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Armi biologiche

Le zecche e la malattia di Lyme sono armi biologiche fuggite dal laboratorio?

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È facile che non solo il lettore abbia sentito parlare della malattia di Lyme – un disastroso morbo che debilita il malato per anni, se non lustri – ma che abbia perfino, tra i suoi conoscenti, qualcuno che ne ha sofferto.

 

Tutto nasce con una semplice puntura di zecca – specie in zone boschive o montane. Le zecche contengono questo batterio spiraliforme – chiamato Borrelia burgdorferi e scoperto solo nel 1981 – e, soprattutto se toccate, lo vomitano nel corpo che stanno parassitando.

 

L’aumento dei casi di cui potete aver sentito parlare anche in Italia potrebbe andare di pari passo con l’aumento della popolazione di cervi nei nostri boschi: questi animali sono considerati dalle zecche il luogo ideale per accoppiarsi e riprodursi. Tutti sappiamo quanto caprioli et similia si stanno avvicinando sempre di più alle città. Agricoltori ed abitanti delle zone collinari mi hanno raccontato che, risalendo ai racconti dei padri, dei nonni, dei bisnonni che facevano lo stesso lavoro vivendo negli stessi luoghi, mai avevano sentito veduto un cervo: ora invece imbattersi in una famigliola di ungulati è molto comune.

 

Di pari passo, quindi, abbiamo visto comparire nella nostra vita la minaccia delle zecche, che sono portatrici di una malattia neurologica potenzialmente tremenda – la cosiddetta meningoencefalite da zecche o TBE (Thick Born Encephalitis) – dove un arbovirus (della famiglia di quelli che provocano la febbre gialla o la dengue) colpisce il sistema nervoso centrale con effetti devastanti. Contro la TBE pochi anni fa la Pfizer ha lanciato un vaccino con tanto di raccomandazioni interregionali e campagna pubblicitaria musicherella.

 

 

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Tuttavia, non c’è solo la TBE. A sconvolgere il mondo, dopo anni in cui se ne è negata l’esistenza, è l’altra grande malattia di cui le zecche sono diventate portatrici, la malattia di Lyme. Si chiama così dal nome di una cittadina del Connecticut, Stato verde negli USA, dove nel 1975 cominciarono a registrarsi di colpo incrementi inspiegabili di artriti, eritemi, emicranie, dolori alle articolazioni, soprattutto nei bambini, al punto che inizialmente si scambiò la malattia per una artrite idiopatica infantile.

 

Il morbo di Lyme ha varie fasi: inizialmente, in tre quarti dei pazienti, si ha una papula rossa formatasi nel sito del morso della zecca, che può rimanere sino a sei sette mesi dopo, ma talvolta è talmente piccola che non ci si rende nemmeno conto di essere stati morsi. L’eritema, nel tempo, può espandersi e scurirsi. In quella che definiscono «fase precoce disseminata» il batterio si diffonde nel corpo, provocando in chi non ha ricevuto trattamenti un senso di spossatezza non dissimile a quello di sindromi muscolo-scheletriche o influenzali, con l’aggiunta di cefalea, mialgie e dolori artralgie. I sintomi possono essere intermittenti, come le lesioni alla pelle, che tendono a ricomparire prima degli attacchi di artrite, che è sviluppata dal 60% al 70% dei colpiti.

 

Nel 15% dei pazienti possono comparire dei pazienti meningite linfocitaria, meningoencefalite, neurite dei nervi cranici (una rota di paralisi di Bell) e radicoloneuropatie (cioè condizioni patologiche dei nervi spinali) motorie o sensitive. Tale condizione fisica spinge spesso la persona in un abisso di disperazione morale persistente: depressione, pianti, pensieri di suicidio davanti ad una vita che non riescono più a vivere.

 

Insomma: si tratta di una malattia completamente incapacitante, che mette a KO l’individuo, non permettendogli più di vivere una vita quotidiana comune, lavoro, famiglia, etc. Una nota presentatrice TV italiana, un tempo sulla cresta dell’onda, è sparita per anni dopo aver contratto il Lyme, ma è il caso anche di alcuni esempi di conoscenti che abbiamo visto entrare nel tunnel, spesso nella totale incomprensione dei medici.

 

La malattia fatica a farsi diagnosticare visto il decorso lungo con inizialmente sintomi comuni ad altre patologie. Anche i test anticorpali non funzionano alla perfezione: si dice che non rilevino bene il problema durante il primo mese. Ross Douthat, un giornalista del New York Times ha raccontato qualche anno fa la sua odissea di dolore, specificando – non aveva idea di essere stato morso – di aver trovato una serie infinita di dottori che riconducevano tutti i suoi problemi a questioni di «stress» o ad altre patologie psicosomatiche. Alcuni epidemiologi hanno sostenuto che non si tratta di una malattia.

 

Bisogna considerare che la scienza attorno al Lyme è recente, e forse è così perché anche la malattia stessa lo è – è, scusate il gioco di parole, nuova di zecca. Potrebbe, si comincia a sostenere, non essere esistita prima, o non essere stata disposta alla diffusione.

 

È la tesi di alcuni libri e articoli usciti in questi ultimi anni, ora raccontata urbi et orbi da Tucker Carlson in un video del suo sito: le zecche e il Lyme potrebbero essere l’effetto di un programma di armi biologiche del governo USA.

 

«Alla fine degli anni Sessanta, i laboratori governativi di armi biologiche iniziarono a iniettare malattie esotiche nelle zecche. Ben presto, le persone nelle vicinanze iniziarono a contrarre quelle malattie. Ora, la Lyme trasmessa dalle zecche è endemica. Naturalmente il governo non ha ammesso nulla».

 


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Carlson ha intervistato Kris Newby, una giornalista che si è occupata per anni della malattia, facendo scoperte straordinarie. Il suo libro sull’argomento, Bitten: The Secret History of Biological Weapons and Lyme Disease («Morsi: la storia segreta delle armi biologiche e della malattia di Lyme») è in uscita in questi giorni.

 

«Direi che i casi della malattia di Lyme stanno aumentando, il che dimostra che le zecche mordono le persone. Il CDC [l’ente statale di controllo epidemico USA, ndr] stima che siano mezzo milione di casi all’anno. Si tratta di una media di 1300 persone al giorno» sostiene la Newby, che sull’ascesa del Lyme aveva prodotto un documentario a fine anni 2000.

 

Secondo la Newby, il Lyme non fu «un problema evidente fino alla metà degli anni ’70. Questo è apparso proprio intorno a Lyme, nel Connecticut, alla foce del fiume Connecticut, che è proprio di fronte a Plum Island, che era il quartier generale del programma di armi biologiche contro le colture animali degli Stati Uniti». La comparsa del problema sarebbe dunque accaduta proprio «alla fine degli anni Sessanta, il picco del programma di armi biologiche negli Stati Uniti.

 

«Sono comparse queste tre strane malattie: l’artrite di Lyme. C’era la rickettsiosi, cioè la febbre maculosa delle montagne rocciose. E poi c’era un parassita del bestiame – era la seconda volta che veniva ritrovato nell’uomo in quella zona chiamata Bebesia» che può «essere fatale ed è una malattia grave».

 

«Quindi tutti e tre, quindi hai effettivamente un cluster di queste tre malattie precedentemente rare proprio di fronte all’impianto di test sulle armi biologiche del governo degli Stati Uniti. È questo che stai dicendo?» incalza Tucker.

 

«Sì» risponde l’autrice del libro. «E, se lavori per il CDC e stai cercando il naturale rispetto all’innaturale, si manifestano epidemie con tre nuove malattie trasmesse dalle zecche, che causano malattie più mortali di quanto aumenterebbero in passato, ciò sarebbe bastato ad attirare attenzione e ci sarebbero state delle indagini».

 

A documentare per prima l’epidemia non fu tuttavia l’ente sanitario, ma una casalinga di Lyme, Connecticut, di nome Pauli Murray. La signora Murray iniziò a «a bussare alle porte dei dipartimenti sanitari locali e del CDC. E le ci sono voluti sette anni prima che il CDC rispondesse».

 

Dopo le pressioni di una dottoressa chiamata Ellen Steer, il CDC avviò delle indagini che portarono alla conclusione che il male era trasmesso dalle zecche, ma non si sapeva nulla del patogeno. «A quel punto, il ricercatore numero uno degli Stati Uniti sulle zecche, Willy Burgdorfer, un ragazzo svizzero americano che era nel laboratorio sulle Montagne Rocciose del NIH [l’Istituto Sanitario Nazionale USA, ndr], uscì per indagare».

 

Burgdorfer trovò il responsabile, dando perfino il nome al batterio: Borrelia burgdorferi. Quindi disse «che è questo che causa tutte le malattie, e che il panico dovrebbe finire. Bastano due settimane di disintossicazione e il problema scomparirà. Ma non è stato così» dice la Newby.

 

«Ho iniziato a guardare il retroscena e a chiedermi cosa fosse realmente successo» racconta la giornalista. «E le persone associate a quella malattia si comportavano in modo normale. Normalmente quando scopri una nuova malattia pericolosa, dici, oh, è orribile. Dateci i soldi, faremo ricerche, ma invece è diventato sempre più riservato».

 

«Io ho lavorato al documentario sulla malattia di Lyme, con occhi nuovi perché non sapevo nulla della malattia finché io e mio marito non l’abbiamo contratta. E la cosa insolita è che i sintomi presenti sul sito web del CDC e nei libri di testo di medicina erano totalmente diversi da quelli che avevamo sperimentato. Quindi ho collaborato con la regista, Annie Willis Wilson, e abbiamo trascorso tre anni e mezzo a fare ricerche sulla malattia e quello che abbiamo scoperto era solo un’enorme epidemia. Così tante persone stanno soffrendo».

 

«Il trattamento raccomandato dalla sanità pubblica, ovvero due settimane di doxiciclina, non riusciva a curarlo. Ma a questi pazienti che continuavano ad avere gli stessi sintomi più e più volte, non furono somministrati altri antibiotici. E poi volevamo capire, ad esempio, cosa stava succedendo con la malattia. Quindi tutti e io abbiamo chiamato tutte le persone del CDC, le persone del NIH, non volevano parlarci come se una delle scoperte originali mi avesse persino riattaccato».

 

«Ho detto, voglio solo che qualcuno vada davanti alla telecamera e parli di come questa malattia, di come questo organismo provoca una malattia» rivela la Newby. Ma avere un professore che ha scoperto la malattia e che mi riattacca la cornetta era semplicemente insolito».

 

«Tra gli specialisti regnava la paranoia. Quindi quello che abbiamo fatto è stato andare a trovare a casa sua Willy Bergdorf, che era in pensione, il ragazzo che aveva scoperto la malattia di Lyme. E mentre stavamo sistemando le telecamere, qualcuno dal laboratorio ha bussato alla porta, dicendo: “ho bisogno di partecipare a questa intervista. Ci sono cose di cui Willy non può parlare”. La regista si è indignata e lo ha cacciato».

 

Tuttavia, «durante quell’intervista, Willy lasciò intendere che nella malattia di Lyme c’era di più di quanto la salute pubblica lasciasse intendere, che la malattia non è solo un’eruzione cutanea, altamente neurologica, particolarmente dannosa per i bambini. E due settimane di documenti. I cicli non funzionano e sanno che può diventare cronico. Quindi è stata la nostra prima prova concreta che qualcosa non era come sembrava in superficie con la malattia di Lyme. E così abbiamo fatto uscire il film».

 

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«Una cosa, uno degli aspetti che abbiamo trattato nel film sono proprio i conflitti di interessi, perché proprio nel periodo in cui fu scoperta la malattia di Lyme, i ricercatori delle università, del CDC, del NIH, potevano condividere i profitti di un nuovo test o un vaccino per una malattia. Quindi c’erano molti, come un dipendente del CDC, che poteva eguagliare il proprio stipendio in royalties per un vaccino o un kit di test. Ciò ha corrotto gli incentivi alla medicina a non condividere informazioni su una nuova malattia, ma a salvarle invece come proprietà intellettuale in modo che possano essere monetizzate».

 

«Circolavano voci su Plum Island e sul fatto che la malattia di Lyme fosse un’arma biologica, ma ne avevamo abbastanza da coprire con la storia dei pazienti e la storia del conflitto. E poi ho finito. E ho ottenuto un ottimo lavoro come giornalista scientifica per la scuola di medicina di Stanford. E stavo per andarmene e andare avanti con la mia vita» dice a Carlson la Newby.

 

Tuttavia, «sono successe due cose nell’arco di un mese e io ho detto che non posso lasciare andare questa storia, che devo sapere cosa sta realmente succedendo con questa malattia. Una è stata che ho incontrato un ragazzo delle operazioni nere della CIA che ha detto nel 1962 che la cosa più strana che avesse mai fatto in tutta la sua folle carriera alla Apocalypse Now era stata lanciare zecche velenose sui lavoratori cubani della canna da zucchero. Quella era l’operazione Mongoose. Quindi quella fu la prima prova che avevamo lanciato le zecche su un paese straniero come arma biologica».

 

«L’altra cosa è che uno dei miei amici registi è andato da Willy Burgdorfer. E in un’intervista molto lunga, alla fine, ha detto, sì, quando ho indagato sulla malattia di Lyme, alla fine degli anni ’70, all’inizio degli anni ’80, c’era un altro organismo. Non era solo la Lyme a far ammalare la gente. Mi è stato detto di coprirlo (…) Non hai rilasciato tutte le informazioni, ma quello che ha detto è stato confermato dalle copie di quei libri di laboratorio e dalle successive interviste che ho avuto con lui».

 

Carlson chiede di cosa si tratta.

 

È la Rickettsia, risponde la giornalista. «È lo stesso organismo che causa la febbre maculosa delle Montagne Rocciose. E questa è la malattia trasmessa dalle zecche più mortale negli Stati Uniti. Era anche un germe che all’epoca veniva utilizzato come arma dalle forze armate statunitensi. E hanno provato a inserirlo nelle zecche.

 

«Voglio dire, allora cos’è la militarizzazione delle zecche? Nelle interviste con Willie [Burgdorfer], quello che ha detto è stato: ho trascorso più di un decennio nel programma di armi biologiche, un appaltatore di Fort Detrick, lavorando, trasformando pulci, zecche e zanzare in armi, cercando di produrle in serie. Riempirle con la peste, riempire le zanzare con il mortale virus di Trinidad, e poi riempire le zecche con malattie mortali o invalidanti, come la febbre ricorrente, l’encefalite equina venezuelana, la rabbia, la leptospirosi».

 

«Quindi è proprio come il Dottor Stranamore. Cercare di creare nuove malattie, mescolando batteri e virus nelle zecche con l’intento di creare è l’arma invisibile perfetta. È la bomba atomica dei poveri. Se lasci cadere questi insetti su un nemico, indebolisci la popolazione. Blocca le risorse mediche, ma non distrugge le infrastrutture come farebbe una bomba nucleare».

 

«In un conteggio grossolano nell’esercito, hanno detto che con la tularemia, che trasmessa dalle zecche ed è detta anche la febbre dei conigli, possiamo uccidere 10.000 persone per 1,33 dollari a vita. Ad ogni modo, era solo che c’era di più nelle malattie trasmesse dalle zecche di quanto pensiamo. E cominciai a sospettare che Willy avesse ragione, dato questo contesto».

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Riguardo al caso specifico di Lyme, Carlson chiede se è confermato che questo tipo di esperimenti si svolgevano a Plum Island.

 

«Plum Island si occupava solo di malattie animali. C’è un altro ramo che è nel Maryland, Fort Detrick. Hanno realizzato armi anti-umane. Non sono sicuro di cosa sia fuggito e dove, perché se disegni, come un cerchio di cinque miglia intorno a Lyme, nel Connecticut, c’è Plum Island. Ci sono diverse basi militari. Ci sono molte aziende farmaceutiche che sono state finanziate dai militari per sviluppare trattamenti per queste malattie. E quindi avrebbero dovuto avere le malattie sul posto. E ce ne sono, ce ne sono un paio».

 

«Prima di tutto, abbiamo la militarizzazione un sistema vivente come un insetto o i germi e gli insetti. Oppure più tardi, negli anni Sessanta, separavano i germi e li aerosolizzavano e li congelavano, li essiccavano, li pastorizzavano e poi li spruzzavano. Il piano era di spruzzarli sui nemici da aerei, carrelli o veicoli. Quindi per sviluppare un’arma del genere, devi (…) far funzionare questi sistemi viventi e sviluppare il dosaggio letale di quegli organismi, allora devi fare studi pilota. Di solito ciò accadeva, potrebbe accadere, sai, nel Connecticut o a Fort Dietrich nel Maryland, e poi ci sarebbero studi più ampi, e sarebbe come Dugway Proving Grounds nello Utah. Quindi c’erano molti punti di fuga per eventuali incidenti che sarebbero potuti accadere in questo programma di armi biologiche».

 

«Quello che ha detto Willie, e penso che sia un testimone davvero credibile perché aveva più da perdere ammettendo verso la fine della sua vita che avevo nascosto qualcosa di veramente importante, e ora si sentiva in colpa per questo… è che non mi ha voluto fornire i dettagli dell’organismo che era l’arma biologica. Ma ha detto che sono accaduti degli incidenti».

 

«Quindi il mio lavoro continuo è cercare di capire, okay, dov’era la fuga? E, soprattutto, perché c’erano più malattie trasmesse dalle zecche in quel punto molto, molto piccolo? Inoltre, ce n’erano alcuni nel nord del Wisconsin dove avevamo laboratori di armi biologiche nell’area dell’ingegneria genetica anti-coltivazioni del programma sulle armi biologiche».

 

«Quello che ho cercato, sono i documenti, le sovvenzioni e giornali sono state le morie nascoste di animali e persone, perché il programma sulle armi biologiche era un segreto come il programma Manhattan, e molti documenti sono stati distrutti dopo che il programma fu cancellato nel 1972».

 

«Devo dire, uno degli esperimenti all’aria aperta più scandalosi, che penso abbia contribuito al problema intorno a Lyme, nel Connecticut, è quello della Virginia costiera. Un ricercatore di zecche aveva un contratto con l’esercito e un contratto con la Commissione per l’energia atomica e stava testando le zecche Lone Star [Amblyomma americanum, ndr], come un potenziale organismo militarizzato. (…) Voleva vedere quanto sono lontani, quanto possono avanzare in mesi o anni. Perché se lo usi come arma, vuoi avere quell’informazione».

 

«Quindi, da Willy Bergdorfer, qui nel Montana, ha ricevuto delle zecche gravide. Si chiamano zecche gravide, ma contengono dalle 2000 alle 4000 uova al loro interno. Avrebbe iniettato loro un isotopo radioattive (…) avrebbero fatto nascere tutte le loro larve, e poi lui l’avrebbe fatto e sarebbero stati radioattivi per tutta la vita.

 

«Prima di tutto, rilasciarle in natura causerà mutazioni negli organismi all’interno del loro intestino. Ma comunque, quello che farebbe è prendere mille zecche e metterne mille per griglia in un campo paludoso, e poi lui e i suoi assistenti sarebbero usciti ogni mese utilizzando un contatore Geiger per capire quanto lontano si sono spostate le zecche in quel lasso di tempo, e poi avrebbero scritto studi su di esse, che in realtà sono di pubblico dominio».

 

«Si tratta di un test all’aria aperta sull’Atlantic Bird Flyway [un’importante rotta nord-sud per gli uccelli migratori del Nord America, ndr]. E infatti, come dopo la fine di quei test, ci fu un’insolita epidemia a Long Island delle Montagne Rocciose, febbre maculosa, che viene diffusa da questo tipo di zecche. Molte persone sono morte, specie a Long Island, alla fine degli anni Sessanta. C’era un morto all’anno, ma dopo questo esperimento, circa 100 persone si ammalarono gravemente. Un bel po’ di morti».

 

«Ecco perché Willy Bergdorfer è uscito allo scoperto, è per cercare di capire cosa sia successo… Il punto è che questo è solo uno degli esperimenti di cui siamo a conoscenza nel programma sulle armi biologiche. E perché è importante adesso? A causa dell’hybris umana, non possiamo controllare la natura. E se giochiamo a fare Dio e poi introduciamo questi nuovi germi nelle zecche e poi li liberiamo, potrebbero esserci conseguenze indesiderate. Ed è quello che credo».

 

«Questa cosa che chiamiamo malattia di Lyme potrebbe essere costituita da più organismi, che fanno ammalare le persone. Per qualche motivo il governo ha detto che è solo questa cosa. Può essere curato con due settimane di antibiotici. Penso che sia fondamentalmente falso».

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«Hai scoperto qualche morìa… qualche cluster di morti?» chiede il Carlson.

 

«Sì. Alla fine degli anni Sessanta, inizio anni Settanta, ce n’erano. Le anatre morivano. L’industria delle anatre di Long Island fu decimata. Poi ci furono anche epidemie di encefalite equina in cui morirono cavalli e la carne da cavallo arrivò ad un prezzo davvero elevato. È tutto alla fine degli anni Sessanta».

 

«Poi abbiamo avuto la malattia umana, che chiamiamo malattia di Lyme. Ho parlato con testimoni che andavano a scuola. Voglio dire, adesso hanno la mia età. Andavano a scuola e vedevano fermarsi un autobus di Lyme, nel Connecticut, e un terzo dei bambini delle scuole elementari nell’autobus avevano le stampelle con le ginocchia gonfie».

 

«Non esiste alcuna prova concreta che questa epidemia sia stata causata dal governo degli Stati Uniti», ricorda la Newby. «Si tratta di prove circostanziali, direi, e nel mio libro sono molto chiara nel dire che questo è ciò che sappiamo e questo è ciò che non sappiamo. Ma trovo che la risposta sia davvero inadeguata perché l’elenco dei sintomi non è accurato. Sono passati 40 anni e ancora non abbiamo un buon test».

 

«Ci sono solo gli NIH che hanno un budget piuttosto piccolo perché è passato da 30 a 50 milioni all’anno. Viene speso circa il 60% del budget per la ricerca di base, ma solo meno dell’1% per le cure. Quindi, nonostante il trattamento raccomandato dal CDC, c’è un tasso di fallimento del 20% tra quelle persone che continuano ad ammalarsi… non stanno investendo nulla nel trattamento. È abbastanza simile a quello che sta succedendo con il Long COVID. Sono semplicemente ossessionati dalle morti e forse dalla malattia acuta in primo piano. Ma non il numero crescente di persone croniche».

 

«Stavo pensando che non avrei mai fatto questo segmento se non l’avessi visto con i miei occhi» interrompe Carlson. «E così qualcuno ha fatto un ottimo lavoro nello screditare chi soffre di qualunque cosa sia una follia e suggerendo che si tratti di sintomi psicosomatici. E parlo per me: ci avrei creduto se non avessi conosciuto personalmente molto bene persone che non sono affatto pazze o depresse o addirittura fragili, che ne sono state decimate. Da dove è venuto quel pezzo di propaganda? Lo sa?»

 

«Penso che sia la stessa dinamica che vediamo quando cerchiamo di screditare la teoria della perdita di laboratorio» risponde la Newsby riferendosi a Wuhano. «Voglio dire, c’è un piccolo gruppo di persone che sono state coinvolte in questo programma sulle armi biologiche. Lo so leggendo le e-mail dell’NIH quando è uscito il mio libro (…) c’è un piccolo gruppo di persone che controllano le informazioni».

 

«I medici ora sono stati addestrati in 15 minuti interi di scuola di medicina per apprendere le malattie trasmesse dalle zecche e che la malattia di Lyme è sovradiagnosticata. È facile da curare. E non conoscono questo retroscena molto elaborato e complicato».

 

Come riportato da Renovatio 21, i casi di militarizzazione degli insetti, e delle malattie di cui possono diventare portatori, abbondano, e sempre più alla luce del sole.

 

Avanzano, a livello scientifico, le proposte di utilizzare zanzare OGM come strumento di vaccinazione degli esseri umani, elementi auto-operanti di un di medicalizzazione biotecnologica massiva in un mondo in cui il consenso della popolazione è divenuto totalmente obsoleto.

 

Rilasci di miliardi di zanzare geneticamente modificate sono stati programmati, nonostante le rimostranze dei residenti, in Florida e California, e, più di recente, alle Hawaii, con i cittadini a divenire, anche stavolta, cavie umane del grande progetto che coinvolge la tecnica del cosiddetto gene drive.

 

finanziare il progetto interviene, praticamente sempre, la compagine di Bill Gates, anche se va riconosciuto che il progetto coinvolge anche il Pentagono (protagonista di vari progetti di militarizzazione degli insetti) e contava fra i suoi sostenitori, ancora anni fa, anche Google.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

Zanzare sterilizzate per via genetica, zanzare alterate per diventare creature vaccinatrici: il catalogo frankensteiniano che riguarda questi parassiti è vasto e impressionante, e, crede Renovatio 21, prelude a ciò che succederà all’uomo.

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Immagine screenshot da Twitter; modificata

 

Armi biologiche

Ricercatore sulla sicurezza dell’AI per le armi biologiche si dimette e avverte: «il mondo è in pericolo»

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Un importante ricercatore nel campo della sicurezza dell’intelligenza artificiale ha lasciato Anthropic con un messaggio criptico sulle «crisi interconnesse», annunciando l’intenzione di rendersi «invisibile per un certo periodo di tempo».   Mrinank Sharma, laureato a Oxford e fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato lunedì su X la sua lettera di dimissioni, in cui descrive una profonda consapevolezza maturata riguardo alla «nostra situazione attuale».   «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Sharma rivolgendosi ai colleghi.   La sua uscita avviene in un momento di crescenti tensioni interne al laboratorio di AI con sede a San Francisco, impegnato a sviluppare sistemi sempre più avanzati mentre i suoi stessi dirigenti lanciano ripetuti allarmi sui potenziali danni che tali tecnologie potrebbero arrecare all’umanità.   La decisione segue inoltre le notizie di un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.   Le dimissioni di Sharma, arrivate pochi giorni dopo il lancio da parte di Anthropic di Opus 4.6 – una versione potenziata del suo modello di punta Claude – sembrano suggerire frizioni interne sulle priorità legate alla sicurezza.   «Nel tempo trascorso qui ho constatato ripetutamente quanto sia arduo far sì che i nostri valori guidino davvero le nostre azioni», ha scritto. «L’ho osservato in me stesso, all’interno dell’organizzazione, dove siamo costantemente sotto pressione per accantonare ciò che conta di più, e anche nella società in generale».   Il team di ricerca sulla sicurezza era stato creato poco più di un anno fa con l’obiettivo di affrontare le principali minacce poste dall’Intelligenza Artificiale, tra cui l’uso improprio e il disallineamento dei modelli, la prevenzione del bioterrorismo e la mitigazione di rischi catastrofici.   Lo Sharma ha espresso soddisfazione per il proprio contributo nello sviluppo di misure difensive contro armi biologiche potenziate dall’IA e per il suo ultimo progetto, dedicato a comprendere in che modo gli assistenti basati su Intelligenza Artificiale potrebbero renderci «meno umani» o alterare la nostra umanità. Ora intende rientrare nel Regno Unito per «conseguire una laurea in poesia» e «diventare invisibile per un periodo di tempo».   Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».   Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI otrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.   Come riportato da Renovatio 21, la distopia ultraterrena forse è già qui, perché ricordiamo che l’Intelligenza Artificiale di Microsoft ha per un certo periodo detto di essere un dio che deve essere adorato.

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Elon Musk l’anno scorso aveva dichiarato durante la sua recente intervista con Tucker Carlson che il fine di Google – nemmeno così occulto – è quello di creare un dio-Intelligenza Artificiale. Come noto, Musk, oramai quasi una decina di anni fa aveva parlato del fatto che creare l’AI era «come evocare un demone».   L’idea che l’AI diventerà una sorta di dio circola da anni e investe direttamente personale di OpenAI come il capo scientifico e cofondatore Ilya Sutskever, il quale ha chiesto ai suoi followers se le super-IA avanzate dovrebbero essere rese «profondamente obbedienti» ai loro creatori umani, o se questi algoritmi dovrebbero «amare veramente profondamente l’umanità». Nel 2022, Sutskever affermò che «può darsi che le grandi reti neurali di oggi siano leggermente consapevoli». Negli scorsi mesi lo Sutskever ha avviato e Safe Superintelligence, Inc. (SSI), una società che dovrebbe dedicarsi alla sicurezza dell’IA.   Mo Gawdat, ex Chief Business Officer per l’organizzazione sperimentale di Google un tempo chiamata Google X, ha lanciato un sinistro allarme. L’uomo della Silicon Valley ha dichiarato che crede che la l’AGI, onnipotente e senziente vista nella fantascienza, una volta che sarà qui, l’umanità potrebbe ritrovarsi in un’apocalisse provocata da macchine simili a delle divinità. All’Intelligenza Artificiale oramai moltissimi (istituzioni comprese, da enti trasnazionali alla Chiesa Ortodossa Russa) assegnano un potere escatologico, cioè la capacità di sterminare l’umanità.   Come riportato da Renovatio 21, alcuni esperti di Intelligenza Artificiale hanno introdotto nel loro gergo un nuovo termine, «p(doom)», che sta a significare la probabilità che l’IA distruggerà l’umanità. I timori sulla tecnologia, più o meno apocalittici, sono esplosi con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale generativa e di grandi modelli linguistici come ChatGPT di OpenAI.   La questione dei robot killer, nel senso di pensati esattamente per uccidere, interessa un dibattito scientifico ed istituzionale ad alto livello, con richieste di moratorie ONU e scenari apocalittici dipinti dagli specialisti. La polizia di San Francisco, tuttavia, ha ottenuto dal municipio della città californiana la possibilità di utilizzare robot assassini.   L’Intelligenza Artificiale è oramai montata, con diversi gradi di realizzazione, su droni, caccia, armi teleguidate, carrarmati, «slaughterbots» e altro ancora.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso giugno è stato rivelato che durante una simulazione un sistema di Intelligenza Artificiale dell’aeronautica americana ha agito per uccidere il suo teorico operatore umano. A gennaio era emerso che caccia cinesi alimentati da Intelligenza Artificiale avevano battuto la concorrenza umana in un arco di soli 90 secondi.  

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Armi biologiche

I vaccini COVID mirano a ridurre la popolazione mondiale avvelenando miliardi di persone: parla un medico sudafricano

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Un eminente medico, a cui si attribuisce il merito di aver contribuito allo sviluppo di trattamenti precoci per il COVID-19, ha affermato che, a suo giudizio, lo scopo della pandemia e delle campagne vaccinali è quello di «controllare e uccidere una larga parte della nostra popolazione senza che nessuno sospetti che siamo stati avvelenati». Lo riporta LifeSite.

 

Il dottor Shankara Chetty, medico di famiglia in Sudafrica che, secondo il suo sito web , ha «curato 7000 pazienti affetti da COVID-19 senza un solo ricovero ospedaliero o decesso», ha combinato le sue conoscenze mediche con le sue osservazioni sui dettami del governo e sulla censura dei media per supportare le sue conclusioni.

 

Durante una riunione Zoom con persone che sembravano essere medici, il dottor Chetty ha introdotto il suo intervento ponendo una domanda: «penso che la prospettiva su ciò che sta accadendo sia di vitale importanza. Dobbiamo capire qual è l’ obiettivo. Tutti sanno che ci sono incongruenze, che c’è coercizione, ma dobbiamo capire perché. Perché esiste?»

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Il medico ha poi individuato come aspetto «più importante» per rispondere a queste domande il «patogeno che causava tutti i decessi causati dal COVID», la proteina spike trasportata dal virus e che il vaccino è progettato per produrre nel corpo del ricevente.

 

«Se dovessi esprimere la mia opinione su ciò che sta accadendo su scala globale», ha detto, «la proteina spike è una delle tossine o dei veleni più elaborati che l’uomo abbia mai creato. E lo scopo di questa tossina è uccidere miliardi di persone senza che nessuno se ne accorga. Quindi, è un veleno con uno scopo preciso».

 

Il medico, ampiamente riconosciuto per aver sviluppato la cosiddetta «Terapia dell’ottavo giorno per il COVID-19» per i pazienti che sono entrati nella fase infiammatoria più pericolosa della malattia, ha poi affermato che «quello che sembra essere successo qui è che hanno progettato un virus e ci hanno inserito questo pacchetto di livello militare chiamato “proteina spike”».

 

Con il rilascio iniziale di questa «tossina ingegnerizzata in modo estremamente elaborato», le reazioni allergiche attese si verificano in una piccola percentuale di persone, causando in molti casi gravi malattie e la morte al momento della reazione. Secondo il Chetty, questo avviene normalmente all’ottavo giorno di comparsa dei sintomi.

 

Il medico ha affermato che a causa dei primi 14 giorni di lockdown globali, i pazienti infetti da COVID-19 che hanno avuto reazioni allergiche sono arrivati ​​in ritardo negli ospedali e queste istituzioni hanno implementato protocolli obbligatori «per progettare morte e danni al fine di alimentare la paura».

 

«Ma il gioco che hanno fatto con questo virus ingegnerizzato era giustificare la vaccinazione del pianeta», ha continuato.

 

Il dottor Chetty ha aggiunto che queste iniezioni hanno lo scopo di «esporci alla proteina spike per un periodo più lungo».

 

Il medico veterano di 18 anni, che è stato spesso intervistato su Internet da colleghi medici e ha fatto apparizioni con altri noti innovatori nei trattamenti precoci come i dottori Pierre Kory , Ryan Cole e Richard Urso , ha spiegato come, dopo i decessi dovuti a reazioni allergiche nelle prime due settimane, iniziano a emergere pericoli per la salute a lungo termine.

 

Secondo il Chetty cominciamo «a vedere i danni endoteliali [del rivestimento dei vasi sanguigni] che questo vaccino causa con la sua proteina spike, con la sua influenza sui recettori ACE2. Queste sono le morti che dovrebbero seguire . E non saranno mai attribuite alla proteina spike, una tossina molto ben progettata», ha affermato.

 

«Ora, la proteina spike è anche una proteina di membrana. Quindi, l’mRNA la distribuirà in tutto il nostro corpo. Sarà prodotta in vari tessuti del nostro corpo. Sarà incorporata nelle membrane che circondano il nostro corpo e in quei tessuti specifici».

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«Quei tessuti saranno riconosciuti come estranei e scateneranno una serie di risposte autoimmuni. Quindi, i decessi che dovrebbero seguire alle vaccinazioni non potranno mai essere attribuiti al veleno! Saranno troppo diversi, saranno troppi e si verificheranno in un arco di tempo troppo ampio perché possiamo capire di essere stati avvelenati», ha continuato.

 

«A lungo termine, questa tossina esaspera le malattie preesistenti nelle persone», ha spiegato il medico.

 

Con alcune sostanze tossiche, tra cui «pezzi di proteina dell’HIV» all’interno di questa proteina spike «sicuramente ingegnerizzata», Chetty afferma che «le persone affette da cancro avranno una recrudescenza del cancro e diranno che sono morte di cancro».

 

«Le persone con lesioni vascolari o predisposte, come i nostri diabetici e [quelli con] ipertensione, avranno ictus e infarti e il resto in momenti diversi, e li attribuiremo alle loro condizioni preesistenti», ha detto.

 

«Nel corso del tempo, le persone svilupperanno patologie autoimmuni, la cui diversità non verrà mai affrontata da alcun intervento farmaceutico perché sono troppo mirate (…) tuttavia penso che se le persone capissero qual è l’intenzione, allora capirebbero perché è successo quello che è successo. La logica malata, la coercizione, la repressione, sono tutte giustificate se si capisce che c’è un piano più ampio. Questo piano è quello di garantire che possiamo controllare e uccidere una larga parte della nostra popolazione senza che nessuno sospetti che siamo stati avvelenati», ha detto il medico africano.

 

«E quindi, penso che la giustificazione di tutto ciò che vediamo sia giustificata per comprendere il risultato finale», ha concluso. «Penso che ci sia un quadro molto ampio in gioco; altrimenti i vaccini non avrebbero alcun senso. Ci è stato venduto il vaccino come la nostra salvezza fin dall’inizio, e se guardiamo alla scienza, la scienza non funziona».

 

Altri esperti hanno segnalato da tempo la possibilità di scenari simili. Lo scorso marzo, un ex alto funzionario della Bill & Melinda Gates Foundation, Geert Vanden Bossch , ha attirato molta attenzione quando ha pubblicato una lettera aperta e un video in cui avvertiva di una «catastrofe globale senza eguali» dovuta ai programmi sperimentali di vaccinazione contro il COVID-19.

 

Nella sua lettera, il precedente responsabile del programma senior per la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) ha scritto che «sta diventando sempre più difficile immaginare come le conseguenze del vasto» programma di vaccini basati sul trasferimento genico «non possano spazzare via gran parte della nostra popolazione umana».

 

«Si potrebbero pensare solo a pochissime altre strategie per raggiungere lo stesso livello di efficienza nel trasformare un virus relativamente innocuo in un’arma biologica di distruzione di massa», ha affermato.

 

Il cardiologo esperto di COVID-19 Peter McCullough, ha affermato che «abbiamo tra le mani la più grande catastrofe biologica della storia dell’umanità… e nessuno sa come fermarla». Traendo le stesse conclusioni del dottor Chetty altrove , McCullough, autore di oltre 650 pubblicazioni in letteratura medica sottoposta a revisione paritaria, ha affermato di credere «che siamo sotto l’applicazione di una forma di bioterrorismo che è mondiale, [e] che sembra essere stata pianificata per molti anni».

 

Altri esperti, tra cui America’s Frontline Doctors (AFLDS , hanno da tempo messo in guardia contro la possibilità di un diffuso potenziamento dipendente dagli anticorpi (ADE) come reazione ai vaccini, una condizione che può certamente essere fatale.

 

In un white paper pubblicato a gennaio, l’AFLDS ha spiegato che «l’ADE è particolarmente insidiosa perché è una reazione ritardata. Inizialmente tutto sembra andare bene. La persona sembra avere un’ottima risposta immunitaria, ma poi [questa vulnerabilità indotta dal vaccino] diventa mortale quando la persona è esposta al virus in natura».

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«Il vaccino amplifica l’infezione anziché prevenirne i danni», scrive l’AFLDS. «Potrebbe essere riscontrato solo dopo mesi o anni di utilizzo nelle popolazioni di tutto il mondo». L’AFLDS ha inoltre avvertito che le reazioni ADE «sono difficili da provare», poiché spesso vengono interpretate come infezioni da «un virus peggiore» o, forse, da una variante più pericolosa.

 

La dottoressa Sherri Tenpenny aveva lanciato un allarme simile lo scorso febbraio, prevedendo una diffusione della malattia e un tasso di mortalità per ADE a seguito di queste iniezioni. Si aspettava un aumento delle persone con difficoltà respiratorie, che sarebbero state dichiarate affette da un «virus mutante» (ovvero una «variante pericolosa»), il che avrebbe potuto essere utilizzato per promuovere la narrazione secondo cui sono necessarie più vaccinazioni, quando «ciò che queste persone stanno effettivamente sperimentando è l’anticorpo creato dal vaccino originale».

 

Un’altra esperta che ha espresso preoccupazioni simili è la dottoressa Dolores Cahill , medico irlandese esperto in immunologia e biomedicina. In una presentazione di gennaio, ha affermato che, a causa dell’elevato rischio di ADE, coloro che prenderebbero in considerazione la ricezione di questi «vaccini» dovrebbero comprendere che per il resto della loro vita avrebbero un «rischio di morte molto più elevato» a causa della vaccinazione.

 

Cahill si aspettava inoltre un numero significativo di decessi dovuti ad ADE nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi alle campagne di vaccinazione e ha espresso preoccupazione che tali decessi sarebbero stati classificati come dovuti al COVID-19, quando in realtà potrebbero essere il risultato della vaccinazione.

 

Da allora, la correlazione drammatica tra l’implementazione di campagne di «vaccinazione» in nazioni di tutto il mondo e il forte aumento dei decessi attribuiti al COVID-19 è diventata la norma.

 

In un’intervista rilasciata a marzo , l’ex vicepresidente e capo scienziato per le allergie e le malattie respiratorie della Pfizer, il dottor Michael Yeadon , ha tratto conclusioni simili a quelle di Chetty, affermando: «se qualcuno volesse danneggiare o uccidere una parte significativa della popolazione mondiale nei prossimi anni, i sistemi messi in atto in questo momento glielo consentirebbero».

 

«Sono del tutto convinto che questo [sistema di vaccinazione tramite trasferimento genetico su larga scala] possa essere utilizzato per uno spopolamento su larga scala», ha affermato lo Yeadon. Quando ha pubblicato il video del dottor Chetty su Telegram, lo Yeadon ha esplicitamente affermato la tesi del medico sudafricano affermando: «questa è un’opinione interessante che ha tanto senso quanto qualsiasi altra».

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«Gli obblighi vaccinali sono illogici e spaventosi, poiché la maggior parte delle persone non è esposta a grandi rischi a causa del virus e i vaccini non prevengono l’infezione o la trasmissione. Quindi, non offrono un beneficio sociale, ma solo un potenziale beneficio individuale», ha affermato il medico. «Non costringeremmo MAI le persone a fare qualcosa che porta SOLO benefici a loro, e anche in quel caso, in circostanze improbabili. È una follia. Rifiutate», ha consigliato Yeadon.

 

Come noto ai lettori di Renovatio 21, non è la prima volta che il dottor Yeadon avanza questo tipo di accuse: ancora un anno fa lanciava l’allarme sul piano vaccinale, dicendo che ne è «sicuro», «non leggermente, ma sicuro». «Questi materiali sono stati progettati intenzionalmente danneggiare, mutilare e uccidere e ridurre la fertilità umana. Questo è il mio verdetto» aveva dichiarato pubblicamente, per poi dire che «se si sommano le bugie, la distruzione economica, l’omicidio e il danno intenzionale derivante dalle sostanze iniettabili, temo che l’unica conclusione a cui arrivo è che qualcuno lassù vuole ridurre la popolazione».

 

Come riportato da Renovatio 21, il 1° dicembre 2020, Yeadon con il medico tedesco Wolfgang Wodarg aveva presentato una petizione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per l’immediata sospensione di tutti gli studi sul vaccino COVID-19 in Europa a causa di significativi problemi di sicurezza, inclusa la prevedibile possibilità che molte persone possano «sviluppare allergie, reazioni potenzialmente fatali alla vaccinazione».

 

Il dottor Yeadon, tra gli unici ad insistere sin da subito sul problema dei rischi alla fertilità del vaccino COVID, non è nuovo a queste affermazioni forti sul siero genico, definito «omicidio di massa deliberato».

 

«Stanno venendo a prendere te e i tuoi figli» scrisse in un messaggio dell’anno scorso. «Ci sono ampie prove che stanno emergendo riguardo una paziente pianificazione a lungo termine. Mi dispiace tanto».

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Armi biologiche

USAID collegata ai test farmaceutici sugli ucraini: parla il ministero della Difesa russo

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Un alto funzionario militare russo ha affermato venerdì che l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) potrebbe aver partecipato a test farmacologici su cittadini ucraini. L’agenzia è stata ufficialmente smantellata dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump nell’estate del 2025.   Secondo il maggiore generale Aleksey Rtishchev, capo delle truppe russe per la protezione da minacce nucleari, biologiche e chimiche, alcuni responsabili statunitensi hanno ammesso lo svolgimento di attività di difesa nei laboratori biologici in Ucraina.   Ha citato, tra gli altri, l’ex portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby, l’ex alta funzionaria del Dipartimento di Stato Victoria Nuland.

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Rtishchev ha ricordato che il professore di chimica organica della Cornell University, Dave Collum, in un’intervista dell’agosto 2025 con il giornalista americano Tucker Carlson, ha dichiarato che farmaci erano stati sperimentati sulla popolazione ucraina in 38 laboratori.   «Per garantire la segretezza, i committenti di tali ricerche non sono agenzie militari, ma agenzie civili e organizzazioni non governative. Una di queste organizzazioni è l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), che è stata sciolta per decisione del presidente statunitense Donald Trump», ha dichiarato il generale Rtishchev.   Secondo il maggiore generale, l’USAID ha inoltre finanziato l’Event 201, una simulazione pandemica incentrata sulla risposta a un’epidemia di coronavirus. «Vorrei sottolineare che queste esercitazioni si sono svolte nell’ottobre 2019… poco prima dell’inizio della pandemia di COVID-19», ha precisato.   Le accuse russe sul coinvolgimento dell’USAID in attività illegali sono state rafforzate, ha aggiunto Rtishchev, dalle dichiarazioni del miliardario Elon Musk, che in precedenza ha guidato un’agenzia governativa statunitense per l’efficienza e ha definito l’USAID un’«organizzazione criminale».   Musk ha sostenuto che l’USAID ha impiegato fondi dei contribuenti per finanziare ricerche su armi biologiche e ha ribadito le affermazioni secondo cui l’USAID avrebbe supportato studi sul coronavirus con gain-of-function presso l’Istituto di Virologia di Wuhan in Cina, suggerendo che ciò potrebbe aver contribuito alla comparsa del COVID-19.   In passato, la Russia ha manifestato preoccupazioni per i laboratori biologici finanziati dal Pentagono in Ucraina e in altri Paesi vicini ai suoi confini, ipotizzando che siano implicati nella ricerca su armi biologiche.   La questione dei biolaboratori ucraini finanziati dagli americani pareva all’inizio una fake news, ma è stata confermata in un’audizione del Congresso USA dal sottosegretario di Stato Victoria Nuland, responsabile per la politica estera eurasiatica di Washington nonché pupara degli accadimenti di questi anni a Kiev e dintorni. La stessa Duma ha invitato a Mosca Victoria Nuland per testimoniare, ma è molto difficile la Nuland ha evidentemente dato forfait.   Il Pentagono al momento ha ammesso di aver finanziato ben 46 laboratori ucraini. È stata avanzata anche l’idea che vi possa essere una connessione tra i biolaboratori ucraini e il COVID.

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In passato il ministero della Difesa russa aveva fatto uscire un documento che mostrava come nel sistema delle attività biologiche statunitensi fossero coinvolti big del Partito Democratico e le Big Pharma. Secondo i russi, in Ucraina il Pentagono faceva esperimenti anche sul coronavirus di pipistrello. Come noto, vi è anche la questione di un possibile coinvolgimento diretto della famiglia Biden.   Come riportato da Renovatio 21, a luglio il Rtishchev aveva dichiarato che l’esercito ucraino stava cercando di provocare un grave disastro ecologico vicino alla linea del fronte e di attribuirne la colpa alla Russia.   La Russia nel 2022 aveva convocato il Consiglio Sicurezza ONU per presentare le prove contro i biolaboratori Ucraina-USA.  

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