Geopolitica
Il Cremlino si oppone alla Kallas come capo diplomatico UE: « è una russofoba rabbiosa »
Il primo ministro estone Kaja Kallas, nominato responsabile della politica estera dell’UE, ha una storia di dichiarazioni ostili nei confronti della Russia, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
La Kallas, falco antirusso dichiarato, è stata ufficialmente nominata per sostituire Josep Borrell venerdì. La sua candidatura deve essere approvata dal neoeletto Parlamento europeo, che si riunirà per la prima volta il mese prossimo, una procedura ampiamente considerata una formalità.
In Russia la «Kallas è ben nota per le sue dichiarazioni russofobe assolutamente intransigenti e talvolta persino rabbiose», ha detto Peskov in un incontro con i giornalisti venerdì.
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Il portavoce presidenziale russo ha aggiunto che Ursula von der Leyen, nominata presidente della Commissione europea per un terzo mandato, «non è una sostenitrice della normalizzazione delle relazioni tra UE e Russia».
«Questo è ciò per cui la conosciamo ed è così che la ricordiamo. In questo senso non è cambiato nulla», ha detto Peskov.
Diversi funzionari russi hanno suggerito che le politiche sostenute da Kallas porteranno solo ad un’ulteriore escalation. La portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto questa settimana che la nomina di Kallas «aumenterebbe il livello di follia» a Bruxelles.
La Kallas ha costantemente fatto pressioni per sanzioni più severe contro la Russia e maggiori aiuti militari per l’Ucraina. Sotto la sua guida, l’Estonia è diventata il primo Paese dell’UE ad approvare un meccanismo per confiscare i beni russi congelati e usarli come «compensazione» per Kiev.
In un editoriale pubblicato sul New York Times nel 2022, la Kallas ha chiesto «una politica a lungo termine di contenimento intelligente» di Mosca, che includa il fermo sostegno all’Ucraina, sanzioni sulle esportazioni russe di petrolio e gas e un aumento delle forze armate. spesa tra i membri dell’UE.
La politica estone è pronta ad assumere la guida del servizio diplomatico dell’UE mentre il blocco fatica a procurare armi sufficienti per l’Ucraina e l’esito delle elezioni presidenziali americane del 2024 è tutt’altro che certo. Bruxelles dovrà anche fare i conti con le ribelli Ungheria e Slovacchia, i cui governi hanno criticato l’approccio dell’UE al conflitto in Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, la Kallas aveva dichiarato un mese fa che Paesi NATO stanno già addestrando truppe in Ucraina.
La Kallas è una delle poche figure europee a schierarsi apertamente con il presidente francese Emmanuel Macron, il quale in questi mesi ha enigmaticamente iniziato a dire che non si può escludere un dispiegamento formale di truppe NATO in Ucraina per impedire una vittoria russa nel conflitto, affermando oscuramente che questa politica mantiene Mosca nel dubbio sulle intenzioni del blocco.
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La bionda figura politica ha guidato vari governi estoni avvicendatisi negli ultimi anni. Un precedente governo della Kallas era caduto due anni fa. Il governo Kallas II durò dal 18 luglio 2022 al 17 aprile 2023; il governo Kallas III è in carica dal 17 aprile 2023. La coalizione al potere comprende il partito della presidente Reformierakond (Il Partito Riformatore Estone, di orientamento liberale), i liberaldemocratici di Eesti 2000 («Estonia 2000») e il Partito Socialdemocratico Estone (PSE).
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la Kallas è stata investita da uno grave scandalo che ha coinvolto suo marito, con media estoni che hanno riferito come l’azienda di logistica del consorte presidenziale abbia continuato ad operare in Russia dopo lo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca lo scorso febbraio. La presidente, nota come falco-anti russo inflessibile, aveva insistito pubblicamente sul fatto che «tutti gli affari con la Russia devono cessare» finché i combattimenti continuano.
Nonostante la tempesta mediatica la Kallas disse che non aveva intenzioni di dimettersi.
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Immagine di EU2017EE Estonian Presidency via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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