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Big Pharma

I media acclamano il nuovo vaccino Johnson&Johnson, ignorando il passato del colosso farmaceutico

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Mentre i media incoraggiavano l’approvazione d’emergenza del vaccino COVID di J&J e i piani dell’azienda di collaborare con Merck per la produzione, non hanno parlato molto dei problemi di sicurezza o dei precedenti penali delle due società.

 

 

Il 26 febbraio, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha annunciato di sabato sera – tramite un tweet – di aver concesso l’autorizzazione all’uso di emergenza per il vaccino contro il coronavirus di Johnson & Johnson (J&J) per gli americani di età pari o superiore a 18 anni.

 

Affermando che «bisogna fare in fretta» perché non c’è abbastanza fornitura dei due vaccini COVID-19 già autorizzati per l’uso di emergenza – Pfizer e Moderna – i membri del comitato della FDA hanno acconsentito all’unanimità a un terzo vaccino contro il COVID nel mix statunitense.

 

Mentre i media facevano aumentare l’entusiasmo per l’aumento delle opzioni, il 2 marzo il Washington Post ha offerto uno scoop ancora più sorprendente: una «storica» partnership per la produzione tra J&J e Merck, due giganti farmaceutici normalmente descritti come «feroci concorrenti».

Una «storica» partnership per la produzione tra J&J e Merck, due giganti farmaceutici normalmente descritti come «feroci concorrenti»

 

Impiegando un linguaggio iperbolico sullo «sforzo bellico» e una buona «cittadinanza d’impresa», i leader della sanità pubblica hanno immediatamente celebrato l’«insolito» accordo per il suo potenziale di raddoppiare «ciò che Johnson & Johnson potrebbe fare da sola».

 

Gli esperti definiscono le iniezioni monodose di J&J, che possono essere conservate per diversi mesi a temperature di frigorifero, come la soluzione ideale per i programmi di vaccinazione messi alla prova dai requisiti di conservazione e manipolazione più complicati di quelli a due dosi di Pfizer e Moderna – un «evidente vantaggio», ha affermato a News7 Boston il Dr. William Schaffner, internista e specialista in malattie infettive del Dipartimento di politiche sanitarie della Vanderbilt University.

 

La dott.ssa Nancy Messonnier, che guida gli sforzi per il vaccino COVID-19 dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e che due anni fa sedeva accanto al dott. Anthony Fauci mentre forniva al Congresso false informazioni sugli eventi avversi della vaccinazione contro il morbillo – secondo la CNBC ha ammesso che il prodotto J&J sarà «operativamente più facile in molti contesti» e «più adatto per alcune popolazioni».

 

Anticipando un’opportunità redditizia, J&J si sta già preparando a lanciare sperimentazioni cliniche estese su bambini (compresi neonati e bambini piccoli) e donne in gravidanza

Anticipando un’opportunità redditizia, J&J si sta già preparando a lanciare sperimentazioni cliniche estese su bambini (compresi neonati e bambini piccoli) e donne in gravidanza.

 

 

Design diverso, stesso obiettivo

Invece di utilizzare la tecnologia a RNA messaggero (mRNA) implementata per la prima volta nelle iniezioni Pfizer e Moderna, il vaccino di J&J (prodotto dalla sussidiaria Janssen Pharmaceuticals) presenta un «vettore virale» geneticamente modificato dipendente dal virus del raffreddore comune indebolito chiamato adenovirus 26.

 

I vaccini adenovirus hanno una lunga storia di utilizzo nelle forze armate statunitensi ma, con l’autorizzazione all’uso di emergenza da parte della FDA per il vaccino di J&J, è la prima volta che l’agenzia autorizza un vaccino adenovirus per uso civile.

I vaccini adenovirus hanno una lunga storia di utilizzo nelle forze armate statunitensi ma, con l’autorizzazione all’uso di emergenza da parte della FDA per il vaccino di J&J, è la prima volta che l’agenzia autorizza un vaccino adenovirus per uso civile

 

La scorsa estate, J&J ha ottenuto l’approvazione europea per un vaccino contro l’Ebola che utilizzava la tecnologia vettoriale.Oxford-AstraZeneca e CanSino Biologics hanno adottato un approccio simile per i loro vaccini COVID-19, sebbene con vettori adenovirali differenti.

 

Come li descrive J&J , gli adenovirus sono «utili per trasportare materiale negli esseri umani». Nel caso del vaccino COVID, l’obiettivo è di trasferire le istruzioni genetiche – di codifica del DNA per la proteina spike del coronavirus – nelle cellule e costringerle a produrre tale proteina. In teoria, queste «proteine spike autocostruite» dovrebbero quindi addestrare il corpo a «rilevare e porre fine a qualsiasi vera infezione da SARS-CoV-2 prima che il virus provochi danni».

 

Sebbene la modalità di somministrazione sia diversa dalle nanoparticelle lipidiche (che la CNN descrive come «delicate palline di grasso») che funzionano come sistema di trasporto per i vaccini mRNA di Pfizer e Moderna, i tre vaccini COVID autorizzati dalla FDA condividono lo stesso nuovo obiettivo di indurre il corpo a produrre le proteine spike, obiettivo che rappresenta un cambiamento radicale rispetto ai vaccini tradizionali.

 

Sebbene la modalità di somministrazione sia diversa dalle nanoparticelle lipidiche che funzionano come sistema di trasporto per i vaccini mRNA di Pfizer e Moderna, i tre vaccini COVID autorizzati dalla FDA condividono lo stesso nuovo obiettivo di indurre il corpo a produrre le proteine spike, obiettivo che rappresenta un cambiamento radicale rispetto ai vaccini tradizionali

Un microbiologo dell’Università del Tennessee ha detto a Knox News che l’approccio di J&J è immunologicamente potente, affermando che il vettore di adenovirus modificato è «sottile quanto una palla da demolizione» e «molto visibile al sistema immunitario».

 

Secondo un articolo di maggio 2020 su Chemical & Engineering News, l’approccio adenovirus – con 30 anni di studio alle spalle – ha un «passato burrascoso», anche come «terapia genica fallita».

 

Per nulla intimoriti dalla capacità dei vettori adenovirali di generare effetti infiammatori drammatici e persino fatali, i ricercatori hanno abbracciato la strategia solo per scoprire che i richiami successivi potrebbero «scatenare un attacco anticorpale sul vaccino stesso».

 

Nel 2007, Merck ha riscontrato un altro problema quando ha condotto studi clinici per un vaccino contro l’HIV a vettore adenovirale che, paradossalmente, ha aumentato il rischio di infezione da HIV in un sottogruppo di riceventi – un monito che «ha imposto un grande blocco sugli adenovirus» per alcuni anni.

 

 

«Moralmente compromesso»

In risposta all’autorizzazione all’uso di emergenza della FDA per il vaccino COVID-19 di J&J, l’arcidiocesi cattolica di New Orleans e i leader cattolici di St. Louis hanno immediatamente dichiarato il vaccino «moralmente compromesso», citando «l’ampio uso di linee cellulari derivate dall’aborto» della società ed esortando i cattolici locali a non farlo.

 

Secondo un articolo di maggio 2020 su Chemical & Engineering News, l’approccio adenovirus – con 30 anni di studio alle spalle – ha un «passato burrascoso», anche come «terapia genica fallita».

Queste obiezioni sono sulla stessa linea di quelle espresse in una lettera inviata alla FDA un anno fa dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, nella quale si esprimeva preoccupazione per lo sviluppo di vaccini COVID-19 basati su linee cellulari «eticamente problematiche».

 

La linea cellulare in cui Janssen coltiva il suo vettore di adenovirus è una linea cellulare embrionale umana chiamata PER.C6. Il tessuto retinico che ha lanciato la linea cellulare è stato ottenuto in seguito all’aborto elettivo di un feto sano di 18 settimane. Il vaccino COVID AstraZeneca-Oxford utilizza una linea cellulare embrionale umana diversa chiamata HEK293T per propagare il suo adenovirus.

 

Per produrre una linea cellulare continua di questo tipo – quella che viene chiamata una linea cellulare «immortalizzata» – gli scienziati devono manipolare artificialmente le cellule originali, che altrimenti avrebbero una durata di vita limitata. Ciò si ottiene introducendo esposizioni chimiche o rendendole cancerose. Poiché questa manipolazione introduce cambiamenti genetici nelle cellule, «le popolazioni cellulari e i meccanismi cellulari vengono alterati».

Per nulla intimoriti dalla capacità dei vettori adenovirali di generare effetti infiammatori drammatici e persino fatali, i ricercatori hanno abbracciato la strategia solo per scoprire che i richiami successivi potrebbero «scatenare un attacco anticorpale sul vaccino stesso»

 

Un alto funzionario della FDA ha avvertito oltre due decenni fa sui rischi intrinseci dell’utilizzo di linee cellulari continue per lo sviluppo di vaccini, osservando che tali linee cellulari, «per definizione», presentano anomalie e riconoscendo con preoccupazione il loro «potenziale di crescita di tumori negli animali da laboratorio».

 

Un documento della FDA pubblicato alla fine del 2020 mostra che questi problemi non sono vicini alla soluzione; riferendosi esplicitamente a linee cellulari come PER.C6 e HEK293T, l’autore del documento della FDA afferma: «L’uso di cellule cancerogene e derivate da tumori è una delle principali preoccupazioni per la sicurezza» e osserva che le linee cellulari contengono minacce «latenti» o «silenziose» che «potrebbero diventare attive durante la produzione di vaccini».

 

La scheda informativa per gli operatori sanitari che somministrano il vaccino COVID J&J specifica che ogni dose di vaccino «può… contenere quantità residue di proteine della cellula ospite… e/o DNA della cellula ospite», ma la scheda informativa semplificata rivolta ai destinatari del vaccino e ai loro tutori no.

 

Un alto funzionario della FDA ha avvertito oltre due decenni fa sui rischi intrinseci dell’utilizzo di linee cellulari continue per lo sviluppo di vaccini, osservando che tali linee cellulari, «per definizione», presentano anomalie e riconoscendo con preoccupazione il loro «potenziale di crescita di tumori negli animali da laboratorio»

Ciò significa che, a meno che i destinatari del vaccino non cerchino la scheda informativa del medico, non saranno a conoscenza di questa informazione potenzialmente cruciale.

 

L’organizzazione italiana di difesa e ricerca sui vaccini, Corvelva, che ha condotto studi dettagliati sul DNA di linee cellulari fetali abortite nei vaccini, avverte che tale DNA è anomalo e potenzialmente causa di tumori. Corvelva conclude che i vaccini di questo tipo «dovrebbero essere considerati difettosi e potenzialmente pericolosi per la salute umana».

 

Insieme a una varietà di altri ingredienti inattivi, il vaccino COVID J&J include anche il polisorbato-80, uno stabilizzatore che gli studi hanno dimostrato in grado di trasportare altre sostanze attraverso la barriera emato-encefalica.

 

 

Pregiudicati seriali

Quando si valuta la potenziale sicurezza del vaccino COVID sperimentale J&J-Merck, sarebbe prudente prendere nota dei record meno che lusinghieri dei colossi aziendali come pregiudicati seriali.

 

La linea cellulare in cui Janssen coltiva il suo vettore di adenovirus è una linea cellulare embrionale umana chiamata PER.C6. Il tessuto retinico che ha lanciato la linea cellulare è stato ottenuto in seguito all’aborto elettivo di un feto sano di 18 settimane

Merck, ad esempio, ha pagato 4,85 miliardi di dollari nel 2007 dopo essersi dichiarata colpevole delle accuse penali per la commercializzazione illegale del suo farmaco letale Vioxx. La società ha continuato ad affrontare numerose altre accuse di frode, raggiro e negligenza, anche per i suoi vaccini contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) e papillomavirus umano (HPV).

 

Da parte sua, la recente storia criminale di J&J include:

 

  • Un ordine del 2013 del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di pagare 2,2 miliardi di dollari in multe civili e penali relative al farmaco antipsicotico Risperdal e altri due farmaci, a seguito di marketing off-label aggressivo e altre pratiche dubbie come frodi e tangenti.

 

  • Una condanna del 2019 da parte di una giuria di Filadelfia al pagamento di 8 miliardi di dollari in danni punitivi a un uomo che sosteneva che J&J non avesse avvertito che Risperdal avrebbe potuto causare la crescita del seno nei ragazzi. Migliaia di altre cause legali contro J&J presentano la stessa accusa.

Riferendosi esplicitamente a linee cellulari come PER.C6 e HEK293T, l’autore del documento della FDA afferma: «L’uso di cellule cancerogene e derivate da tumori è una delle principali preoccupazioni per la sicurezza» e osserva che le linee cellulari contengono minacce «latenti» o «silenziose» che «potrebbero diventare attive durante la produzione di vaccini»

 

  • Una sentenza da 572 milioni di dollari contro J&J da parte dello stato dell’Oklahoma nel 2019 per il ruolo dell’azienda nella crisi degli oppioidi.

 

  • 3,9 miliardi di dollari accantonati per 25.000 cause legali relative al borotalco contaminato dall’amianto di J&J. E un verdetto del Missouri del 2018, «uno dei più grandi riconoscimenti per danni punitivi nella storia legale degli Stati Uniti», è stato raggiunto dopo che documenti interni hanno dimostrato che la società era a conoscenza della contaminazione di talco per bambini dagli anni ’70.

 

Sulla scia di questi scandali, il Guardian ha scritto nel 2019 che «gli esperti sono preoccupati che uno dei nomi più riconoscibili al mondo e delle aziende più affidabili e preziose sia coinvolto nientemeno che in una crisi esistenziale». Citando i «fallimenti del prodotto», le «sentenze dei tribunali» e il netto declino della reputazione, il giornale britannico si è chiesto, «che fine ha fatto Johnson & Johnson?»

 

Con l’avvento del vaccino COVID di J&J (già venduto come un «vaccino per il mondo» e la potenziale «fine della pandemia»), sembra che il Guardian abbia la sua risposta: J&J metterà i suoi precedenti guai nel dimenticatoio, i premurosi media ignoreranno gli oscuri trascorsi di sicurezza dei precedenti tentativi di vaccinazione adenovirus (incluso lo studio clinico di J&J sospeso lo scorso ottobre) e un numero da determinare di americani spaventati dal COVID – tentati dalla facilità di una singola iniezione – che si schiererà per l’iniezione sperimentale di J&J che, secondo le stesse parole della FDA, «non è autorizzata per alcuna indicazione».

Quando si valuta la potenziale sicurezza del vaccino COVID sperimentale J&J-Merck, sarebbe prudente prendere nota dei record meno che lusinghieri dei colossi aziendali come pregiudicati seriali

 

Purtroppo, molte di queste persone non saranno consapevoli del fatto che, a differenza dei farmaci pericolosi, non possono citare in giudizio i produttori di vaccini COVID, indennizzati se qualcosa dovesse andare storto.

 

 

Il team di Children’s Health Defense

 

 

 

Molte  persone non saranno consapevoli del fatto che, a differenza dei farmaci pericolosi, non possono citare in giudizio i produttori di vaccini COVID, indennizzati se qualcosa dovesse andare storto

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

 

 

© 4 marzo 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Big Pharma

Dirigenti di Big Pharma: «I bambini non dovrebbero farsi vaccinare contro il COVID a causa di ripercussioni sconosciute». Video con telecamera nascosta

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Due funzionari di Johnson & Johnson hanno ammesso a Project Veritas in un video sotto copertura che i bambini non dovrebbero assumere il vaccino COVID in parte a causa dei suoi potenziali effetti collaterali a lungo termine.

 

Project Veritas, un progetto di giornalismo di inchiesta che si serve di telecamere nascoste, ha mostrato un filmato in cui due dirigenti di Johnson & Johnson ammettono che i bambini non hanno bisogno del loro vaccino.

 

«È un bambino, non sai cosa potrebbe succedere. Non qualcosa di così sconosciuto in termini di ripercussione successive, no?» afferma uno dei due dipendenti del colosso farmaceutico.

 

«È un bambino, un fottuto bambino, ok? Non dovrebbero fare il vaccino a un fottuto vaccino!».

 

 

L’altro dipendente, uno scienziato ammette pure che «non farebbe molta differenza» in termini di mitigazione della pandemia se i bambini non fossero vaccinati per il COVID.

 

Lo scienziato ad un certo punto arriva a suggerire che nessuno dovrebbe fare il vaccino di COVID del suo datore di lavoro.

 

«Non fare il vaccino Johnson & Johnson [COVID]…  però io non te l’ho detto».

 

 

 

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Big Pharma

Terza dose contro il parere scientifico. Per il CEO di Pfizer è «un’ottima decisione»

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Il CEO di Pfizer Albert Bourla ha elogiato il direttore dell’ente americano per il controllo delle epidemie (CDC), la dottoressa Rochelle Walensky, per aver approvato le iniezioni di richiamo del vaccino COVID in contrasto le raccomandazioni di due importanti comitati consultivi scientifici.

 

Boula ha definito la mossa della Walensky come «un’ottima decisione».

 

«In fondo, penso che la decisione che hanno preso sia molto buona e non vediamo l’ora di poter vaccinare tutte queste persone meravigliose in modo da poter porre fine a questa pandemia», ha detto Bourla al canale ABC.

 

Gli è stato dunque chiesto della questione della priorità alla somministrazione di vaccini alle persone con dosi iniziali piuttosto che a quelle a cui andrebbe somministrato il richiamo.

 

«Penso che non sia nemmeno la cosa giusta cercare di risolverlo con un “o” quando puoi risolverlo con un “e”… Non è che dobbiamo somministrare solo dosi di richiamo o somministrare solo dosi primarie ad altre persone. Penso che la risposta dovrebbe essere: diamo entrambi».

 

Cioè, più vaccini Pfizer per tutti.

 

Il direttore CDC Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo

«Penso che non sia giusto decidere se approvare o meno le terze dosi in base ad altri criteri diversi dalla necessità delle terze dosi», ha aggiunto Bourla.

 

Venerdì, la Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo ai lavoratori più giovani a rischio.

 

«Sono sorpresa che la dottoressa Walensky abbia annullato uno dei quattro voti dell’ACIP oggi, e credo che lo saranno anche altri», ha dichiarato al New York Times la dottoressa Yvonne Maldonado, esperta di malattie infettive del comitato .

 

La Walensky ha anche snobbato la raccomandazione del comitato consultivo sui vaccini e sui prodotti biologici correlati della Food and Drug Administration (FDA), che ha votato 16-2 per non sostenere il programma di iniezione delle dosi di richiamo di Biden tranne che per gli individui più a rischio di età superiore ai 65 anni.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

Si prevede che Pfizer guadagnerà circa 26 miliardi di dollari dalla distribuzione delle dosi suppletive nei soli Stati Uniti.

 

Questa cifra potrebbe salire ora che il capo del CDC Walensky è andata contro i pareri scientifici approvando i vaccini di richiamo dell’azienda farmaceutica.

 

Pareri scientifici che, se qualcuno non lo ha notato, in Italia non sono stati minimamente presi in considerazione.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

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Vaccini, esperimenti umani e Big Pharma: il romanzo profetico di Le Carré

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La notizia c’è, eccome: l’Intitute Hospitalo-Universitaire Méditerranée Infection di Marsiglia ha pregato il professor Didier Raoult di accomodarsi all’uscita. In altre parole: un importante istituto universitario francese di medicina mette alla porta il suo direttore, il quale, dettaglio non trascurabile, è uno dei microbiologi e virologi più importanti su scala globale.

 

Oppure bisogna dire che la notizia ci sarebbe, ma non vale più di venti righe in cronaca? Sorge questo dubbio dato che per il mondo dell’informazione mainstream sembra non sia accaduto nulla o, addirittura, che tutto stia procedendo come deve procedere anche se con qualche fastidioso fisiologico sussulto.

 

O, ancora, la notizia non c’è proprio? E forse per la vulgata vaccinista planetaria è davvero così, poiché il professor Raoult, pioniere della cura anti-COVID tramite idrossiclorochina, critico delle misure restrittive in atto nella Francia vaccinista e vaccinata, allergico al potere delle case farmaceutiche, non poteva sperare in altro epilogo della sua carriera. «Il suo profilo – ci informano le autorità competenti – non è più compatibile con le sue funzioni per le sue prese di posizione sul COVID-19». 

 

Per quanto mi riguarda, ritengo che la notizia sia talmente grossa che nessun aspirante collega potrebbe negarla senza essere bocciato da un’onesta commissione d’esame di giornalismo. Ma, oggi più che mai, anche questo mestiere è costretto a vivere di paradosso e, se uno lo vuole fare bene e con coscienza, deve andare a caccia di non-notizie, di fatti che il potere vuole occultare all’intelligenza ancora in piedi tra le rovine.

 

Da questo punto di vista, il licenziamento del professor Raoult può essere considerato un caso di scuola poiché riassume tre elementi fondanti del totalitarismo sorto sulla narrazione di una pandemia quanto meno anomala: l’arbitrio assoluto del potere, la compiuta deriva religiosa della scienza, il denaro necessario a sostenere l’uno e l’altra. Tutto questo va poi collocato dentro al delirio di onnipotenza tecnologico e informatico, ma questo è un capitolo ulteriore che affronteremo in un altro momento.

 

L’impudica irruzione di potere, scientismo e denaro nella vicenda di un uomo che ha cercato di fare il suo lavoro di medico e ricercatore mi ha convinto definitivamente a trarre dallo scaffale un libro di cui avevo in animo di parlare da qualche tempo, Il giardiniere tenace.

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo

 

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo e ne ha individuato la tragedia nella mancanza di strumenti, quand’anche vi fosse la volontà, per distinguere il vero dal falso. Le molteplici identità della spia, le sue molteplici appartenenze, le molteplici verità di cui si fa serva e spacciatrice costituiscono e insieme sono frutto di un generale quadro di menzogna in cui non vi è altra luce che quella gettata dalla potenza dell’arbitrio.

 

Il giardiniere tenace, da cui è stato tratto il film The Constant Gardener – La Cospirazione, è uscito nel 2001 e, anche se non è dichiarato dall’autore, trae spunto dal Contenzioso di Kano. La non complottista Wikipedia, che fornisce un ampio resoconto della vicenda, introduce la questione così:

 

Con l’espressione contenzioso di Kano si fa riferimento ad un insieme di casi giudiziari che vedono coinvolta la multinazionale farmaceutica Pfizer in seguito ad alcuni eventi accaduti nel 1996, quando – nel corso di una grave epidemia nella città di Kano, in Nigeria – diversi bambini furono oggetto di una sperimentazione umana non autorizzata. Tale sperimentazione non era stata preventivamente concordata né con le competenti autorità nigeriane, né con i genitori. Gli interventi riguardarono bambini malati di meningite da meningococco, cui fu somministrata trovafloxacina – un antibiotico sperimentale – invece della ben più documentata terapia a base di ceftriaxone. Secondo le accuse mosse alla Pfizer, i decessi e le lesioni gravi registratisi in seguito alla sperimentazione sarebbero imputabili al protocollo usato; a sua difesa, la multinazionale sostiene che il proprio farmaco è risultato efficace almeno quanto la migliore terapia disponibile all’epoca dei fatti. L’intera vicenda venne alla ribalta dell’opinione pubblica dopo un’inchiesta del Washington Post del dicembre 2000,[1] suscitando un notevole clamore a livello internazionale. Ad oggi il caso è oggetto di due controversie legali, una negli Stati Uniti ed una in Nigeria. Agli episodi di Kano è ispirata la trama del romanzo Il giardiniere tenace di John le Carré, dal quale è stato tratto anche un adattamento cinematografico.

 

«Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili»

E ora veniamo al Giardiniere tenace.

 

La trama, a differenza di altri romanzi di Le Carré è lineare e semplice da seguire. Tessa Quayle, giovane avvocato, militante per la difesa dei diritti umani in Africa e moglie del diplomatico Justin Quayle in servizio presso l’Alto Commissariato Britannico in Kenya viene brutalmente uccisa in circostanze misteriose. Il marito, un appassionato di giardinaggio, applica la tenacia del suo hobby alla ricerca della verità sulla morte della moglie. Tessa aveva scoperto che la multinazionale farmaceutica KVH Karel Vita Hudson, grazie alla collaborazione dell’istituto medico universitario canadese Dawes Hospital, ha messo a punto un farmaco contro la tubercolosi denominato Dypraxa e, tramite la società inglese House of ThreeBees, lo sta testando tacitamente e abusivamente in Kenya corrompendo autorità locali e del Regno Unito. Per questo, capisce Justin Quayle, la donna è stata assassinata assieme al medico con il quale stava indagando.

 

Di seguito, evidenziati in corsivo e introdotti da brevissime spiegazioni, trovate alcuni brani del romanzo di Le Carré che di questi tempi sarebbe un peccato lasciare inoperosi  sullo scaffale di una libreria. Siccome si tratta di fiction, mi sono permesso di nerettare i passi che mi hanno colpito con più violenza. Una libertà che baratto volentieri con l’invito a leggere e diffondere il libro, edito in Italia da Mondadori.

 

 

I vangeli della nuova religione

Nel corso delle ricerche, Justin Quayle, scopre nell’archivio della moglie Tessa documenti dai risvolti inquietanti:

 

 «Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta»

Estratti da riviste mediche specializzate che, in termini più o meno oscuri e opportunamente obliqui, magnificano gli effetti del nuovo farmaco Dypraxa, la sua “assenza di mutagenicità” e “lunga emivita nelle cavie”. Estratti dall’“Haiti Journal of Health Sciences” che avanzano caute riserve sul Dypraxa, firmati da un medico pakistano che ha condotto prove cliniche sul farmaco in una clinica universitaria di Haiti. Sottolineata in rosso da Tessa la frase “potenzialmente tossico”, possibile comparsa di insufficienza epatica, emorragie interne, vertigini, lesioni al nervo ottico. Estratti dal numero successivo della medesima rivista, in cui una serie di luminari dalle lunghe e altisonanti qualifiche contestano l’articolo del medico pakistano citando trecento casi clinici, accusandolo di “scarsa obiettività” e “atteggiamento irresponsabile nei confronti dei malati” e scagliando generici anatemi su di lui. (Nota scritta a mano da Tessa: “Questi opinion-leader tanto obiettivi lavorano tutti per la KVH, che opera tramite ‘commissioni itineranti’ profumatamente pagate per individuare le ricerche più promettenti nel campo delle biotecnologie in tutto il mondo”).

 

 

Il dio-scienza e i suoi profeti

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione

Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili. Tale ingenua fede nei “vangeli clinici” è forse incoraggiata dallo stile dogmatico adottato da molti autori, in maniera tale che le incertezze intrinseche in qualsiasi lavoro di ricerca spesso non vengono messe sufficientemente in luce… (Nota di Tessa: “Gli articoli sono commissionati dalle case farmaceutiche, anche sulle cosiddette riviste prestigiose”). Per quanto concerne gli interventi delle case farmaceutiche ai congressi scientifici e la pubblicità, bisogna essere ancora più scettici… è troppo facile mancare di obiettività… (Nota di Tessa: “Secondo Arnold, le grosse case farmaceutiche spendono miliardi per comprarsi medici e ricercatori che pompino i loro prodotti. Birgit dice che la KVH ha recentemente donato cinquanta milioni di dollari a un’importante clinica universitaria statunitense, oltre a pagare stipendi e rimborsi spese per tre primari e sei ricercatori.

 

 

Il dio-scienza e i suoi adepti

Sempre dalle note di Tessa Quayle:

 

Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta. ‘È sempre più difficile trovare opinioni scientifiche non comprate’ dice Arnold”.) Ancora Stuart Pocock: … c’è sempre il rischio che gli autori vengano convinti a dare maggior enfasi ai risultati positivi di quanto la realtà effettivamente giustifichi. (Nota di Tessa: “A differenza del resto della stampa mondiale, le riviste farmaceutiche non amano pubblicare cattive notizie”). Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione. 

 

«Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale»

Molti trial non hanno le caratteristiche strutturali necessarie a fornire una valutazione obiettiva della terapia. (Nota di Tessa: “Sono fatte apposta per dimostrarne la validità, non per metterla in discussione, e pertanto peggio che inutili”). Talvolta alcuni autori raccolgono appositamente dati atti a dimostrarne la validità… (Nota di Tessa: “Atti a distorcerne i risultati”.) Estratto dal «Sunday Times» di Londra dal titolo CASA FARMACEUTICA METTE A RISCHIO I PAZIENTI CON SPERIMENTAZIONI IN OSPEDALE pesantemente sottolineato da Tessa e presumibilmente fotocopiato o faxato ad Arnold Bluhm, visto che portava l’annotazione: Arnie, hai VISTO questo?! Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale”. 

 

 

Il dio-scienza vive di menzogna

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

“Appunti personali di Tessa. Memorandum. Una scioccante citazione dalla rivista “Time”, circondata di punti esclamativi e con due buchetti agli angoli in corrispondenza delle puntine con cui l’aveva appesa in bacheca, in uno stampatello visibile dall’altra parte della stanza per chiunque avesse occhi per vedere e non distogliesse lo sguardo. Un terrificante universale per dargli ulteriore spinta nella sua ricerca del particolare: IN 93 TRIAL CLINICI I RICERCATORI HANNO RISCONTRATO 691 REAZIONI NEGATIVE, MA NE HANNO RIFERITE SOLTANTO 39 ALL’ISTITUTO NAZIONALE DELLA SANITÀ USA”. 

 

 

Il dio-scienza si ciba di umanità

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

«I colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo» 

Gran parlare di “Idra farmaceutica americana” e “Capitale abietto”, un articolo frivolo che arrivava da chissà dove intitolato L’ANARCHIA È TORNATA DI MODA. Justin clicca di nuovo e trova sotto accusa la parola “umanità”. Appena la sente pronunciare, Tessa va su tutte le furie. Le basta sentirla, confida a Bluhm via e-mail, evidentemente in vena di confidenze, perché le venga voglia di impugnare una pistola. Ogni volta che sento una casa farmaceutica giustificare le proprie azioni sulla base di Umanità, Altruismo, Doveri verso il genere umano, mi viene da vomitare e non perché sono incinta, ma perché nello stesso tempo leggo che i colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di Stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo. 

 

 

Il dio-scienza si nutre di denaro

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Un suo amico ha in cura alcuni casi gravi nell’area di Brooklyn, e dice che le statistiche sono già spaventose. Negli Stati Uniti, nei quartieri sovrappopolati dove vivono le minoranze etniche, l’incidenza è in continuo aumento. O, in un linguaggio comprensibile alle borse di tutto il mondo: se l’andamento del mercato della TBC seguirà le previsioni, ci saranno da rastrellare milioni e milioni di dollari e ad accaparrarseli sarà proprio il Dypraxa, sempre che dalle prove generali condotte in Africa non emergano controindicazioni gravi.

 

 

L’industria farmaceutica dimentica Dio (quello vero)

Birgit, responsabile della Hippo, organizzazione che denuncia gli abusi compiuti dalle case farmaceutiche, soprattutto nel Terzo Mondo, parla con Justin Quayle:

 

Fece una pausa, rendendosi conto che stava parlando troppo, ma Justin non desiderava che cambiasse argomento. “La moderna industria farmaceutica ha solo sessantacinque anni. Vi lavorano anche persone per bene e ha compiuto miracoli dal punto di vista umanitario e sociale, ma la sua coscienza collettiva non è ancora sviluppata. Lorbeer scrive che le case farmaceutiche hanno voltato le spalle a Dio. Fa molti riferimenti biblici che io non capisco. Forse perché non capisco Dio”. 

 

 

Sovvenzione & Repressione

Da un colloquio tra Justin Quayle e Amy, archivista del Dawes Hospital e amica di Lara, la studiosa che ha messo a punto il Dypraxa e si è poi opposta alla sua diffusione avendone scoperto gli effetti collaterali:

 

«Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città»

Amy: “La Karel Vita imperversa e la Dawes ubbidisce ciecamente. Ha dato un primo contributo di venticinque milioni di dollari per un nuovo laboratorio di biotecnologia e gliene ha promessi altri cinquanta. Non sono bruscolini nemmeno per una massa di imbecilli senza cervello ma pieni di soldi come la Karel Vita. E, se fanno i bravi, chissà quanto li foraggeranno ancora. Come si fa a resistere?”. “Be’, almeno si prova” disse Amy. “Se non provi neanche, ce l’hai nel culo”. “Ce l’hai nel culo sia che ci provi, sia che non ci provi. Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città. Parlare liberamente qui può costare moltissimo, caro il mio signor Quayle, più di quanto la maggior parte di noi si può permettere”

 

 

Corruzione & Falsificazione

Dal colloquio tra Justin Quayle e Lara, la ricercatrice che ha messo a punto il Dypraxa:

 

«Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più»

“Dopo due anni ho fatto una brutta scoperta. La sperimentazione della KVH era una truffa. I trial non erano studiati in maniera scientifica, ma apposta per poter lanciare sul mercato il farmaco il prima possibile. Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più”. “Quali erano questi effetti collaterali?”. Tono professorale, caustico e arrogante. “Nel periodo della sperimentazione scorretta, ne sono stati osservati pochi. Questo anche per via dell’entusiasmo della Kovacs e di Lorbeer e del fatto che i centri medici e gli ambulatori del Terzo Mondo volevano a tutti i costi risultati positivi. Dei trial parlavano bene anche le riviste mediche, per bocca di stimati professori che si guardavano bene dallo sbandierare i propri lucrosi rapporti con la KVH. In realtà gli articoli venivano scritti a Vancouver o a Basilea e soltanto firmati dagli illustri luminari. Accennavano al fatto che il farmaco avesse controindicazioni per una percentuale trascurabile di donne in età fertile. Si erano verificati disturbi della vista e qualche decesso, ma grazie a un’abile manipolazione delle date non rientravano nel periodo della sperimentazione”. “Ci sono mai state lamentele?”. Quella domanda la fa arrabbiare. “E di chi? Dei medici e paramedici del Terzo Mondo che facevano soldi con la sperimentazione?”. 

 

 

Uomini & cavie

Dal colloquio di Justin Quayle con Lara:

 

“No, non mi sono lamentata. Ho protestato. Con forza. Quando ho scoperto che il Dypraxa veniva dato per sicuro e non in fase di sperimentazione, sono intervenuta a un meeting scientifico dell’università denunciando nei dettagli la posizione immorale della KVH. E questo non mi ha resa popolare. Il Dypraxa è un buon farmaco, il problema non è questo. Il problema è triplice”. Alza tre dita affusolate. “Uno: gli effetti collaterali vengono deliberatamente nascosti per motivi di lucro. Due: le popolazioni più povere del mondo vengono usate come cavie da quelle più ricche. Tre: un dibattito scientifico legittimo su questi problemi è impossibile a causa delle intimidazioni delle case farmaceutiche”.

 

 

Lucrare necesse est

Dal colloquio di Justin Quayle con Lorbeer, addetto alla diffusione del Dypraxa in crisi di coscienza. Qui Lorbeer usa l’esempio di un vecchio farmaco contro la malaria per mostrare come viene utilizzato a scopo di lucro.

 

“Quei bastardi vendono questo stesso farmaco da trent’anni, ormai. A che cosa serve? Per la malaria. E sa perché ha trent’anni, Peter? Dovrebbe venire la malaria a qualcuno di New York, uno di questi giorni: allora vedrà se non troveranno una cura in fretta!”. Prende un’altra scatola con le mani che, come la voce, gli tremano di sacra indignazione. “Questa generosa e filantropica industria farmaceutica del New Jersey ha regalato il suo prodotto ai paesi poveri e affamati del mondo, okay? Le case farmaceutiche hanno bisogno di essere amate, perché altrimenti si spaventano e diventano tristi”. E pericolose, pensa Justin, ma non ad alta voce. “Perché l’ha regalato? Glielo dico io, va’: perché siccome adesso ne producono uno migliore, questo è diventato inutile. Così regalano agli africani quello vecchio a sei mesi dalla scadenza e per la loro generosità ottengono uno sgravio fiscale di qualche milione di dollari. A parte il fatto che risparmiano qualche altro milione di dollari sui costi di magazzino e di distruzione di vecchi farmaci che non possono più vendere. E tutti gli dicono: ‘Ma guarda che bravi”. Azionisti compresi’”.

 

 

Il denaro alimenta il potere e il potere alimenta il denaro

Sandy Woodrow, dell’Alto Commissariato Britannico spiega a Justin Quayle perché l’inchiesta condotta da sua moglie doveva essere insabbiata e il documento prodotto distrutto:

 

«Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business»

Justin riformulò la domanda come se dovesse farsi capire da uno straniero o da un bambino. “Hai pensato di chiedere a Pellegrin perché bisognava distruggere il documento?”. “Due ordini di motivi, secondo Bernard. Tanto per cominciare erano in gioco degli interessi britannici. Dobbiamo difendere ciò che ci appartiene”. “E tu gli hai creduto?” chiese Justin e di nuovo dovette aspettare che Woodrow arginasse un’altra ondata di lacrime. “Ho creduto alla storia della ThreeBees. Certo che ci ho creduto. Punta di diamante dell’imprenditoria inglese in Africa. Gioiello della Corona. Curtiss, cocco dei leader africani, che distribuisce tangenti a destra, a sinistra e al centro ed è una delle grandi risorse del paese. Per di più è nella manica di metà del governo di Sua Maestà, il che non guasta”. “E l’altro ordine di motivi?”. “La KVH. Quelli di Basilea hanno avanzato l’ipotesi di aprire un grande stabilimento chimico nel Galles meridionale e un altro in Cornovaglia nel giro di tre anni. Più un terzo in Irlanda del Nord. Per portare benessere e prosperità nelle nostre zone depresse. Ma se partiamo in quarta sul Dypraxa, si tirano indietro”. “Partiamo in quarta?”. “Il farmaco era ancora in fase di sperimentazione. E lo è tuttora, in teoria. Se avvelena gente che sarebbe morta comunque, che problema c’è? Nel Regno Unito il Dypraxa non aveva ancora l’autorizzazione ministeriale, quindi su quello si poteva stare tranquilli, no?”. Woodrow era di nuovo battagliero. Stava facendo appello a un professionista, a un collega. “Voglio dire, Cristo, Justin. Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business School?”. Stupito di non ottenere l’appoggio di Justin su quella bella argomentazione, ne azzardò un’altra. “Voglio dire, Gesù, non spetta al ministero degli Esteri britannico pronunciarsi sulla sicurezza dei farmaci non autoctoni, ti pare? Deve agevolare l’industria britannica, non anadre in giro a raccontare che una società inglese sta avvelenando i suoi clienti in Africa. Conosci le regole del gioco. Non siamo pagati per avere il cuore tenero. In un modo o nell’altro quella gente morirebbe comunque”. 

 

 

Questa è fiction. E la realtà?

l termine del romanzo, nella «Nota dell’autore», Le Carré tiene a dire che l’Alto Commissariato Britannico di Nairobi non è come lo ha descritto nella sua storia, che il Dypraxa non è mai esistito, cosi come anche la KVH e i vari altri istituti citati. Riferimenti a persone e fatti realmente accaduti sono del tutto casuali.. Ma poi dice anche:

«La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette»

 

La BUKO Pharma-Kampagne di Bielefeld, in Germania – da non confondere con la Hippo del romanzo – è un’organizzazione finanziariamente indipendente e a corto di personale i cui componenti si battono con lucidità e competenza per denunciare gli abusi che le case farmaceutiche compiono, soprattutto nel Terzo Mondo. Se siete in vena di generosità, vi invito a mandare loro un contributo per aiutarli a proseguire nella loro opera. La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette. (…)

 

Sia il dottor Paul Haycock, veterano dell’industria farmaceutica internazionale, sia Tony Allen, grande conoscitore dell’Africa e consulente farmaceutico dotato di occhi e di cuore, mi hanno aiutato e dato consigli, informazioni e allegria, sopportando con buona grazia i miei attacchi contro la loro categoria – come peraltro l’ospitalissimo Peter, che preferisce rimanere modestamente nell’ombra. Alle Nazioni Unite ho ricevuto una mano da parecchie persone schiette. Nessuna di loro sapeva che cosa cercavo, ma credo sia opportuno non farne i nomi. (…)

 

Nel descrivere le tribolazioni di Lara nel capitolo diciotto, mi sono ispirato a numerosi casi, avvenuti in particolare nel continente nordamericano, di ricercatori medici di grande competenza che hanno osato dissentire dalle opinioni dei loro finanziatori e che per questo hanno subito umiliazioni e persecuzioni. Il punto non è se i loro scomodi risultati fossero corretti o meno. In gioco c’è il conflitto tra coscienza individuale e interessi delle società, il diritto elementare dei medici di esprimere opinioni scientifiche autonome e il loro dovere di informare i pazienti sui rischi che ritengono associati ai trattamenti prescritti.

 

FINE 

 

O è solo l’inizio?

 

 

Alessandro Gnocchi

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

Immagine screenshot da YouTube

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