Connettiti con Renovato 21

Militaria

La Germania espande la presenza militare in Lituania

Pubblicato

il

Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, è stato in Lituania, accompagnato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, per l’esercitazione denominata Griffin Storm, una manovra destinata a testare la capacità della Germania di rafforzare il battaglione NATO.

 

«Griffin Storm è una delle più grandi esercitazioni nella regione quest’anno e dimostra la capacità di aumentare rapidamente il gruppo tattico della NATO a guida tedesca fino alle dimensioni di una brigata», ha detto Stoltenberg durante la sua conferenza stampa congiunta con Scholz e il presidente lituano Gitanas Nausedas.

 

«Questa esercitazione invia un messaggio chiaro: la NATO è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato. Ora ci sono oltre 40.000 soldati sotto il comando della NATO principalmente nella parte orientale dell’Alleanza. Supportato da una significativa potenza aerea e navale».

 

Per quanto riguarda la rivolta di Wagner in Russia, Stoltenberg ha fatto eco alla linea degli Stati Uniti: «penso che sia importante ricordare a tutti voi che si tratta di questioni interne alla Russia e quindi ciò su cui la NATO si concentra è sostenere l’Ucraina», ha affermato il norvegese.  «Dimostra la fragilità del regime russo, ma non spetta alla NATO intervenire su tali questioni. Questa è una questione russa. Ciò che conta per la NATO è non farsi intimidire e non essere impedito di continuare a fornire un sostegno senza precedenti all’Ucraina».

 

Separatamente ma in relazione, la Germania ha annunciato che aumenterà la dimensione del suo dispiegamento in Lituania a 4.000 truppe, cioè alla dimensione della brigata.

 

«La Germania è pronta a stazionare permanentemente una robusta brigata in Lituania», ha detto il ministro della Difesa Boris Pistorius a Vilnius, ha riferito l’Associated Press.

 

Pistorius ha dichiarato che dovranno essere create infrastrutture e strutture per accogliere i soldati e le loro famiglie, spiegando che la decisione di Berlino di offrire la brigata alla Lituania non è stata solo a causa della presunta guerra della Russia contro l’Ucraina, ma anche a causa della storia stessa della Germania, affermando che fino alla fine della Guerra Fredda, la Germania era il Paese sul fianco orientale della NATO.

 

«Quello che Pistorius non ha detto è che la Lituania è quanto di più vicino le truppe tedesche siano state a Mosca dalla seconda guerra mondiale» nota EIRN. «Questa è storia che i russi non hanno dimenticato».

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la Grundgesetz, la Costituzione tedesca, fu modificata per aumentare il budget militare nazionale.

 

La Germania un mese fa ha annunciato un pacchetto da 2,7 miliardi in armi da dare all’Ucraina, il tutto mentre Berlino parla ancora di razionamento energetico, e mentre pochi mesi fa circolava la stima secondo cui in caso di guerra i tedeschi avrebbero munizioni per due giorni.

 

A quanto sembra, la Germania vuole davvero «morire per la NATO». Ciò non è del tutto vero, o meglio, è vero solo per gran parte delle élite gosciste e democristiane oramai totalmente scollate dalla realtà e dall’elettorato.

 

Come riportato da Renovatio 21, il cancelliere Scholz è stato fortemente contestato ad un evento questo mese per il sostegno dato alla guerra dal governo ampel (semaforo: verde, rosso, giallo). Negli scorsi mesi marce nel Paese contro le armi all’Ucraina hanno raccolto decine di migliaia di persone.

 

La Germania, ricordiamolo, è una Nazione colpita dalla guerra in modo diretto con la distruzione dei gasdotti Nord Stream, di cui si rifiuta di accettare la possibile implicazione americana, con il cancelliere che anzi va scondinzolando subito alla Casa Bianca per la photo opportunity che resterà per sempre come segno dell’umiliazione della Germania e dell’Europa.

 

 

 

 

 

Immagine di pubblico domino CC0 via Wikimedia

 

 

 

Continua a leggere

Militaria

L’Iran definisce gli eserciti dell’UE come «organizzazioni terroristiche»

Pubblicato

il

Da

Il parlamento iraniano ha classificato le forze armate degli Stati membri dell’Unione Europea come «organizzazioni terroristiche», in una mossa che ricalca la recente decisione del blocco di inserire nella lista nera il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran (detto anche «i pasdaran»).

 

A dicembre sono esplose proteste di massa in tutta la Repubblica Islamica, inizialmente motivate da ragioni economiche, che si sono rapidamente trasformate in violente sommosse accompagnate da richieste politiche. Teheran ha accusato Stati Uniti e Israele di aver orchestrato e alimentato la violenza letale nelle strade, ormai in gran parte rientrata.

 

Domenica, intervenendo pubblicamente, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che, etichettando la Guardia Rivoluzionaria come organizzazione terroristica, l’UE intendeva solo compiacere il suo «padrone», gli Stati Uniti, in un inutile tentativo di dissuaderlo dal mettere a rischio l’integrità territoriale dei suoi Stati membri, chiaro riferimento alle recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump di annettere la Groenlandia.

 

In un messaggio pubblicato giovedì su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Bruxelles di «alimentare le fiamme» di una guerra totale nella regione. Il capo della diplomazia ha definito la designazione dei pasdarani come organizzazione terroristica da parte dell’UE «un altro grave errore strategico» e una mera «operazione di propaganda».

Sostieni Renovatio 21

Le sue parole sono arrivate dopo la dichiarazione dell’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, che ha annunciato: «I ministri degli Esteri dell’UE hanno appena adottato la decisione cruciale di designare la Guardia rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica», in risposta al modo in cui Teheran ha gestito le recenti proteste.

 

La formalizzazione della misura è attesa nei prossimi giorni. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso soddisfazione per la decisione, insieme all’«accordo politico su nuove sanzioni contro» la Repubblica islamica, che colpiscono 15 persone e sei entità con il congelamento dei beni, il divieto di ingresso e altre misure restrittive.

 

La Guardia Rivoluzionaria è già considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Israele, Canada, Australia, Arabia Saudita e Bahrein.

 

Nelle scorse settimane il presidente Trump ha più volte minacciato l’Irano con un intervento militare, dichiarando di aver dispiegato nella regione una «imponente» e «bellissima armata». Al contempo, ha lasciato trapelare che Washington sta ancora considerando la possibilità di una soluzione diplomatica.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Militaria

Generale israeliano di alto rango visita segretamente il Pentagono

Pubblicato

il

Da

Una delegazione militare israeliana di alto livello, capeggiata dal capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (IDF), tenente generale Eyal Zamir, ha compiuto una visita riservata a Washington nel corso del fine settimana, sullo sfondo di crescenti tensioni legate ai programmi nucleari e missilistici iraniani e al rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione.   Secondo fonti riportate da media israeliani e americani, Zamir ha avuto colloqui al Pentagono con il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, e altri alti responsabili della difesa USA. Nel corso degli incontri ha condiviso informazioni classificate, esaminato possibili opzioni militari nei confronti dell’Iran e cercato di influenzare l’andamento dei contatti diplomatici attualmente in corso tra l’amministrazione Trump e Teheran.   La missione, rimasta segreta al momento della sua effettuazione, si inserisce in un momento di forte preoccupazione israeliana: il timore è che il presidente Donald Trump possa concludere un’intesa con l’Iran limitata al solo blocco dell’arricchimento dell’uranio, lasciando pressoché invariato il programma di missili balistici di Teheran e senza dare il via libera a un intervento armato.   Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha successivamente incontrato Zamir a Tel Aviv per valutare lo stato di prontezza operativa delle forze armate «per qualunque scenario possibile», come riferito domenica dall’ufficio del ministro.

Aiuta Renovatio 21

Gli Stati Uniti hanno potenziato la propria presenza navale e aerea in Medio Oriente, dispiegando la portaerei USS Abraham Lincoln, ulteriori cacciatorpediniere equipaggiati con missili e sistemi avanzati di difesa antiaerea, in quella che Trump ha definito una «massiccia e splendida armata».   Fonti israeliane indicano che persino alti esponenti di entrambi i Paesi nutrono dubbi sul fatto che Trump scelga alla fine la via militare. In pubblico, il presidente ha ribadito la preferenza per una soluzione negoziata, rifiutandosi di svelare i dettagli del proprio «piano» sull’Iran – nemmeno agli alleati più stretti – sostenendo che tale riservatezza serve a non compromettere i colloqui in corso.   Parallelamente, ha ammonito Teheran che «il tempo sta per scadere» e che un eventuale attacco futuro sarebbe «molto più duro» rispetto alle operazioni congiunte USA-Israele dell’estate scorsa.   Sebbene Israele abbia evitato di apparire come promotore di un’azione bellica, alcuni funzionari hanno confidato in privato, secondo Ynet, che un’inerzia prolungata dopo tante minacce potrebbe essere interpretata dall’Iran come «debolezza». Allo stesso tempo, ritengono che un eventuale attacco statunitense contro la Repubblica Islamica scatenerebbe quasi certamente una rappresaglia iraniana diretta contro Israele, con il rischio di un’escalation regionale su larga scala.   Washington tiene a precisare che non ha intenzione di destabilizzare l’Iran né di provocare un collasso sul modello libico, mentre le autorità di Teheran ribadiscono la natura esclusivamente pacifica del proprio programma nucleare e affermano che i negoziati indiretti procedono regolarmente.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Continua a leggere

Geopolitica

L’UE respinge la proposta di Zelensky di un esercito europeo

Pubblicato

il

Da

L’idea di un esercito europeo unificato, come sostenuto dal presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, risulta impraticabile perché molti Paesi dell’UE sono contemporaneamente membri della NATO, ha dichiarato Kaja Kallas, responsabile della politica estera e di sicurezza del blocco economico.

 

Zelens’kyj ha invocato la creazione di «forze armate unite» europee nel corso di un discorso controverso tenuto la scorsa settimana al Forum Economico Mondiale di Davos, sottolineando che l’esperienza di combattimento maturata dall’Ucraina contro la Russia avrebbe un valore prezioso, criticando con forza la divisione e l’indecisione tra i suoi sostenitori europei, chiedendo nel contempo l’adesione dell’Ucraina all’UE entro il 2027, un ultimatum accolto con derisione da parte di diversi membri dell’Unione.

 

«Non riesco a immaginare che i Paesi creino un esercito europeo separato», ha affermato Kallas ai giornalisti prima di una riunione del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles giovedì. «Devono essere gli eserciti che già esistono», molti dei quali fanno parte della NATO e dispongono di strutture di comando consolidate all’interno dell’organizzazione a guida statunitense.

Sostieni Renovatio 21

«Se creiamo strutture parallele, il quadro non farà altro che confondersi. In tempi difficili, gli ordini potrebbero semplicemente cadere tra le sedie», ha aggiunto.

 

Questo mese i membri europei della NATO hanno reagito alla rinnovata proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia. Trump ha accusato la Danimarca di essere troppo debole per difendere la sua isola dell’Atlantico settentrionale da un possibile attacco russo o cinese – scenario giudicato improbabile da Copenaghen – e non ha escluso il ricorso alla forza militare per raggiungere l’obiettivo. Le tensioni sono state poi allentate dal Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che ha proposto a Trump un «quadro» per procedere.

 

La Kallas si conferma una ferma sostenitrice della necessità di proseguire gli aiuti militari occidentali a Kiev e di intensificare la pressione sulla Russia, piuttosto che perseguire una pace negoziata. Al termine dell’incontro di Bruxelles ha difeso la scelta dell’UE di non dialogare con Mosca, sostenendo che non vi sia nulla da offrire oltre quanto già avanzato dai mediatori statunitensi.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Più popolari