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Il presidente Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina condannato al carcere
Un tribunale della Bosnia-Erzegovina ha condannato il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik a un anno di prigione per aver sfidato l’autorità di un funzionario internazionale incaricato di supervisionare la pace nel paese balcanico
La sentenza di ieri proibisce inoltre a Dodik, un critico esplicito dell’espansione della NATO e delle sanzioni occidentali alla Russia, di ricoprire una carica politica per sei anni.
Dodik, il presidente 65enne della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (la cosiddetta Republika Srpska) a maggioranza serba, è stato condannato per aver ostacolato l’attuazione delle decisioni prese dalla corte costituzionale della Bosnia e dall’Alto rappresentante Christian Schmidt, il funzionario tedesco nominato per supervisionare l’accordo di pace di Dayton del 1995 mediato dagli Stati Uniti. L’accordo pose fine alla guerra civile nell’ex Jugoslavia istituendo la Bosnia ed Erzegovina come una federazione comprendente la Federazione bosniaco-croata e la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, con una presidenza tripartita che rappresentava bosniaci, serbi e croati.
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L’accordo ha anche creato l’Office of the High Representative (OHR) per monitorare la conformità e prevenire ulteriori conflitti. Tuttavia, Dodik ha a lungo respinto l’autorità di Schmidt, sostenendo che manca di legittimità e accusando l’Occidente di usare l’OHR per minare l’autonomia della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.
Il tribunale di Sarajevo ha stabilito che Dodik ha agito illegalmente quando ha firmato due leggi che annullavano i decreti dell’inviato di pace e sospendevano l’esecuzione delle sentenze della corte suprema della Bosnia, nella Republika Srpska.
Il leader serbo non si è presentato all’udienza di mercoledì, ma prima della sentenza ha avvertito che una condanna potrebbe «infliggere un colpo mortale alla Bosnia-Erzegovina» e ha minacciato di spingere per la secessione della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.
Dopo il verdetto, Dodik ha tenuto un discorso durante un comizio nella città di Banja Luka, dove ha liquidato la sentenza come motivata politicamente e ha promesso di attuare «misure radicali».
«Sono stato condannato a un anno nella loro prigione di merda. Dicono che sono colpevole, ma ora dirò che non sono colpevole», ha detto alla folla. I resoconti stimano che fino a 25.000 sostenitori abbiano partecipato al raduno.
In un post sul suo account ufficiale X, Dodik ha annunciato che l’Assemblea nazionale dellaRepubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina avrebbe formalmente respinto la sentenza della corte e vietato l’attuazione di qualsiasi decisione della magistratura statale della Bosnia nel suo territorio, dichiarando che la Republika Srpska avrebbe impedito al governo centrale e alla polizia della Bosnia di lavorare all’interno della sua giurisdizione.
Dodik ha due settimane per appellarsi alla sentenza, ma non ha indicato se lo farà. La sentenza diventerà definitiva dopo l’esaurimento del processo di appello, secondo esperti legali, citati dai media locali.
Dodik ha già discusso il verdetto con il presidente serbo Aleksandar Vucic e il primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha ringraziato per il loro sostegno nel suo post su X.
The political witch hunt against President @MiloradDodik is a sad example of the weaponization of the legal system aimed at a democratically elected leader.
If we want to safeguard stability in the Western Balkans, this is not the way forward!
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 26, 2025
«La caccia alle streghe politica contro il presidente @MiloradDodik è un triste esempio di come il sistema legale venga utilizzato come arma contro un leader eletto democraticamente», ha scritto Orbán su X in risposta alla sentenza della corte. «Se vogliamo salvaguardare la stabilità nei Balcani occidentali, questa non è la strada giusta!»
Secondo quanto riferito, Vucic ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale a Belgrado per discutere la sentenza di Dodik e si prevede che si recherà nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina entro 24 ore.
Хвала @avucic што је увијек уз Републику Српску и на разумијевању.
Српска је поносна што је вечерас реаговао као ниједан предсједник Србије досад и да је уз све своје проблеме стигао овдје. Ово је за нас веома важно. Схватамо миротворну улогу Србије.Све ово је веома важно јер… pic.twitter.com/85q0bDGCVU
— Милорад Додик (@MiloradDodik) February 26, 2025
Dodik è noto per le sue critiche alla NATO e per essersi opposto all’adesione della Bosnia al blocco militare guidato dagli Stati Uniti, che in precedenza aveva accusato per «la sofferenza di civili innocenti».
Dodik è stato aperto sulla sua amicizia con la Russia e l’anno scorso ha suggerito che la Bosnia sarebbe stata meglio come membro dei BRICS che della NATO. Il leader serbo si è anche opposto alla guerra delle sanzioni dell’Occidente contro la Russia in relazione al conflitto in Ucraina e ha ripetutamente promesso che la Republika Srpska avrebbe continuato a rafforzare la cooperazione con Mosca nonostante le pressioni degli Stati Uniti contro di farlo.
L’altra sera, a sorpresa, sul palco di Banja Luka è comparso l’avvocato del presidente USA ed ex sindaco di Nuova York Rudy Giuliani, che ha indossato un cappello rosso con scritto «Make Republika Srpska Great Aganin».
Имамо доста пријатеља у свијету који подржавају Републику Српску. Један од њих је и @RudyGiuliani , који је синоћ био са нама у Бањалуци. pic.twitter.com/b1mPmdZMiI
— Милорад Додик (@MiloradDodik) February 26, 2025
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Immagine di DEMOKRATSKA STRANKA DS via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
La settimana scorsa è stata profanata la cappella del cimitero di rione Santo Spirito di Bari. La scoperta è avvenuta quando i parroci del quartiere si sono recati nella necropoli per la messa in suffragio dei defunti.
I delinquenti si sono introdotti all’interno del luogo sacro distruggendo l’altare e danneggiando la statua della Madonna presente in cappella. Pare che i ladri non abbiano risparmiato nemmeno i paramenti sacri che sono stati trafugati.
Fortunatamente questo «atto vandalico ha riguardato esclusivamente il furto del tabernacolo che in quel momento era assolutamente vuoto: non vi è stata pertanto alcuna sottrazione di ostie consacrate», come precisato dai presbiteri baresi tramite i loro canali social.
I parroci don Fabio Campione, don Tommaso Genghi e don Gianni De Robertis hanno commentato così tale sfregio: «Un gesto ignobile, che ha profondamente turbato l’intera comunità in un momento di preghiera e di festa», riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.
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La profanazione è avvenuta a ridosso della festa patronale in onore di Maria Immacolata. Nonostante il sopruso, i prelati annunciano che le celebrazioni proseguiranno.
«Nonostante questo, la nostra Comunità non si lascia intimidire: celebreremo la Festa Patronale con ancora più fede e partecipazione, come segno di speranza che nessun atto di violenza potrà mai spegnere», si legge nella pagina Facebook della parrocchia. I fedeli sono invitati a stringersi in preghiera dopo l’accaduto, mentre resta da chiarire la dinamica dell’irruzione e individuare i responsabili di tale oltraggio.
Questi macabri rituali sembrano quasi diventare una nefasta routine. Come scritto poche settimane fa su Renovatio21, un altro luogo sacro è stato profanato: la chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano dove il tabernacolo è stato divelto e portato via dalla chiesa mentre le ostie consacrate sono state ritrovate sparse all’esterno.
Sono episodi che colpiscono al cuore noi cristiani e questo fenomeno dilaga un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia. In Francia due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche. La Francia – che oramai possiamo considerare un’ex Nazione cattolica – subisce il vandalismo religioso sempre più marcatamente con la profanazione di chiese sparse un po’ in tutto il territorio transalpino.
Anche oltreoceano si hanno episodi simili: nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, nell’Oregon, è stato rubato il tabernacolo.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa a Perugia sono state trafugate ostie consacrate, tanto che in Umbria è altissima l’attenzione per evitare che le Ostie finiscano in mani sbagliate.
Sono crimini che feriscono e offendono nel profondo la fede di noi cattolici. Preghiamo e celebriamo messe di riparazione a tali sfregi, sperando che episodi del genere non accadano più.
Francesco Rondolini
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Immagine screenshot da YouTube
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La Russia colpisce uno stabilimento di Kiev per la produzione di droni
🇷🇺💥🇺🇦 RUSSIAN MOD: STRIKES HIT KIEV DEFENSE INDUSTRY, TWO DRONE PLANTS TARGETED
Russian Armed Forces struck defense industry facilities in Kiev, hitting the Aerdron enterprise, which manufactures UAVs, the Russian Defense Ministry reported. Forces also struck the Fanplit… pic.twitter.com/nl1B53UZZf — DD Geopolitics (@DD_Geopolitics) July 11, 2026
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