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La Difesa russa: droni ucraini contro il gasdotto Turkstream

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Le difese aeree russe hanno intercettato tre droni nei pressi di una stazione di compressione chiave nella regione di Krasnodar, che serve il gasdotto TurkStream, Lo ha dichiarato il ministero della Difesa di Mosca, definendolo come un tentativo di sabotaggio ucraino.

 

Il gasdotto fornisce gas naturale russo ai clienti turchi e a diversi paesi europei, tra cui Ungheria, Serbia, Bulgaria, Slovacchia, Bosnia ed Erzegovina e Grecia. Operativo da gennaio 2020, ha una capacità annuale di 31,5 miliardi di metri cubi.

 

In una dichiarazione di sabato, il Ministero della Difesa russo ha riferito che «nella notte del 28 febbraio, sullo sfondo della visita di Vladimir Zelensky a Washington, il regime di Kiev ha effettuato un altro tentativo di attaccare la stazione di compressione del gas Russkaya nel villaggio di Gaikodzor… con l’aiuto di tre UAV ad ala fissa». Mosca ha suggerito che Kiev aveva cercato di interrompere la fornitura di gas russo alle nazioni europee.

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Secondo il ministero, tutti e tre i droni in arrivo sono stati distrutti a una certa distanza dalla struttura, mentre l’infrastruttura energetica non ha subito danni e ha continuato a funzionare normalmente.

 

Durante una telefonata di sabato, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto al suo omologo turco, Hakan Fidan, di esercitare influenza sulla leadership ucraina per dissuadere Kiev dal tentare di «effettuare attacchi terroristici contro infrastrutture civili». Fidan ha affermato che Ankara avrebbe preso tutte le misure necessarie a questo riguardo, secondo un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo.

 

La stazione di compressione Russkaja funge da punto di uscita sul suolo russo per il gas trasportato tramite il TurkStream.

 

A gennaio, il ministero ha segnalato un incidente simile che ha coinvolto nove droni kamikaze, tutti intercettati. Tuttavia, i detriti delle esplosioni hanno causato danni minori alla stazione di compressione del gas, che è stata rapidamente riparata dal personale della struttura.

 

Commentando l’incidente, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha accusato l’Ucraina di essere coinvolta in atti di «terrorismo energetico».

 

Anche la Turchia ha confermato l’attacco diversi giorni dopo, mentre il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, il cui Paese è tra i destinatari dei servizi di TurkStream, ha affermato che Budapest considera qualsiasi tentativo di sabotare la propria fornitura energetica come una violazione della propria sovranità nazionale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier magiaro Vittorio Orban all’unisono con il presidente serbo Aleksandr Vucic aveva dichiarato che i due Paesi avrebbero ritenuto un attacco alle loro forniture energetiche come qualcosa a cui avrebbero risposto con la guerra.

 

La Commissione Europea ha dichiarato il mese scorso che «ovviamente, qualsiasi attacco alle infrastrutture energetiche è qualcosa di preoccupante».

 

Dall’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, Mosca ha accusato Kiev in più occasioni di aver preso di mira l’oleodotto.

 

Verso la fine del mese scorso, Reuters ha riferito che le forniture di gas naturale russo tramite TurkStream avevano raggiunto un massimo storico, con calcoli preliminari che indicavano che le forniture avrebbero superato i 50 milioni di metri cubi al giorno a gennaio 2025.

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Dopo che l’Ucraina ha deciso, alla fine del 2024, di recedere dal contratto quinquennale di transito del gas con il colosso energetico russo Gazprom, il TurkStream è diventata l’unica rotta che ha fornito gas russo all’Europa meridionale e sudorientale.

 

Come riportato da Renovatio 21, i russi avevano già detto che Kiev aveva in cuore un attacco al Turkstream ancora due anni fa. Seguirono speculazioni sulla volontà degli USA – in particolare del vicesegretario di Stato Victoria Nuland – di disintegrare, dopo il Nord Stream, anche un altro gasdotto che serve l’Europa.

 

Alcuni ricordano che Goeffrey Pyatt, l’ambasciatore USA a Kiev durante il golpe di Maidan (quello con cui la Nuland discuteva della formazione del governo nella famosa intercettazione telefonica del 2014, nota come «Fuck the EU») è stato spostato a fare l’ambasciatore in Grecia, luogo di transito proposto per l’ulteriore tratta del gasdotto South Stream, che toccherebbe infine la Puglia. Sempre nel luglio 2015 è stato firmato un memorandum d’intesa tra Grecia e Russia per la costruzione e l’esercizio del tratto TurkStream nel territorio greco.

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La Turchia presenta il suo primo missile balistico intercontinentale

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La Turchia ha presentato il suo primo missile balistico intercontinentale, che, secondo i funzionari, aumenterà in modo significativo la capacità di attacco a lungo raggio del Paese.   Secondo quanto riportato dai media locali, il missile, denominato Yildirimhan, è stato svelato martedì alla fiera dell’industria della difesa SAHA 2026 di Costantinopoli. Sviluppato dall’azienda di difesa ROKETSAN, ha una gittata stimata di circa 6.000 km.   Il ministro della Difesa Yasar Guler ha descritto lo Yildirimhan come il missile a più lunga gittata mai realizzato dalla Turchia e il primo missile a propellente liquido in grado di raggiungere velocità ipersoniche, sottolineando che il missile balistico intercontinentale rappresenta un «passo importante» nelle capacità di difesa del Paese ed è considerato principalmente un’arma di deterrenza, ma ha avvertito che, se necessario, verrà impiegato anche in modo offensivo.  

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«Se dovremo ricorrervi, nessuno deve dubitare che lo faremo senza esitazione e nel modo più efficace», ha dichiarato Guler. Il ministro ha aggiunto che l’industria della difesa nazionale ha aumentato notevolmente la capacità produttiva e che i sistemi militari turchi si sono dimostrati efficaci «nelle regioni di conflitto più difficili del mondo».   Il Guler ha inoltre sostenuto che le piattaforme di produzione locale, sviluppate secondo gli standard NATO e a costi inferiori, stanno «influenzando direttamente le capacità militari» degli eserciti stranieri e che la Turchia è passata da un acquirente prevalentemente dipendente dalle importazioni a un Paese che «progetta, produce ed esporta i propri sistemi».   Negli ultimi anni la Turchia ha ampliato rapidamente le proprie capacità nel settore della difesa, sviluppando una vasta gamma di droni, missili da crociera e sistemi terrestri impiegati in conflitti che vanno dalla Siria e dall’Iraq alla Libia e al Caucaso meridionale. La presentazione del missile balistico intercontinentale (ICBM) arriva in un momento di accresciuta tensione in tutto il Medio Oriente.   Dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sollecitato la fine dei combattimenti prima che l’intera regione venisse travolta dal conflitto.   Il ministro degli Esteri Hakan Fidan avrebbe poi riconosciuto che la guerra con l’Iran ha fornito ad Ankara un ulteriore incentivo ad accelerare la produzione nazionale di armi e sistemi di difesa aerea.  

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Arte

La NATO tiene incontri segreti con i produttori cinematografici

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La NATO sta conducendo consultazioni a porte chiuse con professionisti dell’industria televisiva e cinematografica in Europa e negli Stati Uniti, secondo quanto riportato domenica dal quotidiano britannico Guardian. Questa iniziativa ha suscitato accuse secondo cui il blocco starebbe cercando di sfruttare le arti per «diffondere paura» e «propaganda», aggiunge il giornale londinese.

 

Il blocco militare ha tenuto tre incontri privati ​​con registi, produttori e sceneggiatori a Los Angeles, Bruxelles e Parigi, e ha in programma di riunirsi con i membri della Writers’ Guild of Great Britain (WGGB) a Londra il mese prossimo, ha scritto il giornale.

 

Secondo quanto riportato, il prossimo incontro sarà supervisionato dal think tank britannico Chatham House e verterà sulla «situazione di sicurezza in evoluzione in Europa e non solo». Tra i partecipanti, secondo il giornale, è prevista la presenza di James Appathurai, vice responsabile della NATO per la sicurezza informatica e l’innovazione tecnologica.

 

Finora, le conversazioni hanno in parte «ispirato» almeno «tre progetti distinti», ha scritto il Guardian, citando un’e-mail interna del WGGB.

 

La mossa del blocco militare atlantico avrebbe suscitato preoccupazione nell’industria cinematografica e televisiva. L’incontro in programma è «chiaramente propaganda», ha affermato lo scrittore cinematografico irlandese Alan O’Gorman, citato dal Guardian.

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«Credo che in questo momento in tutta Europa si stia diffondendo allarmismo sul fatto che le nostre difese siano abbassate», avrebbe detto, aggiungendo di aver notato una spinta da parte dei media e del governo irlandese «per presentare la NATO sotto una luce positiva e allinearci con essa».

 

Secondo quanto riportato dal giornale, altri sceneggiatori si sono detti «piuttosto offesi dal fatto che l’arte venisse utilizzata in un modo che sosteneva la guerra» e credevano che venisse loro chiesto di «contribuire alla propaganda della NATO».

 

Il blocco militare guidato da Washington sta attraversando una crescente spaccatura interna, con il presidente statunitense Donald Trump che ha nuovamente definito la NATO una «tigre di carta» dopo che diversi Stati membri si sono rifiutati di unirsi alla sua guerra contro l’Iran negli ultimi mesi. Le tensioni tra i Paesi europei della NATO e gli Stati Uniti erano già state acuite dalle minacce di Trump, nei mesi precedenti, di annettere il territorio autonomo danese della Groenlandia.

 

La minaccia maggiore che il blocco deve affrontare attualmente non proviene da «nemici esterni», bensì dalla sua «disintegrazione in corso», ha dichiarato sabato il primo ministro polacco Donald Tusk.

 

La storia dell’alta politica che incontra i produttori cinematografici per forgiare una narrativa era stata illustrata negli anni Novanta dal film Sesso e Potere (1997), arrivato all’altezza dell’affaire Clinton-Levinsky, dove agenti del presidente USA consultavano un veterano di Hollywood per fabbrica una guerra tra USA e Albania al fine di coprire gli scandali sessuali alla Casa Bianca.

 

Tuttavia, i rapporti tra servizi segreti americani e cinema sono realtà, come spiegato negli scorsi anni da vari studi come The CIA in Hollywood e Hollywood and the CIA: Cinema, Defense and Subversion (2012).

 

È noto come anche le forze armate USA utilizzino il cinema e la TV: la marina americana ha attivamente promosso film come Top Gun (1986) per l’effetto sul reclutamento, consentendo l’uso dei caccia F/A-18 Super Hornet e di un’intera portaerei.

 

La saga cinematografica di Transformers (specialmente i capitoli diretti da Michael Bay) è stata realizzata con una massiccia collaborazione di tutte le forze armate statunitensi, inclusi l’Esercito e l’Aeronautica. La partnership è considerata una delle più grandi operazioni congiunte tra Hollywood e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, includendo I l’uso di veicoli e velivoli d’avanguardia, alcuni dei quali hanno fatto il loro debutto cinematografico proprio nella pellicola, come il caccia F-22 Raptor e il convertiplano CV-22 Osprey, soldati come comparse (circa 300), utilizzo di location militari.

 

In cambio dell’accesso a queste risorse a costi ridotti (la produzione paga solo le spese operative, come il carburante), l’esercito aveva ottenuto dalla produzione il diritto di revisionare la sceneggiatura per assicurarsi che i militari siano ritratti in modo positivo e realistico

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L’esercito statunitense chiede l’uso di armi ipersoniche contro l’Iran

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L’esercito statunitense avrebbe richiesto il dispiegamento di armi ipersoniche contro l’Iran. Lo riporta Bloomberg, che cita una fonte con «conoscenza diretta della questione», l   Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) vorrebbe impiegare il sistema missilistico ipersonico a lungo raggio dell’esercito, noto come Dark Eagle («aquila oscura»), sviluppato da Lockheed Martin ed hanno una ortata segnalata fino a 3.000 km. Non è stato ancora dato alcun annuncio pubblico di tale escalation, né alcun funzionario ha confermato la notizia.   Una possibile giustificazione è che i lanciatori di missili balistici iraniani potrebbero essere stati spostati oltre la portata di 300 miglia (circa 480 km) del missile Precision Strike Missile dell’esercito. Tuttavia, questa situazione potrebbe essere sfruttata come opportunità per testare sul campo l’atteso ingresso degli Stati Uniti nel settore delle armi ipersoniche.   Fox News Digital (FND) ha citato un funzionario della difesa che ha spiegato che il sistema ha raggiunto la capacità operativa iniziale, segnando la prima volta che gli Stati Uniti dispongono di un’arma ipersonica terrestre potenzialmente utilizzabile.   Secondo FND, un funzionario del Pentagono ha dichiarato: «L’impiego e la scalabilità delle armi ipersoniche rappresentano una priorità assoluta per il Dipartimento della Guerra, e stiamo procedendo a ritmo serrato. L’ipersonica su larga scala è stata designata come una delle aree tecnologiche critiche del Dipartimento dal Chief Technology Officer Emil Michael, al fine di concentrare le risorse sulla fornitura di soluzioni ipersoniche letali ed economicamente vantaggiose per i militari».   «Il Test Resource Management Center (TRMC) del Dipartimento sta lavorando per potenziare le strutture di collaudo e istituire nuove sedi di prova non tradizionali. Allo stesso tempo, il Dipartimento sta predisponendo il proprio sistema di acquisizione in un’ottica di guerra per creare una solida e reattiva base industriale in grado di fornire rapidamente queste tecnologie avanzate».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana si erano avute le dichiarazioni di alti funzionari del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti avranno difficoltà a difendersi dai sistemi missilistici avanzati sviluppati da Cina e Russia.

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emersa la volontà americana di schierare i Dark Eagle in Germania a fronte della guerra ucraina in corso.   Come riportato da Renovatio 21, in questi anni gli USA avevano cancellato alcuni test sulla tecnologia missilistica supersonica. A settembre 2023 era emerso che lo schieramento del Dark Eagle è stato ritardato a causa di un test critico del suo veicolo planante.   Al ritardo degli USA nel settore ipersonico si aggiunge una beffa emersa con uno scoop del Washington Post: i sistemi ipersonici della Cina Popolare, che sarebbero praticamente pronti, sarebbero stati sviluppati con tecnologia tranquillamente venduta e trasferita da società americane.   A fine 2022 l’ammiraglio Charles Richard, il comandante uscente del Comando Strategico degli Stati Uniti, aveva lasciato trasparire la sua preoccupazione riguardo il fatto che l’attuale costrutto di deterrenza nucleare degli Stati Uniti possa non funzionare sia contro la Russia che contro la Cina, che descrive come potenze nucleari «quasi pari» con cui gli Stati Uniti sono in concorrenza.   Le armi ipersoniche sarebbero però già disponibili ad una schiera di Paesi tradizionalmente ostili a Washington come RussiaNord CoreaIran. Anche gli Houthi yemeniti di recente hanno comunicato, non si sa con quale livello di verità, di disporre di missili ipersonici.   La tecnologia missilistica ipersonica ha fatto saltare l’equilibrio tra superpotenze atomiche e il concetto di deterrenza.

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