Spirito
L’élite ostracizza chi si non si converte all’ideologia infernale del globalismo: omelia di mons. Viganò nel Mercoledì delle Ceneri
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nel Mercoledì delle Sacre Ceneri «in capite jejuni».

Maledicta terra in opere tuo
Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri «in capite jejunii»
Maledicta terra in opere tuo:
in laboribus comedes ex ea cunctis diebus vitæ tuæ.
Spinas et tribulos germinabit tibi, et comedes herbam terræ.
In sudore vultus tui vesceris pane,
donec revertaris in terram de qua sumptus es:
quia pulvis es et in pulverem reverteris.
Maledetta sia la terra per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!
Gen 3, 17-19
L’inizio del sacro tempo della Quaresima, che la Santa Chiesa inaugura con l’austerità delle cerimonie e dei paramenti in questo Mercoledì delle Ceneri, era anticamente segnato non solo dalla pratica del digiuno e della penitenza per tutti i fedeli, ma anche dal solenne rito dell’espulsione dei pubblici penitenti fino al Giovedì Santo.
I peccatori colpevoli di delitti particolarmente gravi venivano convocati in Cattedrale al cospetto del Vescovo, rivestiti del cilicio e a piedi scalzi, prima dell’inizio della Messa Pontificale. Il Penitenziere, dinanzi a tutto il popolo, elencava le colpe di ciascun penitente e gli imponeva le Ceneri dicendo: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris: age pænitentiam, ut habeas vitam æternam. n Canonico li aspergeva con l’acqua benedetta e il Vescovo benediceva le vesti penitenziali – il cilicio, appunto – e tutto il Clero recitava i sette Salmi penitenziali e le Litanie.
Alla fine, dopo quattro orazioni, il Vescovo teneva un’omelia, ostendens qualiter Adam propter peccatum ejectus est de paradiso, et multa maledicta in eum congesta sunt; et qualiter ejus exemplo ipsi de Ecclesia ad tempus eijciendi sunt; mostrando in che modo Adamo, a causa del peccato, fu cacciato dal paradiso e su di lui furono riversate molte maledizioni; e in che modo, sul suo esempio, anch’essi [i penitenti] devono essere espulsi temporaneamente dalla Chiesa.
A questo punto, il Vescovo prendeva per mano uno dei penitenti, formando una catena di tutti coloro che venivano espulsi dalla chiesa. E mostrando la propria commozione cum lacrymis diceva: Ecce eijcimini vos hodie a liminibus sanctæ matris Ecclesiæ propter peccata vestra, et scelera vestra, sicut Adam primus homo ejectus est de paradiso propter transgressionem suam. Ecco, oggi siete espulsi dai confini di santa madre Chiesa a causa dei vostri peccati e delle vostre scelleratezze, così come Adamo, il primo uomo, fu cacciato dal paradiso a causa della sua trasgressione. Il coro nel frattempo cantava un’antifona che rievocava le parole del libro della Genesi (Gen 3, 16-19).
Ai penitenti rimasti in ginocchio e in lacrime davanti al portale della Cattedrale, il Vescovo diceva di non disperare della misericordia del Signore, dedicandosi al digiuno, pregando, compiendo pellegrinaggi, donando l’elemosina e facendo buone opere. Li invitava infine a ripresentarsi non prima della mattina del Giovedì Santo. Le porte della chiesa venivano quindi chiuse, prima che iniziasse la Messa.
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Questo rito solenne e severo è rimasto a perpetua memoria nel Pontificale Romano fino all’ultima riforma del 1962, per poi essere cancellato – e non a caso – dalla cosiddetta riforma conciliare. Comprendiamo bene per quale motivo una chiesa che si vuole in dialogo con il mondo e che per questo apre le proprie porte, abbatte le proprie mura e abbassa i propri ponti levatoi, non abbia voluto conservare una cerimonia altamente simbolica e certamente pedagogica.
Dietro la pretestuosa intenzione di accogliere tutti («todos, todos, todos») – un’inclusività che non ha nulla di cattolico – si cela la cancellazione del peccato originale, e con esso la necessità della Redenzione compiuta dal Verbo Incarnato e corrisposta dai fedeli con la penitenza, il digiuno e la preghiera. Secondo questa visione antropocentrica – palesemente ereticale – saremmo tutti salvi, non avremmo mai peccato né in Adamo né da noi stessi, e Dio perdonerebbe tutti, anzi ci amerebbe per come siamo e non ci chiederebbe di cambiare né tantomeno di pentirci o di riparare alle nostre colpe. Inutile dunque sarebbe l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità; inutile la Sua Passione e Morte; inutile la Chiesa, la Messa, i Sacramenti, il Sacerdozio.
Eritis sicut dii (Gen 2, 3), ci ripete la chiesa conciliare e sinodale: sarete come dèi, perché non avete bisogno di espiare nulla, non dovete chiedere perdono per nulla, non dovete essere riconoscenti di nulla a Dio, né grati alla Santa Chiesa per la sua opera di santificazione.
La chiesa conciliare e sinodale giunge a teorizzare, con l’ecumenismo sincretista, che anche adorando una falsa divinità o negando in tutto o in parte le verità della divina Rivelazione, l’uomo possa salvarsi e andare in paradiso. Gli unici che significativamente meritano le punizioni eterne e i rigori della Giustizia divina sarebbero quanti – dinanzi a tale apostasia – continuano a credere ciò che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato. Ad essi si applica con severità la legge canonica che per tutti gli altri è considerata intollerante e obsoleta.
Santa Romana Chiesa, che è Madre e non matrigna, agisce secondo criteri pedagogici dimostratisi ampiamente efficaci. E come la madre saggia priva il figlio disobbediente dei doni che gratuitamente gli ha dato, affinché comprenda in cosa ha mancato e si corregga; così la Chiesa, sull’esempio di Dio con Adamo ed Eva, sapeva punire i pubblici peccatori allontanandoli temporaneamente dalle celebrazioni pubbliche, di cui si erano resi indegni dinanzi alla comunità dei fedeli. Non per abbandonarli a se stessi sulla via della perdizione, ma perché proprio quella privazione di un conforto tangibile ed esteriore li persuadesse a comprendere la gravità delle loro colpe e a ripararle con la preghiera, il digiuno, la penitenza, l’elemosina e le buone opere.
Per loro pregavano i fedeli, memori di quella Comunione dei Santi che unisce nella Carità reciproca le membra del Corpo Mistico al suo Capo. Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!» entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21). Compiere la volontà del Padre è infatti ciò che ci rende meritevoli dell’eternità beata dopo la prova in questa vita terrena: Venga il Tuo regno; sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra (Mt 6, 10).
Il solenne e suggestivo rito quaresimale dell’espulsione dei pubblici penitenti richiama la cacciata dei nostri Progenitori dal Paradiso terrestre, ed è per questo estremamente eloquente e simbolico. Esso ci ricorda che la violazione della Legge di Dio comporta una pena commisurata alla sua gravità, ma ci mostra allo stesso tempo come la Giustizia divina si lasci temperare dalla divina Misericordia.
L’annuncio del Protoevangelo del libro della Genesi addirittura precede la maledizione del Signore: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3, 15). Ritroveremo questa Donna, vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, nel libro dell’Apocalisse (Ap 12, 1), a compimento della promessa della Santissima Trinità. La privazione del Paradiso terrestre – pena della consapevole e sciagurata disobbedienza di Adamo ed Eva che erano già, in qualche modo, simili a dèi grazie ai doni di Dio – non preclude loro né alla loro discendenza la via del ritorno alla Casa del Padre.
La condizione di questo ritorno è tuttavia vincolata alla loro volontà di riparare al peccato commesso, all’umiltà di riconoscersi peccatori e bisognosi di perdono. E questo è possibile non per i loro meriti, ovviamente impotenti dinanzi all’enormità della colpa, ma unendo il proprio pentimento all’opera divina della Redenzione, compiuta dal Nuovo Adamo, Nostro Signore Gesù Cristo, con la cooperazione della Nuova Eva, Maria Santissima, ossia della Semprevergine Madre Immacolata e della sua stirpe.
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Nel mondo contemporaneo – in particolare a decorrere dal Vaticano II – i pubblici peccatori di un tempo sono accolti e incoraggiati nelle loro deviazioni, anche dai papi, da indegnissimi prelati e membri del clero, le cui colpe sono altrettanto pubbliche e di scandalo per i fedeli, indotti a loro volta in peccato. Ma è proprio questo che costituisce l’estrema offesa alla Maestà divina: non tanto e non solo il male commesso, quanto piuttosto la sua negazione, anzi la sua legittimazione e al contempo la condanna del bene che gli si oppone.
Per questo motivo, carissimi fedeli, la terra è ancora oggi maledetta, né potrebbe essere altrimenti. Gli orrori e i crimini esecrandi portati alla luce in questi giorni con la pubblicazione dei files di Jeffrey Epstein gridano vendetta al Cielo, anche per il silenzio che li avvolge e per l’impunità che viene ostentatamente assicurata ai colpevoli.
I nostri cieli irrorati di veleni che si riversano sulle coltivazioni e nelle falde acquifere; le sostanze cancerogene negli alimenti; la distruzione dei raccolti e del bestiame a vantaggio della produzione intensiva delle multinazionali; le malattie provocate da pseudofarmaci volutamente dannosi e sterilizzanti; l’imposizione di «sacrifici» e «penitenze» per la cosiddetta tutela della «casa comune»; il controllo capillare di ogni nostra azione non più sotto lo sguardo di Dio ma sotto l’occhio delle telecamere di sorveglianza: tutti questi scempi la parodia infernale con cui un’élite inebriata di potere e letteralmente assetata di sangue umano vuole sostituirsi a Dio nel legiferare, nel decidere cosa è bene e cosa è male, nel dichiarare i suoi «santi» e i suoi «dannati», nel promulgare i suoi «riti» e le sue «scomuniche». Questa élite ha anche i suoi «pubblici penitenti», ostracizzati dal sistema finché non si convertono all’ideologia infernale del globalismo.
Torniamo al Signore, cari fedeli. Torniamo a Lui in cinere et cilicio, e con noi torni la Chiesa a condannare il peccato e incoraggiare la virtù, senza finzioni e ipocrisie, senza compromessi, senza indulgenze colpevoli che offendono la Giustizia divina e vanificano la divina Misericordia.
Questo è il senso dell’orazione che pronunciava il Vescovo dinanzi ai penitenti vestiti di sacco: Dómine Deus noster, qui offensiónem nostram non vínceris, sed satisfactióne placáris; réspice, quæsumus, ad hos fámulos tuos, qui se tibi peccásse gráviter confiténtur; tuum est enim absolutiónem críminum dare, et véniam præstáre peccántibus, qui dixísti te pœniténtiam malle peccatórum quam mortem: concéde ergo, Dómine, ut tibi pœniténtiæ excúbias célebrent, et corréctis áctibus suis conférri sibi a te sempitérna gáudia gratuléntur. Signore Dio nostro, tu che non sei vinto dalle nostre offese, ma sei placato dalla soddisfazione [penitenziale], guarda, ti preghiamo, a questi tuoi servi, che confessano di aver gravemente peccato contro di te; è tuo infatti donare l’assoluzione dai delitti e concedere il perdono ai peccatori, tu che hai detto di preferire la penitenza del peccatore alla sua morte: concedi dunque, Signore, che celebrino per te le veglie della penitenza e, con la correzione delle loro azioni, si rallegrino di ricevere da te le gioie eterne.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
18 Febbraio MMXXVI
Feria IV Cinerum
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Il cardinale olandese Willem Eijk celebrerà la sua prima messa pubblica tradizionale in latino
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Papa Leone approva il processo di beatificazione del vescovo che ha permesso ai bambini indigeni di toccargli i genitali
Un vescovo definito «missionario» e dichiarato «venerabile», con l’autorizzazione al processo di beatificazione concessa da Papa Leone XIV, ha permesso a un giovane indigeno di toccargli i genitali e ha condiviso il letto nudo con un giovane che in precedenza aveva compiuto «tentativi omosessuali provocatori», come emergono da resoconti pubblicati di recente. Lo riporta LifeSite.
Nel maggio 2025, Leone XIV ha proclamato «venerabile» mons. Alejandro Labaka insieme a suor Inés Arango Velásquez, con la quale aveva collaborato. Il sito InfoCatolica ha di recente messo in evidenza alcuni passaggi inquietanti degli scritti autobiografici di Labaka, nei quali il vescovo descriveva le sue osservazioni sulle pratiche sessuali disordinate del popolo Huaorani in Amazzonia. Particolarmente preoccupante risulta un episodio in cui ammise di essersi lasciato eccitare da giovani indigeni.
Nella Cronaca Huaorani, secondo InfoCatólica, egli raccontò:
«I giovani erano più giocosi che mai, abbondavano di parole e segni che simboleggiavano l’unione dei sessi, permettendo tocchi sui genitali. Questa volta mi infastidirono particolarmente, fino a confermare con clamore che le reazioni maschili sono identiche tra noi e gli Huaorani. In ogni caso, non insistettero né con me né tra di loro in modo da provocare contaminazione. Cercai di non fare drammi e mi sforzai di agire con naturalezza, ridere con loro e dissuaderli dal gioco (CH, 146)».
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Questo incidente fu reso possibile dal fatto che Labaka viveva abitualmente nudo insieme agli Huaorani, per «adattarsi» alla loro cultura. Come spiegò nella stessa Cronaca Huaorani: «Vivevano nudi e anch’io ero spesso nudo come loro». Invece di affrontare il loro nudismo alla luce dell’insegnamento cattolico, che considera l’abbigliamento una salvaguardia necessaria dopo il peccato originale, Labaka sosteneva che gli Huaorani non avessero bisogno di vestiti nella loro «moralità naturale».
«Benedetto il nudismo degli Huaorani, che non hanno bisogno di abiti per salvaguardare le loro norme di moralità naturale!» scrisse Labaka. «Dio ha voluto preservare in questo popolo il modo di vivere, la moralità naturale come nel Paradiso prima del peccato», affermò, arrivando persino a definire la cultura degli Huaorani come una cultura di «straordinaria maturità sessuale».
L’affermazione secondo cui gli Huaorani «non avessero bisogno» di vestiti e vivessero una «moralità come nel Paradiso prima del peccato» contrasta nettamente con la descrizione che lo stesso Labaka fornisce della sperimentazione sessuale regolare e disordinata dei giovani. Egli ricordava infatti nella Cronaca Huaorani:
«Ho osservato la facilità, o meglio la pratica quasi generalizzata come qualcosa di rituale, di eccitarsi tra maschi frequentemente… oltre ad altri giochi dall’aspetto omosessuale nelle loro lunghe riunioni familiari… Partendo dalla loro realtà mi è stato richiesto di fare il bagno con loro o come loro, o alla vista di giovani e bambini, con assoluta naturalezza; eseguendo intenzionalmente la piena toelettatura di un maschio adulto; permettendo di soddisfare la naturale curiosità di toccare e vedere in cosa ci vedono diversi».
Labaka ha inoltre ammesso di essersi «sdraiato nudo» a letto con un giovane che, a suo dire, gli aveva già fatto delle avances omosessuali.
«Peigo (un giovane Huaorani) rimase, a quanto pare, senza amaca e si avvicinò al mio letto. Nei giorni precedenti lo avevo respinto, perché lo temevo a causa dei suoi gesti e dei suoi provocatori tentativi omosessuali. Questa volta avevo un’altra comprensione di “accetta tutto, tranne il peccato” e condividevo il letto sdraiato nudo sotto la stessa zanzariera», scrisse il vescovo.
Padre Dave Nix ha criticato duramente Labaka per aver permesso al giovane di toccargli i genitali, ripubblicando il commento di Chris Jackson sull’elevazione di Labaka da parte di Papa Leone attraverso il processo di canonizzazione.
«Ogni volta che c’è un contatto genitale tra un adulto e un bambino, l’adulto è SEMPRE SEMPRE SEMPRE il predatore, anche se si comporta in modo timido», ha scritto Nix.
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Jackson ha osservato: «Il dovere di evitare lo scandalo non si dissolve perché una cultura ha usanze diverse. Un missionario può imparare una lingua, mangiare ciò che gli viene messo davanti, dormire in una capanna, accettare la povertà, accettare il pericolo, accettare il martirio. Non può santificare condizioni che prevedibilmente invitano al peccato sessuale, soprattutto in presenza di giovani».
«La condotta descritta è scandalosamente disordinata e scandalosa. Il solo raccontarla, scritta come se la ‘difficoltà’ fosse mantenere la compostezza mentre si viene toccati, ne rivela la corruzione… I santi non flirtano con il fuoco chiamando il fumo “inculturazione”».
Questi scritti autobiografici da soli mettono in dubbio se l’opera di Labaka in Amazzonia possa davvero essere definita «missionaria» ed evangelizzatrice. Sempre InfoCatólica ha riferito che in realtà egli non cercava di evangelizzare, ma, come lui stesso affermava, «di ricevere da loro tutti i “semi del Verbo’ nascosti nella sua vita reale e nella sua cultura, dove vive il Dio sconosciuto».
Monsignor Labaka fu assassinato insieme a suor Velásquez dagli indigeni dell’Amazzonia ecuadoriana nel 1987.
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Immagine di Kleverenrique via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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«Chierichette» assistono papa Leone XIV alla sua prima messa pubblica a Roma. Proponiamo una prossima con Maria Elena Boschi
For the first time during his pontificate, Leo XIV is being served by an altar girl.
I’m a big fan of the Adidas sneakers she chose to wear for the occasion. 😎 pic.twitter.com/bCLXCkVX9V — Christopher Hale (@ChristopherHale) February 15, 2026
A better visual of altar girls serving Pope Leo XIV for the first time in his pontificate. (Credit to @christeesee) pic.twitter.com/ICOHbRhTN8
— Christopher Hale (@ChristopherHale) February 15, 2026
Girls should not be altar servers. pic.twitter.com/ukhN08Fa8X
— Sign of the Cross (@CatholicSOTC) February 16, 2026
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