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Razzismo

La principale ONG antirazzista americana finanziava il Ku Klux Klan e l’estremismo di destra

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Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato il Southern Poverty Law Center (SPLC), un’organizzazione antirazzista, di frode telematica per aver dirottato oltre 3 milioni di dollari a gruppi suprematisti bianchi ed estremisti, tra cui gli organizzatori della sanguinosa manifestazione «Unite the Right» di Charlottesville nel 2017.

 

In un atto d’accusa emesso martedì da una giuria d’accusa in Alabama, l’SPLC è stata accusata di 11 capi d’imputazione per frode telematica, false dichiarazioni a una banca assicurata a livello federale e cospirazione per riciclaggio di denaro. Secondo il Dipartimento di Giustizia e l’FBI, l’organizzazione avrebbe tratto in inganno i donatori sollecitando denaro per «combattere» gli estremisti, per poi dirottare segretamente i fondi ai leader di questi stessi gruppi estremisti.

 

Considerata la missione dichiarata dell’SPLC di «combattere la supremazia bianca e varie forme di ingiustizia per contribuire a creare una democrazia multirazziale», l’incriminazione, se provata, rivela una sconcertante ipocrisia nel cuore dell’organizzazione.

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Fondata nel 1971 come studio legale per i diritti civili, la SPLC è cresciuta fino a diventare una delle principali ONG progressiste degli Stati Uniti. Ha vinto cause civili per le vittime della violenza del Ku Klux Klan (KKK), si è battuta per i diritti degli immigrati, della comunità LGBT e dei detenuti, e il suo database di organizzazioni «d’odio» è considerato autorevole dai principali media.

 

Negli anni Ottata e Novanta , lo SPLC ha concentrato la sua attenzione sui gruppi suprematisti bianchi e affini al Ku Klux Klan, uno dei quali ha incendiato gli uffici dell’organizzazione in Alabama nel 1983. Le attività più recenti dello SPLC si sono rivelate controverse: l’organizzazione è stata accusata di razzismo anti-bianchi quando un membro dello staff di alto livello, Mark Potok, è stato filmato con un «conto alla rovescia» che indicava quando i bianchi sarebbero diventati una minoranza negli Stati Uniti, attaccato alla sua scrivania; e l’inserimento di Turning Point USA di Charlie Kirk nell’elenco dello SPLC come «caso di studio» di «odio ed estremismo» ha portato l’FBI a interrompere i rapporti con il centro dopo l’assassinio di Kirk l’anno scorso.

 

Secondo l’atto d’accusa, ai donatori era stato detto che il loro denaro sarebbe stato utilizzato per contribuire a «smantellare» i gruppi estremisti elencati nel database dell’SPLC. Ciò che non era stato loro detto era che in realtà questo denaro veniva convogliato a questi gruppi attraverso entità commerciali fittizie e che, in alcuni casi, l’SPLC avrebbe ordinato ai gruppi di continuare ad alimentare l’odio razziale.

 

L’elenco dei beneficiari include:

– Un membro del gruppo di chat online che ha organizzato la manifestazione «Unite the Right» a Charlottesville ha ricevuto 270.000 dollari tra il 2015 e il 2023.
– Affiliata all’Alleanza Nazionale neonazista – 1.000.000 di dollari tra il 2014 e il 2023.
– Il «Mago Imperiale» dei Ku Klux Klan Uniti d’America – importo sconosciuto.
– Un dirigente del Sadistic Souls Motorcycle Club, affiliato ad Aryan Nations, ha ricevuto 300.000 dollari tra il 2014 e il 2020.
– Il presidente dell’Alleanza Nazionale riceverà 140.000 dollari tra il 2016 e il 2023.
– Il leader del Partito Nazionalsocialista d’America ha ricevuto 70.000 dollari tra il 2014 e il 2016.
– Il presidente nazionale dell’American Front ha ricevuto 19.000 dollari tra il 2016 e il 2019.
– La moglie di un «Ciclope Esaltato» del Ku Klux Klan – 3.500 dollari in un momento imprecisato.
– Due di questi individui – il presidente della National Alliance e il leader del National Socialist Party of America – figuravano per nome nella pagina web del SPLC dedicata agli «estremisti» al momento dei pagamenti. Il presidente dell’American Front era, all’epoca, un criminale condannato per aver partecipato a un rogo di croci.

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Secondo l’atto d’accusa, un altro individuo avrebbe ricevuto 160.000 dollari dall’SPLC, somma che avrebbe poi distribuito «a vari leader di gruppi estremisti violenti, tra cui l’ex Gran Mago dei Cavalieri del Ku Klux Klan».

 

Nel 2017, una marcia con fiaccole a Charlottesville, in Virginia, a cui hanno partecipato centinaia di estremisti di destra, membri di milizie, attivisti dell’«alt-right» e suprematisti bianchi, si è conclusa in tragedia quando il partecipante James Alex Fields ha investito con la sua auto una folla di manifestanti di sinistra, uccidendo una persona e ferendone 35.

 

Secondo l’atto d’accusa, tuttavia, un uomo descritto come «membro del gruppo di chat online dei leader che ha pianificato» la manifestazione e ha partecipato all’evento «su indicazione dell’SPLC… ha pubblicato messaggi razzisti sotto la supervisione dell’SPLC e ha contribuito a coordinare il trasporto all’evento per diversi partecipanti».

 

L’utilizzo di informatori retribuiti da parte dell’SPLC non è illegale, a condizione che gli informatori non vengano pagati per commettere reati. La causa sostiene invece che l’SPLC abbia consapevolmente ingannato i suoi donatori, ai quali era stato detto che il loro denaro sarebbe stato utilizzato per «smantellare» l’estremismo e «sostenere candidati progressisti che difendono valori democratici inclusivi», e abbia consapevolmente ingannato le banche, che non avevano idea che società fittizie con nomi come «Rare Books Warehouse» e «Fox Photography» fossero in realtà delle facciate per finanziare l’estremismo.

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In una dichiarazione rilasciata martedì, il CEO dell’SPLC, Bryan Fair, ha affermato che l’organizzazione non si avvale più di informatori retribuiti, ma che tale pratica ha aiutato l’SPLC a infiltrarsi in gruppi estremisti e a «salvare vite umane».

 

«Siamo indignati per le false accuse mosse contro l’SPLC», ha dichiarato Fair. «Oggi il governo federale è stato strumentalizzato per smantellare i diritti delle persone più vulnerabili della nostra nazione e di qualsiasi organizzazione come la nostra che si opponga a tale difesa», ha continuato, aggiungendo: «ci difenderemo con vigore, difenderemo il nostro staff e il nostro lavoro».

 

«L’SPLC ha mentito ai suoi donatori, promettendo di smantellare i gruppi estremisti violenti, e in realtà ha pagato i leader di questi stessi gruppi estremisti», ha dichiarato il direttore dell’FBI Kash Patel in una conferenza stampa martedì. L’organizzazione «non stava smantellando i gruppi», ha aggiunto il procuratore generale degli Stati Uniti Todd Blanche. «Stava invece alimentando l’estremismo che pretendeva di combattere, pagando persone per fomentare l’odio razziale».

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La BBC paga i dipendenti bianchi meno di quelli appartenenti a minoranze etniche

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Secondo il rapporto annuale 2025/26 dell’emittente britannica, i dipendenti bianchi della BBC guadagnano meno dei colleghi appartenenti a minoranze etniche in sei delle sette fasce salariali. I dati riaprono il dibattito sull’impegno dell’azienda a far avanzare il personale di origine minoritaria e sul possibile effetto di quelle politiche sulle retribuzioni.   Nel rapporto della BBC sul divario retributivo 2025/26, rilanciato mercoledì dal Telegraph, i dipendenti di colore, asiatici, di etnia mista e di altre minoranze guadagnano in media il 13,2% in più all’ora rispetto ai colleghi bianchi nella fascia più bassa. Anche tra i dirigenti di vertice il divario resta al 5,3%.   I dipendenti bianchi risultano davanti in una sola categoria, dove la retribuzione oraria mediana supera dello 0,6% quella delle minoranze. Nell’insieme della BBC, però, il personale bianco guadagna ancora lo 0,7% in più, soprattutto perché occupa una quota maggiore delle posizioni meglio pagate.

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I numeri hanno riportato l’attenzione sui programmi con cui la BBC promuove i dipendenti delle minoranze etniche. L’emittente gestisce percorsi speciali di tutoraggio e sviluppo di carriera per il personale di origine africana, asiatica e di altre minoranze, e ciò solleva il dubbio che tali iniziative possano contribuire alle differenze di retribuzione.   La BBC si è data l’obiettivo che le minoranze etniche rappresentino il 20% sia della forza lavoro sia dei ruoli dirigenziali. L’emittente insiste che si tratti di obiettivi e non di quote, e sostiene che non incidono sulle decisioni salariali.   L’ex ministro della Cultura britannico John Whittingdale ha messo in discussione le politiche retributive della BBC, dichiarando al Telegraph che l’emittente «dovrebbe retribuire il personale esclusivamente in base al valore e al merito che apporta al lavoro che svolge».   Il Whittingdale ha ricordato che la BBC si era già mossa in passato per correggere le disparità di genere e che dovrebbe applicare lo stesso principio di «equa retribuzione» a prescindere da razza, orientamento sessuale o genere.   L’emittente è stata più volte al centro di scandali sulle differenze di stipendio. Nel 2020 la giornalista Samira Ahmed ha vinto una causa storica al tribunale del lavoro, dopo che i giudici avevano stabilito che era stata pagata meno del presentatore Jeremy Vine per un lavoro equivalente.   Nel 2024 quattro presentatrici della BBC hanno accusato l’emittente di discriminazione sessuale e di età dopo un rimpasto della divisione notizie. Nel novembre 2025 la BBC ha reso pubblici sei casi interni di parità salariale, tra cui due ricorsi.   La BBC ha respinto l’idea che gli ultimi dati dimostrino un trattamento diseguale, affermando di essere «impegnata a garantire una retribuzione equa e paritaria per tutti».   La BBC sembrerebbe inoltre avere un problema con la pedofilia, con vari collaboratori accusati dell’osceno crimine. Jimmy Savile, Stuart Hall e Rolf Harris hanno tutti abusato di bambini mentre lavoravano per l’emittente, e gli ultimi due hanno scontato pene detentive per aggressioni sessuali a danno di bambine anche di soli sette anni.   Nel 2024, il presentatore televisivo Huw Edwards è stato condannato per possesso di immagini indecenti di minori. Edwards ha ricevuto una pena di sei mesi, sospesa per due anni, il che significa che andrà in prigione solo se commetterà nuovamente reati durante tale periodo.   Nel 2012 deflagrò nel cuore della BBC lo scandalo pedofilo di Jimmy Savile, popolare presentatore e DJ (aveva inventato il format Top of the Pops) che fu accusato di aver molestato un numero spaventoso di ragazzi e ragazze (prepubescenti o anche in età più adulta) per oltre 50 anni.   Nel gennaio 2013, un rapporto congiunto di NSPCC e Metropolitan Police, Giving Victims a Voice, affermava che 450 persone avevano presentato denunce contro Savile, con il periodo di presunti abusi che si estendeva dal 1955 al 2009 e l’età dei denuncianti al momento del gli assalti vanno dagli 8 ai 47 anni.

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Le vittime sospette includevano 28 bambini di età inferiore a 10 anni, di cui 10 di età inferiore a 8 anni. Altri 63 erano ragazze di età compresa tra 13 e 16 anni e quasi tre quarti delle sue presunte vittime avevano meno di 18 anni. Sono stati registrati circa 214 reati, con 34 stupri segnalati a 28 forze di polizia.   Le voci sulla pedofilia di Savile si rincorrevano al punto che una lettera anonima del 1998 chiedeva ad una commissione di non assegnargli alcuni titolo onorifico, in quanto sarebbe potuta emergere in seguito una componente pedofila della sua vita privata.   Il silenzio della BBC durante questo periodo fu esso stesso un ulteriore tema di scandalo. Non solo non venne mai indagato nessun caso segnalato riguardo Savile; pare che nel 2012 non venne mandato in onda un reportage che indagava proprio sul caso.   Savile avrebbe abusato di ben 450 vittime, la maggior parte delle quali bambini o giovani, nel corso di cinque decenni. I suoi presunti crimini hanno sconvolto il Regno Unito dopo la sua morte nel 2011, portando a un’indagine senza precedenti su come la BBC ha gestito la vicenda. Di fatto Savile morì impunito.

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Immagine Fixing the BBC, Stratford by Paul Harrop via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
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Ben-Gvir come i nazisti: «ci sono persone che non meritano di vivere»

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Dichiarazioni del ministro ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir tornano a far discutere.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir ha recentemente chiesto in maniera pubblica l’assassino sistematico quotidiano di diecine di palestinesi.

 

Intervenendo domenica al podcast di Rom Braslavski e contestando l’adesione temporanea di Netanyahu alla posizione di Trump sulla riduzione del numero di gazani uccisi ogni giorno, il responsabile delle carceri israeliane, il Ben-Gvir, ha auspicato l’uccisione di 30-40 gazani ogni notte: «Non è un segreto, non sono d’accordo con il primo ministro. Credo che a Gaza si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone».

 

Le parole del potente ministro dello Stato Ebraico hanno ricordato immediatamente a molti l’espressione nazista «Lebensunwertes Leben» («vita non degna di essere vissuta»), una definizione usata dal regime nazista per indicare quelle fasce della popolazione che, secondo il regime nazista, non avevano diritto alla vita e venivano destinate al programma di «eutanasia involontaria», Aktion T4.

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Il termine deriva dal saggio del 1920 Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens di Karl Binding e Alfred Hoche, che proponeva l’eliminazione di malati mentali, disabili gravi e “vite senza valore” per ragioni etiche ed economiche. I nazisti lo radicalizzarono all’interno della Rassenhygiene (igiene razziale) e del darwinismo sociale.

 

A partire dal 1939, con l’Aktion T4, il regime organizzò l’uccisione sistematica di decine di migliaia di bambini e adulti con disabilità fisiche o psichiche (incluso l’autismo, il cui studio fu iniziato proprio da un medico austriaco, il dottor Hans Asperger), attraverso gas, iniezioni e fame. I medici selezionavano le vittime in base a criteri di «produttività» e «purezza razziale»: chi non poteva lavorare o generare prole «sana» era considerato un peso per la Volksgemeinschaft (comunità del popolo) e quindi eliminabile.

 

Il concetto non si limitò ai disabili: fu esteso a ebrei, rom, omosessuali, «asociali» e prigionieri politici, presentando lo sterminio come atto «scientifico» (anche a quell’epoca c’erano «gli esperti») e «umanitario», liberando risorse economiche e sociali e purificando la razza ariana.

 

Il programma quindi si estese ai campi di concentramento, ma anche al ghetto di Varsavia, i cui profughi hanno con probabilità discendenti tra coloro che ora perpetrano la pulizia etnica Striscia di Gaza.

 

Il ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels descrisse costantemente il popolo ebraico come «subumano» e dotato di «caratteristiche marcatamente parassitarie». Goebbels si suicidò il 1° maggio 1945 a Berlino, dopo aver ucciso la moglie e i sei figli con il cianuro.

 

Hans Frank, capo del regime nazista sulla Polonia occupata, rinchiuse gli ebrei nei ghetti, ridusse le loro razioni e sovrintese alla liquidazione del ghetto di Varsavia. «In ogni caso, inizierà una grande migrazione ebraica. Ma cosa dovremmo fare con gli ebrei? Pensate che si insedieranno nell’Ostland, nei villaggi? A Berlino ci dissero: “Perché tutta questa fatica? Non possiamo fare nulla con loro né nell’Ostland né nel Reichskommissariat. Quindi liquidateli voi stessi”. Signori, vi chiedo di liberarvi da ogni sentimento di pietà. Dobbiamo annientare gli ebrei ovunque li troviamo e ogniqualvolta sia possibile». Frank fu impiccato a Norimberga.

 

Dopo il 1945 il termine «Vita indegna di essere vissuta» era divenuto simbolo della barbarie nazista e dell’abisso etico raggiunto quando lo Stato decide chi merita di vivere. Con evidenza, i tempi stanno cambiando.

 

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E l’avvocato israeliano disse: la vita di un ebreo vale 10 milioni di palestinesi

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Un avvocato israeliano legato a coloni della Cisgiordania, Yehuda Shimon, ha rilasciato dichiarazioni controverse in un’intervista alla BBC all’inizio di agosto 2026, dopo una sparatoria mortale vicino all’avamposto di Havat Gilad che ha ucciso due israeliani, incluso un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane.   Le sue parole stanno facendo il giro della rete, scatenando indignazione e prese di coscienza. Dopo l’uccisione di un israeliano, lo Shimon ha dichiarato che «dobbiamo uccidere tutte le persone di Tal, Sarra, anche Jit e Farata», cioè villaggi palestinesi vicini.   «Una vita ebraica vale 10 milioni» di vite palestinesi» ha detto l’avvocato dei coloni.   Alla domanda se suonasse razzista, ha risposto: «Sì, lo so. Ma questa è la verità, perché Dio ci ha scelti. Per questo siete gelosi».  

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Le affermazioni nazi-giudaiche dell’avvocato sono state riportate dal Jerusalem Post, dalla BBC e da altri organi di stampa e hanno suscitato forti reazioni. Lo Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi e parla da posizioni estreme di coloni religiosi.   Riguardo alla questione della legge, ha dichiarato esplicitamente che, nonostante sia avvocato, l’unica legge che conta per lui è la Bibbia – e quindi non quella israeliana né il diritto internazionale.     Nella stessa intervista, ha criticato l’esercito israeliano perché, secondo lui, «non uccide i palestinesi, li separa solo» quando ci sono scontri con i coloni. Sui palestinesi della Cisgiordania ha indicato tre opzioni: 1) Accettare il dominio israeliano e vivere quietamente sotto di esso; 2) Emigrare volontariamente in altri paesi arabi/musulmani; 2) Se non accettano né se ne vanno: «Se non volete fare la pace con noi e non volete andarne, non ho scelta: devo uccidervi, e vi uccido tutti».   Queste dichiarazioni sono state fatte all’interno dell’avamposto di Havat Gilad, a pochi giorni dalla sparatoria del 24 luglio 2026 che aveva causato morti da entrambe le parti. Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi.   Il suprematismo ebraico ha basi religiose che affondano nel concetto biblico di «popolo eletto» (am segulah), presente nel libro del Deuteronomio (7,6 e 14,2). Secondo questi passi Dio sceglie Israele come popolo particolare. Alcune correnti, soprattutto all’interno del sionismo religioso radicale e di gruppi come quello ispirato a Meir Kahane 0 il maestro del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, il cui partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere Ebraico» è la continuazione del movimento kanahista – leggono questa elezione in senso gerarchico: una vita ebraica avrebbe valore superiore e il popolo ebraico avrebbe diritti esclusivi sulla Terra di Israele, vista con confini che spaziano per tutto il Medio Oriente (la teoria del «Grande Israele»).   Sul piano ideologico, tali visioni si combinano con rivendicazioni territoriali assolute e con l’idea che la legge divina (Torah) prevalga su quella internazionale o statale. Espressioni di questo tipo emergono periodicamente in ambienti di coloni – e non solo – dove si sostiene che una vita ebraica valga molteplici vite non-ebraiche e che la resistenza palestinese debba essere repressa fino all’eliminazione.  

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