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Ipotesi di nullità canonica dell’elezione di Bergoglio

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Renovatio 21 riprende dal sito di Aldo Maria Valli Duc in Altum questa lettera vergata da, scrive il vaticanista, «un sacerdote, un religioso, che si firma “Un cacciatore di cinghiali nella vigna del Signore” e spiega: “Non metto la mia firma perché vorrei che l’attenzione si concentrasse non sulla mia identità, ma sulle cose dette”». La riflessione segue quella che sul tema ha svolto recentemente l’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

Carissimo Valli, le chiedo di seguirmi con pazienza in questo tentativo di inquadrare un problema che, ormai da anni, ci sta avvelenando la vita.

 

1) «Ma questo papa è veramente papa?»

Più passa il tempo e più all’interno della Chiesa cattolica cresce la confusione e la contrapposizione a tutti i livelli: laici, preti, vescovi e cardinali… E ciò, non solo su singoli aspetti dottrinali, morali, liturgici e disciplinari…, ma anche nei confronti della stessa persona di Jorge Mario Bergoglio, alias Francesco.

 

Sì, perché al termine di ogni ragionamento privato e di ogni confronto pubblico sulla Chiesa, riemerge sempre la stessa domanda: «Ma questo papa è veramente papa?». Egli cioè occupa quel trono in modo legittimo, oppure in modo illegittimo? E la domanda è quanto mai pertinente perché, se ci sono mille motivi per considerarlo legittimo, ce ne sono almeno altri mille per considerarlo illegittimo.

 

Ora, se dopo dieci anni che Bergoglio indossa quel vestito bianco, noi stiamo ancora a discutere sempre più animatamente su questo tema, forse ciò significa una cosa sola: che, oggi come oggi, nessuno di noi – semplici laici e preti, ma anche singoli vescovi e cardinali – è in grado di chiarire in modo inconfutabile e definitivo né che Bergoglio è un papa effettivo, né che Bergoglio è un papa abusivo. Perché, se la cosa fosse pacifica e scontata, non ci sarebbe motivo per avere un simile dubbio.

 

Questa situazione paradossale, però, non ci impedisce – anzi ci impone – di farci una nostra idea personale il più possibile argomentata, così da non cedere passivamente, né controbattere aspramente, alle posizioni di chi non la pensa come noi.

 

Esaminiamo dunque le due possibili soluzioni al grande dilemma, precisando ancora che qui non siamo nel campo delle dimostrazioni matematiche, né in quello delle sentenze definitive, ma in quello delle semplici ipotesi canoniche.

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2) Bergoglio sarebbe un papa legittimo

Questa tesi è certamente più comoda sul piano pratico, ma sta diventando sempre meno sostenibile sul piano logico.

 

Bergoglio infatti già occupa de facto quel trono (e dopo la scomparsa di Benedetto XVI, non c’è più nessuno che glielo contende); ed è riconosciuto apertamente come sommo pontefice dalle principali istituzioni sociali, politiche e religiose del mondo, e – forse – anche dalla maggioranza di quanti si dicono cattolici. Egli perciò non può essere scalzato dal posto che occupa, senza con ciò stesso produrre un autentico terremoto ecclesiale, con susseguente pericolo di spaccatura e di scisma.

 

Qui però sorgono alcune domande ormai ineludibili, alle quali dovrebbero rispondere soprattutto coloro che, da una parte, si dicono convinti della regolarità della sua elezione e, dall’altra, denunciano sempre più convintamente il carattere confuso e ambiguo – se non addirittura eretico – dell’intero suo pontificato.

 

Queste dunque le domande:

 

  • Se Bergoglio è un papa voluto o almeno permesso dal Signore, perché a volte si ha l’impressione che egli non disponga neppure di un minimo di grazia di stato o di unzione spirituale, per svolgere positivamente la sua missione?

 

  • Perché non solo non conferma nella fede i suoi fratelli, ma in modo sempre più ampio e devastante li amareggia e li getta nella confusione e nello sconcerto, diventando lui stesso il tema più spinoso e divisivo all’interno della Chiesa?

 

  • Perché non vacilla soltanto su singoli punti teorici o pratici della fede, ma arriva a imporre con stile sempre più dispotico una vera rivoluzione anti-cattolica, una sorta di nuova Rivoluzione di ottobre, camuffata furbescamente con il nome di Chiesa sinodale e portata avanti, per l’appunto, con i Sinodi di ottobre?

 

  • E quindi: che senso ha riconoscere la sostanziale validità della sua elezione, e poi vedersi obbligati a rintuzzare tutti i giorni e con toni sempre più amareggiati le sue continue e crescenti ambiguità, sfocianti in vere e proprie eresie? Infatti, se egli è un papa legittimo, bisognerebbe scusarlo, proteggerlo e interpretarlo nel modo più benevolo possibile (come si farebbe con un proprio genitore che, per età o malattia, cominciasse a perdere il ben dell’intelletto).

 

  • E inoltre: che senso ha – come effetto collaterale della presunta legittimità della sua elezione – dover accusare severamente il povero Benedetto XVI di essere lui, in ultima analisi, il vero responsabile di tutto ciò che è accaduto dalla sua rinuncia in poi, trasformandolo così da probabile vittima in carnefice?

 

Sul piano logico pertanto non mi sembra che questa prima tesi sia molto lineare, proprio in considerazione della carica distruttiva che questo pontificato sta esercitando nei confronti della Chiesa cattolica nel suo insieme; carica distruttiva che è paragonabile alla terribile scossa di terremoto che il 30 ottobre 2016 distrusse a Norcia la basilica di San Benedetto, lasciandone in piedi soltanto una facciata traballante.

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3) Bergoglio sarebbe un papa illegittimo

 Questa tesi è certamente più problematica e destabilizzante sul piano pratico, ma sembra molto più illuminante e risolutiva sul piano logico.

 

Come già detto, il punto di partenza che costringe a sviluppare anche questa ipotesi è la completa assurdità della situazione che si è venuta a creare nella Chiesa cattolica in questi ultimi tempi, situazione che forse non ha precedenti in duemila anni di storia: colui che dovrebbe essere il Vicario di Cristo in terra, arriva ad essere – come direbbero alcuni – un vero e proprio inimicus Ecclesiae, cioè uno che lega tutto ciò che dovrebbe essere sciolto, e scioglie tutto ciò che dovrebbe essere legato.

 

Questi dunque i possibili capi di nullità – tutti molto gravi e anche cumulabili tra di loro – per i quali Jorge Mario Bergoglio, alias Francesco, un giorno potrebbe essere dichiarato ufficialmente e definitivamente come un papa che non è mai esistito:

 

A. La rinuncia forzata di Papa Benedetto XVI nel febbraio 2013 (cf. CIC, cann. 188; 332, § 2), situazione che poi l’ha spinto per quasi dieci anni a quei comportamenti e distinguo piuttosto atipici che tutti conosciamo (nome, abito, residenza, esercizio attivo e contemplativo, ecc.). Come non ricordare qui: il bombardamento continuo da parte dei principali mass media contro di lui, a causa degli scandali sessuali del clero un po’ ovunque nel mondo; l’esclusione, nei giorni della rinuncia, della Banca vaticana dal circuito bancario internazionale swift; quel «vociare assassino» di cui il papa emerito ha poi parlato in una sua intervista, riferendosi agli ambienti tedeschi che più lo osteggiavano; e la condizione in cui si trova qualche prelato ancora vivente, che ha vissuto da vicino quei fatti e che forse non parla per timore di ritorsioni disciplinari?

 

B. L’applicazione al conclave del 2013 di due canoni invalidanti del diritto canonico matrimoniale: l’inganno doloso (cf. CIC, can. 1098) e il vizio o difetto di consenso (CIC, can. 1101). Questa doppia ipotesi di nullità (formulata in modo geniale qualche tempo fa da Mons. Carlo Maria Viganò e applicata al suddetto conclave per analogia) starebbe a significare che in quella occasione il cardinale Bergoglio avrebbe volutamente ingannato almeno una parte dei suoi elettori (= dolo), simulando ai loro occhi un corretto proposito pastorale che invece egli escludeva lucidamente e con positivo atto di volontà (= vizio di consenso), avendo già in mente di realizzare un vero e proprio piano rivoluzionario ai danni della Chiesa cattolica, come poi di fatto è avvenuto. Ora, se queste disposizioni giuridiche sono in grado di rendere nullo un matrimonio canonico, perché non dovrebbero vanificare anche l’atto con cui Bergoglio ha accettato l’avvenuta elezione pontificia, la quale – con tanto di anello al dito – lo legava con nuovo vincolo sponsale alla Chiesa di Roma e a tutta la Chiesa universale? Può essere Vicario terreno dello Sposo celeste chi, fin dall’inizio, ha intenzioni opposte alle sue?

 

Ci sarebbe poi anche l’accusa esplicita di eresia – se non addirittura di apostasia (cf. CIC, can. 751) –, la quale emerge in particolare: dai dubia cardinalizi presentati nel 2016 e 2023; dai vari interventi dottrinali che il cardinale Müller ha realizzato dal 2017 in poi; come pure dai programmi legati al Sinodo sulla sinodalità del 2023-2024 (cf. l’apposito Instrumentum laboris del 2023); eresia che, quando incide su terzi (cf. CIC, can. 1330), produce una scomunica latae sententiae, cioè automatica o immediata (cf. CIC, can. 1364, § 1); (1) e che – secondo alcuni teologi e canonisti come il cardinale San Roberto Bellarmino –, quando riguarda un papa ed è evidente e notoria, produrrebbe ipso facto anche una sorta di «auto-deposizione» del papa medesimo.

 

Se l’ipotesi di eresia notoria o manifesta – che come sappiamo non dispone ancora di una procedura canonica chiara e ufficiale – può applicarsi a un papa realmente tale (cioè valido), nel tentativo di limitarne i danni e spingerlo gradualmente a farsi da parte senza compromettere la stabilità e l’unità della Chiesa…, tale ipotesi acquista un valore semplicemente aggiuntivo o dimostrativo nel caso di un papa che, fin dal primo istante della sua elezione, è del tutto illegittimo (cioè invalido).

 

In altre parole: nel caso di Bergoglio, la progressiva presa di coscienza delle sue molteplici eresie potrebbe servire come un punto di partenza o come una prova del nove, rispetto ai diversi capi di nullità sopra indicati: a) rinuncia forzata di Benedetto XVI; b) inganno doloso e consenso difettoso dello stesso Bergoglio. (2)

 

4. «E tu che ne pensi?».

Se, dopo questa spiegazione, qualcuno mi domandasse: «E tu che ne pensi?», io risponderei: «Dovendo scegliere – e più passa il tempo, più si impone una scelta di campo –, a me sembra più logica e risolutiva l’ipotesi della nullità».

 

Infatti, se Bergoglio fosse un papa legittimo, in seguito – quando il Signore avrà ripreso in mano le sorti della sua Chiesa (perché prima o poi Lui interverrà!) – ci dovrà essere un futuro papa cattolico che si metta a ricercare e condannare ogni singola ambiguità, inesattezza o eresia che lo stesso Bergoglio ha disseminato a voce e per iscritto nel corso di tutti questi anni. Un lavoro veramente proibitivo!

 

Se invece si riuscisse a dimostrare che egli era semplicemente illegittimo, il suo nome pontificio e il suo magistero romano sparirebbero dalla faccia della terra in una frazione di secondo. Tutto molto più facile e più efficace!

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Ora, è evidente che una chiarificazione ufficiale e definitiva di questo genere potrà essere realizzata soltanto «a bocce ferme»: cioè, quando Bergoglio non ci sarà più e il timone della Barca di San Pietro sarà tornato in mani più sicure.

 

Sì, perché mentre egli è ancora in carica, è pressoché impossibile che qualche cardinale provi a sfidarlo sul terreno di una sospetta invalidità della sua elezione: oltre che molto ardito dal punto di vista giuridico, ciò sarebbe anche troppo pericoloso per la stessa unità della Chiesa. Meglio attendere i risultati finali della sua opera rivoluzionaria – risultati sempre più disastrosi e fallimentari –, in modo che il mondo intero un giorno possa dire: «Bergoglio si è scavata la fossa con le sue stesse mani!».

 

Pertanto, i possibili capi di nullità che sopra abbiamo cercato di individuare, pur essendo fin da ora utili e illuminanti a livello teorico, non sono certo di immediata applicazione a livello pratico: forse se ne riparlerà tra cinque o dieci anni!

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5. «E nel frattempo noi che facciamo?».

Quando cerco di spiegare questi concetti a fedeli che scalpitano e sbraitano per l’attuale situazione, mi sento rispondere: «E nel frattempo noi che facciamo?».

 

Certamente la risposta non può essere quella di alcuni giornalisti che, con le loro ossessioni investigative, pretendono decodificare e dimostrare di tutto e di più, ricorrendo a ogni minimo indizio, compreso – se fosse possibile – il colore della biancheria intima di Sua Santità Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger! Né può essere quella di alcuni chierici che, con le loro patologie narcisistiche, pretendono sostituirsi in prima persona sia al papa rinunciatario che a quello usurpatore!

 

La soluzione invece dovrebbe essere la seguente: a) rimanere saldamente nella Chiesa cattolica, per mezzo di una fedeltà effettiva a ciò che essa ha sempre insegnato; b) «accontentarsi» di eventuali iniziative ponderate e argomentate, prese da cardinali e vescovi autorevoli; (3) c) assumere, nel segreto della propria coscienza, una posizione sempre più chiara e decisa contro un certo magistero folle di Bergoglio.

 

Ma forse – o senza forse – queste tre indicazioni ancora non bastano: e qui il discorso si fa molto più difficile, per non dire lacerante.

 

Infatti, proseguendo su questa linea, emergono inevitabilmente altre domande: «È possibile limitarsi a rigettare gli insegnamenti erronei del magistero di Bergoglio, senza spingersi oltre? Oppure, se a un certo punto la corda si spezza, è cosa lecita e doverosa prendere le distanze anche dalla sua persona, arrivando – nel segreto della propria coscienza – a dichiararlo “auto-deposto” in quanto eretico e scomunicato, o a giudicarlo come “illegittimo” in quanto del tutto inadeguato all’incarico che ricopre?».

 

Rispondo: «E chi sono io per impedire valutazioni soggettive di questo tipo, specie quando sono frutto di un discernimento lungo e sofferto sulla situazione generale della Chiesa e sul comportamento pertinace di coloro che la guidano?».

 

È evidente però che simili atti, proprio perché sgorgano dalla propria coscienza, sono di natura semplicemente privata: e quindi non possono essere presentati come verità assolute, già dimostrate e ufficializzate; né possono essere imposti con toni imperativi a chi ancora non arriva a capirne il significato o la necessità.

 

In tal senso possiamo dire che iniziative come quelle dei dubia cardinalizi del 2016 e 2023, nonostante possano apparire ad alcuni come poco incisive, in realtà sono utilissime, specie in ambienti clericali e conventuali, perché contribuiscono a far crescere in modo ordinato un sano senso critico nei confronti del magistero di Bergoglio, e – a lungo andare – forse anche nei confronti della sua elezione pontificia.

 

Perché il punto della questione è proprio questo: non si tratta qui di opporsi al colpo di Stato del 2013 con un colpo di mano istantaneo e risolutivo (perché, anche se molti non lo vogliono capire, ciò è pressoché impossibile!); ma di lavorare in maniera pacata e ragionata, affinché cresca nel maggior numero possibile di persone la consapevolezza di ciò che sta avvenendo nella Chiesa; e ci si interroghi seriamente sulla credibilità – e poi sulla legittimità – di colui che ne è il responsabile principale.

 

Infatti, senza una diffusione ampia e radicata di queste valutazioni critiche in seno all’intero Popolo di Dio, sarà più difficile che un futuro papa cattolico – diciamo, un Pio XIII – si decida a disporre un’apposita indagine canonica, finalizzata a valutare l’ipotesi di una completa nullità dell’elezione a Vescovo di Roma di colui che con ogni probabilità passerà alla storia come «il grande apostata» (cf. CCC 675).

 

6. In conclusione

Volendo ricapitolare, possiamo dire:

 

  • Il «problema-Bergoglio» esiste, ed è un problema sempre più evidente e devastante per l’intera Chiesa cattolica.

 

  • Esso non solo impone di ribattere colpo su colpo ambiguità ed errori del suo magistero, ma consente anche di formulare ipotesi di nullità canonica sulla sua stessa elezione e su tutto il suo pontificato (di grande interesse le ipotesi di dolo e vizio di consenso, in analogia a CIC, cann. 1098; 1101).

 

  • Questa situazione spinge molti fedeli a formulare un giudizio di coscienza molto severo nei suoi confronti, fino al punto di ritirargli ogni fiducia, e di negare interiormente anche la sua validità o legittimità di Sommo Pontefice.

 

  • Un giudizio di questo genere però, anche se comprensibile, ha un carattere totalmente privato e soggettivo; e quindi non può essere considerato come ufficiale e definitivo, né può essere imposto agli altri in modo imperativo.

 

  • La completa chiarificazione del “problema-Bergoglio” non spetta alla base della Chiesa, ma al suo vertice più alto; e ciò si potrà realizzare nei tempi e nei modi che solamente la Divina Provvidenza è in grado di decidere e di attuare.

 

Un cacciatore di cinghiali nella vigna del Signore

 

NOTE

1) Non bisogna però dimenticare che la scomunica latae sententiae, per produrre effetti concreti in «foro esterno», deve essere dichiarata, cioè esplicitata e comunicata per iscritto al diretto interessato da parte di un suo superiore gerarchico. Ma nel caso di un papa chi può considerarsi superiore a lui, così da comminargli una simile pena canonica? Nessuno.

2) Considerazioni simili si possono fare anche in riferimento alla scomunica latae sententiae che il n. 81 della costituzione apostolica Universi dominici gregis (del 22 febbraio 1996) prevede per tutti quei cardinali elettori che, in occasione di un conclave, compiono «patteggiamenti, accordi, promesse o impegni di qualsiasi genere» (tipo “mafia di San Gallo”?) per eleggere un candidato o per boicottarne un altro. Diciamo subito che questa norma (da leggere nel contesto dei nn. 78-83): è ancora molto generica; rimane circoscritta al solo «foro interno»; e non produce la nullità o invalidità dell’elezione comunque realizzata con simili intrallazzi (cfr. per analogia n. 78). Essa pertanto non appare decisiva per affrontare il problema Bergoglio: meglio ricorrere alle ipotesi invalidanti sopra indicate.

3) In caso contrario, forse è meglio andarsene in qualche cricca o setta tra quelle già esistenti, oppure crearsene una per conto proprio, con tanto di «papa» e «cardinali» alternativi!

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Mons. Mutsaerts: Andate alla Messa in latino invece di cercare di sistemare la vostra parrocchia

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Il vescovo Robert Mutsaerts ha detto che i cattolici che frequentano parrocchie con messe del Novus Ordo irriverenti dovrebbero cercare una messa tradizionale in latino o un’altra liturgia riverente, invece di tentare di trasformare la propria parrocchia di appartenenza. Lo riporta LifeSite.   In una breve intervista al sito nordamericano del 3 ottobre, dopo il suo intervento alla Catholic Identity Conference del 2026, Mutsaerts ha risposto alla domanda se i fedeli debbano cercare di migliorare la propria parrocchia con una liturgia scadente o partecipare alla Messa in rito tradizionale. Il vescovo olandese conservatore, che sa celebrare solo il Novus Ordo, ha giudicato inutile il tentativo di correggere parrocchie in cattive condizioni. I fedeli, a suo avviso, dovrebbero andare dove la loro fede e quella delle famiglie vengono realmente nutrite.   «Se c’è una messa del Novus Ordo di scarsa qualità, temo che non si possa migliorare la situazione di quei sacerdoti. Quindi, meglio andare altrove», ha detto a LifeSite. «Prima pensavo: “Sostieni la tua parrocchia”. Ora non lo dico più… perché potresti perdere la fede. Vai in un posto dove pensi: “Questo è giusto, questo è autentico, questo è vero”».

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«Andateci, e se avete figli o ragazzi, andate dove possano incontrare altri giovani. È questo che stimola», ha aggiunto. «E i giovani si incontrano nel Vetus Ordo, nel Novus Ordo, ma in luoghi dove trovano il sacro, dove la liturgia è in ordine… Avete bisogno di un po’ di incoraggiamento (dalla vostra comunità parrocchiale), non lo ottenete se avete 18 anni e tutti gli altri (i parrocchiani) ne hanno 80».   Negli ultimi mesi diversi pensatori cattolici hanno discusso se i fedeli debbano cercare di «sistemare» la propria parrocchia geografica, come ha sostenuto lo scrittore Patrick Neve in un articolo di gennaio su Substack intitolato «La parrocchia che odi potrebbe aver bisogno di te». Altri concordano con monsignor  Mutsaerts: conta di più partecipare alla Messa dove si trova appagamento spirituale, anche percorrendo una lunga distanza.   Sul mantenimento della fede mentre la gerarchia promuove la sinodalità, uno dei temi del suo intervento, Mutsaerts ha invitato ad attenersi alle pratiche tradizionali della Chiesa e ha criticato i «frutti della sinodalità».   «Beh, fate le cose normali (cattoliche). Andate a una Messa con la liturgia appropriata, recitate il rosario, date il buon esempio (agli altri)», ha detto. «E se la sinodalità non significa niente per voi, non andateci; è una perdita di tempo. Sono passati otto anni e riuscite a vedere i frutti? Io no. Nient’altro che una perdita di tempo».   «Nel frattempo, attenetevi alle normali pratiche cattoliche, come ho appena accennato. Come ha sempre fatto la Chiesa cattolica, cercate la verità; la verità vi renderà liberi», ha aggiunto.   In una lettera aperta a papa Leone XIV dell’agosto dello stesso anno, monsignor Mutsaerts aveva già messo in discussione i frutti del Sinodo sulla sinodalità, esortando il papa a concentrarsi sulla salvezza delle anime anziché sulla sinodalità. Ha inoltre insistito perché i fedeli restino fedeli alla propria identità nel Signore, invece di conformarsi al mondo.   «Stiamo cercando di essere così comodi per il mondo secolare. No! Qual è la nostra identità? (Dobbiamo) rimanere fedeli all’identità… Gesù Cristo», ha detto. «Lui è il Signore, e ha fondato la Chiesa, e quello che possiamo fare è ciò che ha fatto Gesù… come disse durante l’Ultima Cena: “Vi ho dato un esempio, non voglio essere acclamato o altro”. Sta dicendo: “Seguite le mie orme”, (quindi) fate come ha fatto Lui e chiedete al buon Dio in preghiera cosa ha in mente per voi».   «Lui può usare chiunque; molte persone (nelle Scritture) hanno avuto problemi nella loro vita; Lui poteva usare tutti loro. Giona, Abramo, Mosè, Davide, tutti gli apostoli. Non perdete mai la speranza; continuate ad andare avanti».   Interrogato sui consigli ai giovani che considerano una vocazione religiosa o il matrimonio in un momento di crisi, Mutsaerts ha ribadito l’importanza di una buona vita cattolica.   «Una cosa molto importante: andate a Messa, anche se non significa molto per voi, o magari l’omelia è un po’ noiosa, o totalmente noiosa, andate a Messa e cercate di trovare una parrocchia dove la Messa sia accettabile, ovviamente. Andate a Messa, recitate il Rosario; è un’arma molto potente», ha detto. «Leggete buoni libri, ce ne sono a bizzeffe. Andate su internet e ascoltate buoni podcast ; ci sono ottimi podcast cattolici».   «Vivete secondo la fede, perché altrimenti è inutile. Se guardate le vite dei santi, non sono facili», ha aggiunto. «Nessuno ha avuto una vita facile, ma ne vale la pena se si vive per qualcosa per cui vale la pena vivere e morire».

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Il prelato neerlandese proseguito invitando a cercare la verità e a non lasciarsi raccontare dal mondo quelle che ha chiamato sciocchezze. Chi finisce nel relativismo, nel secolarismo e nel soggettivismo, ha detto, è sulla strada sbagliata: c’è una verità che vale per tutti, come la gravità, che piaccia o no. Se non si vive secondo quella verità, qualcosa va storto. Dio è misericordioso, sempre, ma chi va contro natura ne scopre le conseguenze; serve quindi una sana fede cattolica.   Sua Eccellenza ha aggiunto che conta anche leggere i Padri della Chiesa, mantenere il senso dell’umorismo perché «se non sai ridere, non sei cattolico» e, naturalmente, «concedersi un sigaro e un drink di tanto in tanto».   Il Mutsaertso a inizio anno aveva definito la teologia progressita come «pericolo dall’interno della Chiesa» e l’aborto come «tirannia dei forti contro i deboli».   Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa il vescovo era stato gravemente ferito in un incidente stradale.    

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Magistero Liquido

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Un articolo di Robert Morrison, pubblicato sul sito web The Remnant il 4 settembre, riporta che Leone XIV ha aperto il suo ciclo di catechesi per l’anno 2026-2027 ricordando che Giovanni XXIII, all’inizio del Concilio Vaticano II, aveva denunciato quei «profeti di sventura» che, «pur animati da zelo religioso […] ripetono incessantemente che la nostra epoca, rispetto ai secoli passati, è di gran lunga peggiore…».

 

L’attuale pontefice condivide questo giudizio e invita i fedeli all’impegno sociale: «Con Cristo e sostenuti dalla potenza del suo Spirito, i credenti sono chiamati ad assumersi la responsabilità delle difficoltà dei loro fratelli e sorelle, specialmente di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza».

 

A sostegno di questa affermazione, il pontefice recita una preghiera molto personale: «Signore della Vita, ci hai donato l’acqua, fonte di fecondità, freschezza e speranza. Essa disseta, fertilizza la terra e guarisce le ferite. […] Possa la nostra cura per l’acqua essere segno d’amore per il Creatore e di impegno per la vita dei poveri, educando le nuove generazioni a valorizzarla e proteggerla. Amen».

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Così detto, comprendiamo meglio chi siano i «profeti di sventura» del XXI secolo. Secondo Leone XIV, essi possiedono solo «passività e indifferenza di fronte agli eventi, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto di fronte ai rapidi e profondi cambiamenti che stiamo vivendo oggi». Mentre, secondo padre Yves Congar, con «la Costituzione pastorale Gaudium et Spes […] la Chiesa del Concilio Vaticano II si è apertamente collocata nel mondo pluralistico odierno; e, senza rinnegare nulla della sua grandezza, ha spezzato gli ormeggi che la tenevano ancorata alle rive del Medioevo». E ha aggiunto inequivocabilmente: «Non possiamo rimanere ancorati a un momento specifico della storia. Mons. Lefebvre parla del “regno di Nostro Signore Gesù Cristo sugli individui, sulle famiglie e sulle società civili”. Sembra di ascoltare Pio X o Pio XI». (1)

 

Infatti, Pio XI, nella Quas primas, dichiarò che «l’effusione di mali sul mondo derivava dal fatto che la maggior parte delle persone aveva rimosso Gesù Cristo e la sua santissima legge dalle abitudini della propria vita individuale, familiare e pubblica», e che, di conseguenza, «una ferma speranza di pace duratura tra i popoli non avrebbe mai potuto risplendere finché individui e nazioni si fossero rifiutati di riconoscere e proclamare la sovranità del nostro Salvatore».

 

Il suo successore, Leone XIV, non condivide questa visione; rimane in silenzio sul regno sociale di Gesù Cristo, ma invita i fedeli a implorare la grazia di Dio affinché possano preservare l’acqua con giustizia. Sulla stessa linea, il 1° ottobre 2025, benedisse un blocco di ghiaccio che si stava sciogliendo per mettere in guardia il mondo dal pericolo del riscaldamento globale.

 

Ieri una benedizione dell’acqua solidificata in ghiaccio, oggi una preghiera per la giusta distribuzione dell’acqua liquida, domani un sermone sul vapore acqueo… Tale è il magistero «sinodale», come l’acqua che protegge con tanto zelo. Sempre meno consistente, sempre più evanescente.

 

Padre Alain Lorans

 

NOTE

P. Congar, La crise dans l’Église et Mgr Lefebvre, Cerf, 1976

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Questo articolo è un editoriale di DICI, una rivista mensile di informazione e analisi (in francese)  sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla quale è possibile abbonarsi utilizzando il modulo in fondo a questa pagina.

 

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Mons. Schneider: la gerarchia ecclesiastica promuove «eresie sfacciate» che rasentano l’«apostasia»

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Sabato scorso, durante un discorso, il vescovo Athanasius Schneider ha affermato che la Chiesa sta assistendo a una «acquisizione ostile» dall’interno della propria gerarchia, che promuove «eresie sfacciate» al limite dell’apostasia. Lo riporta LifeSite.   Aprendo il suo intervento alla Conferenza sull’Identità Cattolica (CIC) del 2026, il 3 ottobre, il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha detto che Dio, nella Sua Divina Provvidenza, ha permesso una crisi senza precedenti nella Chiesa, segnata da un’acquisizione ostile dentro la sua «struttura amministrativa». Il prelato del Centrasia ha precisato che questa «acquisizione ostile» non si limita alla diffusione di ambiguità dottrinali da parte della gerarchia, ma include anche «eresie sfacciate» che in alcuni casi rasentano l’apostasia.   «L’imperscrutabile provvidenza di Dio ha permesso che fossimo testimoni di una crisi senza precedenti per la Chiesa. Un’acquisizione ostile all’interno della struttura amministrativa strategica della Chiesa cattolica», ha affermato. «Una crisi caratterizzata dalla diffusione non solo di velenose ambiguità dottrinali, ma anche di sfacciate eresie tra le fila dell’alto clero. Un fenomeno che in alcuni casi sfiora l’apostasia».

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Negli ultimi anni diversi prelati di spicco hanno criticato documenti vaticani ritenendoli perlomeno vicini all’eresia. A maggio Schneider ha contestato la Relazione finale del Gruppo di studio sinodale 9, che suggeriva che le «relazioni» omosessuali potrebbero non essere peccaminose. All’epoca osservò che ciò richiamava la storia del serpente nel Giardino dell’Eden e che aveva «oltrepassato il confine tra ortodossia ed eresia».   Monsignore ha poi ricordato che Cristo è venuto a convertire il mondo, non a essere «del mondo», e ha criticato aspramente la gerarchia per aver cercato la pace con un mondo nemico di Nostro Signore e della Sua Chiesa.   «L’amicizia di questo mondo è nemica di Dio. Ricordiamoci, quindi, che un amico di questo mondo diventa nemico di Dio (Giacomo 4, 4)», ha affermato. «Fare pace con una società o cultura umana che rifiuta la rivelazione divina e l’unicità di Cristo Salvatore significa cadere in un inganno totale, persino tradire Cristo».   Più avanti Sua Eccellenza ha invitato i fedeli a prendere la propria croce e a restare sulla barca con Cristo in questa tempesta senza precedenti, osservando che solo Dio sa quanto durerà una crisi che appare apocalittica, ma che i fedeli devono restare saldi nella fede. Ha indicato segni di speranza nella Chiesa, in particolare giovani sacerdoti, seminaristi, famiglie e laici che abbracciano la fede vera e senza tempo, e ha ricordato che Dio, alla fine, purificherà la Chiesa.   «Il Signore sta rinnovando la Chiesa ai nostri giorni, a cominciare dai più piccoli. Dalle famiglie, dalle famiglie numerose, cattoliche… dalle suore che si sacrificano nei conventi, che pregano e si dedicano alla vita contemplativa, dagli eremiti che si sacrificano per la Chiesa. Questi sono i più piccoli», ha affermato il vescovo che visse in Unione Sovietica.   «I piccoli sono anche i giovani che amano veramente la vera fede, la vera liturgia… i giovani seminaristi, i giovani sacerdoti che amano la fede cattolica di tutti i tempi e la vera liturgia di tutti i tempi», ha aggiunto. «Ci sono dunque segni di speranza. Sono piccoli, ma Dio ama comunque servirsi dei piccoli, dei piccoli, per compiere le sue opere onnipotenti».   «Questo sta accadendo ai nostri giorni. La gente potrebbe chiedersi: “La fede cattolica prevarrà di nuovo nel mondo? Se sì, come potrebbe accadere? Quanto tempo ci vorrà? E cosa dobbiamo fare?”» ha proseguito Sua Eccellenza. «Nostro Signore ha detto nel Vangelo che i cristiani sono un piccolo gregge. Non conosciamo i piani di Dio ai nostri giorni, con tutti i segni apocalittici… quando vediamo bestemmie esplicite, bestemmie contro i valori cristiani, bestemmie pubbliche contro Cristo. Ma il mondo è comunque nelle mani di Dio, non nelle mani del maligno. Il Signore è il padrone di tutta la storia… Dobbiamo credere ai nostri tempi, anche in questi orribili scenari apocalittici, anche all’interno della Chiesa, che Dio trarrà un bene maggiore da questa situazione attuale, che purificherà la Chiesa».   Come riportato da Renovatio 21, a settembre monsignore Schneider aveva dichiarato che la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica». Il vescovo aveva contestato l’affermazione di papa Leone riguardo ad una presunta minore partecipazione attiva del popolo ai tempi della messa in latino.   Il vescovo, proveniente da una famiglia di tedeschi del Volga deportati da Stalin nel Kirghizistan sovietico dove la comunità cattolica ha subito un’automatica e sanguinaria persecuzione, ha dichiarato che essere conformi alle limitazioni contro la Santa Messa in rito antico poste da Bergoglio rappresentano «falsa obbedienza», e che la Santa Messa vetus ordo va portata avanti anche a costo di un «esilio liturgico».   Come riportato da Renovatio 21, Schneider è noto anche per la sua opposizione alle restrizioni pandemiche («il COVID sta creando una società di schiavi», ha dichiarato tre anni fa) e ai vaccini prodotti con feti abortiti, un’operazione pubblica considerata come «ultimo passo del satanismo».   In un’accorata lettera alle persone che perdevano il lavoro a seguito del loro rifiuto alla vaccinazione obbligatoria con linee cellulari di bimbi sacrificati, il vescovo parlò del «prezzo della verità sul vaccino COVID-19».   Il 4 dicembre 2018 Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan) scrisse a Renovatio 21, che lo aveva informato della battaglia intrapresa dal gruppo contro l’uso delle cellule di feto abortito nell’industria vaccinale, sfociata poi nel convegno «Fede, Scienza, Coscienza» tenutosi a Roma nel marzo 2019.   «Volentieri appoggio la Vostra nobile e necessaria iniziativa» scrisse monsignor Schneider a Renovatio 21 «per combattere la barbarie del nuovo cannibalismo dell’uso delle linee cellulari di feti abortiti in numerosi vaccini».

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Come riportato da Renovatio 21, in dichiarazioni di poche settimane fa monsignor Schneider aveva dichiarato che un numero considerevole di figure apicali della Chiesa ha di fatto perso la fede.   «Vogliono un’altra Chiesa: metà protestante, metà mondana, adattata all’impressione del mondo», ha detto Schneider allo scrittore e podcasterro cattolico Matt Gaspers durante una discussione più ampia sul Concilio Vaticano II e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.   «Negli ultimi 60 anni ce ne sono stati un numero considerevole. Hanno influenza nella Chiesa (…) Hanno promosso tutto ciò con convinzione interiore, con il desiderio di cambiare veramente la fede cattolica, di adattarla completamente al mondo e di avere una nuova religione che sia relativistica, una sorta di sincretismo», ha affermato il vescovo.   Come riportato da Renovatio 21, in un testo pubblicato giorni fa monsignor Schneider aveva dichiarato che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX. In un’altra comunicazione di questa primavera il vescovo aveva esortato a sostenere la Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, arrivando a dire che la scomunica sarebbe invalida.   Precedentemente monsignor Schneider aveva dato una risposta al cardinale Fernandez e lanciato un appello a Leone XIV riguardo il tema delle nuove consacrazioni FSSPX del prossimo primo luglio. Il vescovo aveva inoltre raccontato che lo stesso pontefice regnante gli avrebbe detto di aver incontrato tanti giovani convertiti attraverso la Messa in latino.   Il mese scorso in un’intervista aveva dichiarato che la crisi nella Chiesa è provocata dall’infiltrazione della massoneria al suo interno. In una conversazione con un vaticanista aveva rivelato che vari vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio.   Il vescovo, che è etnicamente tedesco, due mesi fa aveva accusato i vescovi germanici coinvolti nel progetto del «Cammino Sinodale», dicendo che passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica.  

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Immagine screenshot da YouTube  
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