Politica
I giudici mettono il braccialetto elettronico alla Le Pen ma le consentono di candidarsi
Marine Le Pen ha annunciato la sua candidatura alla presidenza nel 2027, dopo che una corte d’appello ha ridotto la durata del divieto di ricoprire cariche elettive, imposto lo scorso anno, confermando al contempo la sua condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo.
La Le Pen, candidata alla presidenza per tre volte e arrivata al ballottaggio nel 2017 e nel 2022, era ampiamente considerata la favorita per succedere al presidente Emmanuel Macron prima che la condanna dello scorso anno la estromettesse dalla corsa elettorale. Ha sempre negato ogni addebito.
Martedì la Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna di Le Pen, ma ha ridotto la sua interdizione di cinque anni dai ruoli elettivi a 45 mesi, di cui 30 con la condizionale, rendendola eleggibile per le elezioni del 2027. La Corte l’ha inoltre condannata a tre anni di reclusione, di cui due con la condizionale, ha disposto che il restante anno venga scontato agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e le ha inflitto una multa di 100.000 euro.
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I giudici hanno affermato che Le Pen stava già scontando la squalifica dal 31 marzo 2025 e hanno tenuto conto di tale periodo nel ridurre la restrizione.
Il caso verteva su fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari che, secondo quanto accertato dalla Corte, erano stati invece utilizzati per pagare il personale del Rassemblement National impiegato in Francia. Le indagini andavano avanti da tempo.
La sentenza ha stabilito che tale pratica ha causato perdite per 2,8 milioni di euro al Parlamento Europeo. Il Rassemblement National è stato inoltre condannato e multato di 2 milioni di euro, di cui metà con la condizionale. Secondo quanto riportato dalla stampa francese, la Le Pen ha lasciato il tribunale senza parlare con i giornalisti e avrebbe dovuto rilasciare un’intervista televisiva nel corso della giornata di martedì.
Le Pen ha preso le redini del Fronte Nazionale dal padre Jean-Marie Le Pen (presenza talmente persistente nella politica francese al punto che la tomba viene vandalizzata) nel 2011 e ha trasformato il partito – ribattezzato Rassemblement National nel 2018 – nella principale forza di opposizione in Francia. Il suo protetto Jordan Bardella si stava preparando a sostituirla come candidato presidenziale del partito qualora le fosse stata impedita la corsa elettorale. I sondaggi d’opinione li hanno costantemente collocati tra i principali contendenti per le elezioni del 2027.
Come riportato da Renovatio 21, il Rassemblement National aveva subito un raid di polizia nel luglio 2025.
Come riportato da Renovatio 21, la Le Pen ha incassato all’epoca la solidarietà del presidente USA Donaldo Giovanni Trump, che ha definito la condanna da parte del tribunale francese come «un grosso problema».
In quell’anno Macron aveva sostenutola sentenza che impedisce la ricandidatura della Le Pen.
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Immagine di Elekes Andor via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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