Bioetica
La vaccinazione con i feti abortiti è moralmente lecita? (I parte)
Renovatio 21 pubblica la prima parte dell’articolo di Don Curzio Nitoglia «La vaccinazione con i feti abortiti è moralmente lecita? – Risposta a “Corrispondenza Romana (del 23.XII.2020)», previamente apparso sul suo sito.
Le Quattro Ipotesi di Corrispondenza Romana
Il 23 dicembre 2020 Corrispondenza Romana ha pubblicato un articolo intitolato «Possiamo vaccinarci?», in cui l’Autore (don Alfredo Morselli) si pone la domanda sulla liceità morale della vaccinazione anti–COVID-19, iniettata tramite un siero, in cui sarebbero (1) presenti cellule di feti abortiti o linee cellulari di feti abortiti.
Ammesso che il vaccino anti–COVID-19 sia efficace e non pericoloso, ma è la medicina che deve dare una risposta, allora ci si pone il problema morale della liceità del suddetto vaccino; siccome l’Autore non è un medico non può risolvere il quesito, però lo dà per scontato e ammette l’efficacia e sicurezza del vaccino anti–COVID-19
Egli risolve il problema dopo aver enunciato una serie di definizioni e distinzioni, in materia di teologia morale, che possono essere riassunte in quattro punti o ipotesi:
1) La medicina e la morale
Ammesso che il vaccino anti–COVID-19 sia efficace e non pericoloso, ma è la medicina che deve dare una risposta, allora ci si pone il problema morale della liceità del suddetto vaccino; siccome l’Autore non è un medico non può risolvere il quesito, però lo dà per scontato e ammette l’efficacia e sicurezza del vaccino anti–COVID-19.
2) Non vi è cooperazione formale
Ammessa l’efficacia del vaccino contro il COVID-19 (che si dà per scontata), secondo l’Autore non vi sarebbe – moralmente parlando – una cooperazione formale (attiva o positiva) con chi ha causato l’aborto (la madre e il chirurgo) o con le ditte farmaceutiche, che producono il siero vaccinale contenente feti abortiti o almeno linee cellulari di feti abortiti; infatti, secondo l’articolo, il paziente che chiede di essere vaccinato, vorrebbe solo il siero vaccinale e non l’aborto (che è voluto e causato soltanto dalla madre assieme al chirurgo) e non vorrebbe neppure la produzione dei vaccini, che è voluta e prodotta solo dalle ditte farmaceutiche, ma il vaccinando chiederebbe e vorrebbe liberamente solamente di ricevere il siero vaccinale iniettato nel suo corpo (cooperazione materiale, passiva o negativa).
L’Autore, fa un altro esempio: vaccinarsi è equiparabile a fare l’autopsia su feti abortiti
3) Si tratta di cooperazione materiale e remota
Secondo l’Autore, il fatto di chiedere di ricevere il vaccino anti–COVID-19 contenente feti abortiti, sarebbe soltanto una cooperazione materiale, remota e non prossima con l’aborto, poiché l’aborto sarebbe «remoto», ossia «lontano» dall’azione di iniettare il vaccino nel paziente, che vorrebbe soltanto evitare di ammalarsi di COVID-19.
L’Autore fa anche un esempio: chi si fa vaccinare è paragonabile al tecnico che fabbrica degli strumenti chirurgici, i quali potrebbero essere utilizzati per operazioni al cuore come pure per procurare l’aborto; quindi coopererebbe all’azione dell’aborto, che sta all’origine del siero vaccinale, solo materialmente e remotamente proprio come chi ha fabbricato gli strumenti chirurgici.
4) Liceità morale del vaccino anti-COVID-19
Perciò, ricevendo il vaccino anti-COVID-19, non si compirebbe un’azione moralmente cattiva, perché essa, ossia l’aborto, è già avvenuta ed è stata procurata (formalmente e positivamente) dalla madre e dal chirurgo, non da chi vuol ricevere (passivamente e materialmente) un siero contenente feti abortiti; inoltre, l’Autore, fa un altro esempio: vaccinarsi è equiparabile a fare l’autopsia su feti abortiti. La conclusione è che l’atto di chiedere il vaccino anti-COVID-19 non è intrinsecamente immorale, poiché è solo una cooperazione materiale e remota a un atto immorale (aborto volontario e diretto).
Debi Vinnedge, Executive Director dell’associazione Children of God for Life che prova incontrovertibilmente come l’industria farmaceutica sia continuamente alla ricerca di materiale biologico proveniente da aborti per creare nuovi vaccini
Le Risposte
Premessa: feti abortiti volontariamente o linee di cellule fetali di aborto spontaneo?
Alcuni medici sostengono non essere certo (ma solo probabile o almeno possibile) che, nel vaccino anti–COVID-19, vi siano cellule fetali di aborti procurati; ma vi sarebbero solo linee di cellule di un feto abortito spontaneamente negli anni Sessanta del secolo scorso.
Quest’asserzione è stata contestata dalla dottoressa Debi Vinnedge, Executive Director dell’associazione Children of God for Life che prova incontrovertibilmente come l’industria farmaceutica sia continuamente alla ricerca di materiale biologico proveniente da aborti per creare nuovi vaccini (2).
Per Don Morselli sarebbe comunque lecito ricevere il vaccino, poiché non vi sarebbe nessuna cooperazione (attiva, positiva e formale) all’aborto procurato. Egli sostiene che anche se nei vaccini vi fossero cellule di feti abortiti in maniera volontaria, applicando la dottrina del “volontario indiretto” o della «causa con duplice effetto», sarebbe egualmente lecito farsi vaccinare con una cooperazione materiale remota e indiretta al peccato formale altrui (madre e chirurgo cooperanti attivamente all’aborto procurato).
Questa possibile incidenza sulla fertilità pone un altro problema. Una giovane sposa, vaccinata, per «almeno 2 mesi» se non oltre, vedrebbe compromessa la propria capacità generativa? E stante l’incertezza circa gli effetti sul feto a seguito della vaccinazione dei genitori, è meglio prendere il SARS-CoV-2 o rischiare di avere figli abortiti o malati?
Risposta alla «Prima Ipotesi»: la questione è medica non morale
1) La materia del vaccino anti–COVID-19
Per quanto riguarda la Prima Ipotesi («ammesso che il vaccino anti-COVID-19 sia efficace e non pericoloso, è la medicina che deve dare una risposta»), si può ribattere che (quanto alla causa materiale del siero vaccinale) basterebbe leggere il Foglietto illustrativo del vaccino anti-COVID-19 stampato dalla ditta farmaceutica Pfizer-BioNTech (2) (pubblicato in traduzione italiana dall’Avvocato Edoardo Polacco di Roma nel suo sito) (4), nel quale è ammessa esplicitamente e chiaramente
a) la non certezza dell’efficacia di detto siero vaccinale per immunizzare dal COVID-19;
b) la probabile grave nocività per il corpo del vaccinato e della sua prole. In particolare si raccomanda «per le donne in età fertile, la gravidanza deve essere esclusa prima della vaccinazione. Inoltre alle donne in età fertile si consiglia di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose»; si precisa poi che «non è noto se il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 abbia un impatto sulla fertilità».
«Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impediranno alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla» Soumya Swaminathan, Chief Scientist presso l’OMS
Questa possibile incidenza sulla fertilità pone un altro problema. Una giovane sposa, vaccinata, per «almeno 2 mesi» se non oltre, vedrebbe compromessa la propria capacità generativa? E stante l’incertezza circa gli effetti sul feto a seguito della vaccinazione dei genitori, è meglio prendere il SARS-CoV-2 o rischiare di avere figli abortiti o malati? Perciò, la ditta stessa che ha prodotto il vaccino ci ha avvertito della sua probabile non efficacia e nocività; per cui il problema sarebbe già risolto, da un punto di vista sanitario, con la sola lettura del «Bugiardino» del vaccino anti-COVID-19 Pfizer-BioNTech.
Nella stessa linea vanno le recenti affermazioni di Soumya Swaminathan, Chief Scientist presso l’OMS che in una videoconferenza diffusa su Facebook (5), ha affermato: «Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impediranno alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla».
Ancora più nette le dichiarazioni di David Heymann, presidente del gruppo di consulenza strategica e tecnica dell’OMS per i rischi infettivi, secondo il quale, in un’intervista a The Guardian (6), nonostante l’avvio delle vaccinazioni, «il destino del virus è quello di diventare endemico; continuerà a mutare man mano che si riprodurrà nelle cellule umane». Davanti a tali inquietanti dichiarazioni, se il vaccino anti-COVID-19, non solo non è efficace ma è pure nocivo, non è ragionevole assumerlo.
«Il destino del virus è quello di diventare endemico; continuerà a mutare man mano che si riprodurrà nelle cellule umane»
In secondo luogo, si può sostenere tranquillamente, come asseriscono molti medici e scienziati (Raoult, Scoglio, Montanari, Galli, Palù, Olivieri, Montagnier, Bacco, Zangrillo, De Donno, Bolgan, Amici, Petrella, Trevisan, Citro, Trinca, Tarro, eccetera…), che – pur se non fosse sicura la presenza di feti abortiti nei vaccini, ma sappiano con che tale presenza è certa in molti vaccini (7) – tuttavia, vi sono serie probabilità o almeno possibilità fondate che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo (8) sulla loro presenza nel siero vaccinale.
Questa tesi scientifica della presenza di cellule di feti abortiti nei sieri vaccinali, oltre che da tre atti della PAV e dalla CdF, è stata espressa esplicitamente in un atto parlamentare della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, approvata e trasmessa alla Presidenza dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018 (9).
Davanti a tali inquietanti dichiarazioni, se il vaccino anti-COVID-19, non solo non è efficace ma è pure nocivo, non è ragionevole assumerlo
Inoltre è stata ammessa come certa e perciò contestata dal cardinale Burke (marzo 2019) e da sei vescovi (Viganò e Brennan individualmente; Lenga, Peta, Pujats, Schneider, Strickland, Tyler in un documento congiunto del 12 dicembre 2020) (10).
Sul tema delicato degli embrioni destinati alla ricerca, la CdF ha chiarito i termini della questione nell’istruzione Dignitas personae del 2008 su alcune questioni di bioetica. Al numero 19 si precisa: «Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice materiale biologico e comportano la loro distruzione. La proposta di scongelare questi embrioni per la ricerca, di usarli senza riattivarli, come se fossero dei normali cadaveri, non è ammissibile».
E, avendo presente l’uso di linee cellulari di feti nella produzione di vaccini, l’istruzione al numero 34 ammonisce:
«Occorre ricordare innanzitutto che la stessa valutazione morale dell’aborto “è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica»
«Occorre ricordare innanzitutto che la stessa valutazione morale dell’aborto “è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica, che è legalmente ammessa in alcuni Stati […]. L’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione, costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e a ogni persona”. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave».
Giova ricordare che già nell’Enciclica Evangelium vitae 63, citata tra virgolette dall’istruzione della CdF, nel 1995 Giovanni Paolo II aveva condannato con forza la sperimentazione sugli embrioni «pur mirando a scopi in sé legittimi».
È evidente l’accelerazione della PAV (gestione mons. Paglia dal 15 agosto 2016) che già nel 2017, alla luce di presunti «progressi della medicina e delle attuali condizioni di preparazione di alcuni vaccini», riteneva che il documento della stessa PAV del 2005 circa la non liceità nell’uso di cellule fetali nella preparazione dei vaccini ma che già presentava una crepa nella giustificazione morale di vaccini prodotti con cellule fetali abortive (11), sarebbe stato «rivisto e aggiornato» come è effettivamente avvenuto a più riprese e in ultimo il 28 dicembre 2020 in un documento congiunto della CdF e della PAV in 20 punti (12) .
«È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica, che è legalmente ammessa in alcuni Stati […]. L’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione, costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e a ogni persona»
Don Curzio Nitoglia
NOTE
(1) Alcuni documenti della Pontificia Accademia per la Vita (d’ora in poi PAV) e della Congregazione per la dottrina della Fede (d’ora in poi CdF) ritengono certa, e non solo possibile, la presenza di feti abortiti nei vaccini. Per fugare ogni dubbio, basti citare PAV, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule prevenienti da feti umani abortiti del 5 giugno 2005: «Fino ad oggi ci sono due linee cellulari umane diploidi, allestite originalmente (1964 e 1970) da tessuti di feti abortiti, che vengono usate per la preparazione di vaccini con virus vivi attenuati: la prima linea è la WI-38 (Winstar Institute 38), con fibroblasti diploidi di polmone umano, derivati da un feto femmina abortito perché la famiglia riteneva di avere già troppi figli (G. Svenet al., 1969), preparata e sviluppata da Leonard Hayflick nel 1964 (L. Hayflick, 1965; G. Svenet al., 1969), numero ATCC CCL-75. La WI-38 è stata usata per la preparazione dello storico vaccino RA 27/3 contro la rosolia (S. A. Plotkin et al., 1965). La seconda linea cellulare umana è la MRC-5 (Medical Research Council 5; polmone umano, embrionale; numero ATCC CCL-171), con fibroblasti di polmone umano provenienti da un feto maschio di 14 settimane abortito per «motivi psichiatrici» da una donna ventisettenne nel Regno Unito. La MRC-5 è stata preparata e sviluppata da J. P. Jacobs nel 1966 (J. P. Jacobset al., 1970) Sono state sviluppate altre linee cellulari umane per necessità farmaceutiche, ma non sono coinvolte nei vaccini attualmente disponibili.4 Oggi i vaccini che sono incriminati poiché usano linee cellulari umane, WI-38 e MRC-5, ottenute da feti abortiti sono i seguenti:
A) Vaccini attivi contro la rosolia6:
– i vaccini monovalenti contro la rosolia Meruvax® II (Merck) (U. S. A.), Rudivax® (Sanofi Pasteur, Fr.), e Ervevax® (RA 27/3)(GlaxoSmithKline, Belgio); – i vaccini combinati MR contro la rosolia e morbillo, commercializzati con il nome di M-R-VAX®II (Merck, U. S. A.) e Rudi-Rouvax® (AVP, Francia),
– il vaccino combinato contro rosolia e parotite commercializzato con il nome di Biavax®II (Merck, U. S. A.),
– il vaccino combinato MMR (measles, mumps, rubella) contro morbillo, parotite e rosolia, commercializzato con il nome di M-M-R® II (Merck, U. S. A.), R.O.R®, Trimovax® (Sanofi Pasteur, Fr.), e Priorix® (GlaxoSmithkline, Regno Unito).
Nel 1995 Giovanni Paolo II aveva condannato con forza la sperimentazione sugli embrioni «pur mirando a scopi in sé legittimi»
B) Altri vaccini, anch’essi preparati usando linee cellulari umane da feti abortiti:
– due vaccini contro l’epatite A, uno prodotto da Merck (VAQTA), l’altro da Glaxo SmithKline (HAVRIX), entrambi preparati usando la MRC-5; – un vaccino contro la varicella, Varivax®, prodotto da Merck usando la WI-38 e la MRC-5.
– un vaccino contro la poliomielite, il vaccino con il virus di polio inattivato Poliovax® (AventisPasteur, Fr.) usando la MRC-5.
– un vaccino contro la rabbia, Imovax®, da Aventis-Pasteur, prelevato da cellule umane diploidi infettate, il ceppo MRC-5;
– un vaccino contro il vaiolo, ACAM 1000, preparato da Acambis usando la MRC-5, ancora in sperimentazione».
Nello specifico del vaccino anti-COVID-19, è certa la presenza di cellule fetali derivanti da aborto volontario e diretto come risulta dalla nota CdF e PAV, Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano del 28 dicembre 2020 che cita un documento del Charlotte Lozier Institute, Covid-19 Vaccine Candidates and Abortion-Derived Cell Lines, 3 December 2020
(2) Cfr. https://cogforlife.org/vaccines-abortions/: «Durante le udienze della FDA (Food and Drug Administration ndr) nel maggio 2002, il dottor Van der Eb di Crucell, NV, la società biomedica olandese che possiede i diritti brevettati sulla linea cellulare, ha spiegato in modo molto dettagliato di questo nuovo martire per l’industria farmaceutica: “Così ho isolato la retina da un feto, da un feto sano, per quanto si poteva vedere, di 18 settimane. Non c’era niente di speciale con una storia familiare o la gravidanza era del tutto normale fino alle 18 settimane, e si è rivelato essere un aborto socialmente indicato – abortus provocatus, ed era semplicemente perché la donna voleva sbarazzarsi del feto. La madre era completamente normale … PER C6 era stato creato solo per la produzione farmaceutica di vettori di adenovirus e per lo standard dell’industria farmaceutica. Mi rendo conto che suona un po’ “commerciale” ma PER C6 è stato creato per quello scopo particolare. Inoltre, per quanto ne so, più di 50 aziende hanno preso la licenza per PER C6”».
Sebbene abbiamo dimostrato che le ragioni originali degli aborti sono soggette a speculazioni, l’intento del donatore non è in realtà rilevante né nella ricerca sulle cellule staminali embrionali (ESCR) né nei vaccini derivati dall’aborto. In entrambi i casi, tuttavia, l’intento del ricercatore e abortista è abbastanza calcolato e abbastanza chiaro: entrambi non erano solo omicidi premeditati, ma entrambi erano stati compiuti con il pieno intento di commercializzare e trarre profitto dalla distruzione della vita umana. E nel caso degli aborti, ognuno di essi è stato eseguito con piena consapevolezza in anticipo che il feto sarebbe stato utilizzato non solo per una sorta di ricerca futura, ma per l’intento specifico di creare vaccini.
(4) http://www.iostoconlavvocatopolacco.it/wpcontent/uploads/2020/12/bugiardino-vaccino-covid.pdf
(5) https://www.facebook.com/154163327962392/videos/2109672172500129/ dal minuto 01: 00: 25
(7) Cfr. le dichiarazioni della dottoressa Debi Vinnedge in https://renovatio21.com/vaccini-aborti-cosmetici-parlano-i-children-of-god-for-life/ : «I vaccini contenenti materiale fetale abortito negli Stati Uniti e in Canada sono: MMR, Varivax (varicella) Zostavax (fuoco di Sant’Antonio), Polio, Rabbia, Epatite-A (4 di questi), Vaiolo ed Ebola. Poi ci sono alcuni vaccini che si combinano con quanto sopra, come un morbillo-rosolia, parotite-rosolia, MMR + varicella (4 di questi), epatite-A + B, epatite-A più tifoidea, combinazioni di poliomielite come Pentacel, Quadracel, Infanrix-IPV-HiB. Inoltre ci sono molti altri medicinali che usano materiale fetale abortito come Adenovirus 4,7, Pulmozyme, Procrit, Epoetin alfa, Epogen, Aranesp, Darbepoetin alfa, Abciximab, rhFV1, Nuwiq, Eloctate, G-CSF (per le gravi infezioni)».
(8) Il dubbio positivo consiste nell’incertezza tra due tesi opposte: per esempio, «presenza/assenza di feti nei vaccini», per cui si sospende il giudizio e non si assente né all’una né all’altra.
(9) http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/023/INTERO.pdf; https://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/mondo/lettera-aperta-ai-legislatori-sul-dna-fetale-nei-vaccini-theresa-deisher.html
(10) https://www.crisismagazine.com/2020/covid-vaccines-the-ends-cannot-justify-the-means
(11) Cfr. PAV, Riflessioni etiche sui vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5 giugno 2005: «Per quanto riguarda le malattie contro le quali non ci sono ancora vaccini alternativi, disponibili, eticamente accettabili, è doveroso astenersi dall’usare questi vaccini solo se ciò può essere fatto senza far correre dei rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale. Tuttavia, se questi fossero esposti a pericoli di salute notevoli, possono essere usati provvisoriamente anche i vaccini con problemi morali. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione materiale passiva non obbliga se c’è grave incomodo. In più, ci troviamo, in tale caso, una ragione proporzionata per accettare l’uso di questi vaccini in presenza del pericolo di favorire la diffusione dell’agente patologico, a causa dell’assenza di vaccinazione dei bambini. Questo è particolarmente vero, nel caso della vaccinazione contro la rosolia».
Bioetica
Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire
Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.
Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.
«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.
Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.
Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.
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Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».
L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.
Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.
Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.
La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.
«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.
L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.
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Bioetica
Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione
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Un tradimento delle radici cattoliche
Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti. Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente? Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.Aiuta Renovatio 21
Una grande rottura antropologica
Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli. Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione. Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto. Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Circoncisione, scoppia l’incidente diplomatico: il Belgio convoca l’ambasciatore americano
Giorni fa Belgio ha convocato l’ambasciatore statunitense Bill White dopo che questi ha accusato le autorità del Paese di molestare la comunità ebraica. Si tratta di un importante sviluppo che porta alla luce il cortocircuito della circoncisione, che è di fatto una mutilazione genitale infantile al pari dell’infibulazione ma che, specie in ambito delle comunità ebraiche gode di un qualche status privilegiato, mentre va ricordato come essa abbia una sua storia precipua anche negli Stati Uniti d’America.
In un post su X White aveva chiesto al Belgio di ritirare l’azione penale nei confronti di tre mohel (figure religiose ebraiche che praticano circoncisioni) sospettati di aver eseguito tali procedure ad Anversa – antica capitale del taglio dei diamanti, attività principale di una nutrita comunità di famiglie ebraico-ortodosse – senza una licenza medica.
«Fermate questa inaccettabile molestia nei confronti della comunità ebraica qui ad Anversa e in Belgio», ha scritto White, aggiungendo che i mohel stavano «facendo ciò per cui sono stati addestrati per migliaia di anni».
Anti Semitism is UNACCEPTABLE in any form & it must be rooted out of our society.
President TRUMP @POTUS @realDonaldTrump @JDVance @VP @SecRubio @StateSEAS @DeputySecState and I call upon all of Belgium to do a much better job on this subject !
TO BELGIUM,
SPECIFICALLY YOU…
— Ambassador Bill White (@BillWhiteUSA) February 16, 2026
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White ha inoltre accusato il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke di essere stato «molto maleducato» e di essersi rifiutato di stringergli la mano o di posare per una fotografia durante il loro primo incontro. «Era chiaro che non ti piaceva l’America», ha scritto White.
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato le dichiarazioni di White. «Qualsiasi insinuazione che il Belgio sia antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile. Il Belgio condanna l’antisemitismo con la massima fermezza», ha scritto Prevot su X.
«Gli attacchi personali contro un ministro belga e l’ingerenza in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali», ha aggiunto. Il Prevot ha precisato che, secondo la legge belga, solo i medici qualificati sono autorizzati a eseguire circoncisioni e ha affermato che si asterrà dal commentare il caso specifico.
(EN) Any suggestion that Belgium is antisemitic is false, offensive, and unacceptable. Belgium condemns antisemitism with the greatest firmness. The fight against antisemitism, and all forms of hatred and discrimination, is an absolute priority for our country.
Everyone must be…
— Maxime PREVOT (@prevotmaxime) February 16, 2026
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In seguito lo White ha dichiarato ai giornalisti che «non c’era bisogno di scuse» da parte sua e ha espresso la speranza che il Belgio «legalizzerebbe questo processo in modo che queste persone possano riprendere la loro vita».
Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Saar ha appoggiato White, citando quello che ha descritto come «un forte e continuo aumento degli attacchi antisemiti in Belgio», esortando il Prevot a «guardarsi attentamente allo specchio e riconoscere la realtà».
In risposta, il Prevot ha messo in guardia contro «l’uso inflazionistico del termine antisemitismo» e ha respinto le affermazioni di un diffuso sentimento antiebraico in Belgio – sì, persino nel «laico» (cioè, massonico) Regno del Belgio l’accusa di antisemitismo sembra essersi stinta sino a non significare più nulla, se non la protervia dell’accusatore, che è spesso giudeo o schierato per qualche ragione con gli interessi dello Stato di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, accuse di antisemitismo al Paese ospitante erano state mosse anche dall’ambasciatore USA a Parigi, Kushner, palazzinaro giudeo padre del genero di Trump Jared, ex galeotto e grande finanziatore di Netanyahu in Israele (in America, invece, sosteneva il Partito Democratico).
La circoncisione è un tema che nessuno vuole dibattere, tuttavia la sua rivoltante contraddizione talvolta emerge dalla cronaca.
È bizzarro come il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.
«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»
Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale. Notoriamente, l’infibulazione – condannata da tutte le società occidentali – agisce nello stesso identico modo.
C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».
Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).
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Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.
Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.
La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».
«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.
Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».
La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).
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Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.
Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.
Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.
L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.
Come riportato da Renovatio 21, l’attuale segretario alla Saluta USA Roberto Kennedy jr. fu sommerso di critiche ed improperi quando osò ricordare studi esistenti che ipotizzano una correlazione tra la circoncisione e l’autismo.
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