Geopolitica
I carri israeliani prendono di mira un’area vicina alle forze di pace spagnole in Libano
I carri armati israeliani hanno colpito un’area in cui operano le forze di pace spagnole della missione ONU nel Libano meridionale, ha riferito la stessa UNIFIL, avvertendo che episodi di questo genere stanno diventando «inquietantemente frequenti».
La Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha comunicato che lunedì due carri armati Merkava si sono mossi da una posizione dell’esercito israeliano all’interno del territorio libanese, spingendosi più a nord. I peacekeepers hanno intimato ai mezzi di fermarsi, ma uno dei carri ha comunque sparato tre colpi, con due proiettili che sono caduti a circa 150 metri dalla posizione delle forze ONU. Non si sono registrati feriti.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno smentito la ricostruzione dell’UNIFIL, affermando che l’operazione era diretta contro «infrastrutture terroristiche» di Hezbollah e che non ha messo in pericolo il personale delle Nazioni Unite. Secondo i militari israeliani, poco dopo l’attacco l’UNIFIL avrebbe chiesto la cessazione del fuoco sostenendo che l’azione fosse avvenuta vicino ai propri uomini, ma un’indagine preliminare avrebbe escluso la presenza di caschi blu nella zona in quel momento.
Earlier today, UNIFIL peacekeepers observed two Merkava tanks move from an Israel Defense Forces (IDF) position inside Lebanese territory near Sarda further into Lebanon. The peacekeepers requested through liaison channels that the tanks stop their activity.
— UNIFIL (@UNIFIL_) January 12, 2026
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Non si tratta del primo incidente che coinvolge il contingente spagnolo – uno dei più numerosi nella missione, con oltre 600 soldati –, il quale ha più volte denunciato molestie e interferenze da parte delle forze israeliane, che considererebbero la loro presenza «indesiderata» perché testimoni delle operazioni nel sud del Libano.
A seguito degli attacchi la Spagna aveva chiesto che la UE sospendesse l’accordo di libero scambio con Israele. Sia la Spagna che l’Irlanda – altro Paese che offre soldati all’UNIFIL – hanno riconosciuto formalmente lo Stato palestinese all’inizio del 2024.
Le tensioni hanno riguardato anche il contingente UNIFIL italiano: nell’ottobre 2024 una postazione italiana fu colpita dagli israeliani al punto che i nostri soldati furono costretti a riparare nel bunker. Vi furono all’epoca proteste del governo di Roma.
Come riportato da Renovatio 21, i soldati italiani colpiti hanno poi avuto misteriosi danni alla cute e allo stomaco.
La frontiera tra Israele e Libano resta estremamente tesa nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, entrato in vigore nel novembre 2024 per porre fine a oltre un anno di scontri transfrontalieri, scatenati dagli attacchi di Hezbollah in solidarietà con i palestinesi di Gaza. L’accordo prevede che l’esercito libanese smantelli le infrastrutture militari di Hezbollah e assuma il controllo delle aree sotto influenza del gruppo nel sud.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato domenica che Beirut proseguirà la campagna per disarmare i gruppi armati, nonostante la persistenza di attacchi israeliani.
Minacce all’UNIFIL sono state fatte direttamente dal primo ministro degli Stati degli ebrei Benjamino Netanyahu.
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Immagine di Israeli Defence Forces Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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