come principale fonte di elettricità. Nello stesso sito di Changjiang 3 sorge l’unità dimostrativa Linglong One, un piccolo reattore modulare da 125 MWe progettato per la produzione di elettricità, teleriscaldamento, vapore industriale o desalinizzazione dell’acqua di mare, risultando quindi una macchina ideale per quei luoghi privi di elettricità e acqua potabile.
La Repubblica Popolare si sta ponendo come protagonista dell’industria atomica, al punto che ci si chiede se sia in corso il sorpasso nucleare sugli USA.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
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Sempre l’anno passato la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
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Immagine di Petr Pavlicek/IAEA via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Nucleare
L’ondata di calore che sta devastando l’Europa provoca un blocco delle centrali nucleari
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