Spirito
La vedova McCain dona al papa un idolo pagano con un coltello insaguinato
Cindy McCain, direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e vedova del defunto senatore americano guerrafondaio John McCain, ha regalato a Papa Francesco quello che sembrerebbe essere un idolo pagano in un’udienza privata la scorsa settimana.
Il video pubblicato giovedì da Vatican News mostra la McCain che presenta a Francesco l’oggetto, cosa che ha scatenato polemiche online.
Si tratta di un regalo insolito quanto inquietante, la cui cifra idolatrica è totalmente evidente.
Pope Francis meets with Ms. Cindy H. McCain, Executive Director of the UN World Food Programme (WFP) and widow of the late US Senator John McCain. pic.twitter.com/3VYhK84hSv
— Vatican News (@VaticanNews) October 5, 2023
Secondo quanto è possibile leggere in rete, l’idolo, che si presenta con una maschera nera e un coltello insanguinato, sarebbe una bambola kachina, una figura che rappresenta gli spiriti maligni adorati dal popolo indiano Hopi. Alcune kachina raffigurano «Yowe» – un Hopi che, secondo quanto riferito, uccise e decapitò un prete francescano, scrive LifeSiteNews.
Il Lepanto Institute ha dichiarato in un post su Twitter che l’oggetto sarebbe «molto probabilmente la donna-orco chiamata Soyoko Mana, non l’assassino di preti».
We’ve been able to confirm that the demon idol Cindy McCain gave to Pope Francis is most likely the ogre-woman called Soyoko Mana, not the priest killer. Soyoko Mana carries a knife and a crook to catch children, whom she eats. The basket of food on her back is what she collects… pic.twitter.com/3g7jDqhQEt
— Lepanto Institute (@LepantoInst) October 9, 2023
«Siamo stati in grado di confermare che l’idolo demoniaco che Cindy McCain ha dato a Papa Francesco è molto probabilmente la donna-orco chiamata Soyoko Mana, non l’assassino del prete. Soyoko Mana porta con sé un coltello e un bastone per catturare i bambini, che lei mangia. Il cesto di cibo che porta sulla schiena è ciò che raccoglie dai bambini che sperano di non essere catturati e mangiati da lei. Lo stile distintivo dei capelli sull’idolo, insieme al cesto di cibo e agli occhi gialli piatti, rendono questa l’identità più probabile dell’idolo. A parte il coltello, non ha nessun’altra somiglianza con l’idolo assassino del prete».
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«Soyoko Mana», secondo il Museo di antropologia Timothy SY Lam della Wake Forest University, «porta un coltello e un bastone e ha un cestino sulla schiena. Questi oggetti vengono utilizzati per catturare le sue prede, i bambini, e portarli via. Ci si aspetta che i bimbi le forniscano il cibo e, se non lo fanno, gli viene detto che sarà lei a mangiarli».
Si può sentire la vedova McCain nel video di Vatican News dire: «È un guerriero».
McCain ha presentato l’oggetto a Francesco un giorno dopo l’anniversario del famigerato rito della Pachamama nei Giardini Vaticani durante il Sinodo sull’Amazzonia del 4 ottobre 2019, in cui il papa ha benedetto una delle statue idolatriche sudamericane.
John McCain (1936-2018) è stato senatore dell’Arizona dal 1987 alla morte e candidato presidente USA nel 2008, quando fu sconfitto da Barack Obama.
Il senatore è noto per le sue incursioni in giro per il mondo dove andava ad appoggiare parti in conflitto. In molti asserivano che una foto che circolava in rete mostrasse attorno a lui figure delle milizie islamiche che hanno dilaniato la Siria.
McCain nel 2014 era a Kiev in Piazza Maidan ad aizzare la folla contro il presidente legittimamente eletto – ma considerato filorusso – Viktor Yanukovich.
McCain è altresì noto per essere stato catturato dai Vietcong quando l’aereo da guerra che pilotava fu abbattuto nel 1967 durante la Guerra del Vietnam. Rimase prigioniero fino al 1973.
In una trasmissione TV di qualche anno fa – il programma in cui ogni anno il presidente russo risponde alle domande dei cittadini – a Putin fu chiesto di McCain e delle sue posizioni di falco antirusso. Putin rispose suggerendo che la prigionia in Vietnam del Nord forse non gli aveva fatto bene.
Nel 2016 McCain rifiutò di appoggiare il candidato repubblicano Trump anche quando questi aveva vinto le primarie del partito. L’antipatia era ricambiata: il futuro presidente disse che preferiva gli eroi di guerra «che non si fanno catturare».
Cindy Lou Henshley, la sua seconda moglie, è l’erede di un magnate della distribuzione della birra, ed aveva una ventina di anni in meno rispetto a John. Dal 2021 al 2023 è stata ambasciatore degli Stati Uniti presso le agenzie delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura dal 2021 al 2023; dal 5 aprile è direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale.
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Spirito
Iran, il cardinale Mathieu evacuato d’urgenza
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Un’evacuazione legata alla chiusura dell’ambasciata italiana
La sede dell’arcidiocesi cattolica latina, che comprende la Cattedrale della Consolata e la residenza arcivescovile, si trova infatti all’interno del complesso dell’ambasciata. Avendo l’Italia temporaneamente chiuso la sua missione diplomatica per motivi di sicurezza, il suo personale è stato trasferito in Azerbaigian. In una dichiarazione al quotidiano belga Cathobel, il cardinale Mathieu ha espresso la sua profonda tristezza: «sono arrivato ieri a Roma, non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran, nell’ambito della completa evacuazione dell’ambasciata italiana, sede dell’arcidiocesi. Finché non potrò tornarvi, pregate per la conversione dei cuori verso la pace interiore». Questa partenza, dettata dall’intensità dei bombardamenti, sottolinea la vulnerabilità delle minoranze religiose nel Paese. Con il moltiplicarsi dei raid aerei – che hanno portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e innescato rappresaglie iraniane – la piccola comunità cattolica si ritrova ora senza una guida spirituale, esposta alle insidie del conflitto.Aiuta Renovatio 21
Un prelato isolato in un Paese in guerra
Nominato arcivescovo di Teheran-Isfahan nel 2021 da papa Francesco e creato cardinale nel dicembre 2024, Dominique Mathieu è stato il primo cardinale residente nella storia iraniana. A 62 anni, ha svolto il suo ministero in condizioni estremamente precarie. Secondo le statistiche vaticane, l’arcidiocesi aveva solo tre sacerdoti nel 2024 e il cardinale era l’unico responsabile del servizio alle cinque parrocchie di Teheran. La comunità cattolica latina in Iran resta molto piccola: le stime più prudenti stimano il numero intorno ai 3.500 fedeli (di cui 1.300 di rito latino), mentre altre fonti parlano di un totale di 22.000 cristiani, pari allo 0,03% della popolazione. In un Paese in cui i cristiani sono ufficialmente riconosciuti come minoranza religiosa, sono comunque sottoposti a stretta sorveglianza. La distribuzione di Bibbie in persiano e qualsiasi forma di evangelizzazione sono severamente vietate. Le autorità effettuano regolarmente arresti per accuse come blasfemia, «inimicizia contro Dio» o mancato rispetto del codice di abbigliamento islamico. Storicamente, la presenza cattolica in Iran risale al XIII secolo, ma il loro numero è costantemente diminuito a causa dell’emigrazione e delle pressioni politiche. Oggi, la guerra minaccia direttamente la continuità della vita sacramentale per coloro che rimangono. L’evacuazione del cardinale Mathieu mette in luce l’estrema vulnerabilità dei cristiani in un Medio Oriente dilaniato dalla guerra. In attesa del suo ritorno in diocesi, il prelato invita a pregare per la vera pace, quella che scaturisce dalla conversione dei cuori. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Libano: di fronte all’escalation del conflitto, i patriarchi lanciano l’allarme
Riunita in sessione d’urgenza presso la sede patriarcale di Bkerké, mentre le truppe israeliane bombardano gli Hezbollah filo-iraniani nella periferia sud di Beirut, l’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano (APECL) ha appena rilasciato una dichiarazione solenne: un appello per la sopravvivenza del Paese.
Di fronte a un’escalation senza precedenti del conflitto scatenato da Israele e Stati Uniti contro l’Iran e le sue milizie satelliti, i leader delle diverse Chiese cattoliche presenti in Libano hanno deciso di rompere il silenzio.
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Prevenire la conflagrazione totale
Il testo, firmato il 5 marzo 2026 dai quattro Grandi Patriarchi – il cardinale maronita Béchara Boutros Raï, il patriarca melchita Youssef Absi, il patriarca siriaco Ignatius Joseph III Jonas e il patriarca armeno Raphael Benit XXI – denuncia fermamente la logica della forza che sembra prevalere su quella del diritto. «La giustizia è la via sicura per una pace stabile e duratura», insiste il documento.
Per i vescovi, il Libano non deve tornare a essere un campo di battaglia per potenze straniere. Invitano le autorità libanesi e la comunità internazionale a compiere ogni sforzo per impedire una conflagrazione totale, ribadendo che la tutela della dignità umana deve avere la precedenza su tutte le considerazioni geopolitiche.
Questa presa di posizione avviene in un clima di estrema tensione. I vescovi sottolineano i «blocchi interni» e le «influenze esterne» che stanno soffocando il Paese, già indebolito da anni di crisi finanziaria. Esortano i leader politici a superare le divisioni per garantire l’unità nazionale, unico scudo contro la minaccia del collasso.
Solidarietà con gli sfollati libanesi
Uno dei punti chiave della dichiarazione riguarda la crisi umanitaria dei civili sfollati a causa dei recenti bombardamenti a sud di Beirut. Per i presuli, accogliere questi «fratelli e sorelle sfollati» è essenziale affinché «la testimonianza dell’amore resti più forte della logica della violenza», sottolinea il testo.
Sulle orme di Papa Leone XIV
Questo appello fa seguito alla storica visita di papa Leone XIV in Libano lo scorso dicembre. Durante la sua visita ad Harissa nel 2025, il Santo Padre esortò i libanesi a non cedere alla disperazione e a rimanere nella loro patria. Questa nuova dichiarazione dei vescovi rafforza questo messaggio, aggiungendo al contempo una dimensione di urgenti preoccupazioni per la sicurezza.
Il testo si conclude con questa preghiera: «Mettiamo il Libano, la nostra regione e il mondo intero sotto la protezione della Provvidenza, chiedendo a Dio di concedere al nostro mondo travagliato una pace giusta e duratura, di condurre i cuori alla riconciliazione e di confermare i passi del nostro popolo libanese sui sentieri della fraternità e dell’armonia in uno spirito di sincero patriottismo, per intercessione della Vergine Maria, Regina della Pace».
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Supporto internazionale praticamente assente
Mentre il Libano attraversa una delle fasi più critiche della sua storia moderna, la voce della Chiesa rimane uno dei pochi pilastri di stabilità in un paese dilaniato dalla corruzione e le cui autorità non sono state in grado di disarmare gli Hezbollah filo-iraniani, ricevendo scarso aiuto in questa impresa dall’Occidente, in particolare dalla Francia, il cui sostegno è ben lungi dai legami secolari che uniscono i due Paesi.
Ma non c’è dubbio che questa terra profondamente cristiana, un tempo conosciuta come la Francia del Levante, troverà i mezzi per rialzarsi da questa dura prova, mentre la Francia dell’Occidente, l’Esagono, fa onore al suo nome, apparendo ben lontana da qualsiasi risveglio religioso, morale o politico.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Kocsis Fülöp, Hajdúdorogi Főegyházmegye via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
Mons. Schneider afferma che la scomunica della FSSPX sarebbe invalida
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