Epidemie
Il bullismo diplomatico cinese
Mentre le richieste di inchieste e di riparazione economica si diffondono – dalla Casa Bianca agli albergatori di Cortina – Pechino risponde in modo aggressivo, mescolando minacce e aiuti e aumentando la crescente sfiducia nei confronti della Cina.
Poche ore fa il Global Times, testata in lingua inglese riconducibile direttamente all’espressione del Partito Comunista Cinese, ha definito il Segretario di Stato USA Mike Pompeo «un bugiardo abituale».
Il mondo tuttavia non pare seguire Pechino nel suo gioco.
Nelle ultime settimane, almeno sette ambasciatori cinesi – in Francia, Kazakistan, Nigeria, Kenya, Uganda, Ghana e Unione Africana – sono stati convocati dai loro ospiti per rispondere ad accuse che vanno dalla diffusione della disinformazione al «maltrattamento razzista» degli africani a Guangzhou
La Cina, mai recettiva alle critiche esterne e diffidente nei confronti del controllo interno e della lunga portata economica, ha reagito in modo aggressivo, unendo gli aiuti medici ad altri paesi con una dura retorica nazionalista e mescolando le richieste di gratitudine con le minacce economiche.
Il caso italiano, con le mascherine prima inviate come aiuto da Roma e poi da questa ricomprate a caro prezzo, è patetico al punto che sparisce la voglia di parlarne.
Ad inizio mese, la Cina ha minacciato di sospendere l’assistenza medica dai Paesi Bassi per aver cambiato il nome del suo ufficio di rappresentanza a Taiwan per includere la parola Taipei
Trump ha espresso interesse nella possibilità di denunciare Pechino per danni, con gli Stati Uniti che chiedono 10 milioni di dollari per ogni morte americana
A inizio mese, la Cina ha minacciato di sospendere l’assistenza medica dai Paesi Bassi per aver cambiato il nome del suo ufficio di rappresentanza a Taiwan per includere la parola Taipei. E prima ancora, l’ambasciata cinese a Berlino si scontrava pubblicamente con il quotidiano tedesco Bild dopo che il tabloid aveva richiesto 160 miliardi di dollari di risarcimento dalla Cina per danni alla Germania a causa del virus.
Donald Trump ha sospinto le agenzie di intelligence americane a trovare la fonte del virus, suggerendo che potrebbe essere emerso accidentalmente da un laboratorio di Wuhan.
Trump ha espresso interesse nella possibilità di denunciare Pechino per danni, con gli Stati Uniti che chiedono 10 milioni di dollari per ogni morte americana. I Repubblicani di vari Stati dell’Unione si sono mossi per sostenere gli attacchi del loro presidente alla Cina.
È stato imperativo per il presidente cinese Xi Jinping cambiare la narrativa della Cina come Paese untore, trasformandola da una storia di incompetenza e fallimento – inclusa la soppressione dei primi avvertimenti sul virus – in una trionfale vittoria sulla malattia, una vittoria ottenuta attraverso l’unità del Partito Comunista Cinese
Il procuratore generale del Missouri, Eric Schmitt, ha intentato una causa dinanzi al tribunale federale cercando di ritenere Pechino responsabile dell’epidemia. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha definito la causa «frivola», aggiungendo che non aveva «nessuna base fattuale e legale» e che «porta solo al ridicolo».
La causa sembra mirare meno a garantire la vittoria in tribunale (cosa piuttosto improbabile) che a indurre il Congresso a approvare la legislazione per rendere più facile per i cittadini degli Stati Uniti fare causa agli Stati stranieri per danni.
È stato imperativo per il presidente cinese Xi Jinping cambiare la narrativa della Cina come Paese untore, trasformandola da una storia di incompetenza e fallimento – inclusa la soppressione dei primi avvertimenti sul virus – in una trionfale vittoria sulla malattia, una vittoria ottenuta attraverso l’unità del Partito Comunista Cinese.
Nell’ultima iterazione della nuova narrativa cinese, il nemico – il virus – non proverrebbe nemmeno dalla Cina, ma dai militari degli Stati Uniti, un’accusa non comprovata fatta dal portavoce combattivo del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian.
Gli sforzi diplomatici sono stati dirottati dal Dipartimento di Propaganda del partito, con uno sforzo molto più deciso per sfruttare l’ assistenza dei diplomatici per ottenere elogi per la Cina come paese e sistema e le sue prestazioni nel fermare la diffusione del virus»
I diplomatici cinesi sono incoraggiati a combattere per Pechino, ha detto al New York Times Susan Shirk, studiosa cinese e direttrice del 21st Century China Center dell’Università della California di San Diego.
La promozione di Zhao a portavoce e la sua dichiarazione sull’esercito degli Stati Uniti «segnalano a tutti in Cina che questa è la linea ufficiale, quindi si ottiene questo effetto megafono», ha detto, aggiungendo che rende più difficili le trattative.
Ma a lungo termine, la Cina sta diffondendo sfiducia e danneggiando i propri interessi, ha affermato la professoressa Shirk, che sta lavorando a un libro intitolato Overreach, sul modo in cui la politica interna cinese ha fatto deragliare le sue ambizioni di crescita pacifica come superpotenza globale.
I media statali cinesi hanno pubblicato numerose dichiarazioni infiammatorie, affermando che l’Australia, dopo aver annunciato il desiderio di indagare sul virus, era «una gomma attaccata sul fondo della scarpa cinese»
«Gli sforzi diplomatici sono stati dirottati dal Dipartimento di Propaganda del partito, con uno sforzo molto più deciso per sfruttare l’ assistenza [dei diplomatici] per ottenere elogi per la Cina come paese e sistema e le sue prestazioni nel fermare la diffusione del virus».
Nelle ultime settimane, i media statali cinesi hanno pubblicato numerose dichiarazioni infiammatorie, affermando che l’Australia, dopo aver annunciato il desiderio di indagare sul virus, era «una gomma attaccata sul fondo della scarpa cinese».
Pechino ha avvertito che l’Australia ha rischiato danni a lungo termine riguardo la sua partnership commerciale con la Cina, che assorbe un terzo delle esportazioni australiane.
«In Germania, come in Gran Bretagna, oltre alle nuove domande sull’opportunità di utilizzare Huawei per i nuovi sistemi 5G, sono aumentate anche le preoccupazioni sulla dipendenza dalla Cina per i materiali vitali e i prodotti farmaceutici»
«In Germania, come in Gran Bretagna, oltre alle nuove domande sull’opportunità di utilizzare Huawei per i nuovi sistemi 5G, sono aumentate anche le preoccupazioni sulla dipendenza dalla Cina per i materiali vitali e i prodotti farmaceutici» scrive il New York Times.
In Francia, Paese che tradizionalmente intrattiene buoni rapporti con Pechino, hanno destato rabbia le dichiarazioni critiche dei diplomatici cinesi, inclusa un’accusa secondo cui i francesi avevano deliberatamente lasciato i loro anziani residenti a morire nelle case di cura. Ciò ha provocato un rimprovero da parte del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, e la rabbia dei parlamentari, nonostante uno scambio reciproco precoce di aiuti medici e mascherine.
In Francia hanno destato rabbia le dichiarazioni critiche dei diplomatici cinesi come l’accusa secondo cui i francesi avevano deliberatamente lasciato i loro anziani residenti a morire nelle case di cura
Di recente, il governo tedesco si è lamentato del fatto che i diplomatici cinesi stavano sollecitando lettere di sostegno e gratitudine per gli aiuti e gli sforzi di Pechino contro il virus da parte di funzionari governativi e capi delle maggiori compagnie tedesche.
Lo stesso è accaduto in Polonia, ha affermato l’ambasciatrice degli Stati Uniti a Varsavia, Georgette Mosbacher, in un’intervista al quotidiano di Nuova York dove ha descritto la pressione cinese sul presidente polacco Andrzej Duda al fine che quest’ultimo chiamasse Xi e lo ringraziasse per l’aiuto, una chiamata che i cinesi hanno pubblicizzato ben bene in patria.
Di recente, il governo tedesco si è lamentato del fatto che i diplomatici cinesi stavano sollecitando lettere di sostegno e gratitudine per gli aiuti e gli sforzi di Pechino contro il virus da parte di funzionari governativi e capi delle maggiori compagnie tedesche
«La Polonia non avrebbe avuto la roba se non fosse stata fatta la telefonata, così avrebbero potuto usare quella telefonata» per la propaganda, ha detto l’ambasciatrice Mosbacher.
Qualcuno vede paralleli nella dura retorica nazionalista e xenofoba dei diplomatici guerrieri-lupo odierni con il periodo della cosiddetta «Ribellione dei Boxer». Quella dei Boxer (una setta che praticava arti marziale) fu una rivolta ultra-nazionalista, anti-imperialista, anti-straniera e anti-cristiana che sconvolse la Cina tra il 1899 e il 1901, verso la fine della dinastia Qing. Per i cinesi finì in modo tragico ed umiliante.
Dopo diversi mesi di crescenti violenze e omicidi a Shandong e nella pianura della Cina del Nord contro la presenza straniera e cristiana, nel giugno 1900, i Boxer, convinti di essere invulnerabili alle armi straniere, convergevano a Pechino. Stranieri e cristiani cinesi cercarono rifugio nel quartiere della Quartiere Diplomatico di Pechino, dove furono assediati per 55 giorni.
Qualcuno vede paralleli nella dura retorica nazionalista e xenofoba dei diplomatici guerrieri-lupo odierni con il periodo della cosiddetta «Ribellione dei Boxer». Per i cinesi finì in modo tragico ed umiliante
Un’alleanza di otto nazioni (americani, austro-ungarici, britannici, francesi, tedeschi, italiani, giapponesi e russi) ruppe l’assedio con oltre 20.000 soldati armati. Coloro sospettati di essere dei Boxer furono giustiziati, assieme a membri dell’esercito cinese che li avevano appoggiati.
«Fintanto che ad attività di tipo Boxer viene dato il timbro ufficiale di approvazione come “patriottico” – dice l’ottantanovenne Zi Zhongyun, americanista della Accademia Cinese delle Scienze Sociali – e fintanto che generazione dopo generazione dei nostri compagni cinesi vengono educati e inculcati con una mentalità simile al Boxer, sarà impossibile affinché la Cina prenda il suo posto tra le moderne nazioni civili del mondo» .
Epidemie
I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio
Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.
La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.
Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.
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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.
Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.
Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.
Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.
Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».
La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.
Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.
La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».
Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.
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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.
Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.
Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.
Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.
Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.
In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.
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Armi biologiche
Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia. «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto. La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato». Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)». DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti. La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente. Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione. La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio. Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni. Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi. Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi. I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio. Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche. Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases. Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche. L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio. La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche. La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti. Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.Aiuta Renovatio 21
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Epidemie
Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.
Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.
«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».
Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”. Ad aprire i… pic.twitter.com/T5Ns7nMvfM
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 31, 2026
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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.
«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».
«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.
«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».
«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.
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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».
Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»
Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».
Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.
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