Geopolitica
Il «Grande Fratello» delle religioni: il nuovo database di Pechino
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Wang Zhicheng su gentile concessione di Asianews.
Conterrà tutte le informazioni sul personale religioso, anche le punizioni ricevute e la cancellazione del loro ministero. Un documento sulla gestione di clero, monaci, sacerdoti, vescovi, che hanno anzitutto l’obbligo di «sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista», «resistere alle attività religiose illegali e all’estremismo religioso e resistere alle infiltrazioni di forze straniere che usano la religione». «Si continua a trattare le religioni come istituzioni statali e gli impegni degli operatori religiosi come funzionari civili». In crisi il valore «pastorale» dell’Accordo sino-vaticano.
L’Amministrazione statale per gli affari religiosi (SARA) ha dato il via a un database che raccoglie tutte le informazioni sul personale religioso. In esso verranno registrati anche «premi», «punizioni» da esso ricevute, compresi «la cancellazione» del loro ministero e «altre informazioni»
L’Amministrazione statale per gli affari religiosi (SARA) ha dato il via a un database che raccoglie tutte le informazioni sul personale religioso. In esso verranno registrati anche «premi», «punizioni» da esso ricevute, compresi «la cancellazione» del loro ministero e «altre informazioni». Il tutto sarà tenuto aggiornato «in modo tempestivo».
Il varo del data-base è una delle novità (art. 33) citate nel documento «Misure amministrative per il personale religioso», reso pubblico ieri e che manifesta una volta di più il controllo totale delle esperienze religiose in Cina. Il documento è costituito da 7 capitoli e 52 articoli, in cui in modo minuzioso si gestisce l’iscrizione del personale religioso, le sue caratteristiche e il tipo di lavoro, i «diritti», ma soprattutto «gli obblighi» di vescovi, sacerdoti, monaci buddisti e taoisti, etc…
Il documento era stato pubblicato nel novembre scorso sul sito della SARA per raccogliere possibili suggerimenti e correzioni. È stato pubblicato ieri con pochissime variazioni e entrerà in vigore il 1° maggio.
Qualunque persona che voglia esercitare una funzione religiosa deve rispondere a criteri previ: egli deve «amare la madrepatria, sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista, rispettare la Costituzione, le leggi, i regolamenti e le regole, praticare i valori fondamentali del socialismo, aderire al principio di indipendenza e autogestione della religione e aderire alla politica religiosa della Cina, mantenendo l’unità nazionale, l’unità etnica, l’armonia religiosa e la stabilità sociale
Qualunque persona che voglia esercitare una funzione religiosa deve rispondere a criteri previ: egli deve «amare la madrepatria, sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista, rispettare la Costituzione, le leggi, i regolamenti e le regole, praticare i valori fondamentali del socialismo, aderire al principio di indipendenza e autogestione della religione e aderire alla politica religiosa della Cina, mantenendo l’unità nazionale, l’unità etnica, l’armonia religiosa e la stabilità sociale» (art.3).
Va notato che fra gli «obblighi» vi è il «resistere [contrastare] alle attività religiose illegali e all’estremismo religioso e resistere alle infiltrazioni di forze straniere che usano la religione». Per i cattolici questo significa che i sacerdoti e vescovi ufficiali non potranno esprimere la comunione con i sacerdoti e vescovi non ufficiali, avallando e sostenendo la divisione imposta dal regime.
Anche i vescovi cattolici, sebbene siano «approvati e ordinati» dal Consiglio dei vescovi cinesi, possono esercitare solo dopo la registrazione presso la SARA. In tal modo, a gestire il ministero pastorale dei vescovi rimane lo Stato e non la Chiesa (art. 16).
Molto simile è la situazione dei «buddha viventi» nel buddismo tibetano: essi non potranno esercitare alcun ministero, né considerarsi vere reincarnazioni senza il permesso del Partito comunista cinese (art. 15).
Interrogato da AsiaNews, un sacerdote cattolico in Cina ha commentato: «In questo documento, di novità non ce ne sono. Si continua a trattare le religioni come istituzioni statali e gli impegni degli operatori religiosi come funzionari civili. Tant’è vero che il loro lavoro deve essere regolato, controllato e registrato come un impiego civile. La registrazione avviene tramite gli organismi religiosi, ma presso gli uffici responsabili civili. E questo è doloroso soprattutto per i vescovi».
L’8 febbraio scorso, incontrando il Corpo diplomatico, a un certo punto, papa Francesco ha citato il rinnovo dell’Accordo provvisorio fra Cina e Santa Sede.
Diversi sacerdoti in Cina si domandano se questo nuovo documento sulle «Misure amministrative» non metta in crisi le conquiste «pastorali» dell’Accordo, dato che sottomette il ministero dei vescovi al potere del Partito e ribadisce la divisione fra comunità ufficiali e sotterranee.
«Si tratta – ha detto – di un’intesa di carattere essenzialmente pastorale e la Santa Sede auspica che il cammino intrapreso prosegua, in spirito di rispetto e di fiducia reciproca, contribuendo ulteriormente alla soluzione delle questioni di comune interesse».
Diversi sacerdoti in Cina si domandano se questo nuovo documento sulle «Misure amministrative» non metta in crisi le conquiste «pastorali» dell’Accordo, dato che sottomette il ministero dei vescovi al potere del Partito e ribadisce la divisione fra comunità ufficiali e sotterranee.
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Geopolitica
Trump lancia un ultimatum all’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Ormuzzo non verrà riaperto alla navigazione entro 48 ore.
L’Iran ha mantenuto chiusa la vitale via navigabile alla maggior parte delle navi dal 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno lanciato la prima ondata di attacchi contro la Repubblica Islamica. Questa interruzione, unita agli attacchi iraniani contro le infrastrutture petrolifere e del gas negli stati del Golfo, ha fatto impennare i prezzi globali dell’energia.
Sabato sera Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran dopo i tentativi falliti di convincere i paesi europei a contribuire al ripristino dell’accesso allo stretto.
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«Se l’Iran non APRIRÀ COMPLETAMENTE, SENZA MINACCE, lo Stretto di Ormuzzo entro 48 ORE da questo preciso momento, gli Stati Uniti d’America colpiranno e distruggeranno le loro varie CENTRALI ELETTRICHE, COMINCANDO DA QUELLA PIÙ GRANDE!», ha scritto il presidente su Truth Social.
La più grande centrale elettrica dell’Iran, quella a gas di Damavand, si trova vicino a Pakdasht, a sud-est di Teheran. Altri importanti impianti includono le dighe idroelettriche di Shahid Abbaspour, Karun-3 e Masjed Soleyman nella provincia del Khuzestan, nonché la centrale termoelettrica di Kerman nell’omonima provincia.
L’unica centrale nucleare iraniana si trova a Bushehr, sulla costa del Golfo Persico. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha dichiarato all’inizio di questa settimana che un proiettile ha colpito una struttura a circa 350 metri dall’impianto.
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Geopolitica
La Russia condanna il bombardamento del porto iraniano sul Mar Caspio
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Geopolitica
Lula ai leader latinoamericani: «gli Stati Uniti vogliono colonizzarci di nuovo»
L’America Latina rischia di ricadere sotto un dominio coloniale, ha dichiarato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, definendo le recenti iniziative della Casa Bianca nella regione come antidemocratiche.
Gli Stati Uniti hanno rapito il leader venezuelano Nicolas Maduro a gennaio, per poi imporre un blocco petrolifero a Cuba il mese scorso, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva accusato l’isola di costituire una minaccia. Washington ha inoltre condotto numerosi attacchi extragiudiziali letali contro imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale, nel quadro della lotta al narcotraffico.
Sabato, durante il vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) a Bogotà, in Colombia, Lula ha criticato con forza la politica estera di Washington, pur astenendosi dal nominare direttamente gli Stati Uniti o Trump.
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«Non è possibile che qualcuno pensi di possedere altri Paesi. Cosa stanno facendo ora con Cuba? Cosa hanno fatto con il Venezuela? È forse questo un comportamento democratico?», ha chiesto retoricamente.
L’America Latina è già stata depredata di oro, diamanti e minerali, ha affermato il leader brasiliano, richiamando l’ingerenza statunitense nella regione a partire dalla Dottrina Monroe del 1823, che proclamava l’emisfero occidentale come sfera d’influenza esclusiva degli Stati Uniti. La presenza di Washington si è notevolmente ridotta dopo la fine della Guerra Fredda, all’inizio degli anni ’90.
«Dopo averci portato via tutto quello che avevamo, ora vogliono impossessarsi anche dei minerali critici e delle terre rare che possediamo. Vogliono colonizzarci di nuovo», ha avvertito.
I leader dei Paesi latinoamericani «non possono permettere a nessuno di interferire e violare l’integrità territoriale di ciascun paese», ha sottolineato Lula.
All’inizio di questa settimana Trump ha dichiarato di aspettarsi di avere «l’onore» di «prendere Cuba in qualche forma», affermando di poter fare qualsiasi cosa voglia con l’isola.
A causa della carenza di petrolio provocata dal blocco statunitense, sabato Cuba è precipitata in un secondo blackout nazionale dall’inizio della settimana, lasciando oltre 10 milioni di persone senza elettricità.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato giovedì a Politico che l’America Latina non è una «terra da conquistare», consigliando a Washington di avviare un dialogo con L’Avana, «invece di imporre un impero dal quale i cubani si liberano sempre da soli».
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